tutte le altre torri, gli obelischi, le colonne
ti sembreranno minuscole,forme volgari
inchiodate alla terra. Questa invece
sembra staccarsi dal suolo,somiglia
ad un volo, più che a monumento.
(W.D.Howells, Tuscan Cities, New York 1867)
Siena si estende per quasi 120 kmq sulle alture centrali dell’altopiano toscano, fra le valli formate dal torrente Arbia e dal fiume Elsa: è capoluogo di provincia, con circa 55.000 abitanti. La città è ordinata, colta ed elegante, piena di fascino e di ricordi del passato, grazie alle autorità che nel Medioevo curarono in modo particolare l’estetica urbanistica. Inoltre essa è città nobile e gloriosa, simbolo del Comune medievale, delle sue tradizioni e dei suoi costumi, perpetuati con la celebre competizione del Palio. Il fascino delle sue Madonne, ritratte da Duccio di Buoninsegna, il grandioso scenario di Piazza del Campo - dominata dalla slanciata Torre del Mangia, un dito puntato verso il Cielo, forse una sfida dell’uomo - la mole imponente a strisce bianche e nere della cattedrale, i complessi religiosi e gli eleganti prospetti delle antiche residenze patrizie contribuiscono a creare una visione inalterata di questa città unica e irripetibile. Siena - è stato detto - è una meravigliosa crisalide bloccata nel tempo e nella storia.
Così la descrive - nel suo “Viaggio in Italia” - Hippolyte-Adolphe Taine, storico, filosofo e critico francese dell’Ottocento:
“La bella Siena dalle dolci aure fu la prima culla e la prima maestra dell'arte. È in essa e in Pisa che si trova la scuola più antica. Nicola I da Pisa è senese per parte di padre. Il restauratore del mosaico nel XIII secolo è Jacopo da Turrita, monaco francescano di Siena. La più antica pittura italiana che si conosca è un Gesù crocefisso, colle membra esili, la testa inclinata, nella chiesa di Assisi, opera di Giunta, pisano. Qui, pure a San Domenico, Guido da Siena dipinse nel 1271 un dolce e puro sembiante di Madonna, che sorpassa già di molto l'arte meccanica di Bisanzio. Quest'angolo di Toscana si è sviluppato dalla barbarie feudale, prima di tutto il resto d’Italia.
Già nel 1100 Pisa, la prima delle repubbliche marittime, commerciava e guerreggiava in tutto il Levante, inventava un'architettura, costruiva la sua cattedrale. Un secolo di poi Siena era all'apogeo della sua Potenza, opprimeva Firenze nel 1260 alla battaglia di Montaperti. Erano nuove Ateni, commercianti e guerriere come l’antica, e il genio, il sentimento del bello, nascevano in esse come nell'antica, al contatto delle imprese e dei pericoli. Noi, rinchiusi nelle nostre grandi Monarchie amministrative, trattenuti dalla lunga tradizione letteraria e scientifica di cui portiamo la catena, non troviamo più in noi la forza e l'audacia creatrice che allora animavano le genti. Noi siamo oppressi dalla stessa nostra opera. Noi limitiamo colle nostre proprie mani il nostro campo d’azione. Noi non aspiriamo che ad aggiungere una pietra all’edifizio enorme costruito dalle generazioni successive da tanti secoli. Noi non sappiamo quante energie efficaci possono far isbucciare il cuore e lo spirito umano; quante radici, rami e fiori può far germogliare insieme la pianta uomo, non appena essa incontri il suolo e la stagione di cui ha bisogno. Quando lo Stato non era una grossa macchina composta di molle burocratiche e intelligibile soltanto per la ragione pura, ma era invece una città percettibile ai sensi e proporzionata alle capacità ordinarie dell'individuo, l'uomo l'amava, non già a scosse come oggidì, ma tutti i giorni, con tutti i suoi pensieri, e la parte ch'egli prendeva agli affari pubblici, innalzando il suo cuore e la sua mente, infondeva in lui i sentimenti e le idee d'un cittadino non già d'un borghese. Un calzolaio donava denaro affinché la chiesa della sua città fosse la più bella; un tessitore alla sera forbiva la sua spada decidendo di essere non il suddito, ma uno dei signori della città rivale. Ad un certo grado di tensione ogni spirito è una corda vibrante; basta toccarla per farne uscire del bei suoni.
Immaginiamoci questa nobiltà e questa energia diffuse dall'alto al basso d’una città in fasce; aggiungiamoci una prosperità stabile e crescente, quella fiducia in sé, quel senso di gioia che l'uomo prova sentendosi forte; togliamo dai nostri occhi quell’ingombro di tradizioni e di acquisizioni che sono oggigiorno il nostro impaccio come pure la nostra ricchezza; consideriamo l'uomo libero e padrone di sé stesso in quel deserto ch'era stato fatto dalla decadenza, e comprenderemo perché qui, come al tempo di Eschilo, le arti nacquero in mezzo agli affari, perché un suolo in via di dissodamento, irto di tutte le spine politiche, ha prodotto di più che il nostro campo così ben nettato e misurato; perché uomini di partito, combattenti, naviganti, nei massimi frangenti dei pericoli, delle preoccupazioni e dell’ignoranza, inventarono e rinnovarono le belle forme con una sicurezza d'istinto, una fecondità di genio che i nostri agi e la nostra erudizione non possono più raggiungere oggigiorno.”
Ed aggiunge: “Siena è una vetusta città circondata da rosse mura ... Una città conservata in tal modo è come una Pompei medievale. Si sale e si scende attraverso viuzze erte e strette, lastricate di pietra, fiancheggiate da case monumentali. Alcune di esse hanno ancora la loro torre. Nei pressi della piazza, esse si seguono in lunghe file, allineando le loro bugne minacciose ed enormi, i loro portici bassi, le sorprendenti masse di mattoni perforate da rare finestre. Molti palazzi hanno l'aspetto di fortezze. La Piazza ne è completamente fiancheggiata, e non si può trovare uno spettacolo più opportuno a richiamare all'immaginazione i costumi municipali e violenti del tempo stesso”.
La Siena odierna è una delle città più vivibili d'Italia, centro di cultura e di ricerca, visitata ogni anno da migliaia di turisti, attratti dai mille monumenti, dalle innumerevoli testimonianze storiche, e deliziati - perché no - dalla saporita e variegata cucina senese, che offre i leggendari "pici", una sorta di grossi spaghetti fatti a mano conditi con sughi di coniglio o di cinghiale o semplicemente all'aglio e pomodoro, piccanti; ottime scottiglie di pollo o maiale, formaggi e verdure provenienti dalla campagna circostante, che produce soprattutto vini di prestigio internazionale; infine gli oramai famosissimi dolci: i ricciarelli, il panforte e il panpepato, fatti con antiche ricette, profumati di spezie che riportano indietro nel tempo, alla cucina rinascimentale.

