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Mercoledì 24 Maggio 2017, San Vincenzo di Lerino
Luca Martino - CC by-sa
MCaviglia - CC by-sa
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Visitare Savona - guida breve

 

Cappella Sistina Savonese

Nel 1471 sale al soglio pontificio il savonese Francesco della Rovere con il nome di Sisto IV: si apre così una stagione di splendore per Savona. A Savona, Sisto IV predilige un luogo al quale è molto legato: il convento di San Francesco, in cui aveva ricevuto in età giovanile la prima educazione religiosa. Il suo mecenatismo nei confronti del convento si concreta nella ricostruzione del primo chiostro, nell'edificazione del secondo e nella costruzione - preso la Cattedrale - della cappella destinata a conservare le spoglie dei suoi genitori e in seguito definita "Sistina" in memoria del prestigioso fondatore.
L'opera fu assegnata nel 1481 ai fratelli Michele e Giovanni D'Aria, maestri di origine lombarda, cui furono commissionate tutte le parti in marmo, in particolare il monumento sepolcrale. La tomba fu opera di grande novità, soprattutto per la comparsa nel rilievo dorsale (il retro dell'altare) della Sacra Conversazione, inserita in un’architettura classicheggiante. Al centro compare la Vergine; il Bambino benedicente è rivolto a destra e porge un globo al pontefice, che presenta i due genitori inginocchiati; a sinistra sono raffigurati Sant'Antonio da Padova e San Francesco.
I lavori per la costruzione della cappella (dall'impatto molto semplice: un vano rettangolare con un'abside a pianta quadrata) terminarono nel 1484, quando Sisto IV era ormai morto. La decorazione pittorica interna fu commissionata nel 1483 a Giovanni Mazone di Alessandria, e terminata nel 1489. Della cappella quattrocentesca restano solo il monumento sepolcrale e alcune decorazioni marmoree: il resto è stato completamente rinnovato nel 1762, quando la Cappella fu trasformata in un “gioiello rococò luminoso e arioso, ornato di stucchi policromi a motivi vegetali” e arricchito da dipinti, soprattutto di Paolo Gerolamo Brusco, oltre che da una cantoria con organo del 1764.
La Cappella è stata restaurata di recente.
 

