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Storia di Sassari

Il territorio sassarese era abitato dall'uomo già nel Neolitico recente, come testimonia l'imponente “ziqqurat” di Monte d'Accodi. Tuttavia, Sassari è una città relativamente “giovane", che risale al Medioevo. Probabilmente fu fondata dagli abitanti dell’antico porto romano di Turris Lybisonis (l’attuale Porto Torres), che per sfuggire alle incursioni dei pirati saraceni, abbandonarono la costa e si spostarono nell’entroterra. Il suo nome si trova per la prima volta in un antico registro del monastero di San Pietro in Silki, dove in un atto del 1131 è nominato "Jordi de Sassaro". Nel 1135 si parla invece della chiesa di Sancti Nicolai de Tathari.
Nei primi anni del XIII secolo Sassari era la città più popolata del Giudicato di Torres, era chiamata “Civitas Turritana” e godeva di una certa libertà e indipendenza, grazie alla forte presenza delle repubbliche marinare di Pisa e Genova, che rifiutavano di sottomettersi alle leggi del Giudicato. Le due repubbliche avevano iniziato da tempo a esercitare la loro influenza sull'isola, prima economica e poi politica, al punto di arrivare a scontrarsi con l'autorità dei giudici. La forte presenza di Pisa e Genova contribuì alla formazione di un nuovo ceto borghese composto di commercianti e artigiani, aperti ai nuovi traffici e insofferenti anch'essi per la legislazione del tempo, troppo arretrata e limitante: questa situazione portò a una serie di conflitti, che giunsero al culmine nel 1236, con l'uccisione dell’ultimo giudice di Torres, Barisone III, da parte degli stessi Sassaresi. Nel 1274 Sassari passò sotto il dominio di Pisa, ma questo dominio si concluse dieci anni dopo, quando Pisa fu sconfitta da Genova nella Battaglia della Meloria.
Nel 1294 Sassari divenne il primo libero comune della Sardegna, confederato a Genova. Sotto la Podesteria di Cavallino de Honestis, furono promulgati nel 1316 gli Statuti Sassaresi che rappresentavano l'organizzazione giuridica, politica e amministrativa della città. Nello stesso periodo Sassari si cinse delle mura.
Nel 1323 la Sardegna fu concessa agli Aragonesi da papa Bonifacio VIII, che nel 1297 aveva investito Giacomo II del titolo di re di Sardegna. A Sassari, dopo una prima fase nella quale si formò un gruppo filo-aragonese, fu subito chiaro che i nuovi alleati miravano a un rigido controllo della città: nel 1325 si verificò quindi una prima ribellione, subito repressa dagli Aragonesi, alla quale seguì un lungo periodo di rivolte che durò fino al 1417, anno in cui re Alfonso V il Magnanimo promosse Sassari al rango di Città Regia, direttamente governata dal re e libera dal sistema feudale. Il dominio aragonese si consolidò soltanto dal 1420, mentre veniva rafforzandosi sempre più quella cerchia di nobili provenienti dalla Spagna, che godevano di privilegi e traevano i loro proventi dai feudi loro concessi.
Nel 1479 la città di Sassari, insieme a tutta l'isola, passò sotto il dominio spagnolo. Seguì un periodo di crisi economica e sociale, caratterizzato dal declino del commercio marittimo, diventato pericoloso a causa dei pirati saraceni, dall’occupazione della città da parte delle truppe francesi (che nel 1527-1528 la occuparono e la saccheggiarono), e dalle due epidemie di peste, una delle quali, nel 1528, avrebbe provocato solo a Sassari circa quindicimila morti. La città si risollevò nella seconda metà del Cinquecento. Alla ritrovata prosperità economica si accompagnò una rinascita culturale, grazie all'introduzione della stampa e alla diffusione del pensiero umanistico. Nel 1562 i Gesuiti vi fondarono la prima università della Sardegna. Agli inizi del Settecento, per le vicende della guerra di successione spagnola, Sassari conobbe per alcuni anni il dominio austriaco e visse un nuovo periodo di tumulti e ribellioni. Successivamente, dopo essere ritornata per un breve periodo agli spagnoli, la città di Sassari, con tutta la Sardegna, passò al Piemonte dei Savoia, in conseguenza del trattato di Londra del 1718.
I primi anni di dominazione piemontese portarono importanti innovazioni: riorganizzazione fiscale; conferma delle leggi precedenti, compresi gli Statuti Sassaresi; aumento del commercio marittimo; riorganizzazione dell'Università. Le riforme cessarono però con Vittorio Amedeo III (1773-1796), il cui regno segnò il ritorno a un periodo di arretratezza. Le condizioni di vita, aggravate dalla carestia, portarono la città a ribellarsi nell'aprile del 1780, e a iniziare il cosiddetto decennio rivoluzionario. Nel 1796 fece suo ingresso trionfale, inviato da Cagliari, Giovan Maria Angioy, giudice della Reale Udienza, con al seguito migliaia di rivoluzionari. Ristabilito il controllo, i Savoia sedarono ferocemente ogni forma di dissenso politico. Le rivolte anti-piemontesi a Sassari continueranno sino alla metà dell'Ottocento.
Per tutto l’Ottocento Sassari visse un periodo di rinascita culturale e urbanistica: l'Università fu riaperta, la città cominciò a espandersi oltre il tracciato delle Mura Medievali, furono costruiti il nuovo ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e piazze, la rete ferroviaria e fognaria, l'illuminazione; fu ristrutturato il vicino porto di Torres e si attivarono i primi collegamenti navali di linea tra il porto sardo e Genova. Alla fine dell’Ottocento la città di Sassari visse una forte crescita economica e un continuo sviluppo. Protagonisti della scena politica sassarese furono, dal 1891, tre giovani avvocati: Enrico Berlinguer, Pietro Moro e Pietro Satta Branca, i quali, sempre nel 1891, fondarono “La Nuova Sardegna”, che divenne ben presto il quotidiano più diffuso nell'isola.
Al termine della prima guerra mondiale, e col rientro dei reduci, anche Sassari partecipò al movimento di rivendicazione degli ex combattenti. Passata indenne la seconda guerra mondiale, Sassari dovette sopportare una grave e prolungata carenza di generi alimentari. Alla crisi del dopoguerra reagì con un lento ma costante sviluppo economico, che portò la città a divenire oggi il secondo centro cittadino della Sardegna.
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