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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Contrade di Siena

Siena / Italia
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La Storia di Siena è strettamente legata a quella delle sue contrade. Quando Siena raggiunse l’apice della sua Potenza, tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, le contrade nacquero come organi decentrati del Comune, con compiti amministrativi e di ordine pubblico, che raggruppano i cittadini di uno stesso rione: esse erano sottoposte al governo di un sindaco che, affiancato da consiglieri eletti dal popolo, rispondeva del suo operato direttamente al Podestà. Ma per i Senesi - quasi tutti - la contrada è molto di più: è un territorio, un popolo, una sede, un organismo democratico, una bandiera; è la patria più vera, il patrimonio delle memoria storica, i ricordi dell'infanzia. Questo spiega, ad esempio, perché Il Palio - come tutte le manifestazioni legate alle contrade - non è semplice folklore, ma è un evento profondamente sentito e vissuto.
Inizialmente in numero di 60, le contrade si ridussero a 42 a seguito della peste del 1348; nel corso del Cinquecento, si ridussero ulteriormente a 23; infine, a causa di un conflitto fra contrade rivali, sei di queste furono soppresse nel 1675. Da allora, le contrade senesi sono 17. Eccole in ordine alfabetico: Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Drago, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Torre e Valdimontone. Nonostante le continue proposte di revisione, i loro confini attuali sono ancora quelli fissati - con un bando del 1729 - dalla Governatrice di Siena, Violante di Baviera.
Ogni contrada è retta da propri organi di governo, eletti ogni due anni, ed ha il cardine della propria vita nell’assemblea generale. Nel corso della loro storia, le contrade hanno avuto compiti e finalità diverse, ma hanno saputo adeguarsi ai cambiamenti, mantenendo sempre una funzione civile. Quella attuale è soprattutto l'organizzazione del tempo libero della propria gente: tutti i momenti di aggregazione di un senese sono legati strettamente alla contrada di appartenenza. Le contrade, oltre ad aver dato vita a una particolare civiltà culturale, hanno accumulato - nella loro secolare esperienza di attività sociale, politica ed amministrativa - un patrimonio eccezionale. Spesso questo patrimonio è ancorato al territorio e alle sue vicende storiche, ma altrettanto spesso alle sue opere creative, di insolita levatura, che hanno un respiro universale. La società ricreativa, la propria chiesa, la vita di soci illustri, sono tematiche a cui sono state dedicate - da parte di alcune contrade - ricerche e opere di storia, arte e sociologia.
I musei di contrada sono il luogo in cui la cultura “contradaiola” può essere avvicinata e conosciuta dal turista che ne rimane sempre affascinato. Il pezzo più prezioso di ogni museo di contrada, quasi sempre comunicante con la chiesa, è indubbiamente Il Palio (o i Palii) in senso stretto, ossia il drappo ottenuto con la vittoria nella famosa gara, impreziosito dai pennelli dei più noti pittori contemporanei. In questi musei sono anche custoditi preziose opere di gioielleria in oro e argento, alcune delle quali risalgono al Trecento; raccolte di archivio, lettere e contabilità molto antiche, processi verbali meticolosamente catalogati che raccontano la storia delle singole contrade, e quindi della città, fino ai giorni nostri. Le collezioni sono arricchite da statue e tele pregevoli di antichi maestri, quali Neroccio di Bartolomeo, Jacopo della Quercia, Benvenuto di Giovanni, Giovanni Antonio Bazi, Luca di Tommè. Spesso sono presenti paramenti sacri, tra cui paliotti, pianete, tonacelle, piviali, stole, tendine, stendardi, tovaglie, manipole, buste, tutti risalenti al XV e XVI secolo: un patrimonio di manufatti artigianali unici. E ancora briglie di cavalli da corsa, doni di personaggi celebri, reliquie di santi, elmetti indossati da celebri fantini, busti di personaggi di rango. Documenta la storia della contrada anche lo stesso contenitore museale, sulle cui pareti spesso vi sono affreschi che testimoniano fatti storici di cui la contrada è stata protagonista; celeberrimi sono quelli che rappresentano la defenestrazione dei componenti del "buon governo", o la cacciata degli Spagnoli.
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