Cattedrale dell'Assunta

Nel 1528 Savona si arrese ai genovesi guidati da Andrea Doria; nel 1542 Genova allestì sul Priamàr una fortezza, abbattendo antichi fabbricati e inglobandovi il duomo del IX secolo che, dapprima sconsacrato, fu demolito nel 1595. La cattedrale fu trasferita nella chiesa conventuale di San Francesco, il cui complesso risaliva alla metà del Duecento. Trovando inadeguata la fabbrica alla nuova funzione, il vescovo Centurioni deliberò di ingrandirla; nel 1589 il successore Costa diede inizio ai lavori, facendo abbattere la vecchia struttura. Il nuovo Duomo - dedicato all’Assunta - fu aperto nel 1602 e consacrato nel 1605. Progettato quasi certamente da Battista Sormano, è lungo 61 metri e largo 39. In stile tipico della controriforma, si stacca dalla raccolta armonia dei modelli rinascimentali per vastità di proporzioni e gravità d'insieme.
La facciata neo-barocca risale al 1886 ed è opera del perugino Calderini. Il campanile - su tamburo ottagonale, con lanterna innalzata nel 1929 - è del savonese Cortese (1840). Il portale centrale fu realizzato nel 1776 dal carrarese Cibei, autore altresì del sovrastante gruppo scultoreo con L'Assunta; tra il 1881 e il 1886 venne inquadrato nella facciata neo-barocca, applicata dal perugino Calderini con effetto poco armonizzante.
L’interno, con pianta a croce latina, presenta tre navate divise da grossi pilastri, ampio transetto e coro, volta della navata centrale e del transetto a botte. Vi si può ammirare un crocifisso marmoreo lavorato in entrambi i lati che risale al XV secolo, il pulpito esagonale e la fonte battesimale. Numerose opere d’arte ornano il Tempio. Fra esse ricordiamo: un Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio, di Coghetti, autore anche di numerosi affreschi; un Crocifisso marmoreo del maturo Quattrocento, attribuito a Giacomo de' Molinari; il Battistero quadrato, in marmo cipriota, scavato in un capitello bizantino del VI secolo, nel Quattrocento cinto da una balaustrata marmorea a traforo. In navata centrale, acquasantiera rinascimentale, dono di Giulio II alla chiesa francescana.
Nelle varie cappelle, si trovano via via opere di Gio. Agostino Ratti, del Casella, del Baglione, del Brusco, del Quarenghi, del Piazza, del Ponsonelli e del Bozzano. Bellissima la porta del chiostro con a lato due puttini marmorei: uno mostra un cartiglio, l'altro un medaglione con l'effigie di papa Pio VII, che visse a Savona prigioniero di Napoleone. Il chiostro quadrilatero - voluto da Sisto IV per il convento francescano - conserva sui muri brani d'affreschi del Quattrocento d'impronta tardo-gotica lombarda, varie lapidi tombali, statuine marmoree di santi e prelati. Notevole il monumento al vescovo Righetti, della savonese Renata Cuneo. L’altar maggiore è attribuito al Bocciardo, ma fu molte volte rimaneggiato. E' sormontato da un ciborio ottagonale, disegnato dal gesuita Grassi (1636) ed eseguito da marmorari romani. Il coro ligneo a tarsia fu eseguito tra il 1500 e il 1521 a spese del papa Giulio II. Nell'ordine inferiore, fiori, fregi, arabeschi, frutti, strumenti musicali e astrologici; superiormente, dossali intarsiati con santi e papi Sisto IV e Giulio II. Vi lavorarono De Fornari e De Rocchi e Pantaleoni, ai quali si debbono anche la cattedra vescovile e il leggio.
Annesso alla chiesa è il Museo del tesoro delle Cattedrale, fondato nel 1982, in cui sono esposti molti dipinti e sculture e vari paramenti e ori liturgici. Tra le innumerevoli opere esposte citiamo la Croce gara, il pastorale del papa Giulio II, l’ostensorio punzonato e infine la pianeta detta di Giulio II. Tra i dipinti spiccano la cuspide del polittico del Mazone, Il matrimonio mistico di Santa Caterina di Tuccio d’Andria e L’adorazione dei Magi del maestro di Hoogstraeten. Notevoli sono anche alcuni frammenti scultorei del Quattrocento.
 

Fontana del Pesce

La Fontana della lotta tra uomo e squalo si trova in Piazza Marconi. Essa è più conosciuta come Fontana Del Pesce e fu realizzata nel 1965 dalla scultrice savonese Renata Cuneo (1903-1995), la prima donna europea invitata a partecipare con una mostra personale di sculture alla biennale di Venezia.
Di forte impatto emotivo, il monumento di Piazza Marconi è una fontana a tre vasche: una circolare e due mezzelune sottostanti che ricevono una cascata d'acqua da quella sovrastante. Al centro di quella circolare, circondata da zampilli d'acqua su un masso di pietra verde di Stella, si erge la statua che rappresenta – nello scontro fra uomo e squalo – l’eterna lotta per la sopravvivenza e per la conquista della natura ostile, L’uomo che sfida e affronta l’animale simboleggia il coraggio eroico e la determinazione di sconfiggere le forze brute e oscure che – in una visione mitica del mondo – ci circondano e tentano di annientarci.
 

Fortezza di Priamar

La Fortezza del Priamàr sorge sul promontorio omonimo, in Corso Mazzini. La robusta fortificazione fu costruita dalla Repubblica di Genova - nel 1542, in soli otto mesi - sulle rovine dell'abitato medievale savonese, che comprendeva l’antica cattedrale, costruita fra l’825 e l’887, e intitolata a Santa Maria di Castello.
Eretta su disegno dell’architetto Olgiati, la Fortezza aveva due funzioni fondamentali: da un lato, proteggere il territorio da possibili attacchi provenienti dall’esterno – in particolare dallo stato sabaudo – , dall’altro, tenere sotto controllo la città di Savona che nel 1528 era stata definitivamente sottomessa. Considerata una delle più importanti opere militari edificate dai Genovesi, la Fortezza si trova in una posizione strategica per il controllo dell'alto Tirreno e dello sbocco a mare delle valli comprese tra Capo Vado e Capo Torre, presso Albisola.
All'interno dei bastioni, nel corso del XVII e del XVIII secolo, vennero costruiti i Palazzi del Commissario, degli Ufficiali e della Sibilla. Questi ultimi, con la quattrocentesca Loggia e il cinquecentesco padiglione dello Stendardo, completano un formidabile quadrilatero dall'aspetto severo e armonioso, nonostante i suoi elementi si siano formati nell'arco di tre secoli.
Nel 1820 la struttura diventa carcere e ospiterà detenuti illustri come il rivoluzionario Santorre di Santarosa e l'eroe del Risorgimento Giuseppe Mazzini (1830-1831), che qui concepì la formazione della Giovane Italia: le relative celle sono ancor oggi meta di visita.
Il complesso è a forma di triangolo, sporgente verso l'esterno, posto a intervalli regolari lungo il fronte della cinta muraria. Attualmente la Fortezza si divide in due piazze principali: il Piazzale del Maschio con il Palazzo della Loggia – dove hanno sede il Museo Storico-Archeologico, la Pinacoteca Civica e il Museo d’Arte “Sandro Pertini” – e il Piazzale Sibilla, dove sorgono gli scavi della cattedrale. Inoltre ci sono numerosi cunicoli ancora oggi impraticabili e sconosciuti. Nel Bastione San Bernardo è ospitato il Museo “Renata Cuneo”.
 

Oratorio dei Santi Pietro e Caterina

Sede dell’omonima Confraternita, l’Oratorio sorge in Via dei Mille. Deriva dalla Domus di Santa Caterina, presente sul Priamàr con una propria sede già nel 1260, e dall’unita Domus Sancti Petri. L’oratorio fu trasferito al piano nel 1544, nella contrada di Scarzeria, presso l'Ospedale dei Calegari intitolato ai SS. Crispino e Crispiniano. Nel corso del Seicento la confraternita acquisì le “casse”, ossia le imponenti strutture lignee che sfilano nella Processione del Venerdì Santo, denominate: La flagellazione, di scuola napoletana; Cristo che cade sotto la croce, pure di scuola napoletana; Ecce Homo, realizzata dalla scultrice Renata Cuneo nel 1978, come rifacimento di una precedente opera secentesca distrutta da un bombardamento nel 1944.
Dopo la demolizione, avvenuta nel 1724, nel 1729 fu costruito il nuovo edificio, decorato dai cicli pittorici con le Storie dei santi titolari dei pittori savonesi Carlo Giuseppe Ratti, Paolo Gerolamo Brusco e Giuseppe Bozzano.
L'oratorio ha pianta ellittica sormontata da cupola con presbiterio e due cappelle laterali. Sopra l'altare spicca una Madonna con bambino e santi titolari della prima metà del Seicento, mentre nelle cappelle laterali sono conservati due dipinti del Ratti: Santa Caterina liberata dalla tortura e Disputa di Santa Caterina. Altre opere conservate dall’Oratorio sono la Caduta di Simon Mago del Brusco e Morte di Anania del Bozzano.
Nuovamente demolito l'oratorio nel 1882, la Confraternita veniva ospitata nella chiesa della SS. Concezione.
 

Palazzo dei Pavoni

È stato eretto nel 1912 e si trova nella centralissima via Paleocapa. È un esempio significativo di stile “Liberty”, chiaramente ispirato alla cosiddetta “Secessione Viennese” per la scelta di accostare ampie superfici lisce a inserti ceramici coloratissimi insieme a fasce maiolicate decorate con i meravigliosi pavoni che lo contraddistinguono.
Il progetto dell'architetto Alessandro Martinengo presenta una facciata impostata su sei moduli scanditi da elementi decorativi, da cui sporgono i balconi a gruppi di quattro e inserti circolari posti sopra le numerose finestre. Decorazioni in ceramica riproducono cigni sull’acqua, cicogne, fenicotteri, piante fiorite e soprattutto i magnifici pavoni che danno il nome al palazzo. Nella fascia sotto il tetto invece girasoli, alberi e altri motivi floreali.
 

Palazzo della Rovere

Prospetta sulla piazza omonima e fu costruito per volontà del cardinale Giuliano della Rovere, futuro Papa Giulio II. Su disegno del celebre architetto fiorentino Giuliano da Sangallo (1445-1516), magister petrarum et picator, coadiuvato da Matteo De Bixono. L'avvio ai lavori è datato 4 febbraio 1495, sotto la sovrintendenza di Urbano Vegerio, procuratore del cardinale. Nel 1496 vennero acquistate alcune abitazioni circostanti per estendere il palazzo, che tuttavia resterà incompleto (come dimostrano le isolate colonne d'ingresso, nelle intenzioni originarie parte di un diverso contesto, completo di un blasone e altri elementi). Il Palazzo fu completato nel Cinquecento, ma parecchio ridimensionato rispetto al progetto originario. Solo la facciata rispecchia la volontà del Sangallo di creare uno stile toscano, perché gli interni e le colonne appesantite mostrano significative trasformazioni nell'arco del tempo.
Passata la proprietà alla famiglia Spinola, il Palazzo fu venduto alle Clarisse che lo adibirono a convento. Napoleone ne fece la sede della Prefettura. In tempi più recenti l’edificio fu utilizzato come sede del tribunale.
Fra gli ospiti illustri che alloggiarono in questo palazzo, si ricorda la regina di Spagna Germana di Foix, moglie di Ferdinando II di Aragona (che fu ospitato nel Castello Nuovo), dal 26 giugno 1507, in occasione del vertice europeo al convegno di Savona.
 

Palazzo Ferrero Grassi Lamba Doria

Situato in Via Quarda Superiore, il Palazzo è un esempio perfetto di residenza signorile cinquecentesca. Oggi sede della Camera di Commercio di Savona, occupa l’area di edifici medioevali le cui strutture sono parzialmente riapparse durante i lavori di restauro del secondo dopoguerra.
Il Palazzo attuale è frutto dell’unione di quattro unità edilizie residenziali “a schiera” di origine medievale, di cui si conservano ancora tracce. Nel Cinquecento, queste unità furono inglobate in un unico palazzo, da Bernardo Ferrero. Su disegno dell’architetto Pace Antonio Sormano, il Ferrero adorna l’ingresso originario di un bel portale marmoreo e crea il grande scalone che collega i vari piani, organizzati in modo scenografico e secondo la tipologia distributiva propria dell’edilizia aristocratica del tempo. Inoltre, amplia ancora il Palazzo acquistando un altro elemento di “schiera” limitrofo. Infine, commissiona a Ottaviano Semino i grandi affreschi che adornano molte sale del Palazzo, con storie mitologiche e decori a grottesche.
Nel Seicento il Palazzo viene acquistato da altre famiglie: tra queste, nel 1621, la famiglia Grassi aggiunge all’edificio l’ultima unità abitativa. Successivamente l’edificio fu ulteriormente abbellito con decorazioni, affreschi, alcuni dei quali della scuola di Perin del Vaga e piastrelle in maiolica savonese e albisolese. Il portale di marmo su Via Quarda Inferiore proviene dal distrutto Palazzo Grimaldi di Via San Luca a Genova e raffigura figure acefale attribuite a Guglielmo Della Porta.
Ai primi del Settecento il Palazzo è di proprietà dei Lamba Doria, che però non lo abitano, ma lo adibiscono a uffici e a residenze d’affitto. Infine, nel 1953, il Palazzo passa alla Camera di Commercio, che restaura la struttura, compresi gli affreschi preesistenti.
 

Santuario di Nostra Signora della Misericordia

Sorge sulla Piazza omonima della frazione Santuario, a 4 chilometri dal centro di Savona. La sua costruzione è iniziata nel 1536, nel luogo dove Maria apparve al contadino Antonio Botta il 18 marzo 1536. Il progetto della chiesa è dell’architetto Antonio Sormano, mentre la facciata manierista con tre portali è di Taddeo Carlone.
L’interno della basilica, con volta a crociera, è suddiviso da pilastri ottagonali in tre navate, che conducono al presbiterio sopraelevato, sotto il quale è collocata la piccola cripta (1616) rivestita di marmi colorati e di stucchi dorati sulla volta. La cupola ottagonale è priva di tamburo e sormontata da un alto tiburio. Sospesi alle volte delle navate sono tre tipici “ex voto” marinari, accurate riproduzioni di antiche imbarcazioni, tra cui, eccezionale, una galea genovese da guerra del Seicento, a ventiquattro paia di remi, simile a quella rappresentata nell’iconografia della battaglia di Lepanto.
All’interno si possono ammirare opere di notevole pregio, tra cui una Visitazione marmorea di G. L. Bernini, una statua in marmo della Madonna della Misericordia con Antonio Botta genuflesso, opera di Orsolino (1560), un crocifisso ligneo policromo di arte popolare del primo Quattrocento, oltre a dipinti e affreschi di notevole interesse (Bernardo Castello, Domenichino). Nella piazza antistante il Santuario si può ammirare una fontana realizzata da Giacomo Antonio Ponsonelli.
Nel Palazzetto del Duca di Tursi, adiacente al Santuario, è stato aperto nel 1959 il Museo del Santuario. Le collezioni si sono formate grazie a prestigiose donazioni, dal XV al XIX secolo, e a offerte votive provenienti dall’Italia e dall’estero. Vi si conservano preziosi paramenti in tessuto operati o ricamati, tra cui spiccano la pianeta del Duca di Urbino, tessili settecenteschi in stile Revel e Bizzarre, arredi liturgici e preziose argenterie, tra cui il reliquario della Croce di produzione romana seicentesca, il calice dell’orafo Vincenzo Belli, la corona aurea detta di Pio VII e il servizio pontificale in argento di Monsignor A.M. De Mari del XIX secolo. All’interno del Museo si possono anche ammirare alcune sculture lignee ed eburnee dei secoli XV e XVI, tra cui un Ecce Homo policromo, in cui si ravvisano contatti con l‘ambito di Giovanni da Nola e la Pietà di un autore tedesco della Bassa Renania. Grande interesse storico e sociale rivestono i voti dipinti su tela e supporto cartaceo di soggetto contadino e marinaro, uniti a tipici modellini di imbarcazioni in legno e in lamina d’argento.
 

Torre del Brandale

L’antichissima Torre del Brandale si trova all'estremità Sud della zona portuale, ed è, insieme alla Torre Leon Pancaldo, uno dei monumenti-simbolo della città. La Torre risale al XII secolo, poggia su archivolti gotici e all’interno conserva affreschi trecenteschi. Nella cella campanaria rintocca la “Campanassa” - antica campana della vittoria - rimpiazzata due volte (nel 1919 e nel 1931). Il nome della Torre deriva dall’antica usanza di issare a un’asta (brandale), posta sulla torre, la bandiera del Comune.
La struttura ha base rettangolare ed è alta quasi cinquanta metri. La facciata presenta un pannello in ceramica con l’immagine della Mater Misericordiae, la stessa che assiste i naviganti, e una fascia ceramica con i numerosi e variopinti stemmi delle famiglie e delle dinastie che si sono succedute al governo della città. L’interno della torre, sede dell'associazione "A Campanassa", è decorato da materiale antico, lapidi e frammenti marmorei di diversa provenienza.
Nei pressi della Torre si trovano altre due torri medioevali: la più alta, detta degli Scolopi, faceva parte dell’antico palazzo della famiglia Riario, la più bassa, invece, apparteneva alla famiglia Corsi. Alla sinistra si trova la “Porta Balnei” o “Porta del Bagno”, avanzo della prima cinta muraria della città (X-XI secolo).
 

Torre Leon Pancaldo

Posta all’imboccatura della Vecchia Darsena, la trecentesca "Torre della Quarda" fu chiamata poi "Torre di Leon Pancaldo", in omaggio al navigatore savonese che accompagnò Magellano nel suo primo viaggio di circumnavigazione (1520). La Torre, conosciuta oggi come la “Torretta”, è l'unica rimasta tra quelle che difendevano le porte della città, nella cinta muraria del Trecento. Ha base quadrata, con terrapieno a tre lati mentre la facciata interna, a nord, è rettilinea, in origine aperta verso un vano con volta a botte. Sul lato fronte darsena campeggia lo stemma della Repubblica di Genova, nella nicchia la statua della Madonna della Misericordia, patrona della città e il distico del poeta Gabriello Chiabrera:
In mare irato in sùbita procella
invoco te nostra benigna stella.

(I due versi sono particolari, essendo scritti contemporaneamente in italiano e in latino).
 

Villa Cambiaso

La Villa sorge su Via Torino. La struttura odierna risale in gran parte alla prima metà del Seicento. Intorno al 1530, la Villa apparteneva alla famiglia Ferrero, che lo utilizzava come residenza estiva. Negli anni successivi la proprietà passò a un altro ramo della famiglia. La Villa fu abbellita nel 1655, quando vi risedette Luca Spinola. Poi il Palazzo tornò ai Ferrero, che ne mantennero il possesso fino alla fine del Settecento. Nel 1798 la villa apparteneva a Eugenia Spinola Pallavicino; nel 1796 fu occupata dalle truppe francesi. Nel 1842, con la morte della marchesa Bianca Maria Caterina Colonna, la Villa passò al marito Giovanni Battista Cambiaso e poi alla sua famiglia. Nel 1858 il palazzo subì molti danni a causa di un’alluvione del Letimbro e nel 1887 fu danneggiato da un terremoto. Tra il 1921 e il 1924 fu adibito a caserma, con gravi conseguenze soprattutto per le decorazioni. I Cambiaso iniziarono un restauro globale, durato dal 1928 al 1936, con il conseguente rifacimento di tutti gli affreschi. Nel 1973 l’ultimo discendente della famiglia vendette il palazzo, che restò per molti anni in disuso, finché nel 1985 fu acquistato dal pittore Pio Vintera, che vi intraprese lavori di restauro e da quel momento aprì la villa al pubblico, come sede di eventi culturali.
L’architettura è tipica dell’edilizia residenziale genovese tra Cinque e Seicento. Sul fronte vi sono tre ingressi e file di finestre corrispondenti ai piani del palazzo: rettangolari e ampie per il pianterreno e il piano nobile, più piccole per il mezzanino. Tutto il fronte era un tempo decorato con affreschi a finte architetture, che gli conferivano un carattere scenografico, presentando in basso un finto bugnato e al piano superiore colonne corinzie giganti, decorazione oggi quasi del tutto scomparsa.
La distribuzione degli spazi interni del palazzo è la medesima sui due piani, incentrata sul fulcro del salone centrale. Al piano terreno si trova anche un ricco atrio che conserva un camino d’epoca e presenta decorazioni a grottesche realizzate dal pittore savonese Giuseppe Ferro durante i restauri degli anni Trenta del Novecento. Il salone d’ingresso mostra al centro una fontana barocca, donata da papa Pio VII in occasione delle nozze di Bianca Maria Caterina Colonna con il marchese Giovanni Battista Cambiaso (1822). Il piano nobile è raggiungibile per mezzo di uno scalone monumentale, anch’esso decorato a grottesche e culminante proprio sulla loggia affacciata sul giardino. Qui si apre il salone delle feste con decorazioni di Domenico Buscaglia. Di pregevole fattura anche la Cappella di palazzo, dedicata all’Assunta, che presenta un ricco altare marmoreo seicentesco. Il Palazzo ospita un piccolo Museo d’Arte Contemporanea, oltre allo studio e all’esposizione permanente delle opere di Pio Vintera.