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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
Federico Gandolfi - CC by-sa
Carlo Satta - CC by-sa
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Guida Sassari

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Quali sono i posti da visitare a Sassari? Qui puoi trovare una guida di Sassari e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Sassari.
«È una città veramente diversa da tutte le nostre di montagna e pianura ... mi pare di essere nel quartiere europeo d'una immensa città di colore che sfumi lontanissima in sobborghi di tende e capanne. Specie se alzo gli occhi a questi tetti piatti, privi di cornicioni, spesso merlati, nello stile coloniale spagnolo. E alle cupole che appaiono dietro alle basse fabbriche di qualche piazza, come ombrelli spalancati. O ai campanili, ora slanciati e rotondi ma tronchi come minareti di Persia, ora a molti ripiani, con balconate di ferro battuto, proprio come le torri delle chiese messicane. Qui è chiaro che l'antico popolo sardo ha subito e assimilato la contaminazione spagnola e l'ha fatta sua ...».

Così lo scrittore siciliano Elio Vittorini ricordava Sassari, quando, nel 1932, scriveva la sua Sardegna come una infanzia. Capoluogo dell’omonima provincia, Sassari è la seconda città della Sardegna, per numero di abitanti (circa 120.000) e per importanza politica. Sorge su una collina a 225 sul livello del mare e si stende sul margine del tavolato nord-occidentale dell’isola, che digrada verso il vicino Golfo dell'Asinara.
La città, nata verso la fine del primo millennio, è da sempre un importante centro agricolo e commerciale ed ha solide tradizioni culturali. Sassari presenta un volto antico e un volto moderno: il primo è costituito dal vecchio centro storico, che si sviluppa intorno al Duomo di San Nicola; il secondo è dato dai nuovi quartieri, costruiti dal 1836, anno in cui la città cominciò a espandersi al di fuori della cinta muraria medievale.
Il centro storico è un intrecciarsi di vicoli, vicoletti, strade strette che intersecano le arterie principali, sempre affollate. Fino alla fine dell’Ottocento, l’area era cinta da mura, poi per la maggior parte abbattute, con quattro porte d'ingresso alla città. A est era Porta Gurusele che sarà poi Porta Rosello; a sud Porta Capu de Villa che sarà poi Porta Castello; a ovest Porta Utzeri; a nord Porta Santu Flasiu che diverrà poi Porta Sant'Antonio. All'estremità di questa zona antica sono sorti importanti rioni con vie ampie, nuove costruzioni di carattere popolare-intensivo (Monte Rosello), con architetture sobrie e moderne (Colle Cappuccini), con edifici maestosi (Porcellana) o di carattere residenziale con numerose villette (Luna e Sole, Monte Bianchinu).
Ecco un itinerario breve, che riguarda sostanzialmente il centro storico.
Il centro della città è impostato su due direttrici principali: una va da nord a sud, l'altra da est a ovest. La prima parte da Porta Sant'Antonio, ed è principalmente formata da Corso Vittorio Emanuele II, anticamente chiamato Platea de Codinas. L’attuale Corso Vittorio Emanuele II era la via principale della città; ai lati c'erano dei porticati, oggi chiusi, e gli edifici più importanti di Sassari, come Palazzo Civico, oggi teatro, Casa Guarino e Casa Farris. Lungo la strada si possono ammirare dei bei balconi con le ringhiere in ferro battuto. In piazza Sant'Antonio c'è una colonna, opera di Antonio Tavolata, che rappresenta un candeliere, nella quale sono scolpiti i principali eventi della Storia di Sassari. Qua vicino si trovano la chiesa di Sant'Antonio Abate e una delle torri appartenente alle antiche mura. Seguendo la seconda direttrice e passando per Largo Porta Utzeri e via Madalenedda si raggiunge Largo Seminario, dove sono l'Episcopio e il Seminario (XVIII secolo). Qui sono raccolti il Duomo di San Nicola, Palazzo Ducale, ora sede del Comune, e la Chiesa di Santa Caterina, in stile tardo-rinascimentale. Non lontano da via Rosello si possono visitare alcuni resti delle mura, la chiesa della Trinità e la Fontana di Rosello, recentemente restaurata. All'ingresso della città, venendo da Alghero, c'è la bella Chiesa di Santa Maria di Betlem; seguono i giardini pubblici e il palazzo dell'Università. Non lontano da piazza Castello c'è Piazza d'Italia, con il monumento a Vittorio Emanuele II e i palazzi della Provincia e Giordano. Molto interessante è la chiesetta di San Pietro in Silki, prima piccola chiesa di campagna, ora raggiunta dalla città, dove è conservata la statua dell'amata “Madonna delle Grazie”. Dappertutto si sente il Medioevo e Madrid, ma mancano Atene e Roma...
Pago, ma non abbagliato, dai monumenti storici e dalle bellezze artistiche – specie delle chiese – chi visita Sassari si accorge presto che la città presenta aspetti caratteristici quasi altrettanto importanti. Innanzitutto, il dialetto che vi si parla è unico: deriva, infatti, dall’epoca del dominio pisano e si avvicina al toscano del XIII secolo, modificato da un po’ di corso e da molto spagnolo. E’ un dialetto dolce e aperto, che si distingue fra quelli sardi e che ben si addice al carattere del sassarese tipico. Questi è signorile nell’espressione e nel tratto, ricco di cultura e di tensione civile, arguto e di battuta pronta, amante della buona cucina, del buon vino e della bella compagnia.
E non a torto. La cucina sassarese è formata dai piatti di una volta: piatti poveri - perché poveri erano gli abitanti della città - ma che nulla hanno da invidiare a quelli più raffinati. Ecco quindi, nelle sagre che si svolgono nelle piazzette del centro storico, nelle trattorie, nelle riunioni tra amici, comparire fave col lardo, piedini d'agnello, trippa col sugo, interiora con piselli, lumache in verde o col sugo, nonché monzette, lumaconi ripieni, sardine alla griglia, melanzane in forno e via di questo passo.
A Sassari si sente nell’aria anche l’amore per le tradizioni. La penultima domenica di maggio si tiene una delle maggiori feste folcloriche dell'isola: la Cavalcata Sarda, sfilata dei numerosi costumi tradizionali sardi, con balli, canti e degustazione di prodotti tipici. Ma la festa più sentita dai Sassaresi è quella dei Candelieri (Li Candareri), che si svolge il 14 agosto. Qui i rappresentanti dei gremi (associazioni di arti e mestieri) rinnovano il voto fatto dalla città alla Madonna, al cessare di una feroce pestilenza, portando a braccia pesanti candelieri di legno dalla Chiesa del Rosario a quella di Santa Maria. Anche la festa della Madonna delle Grazie, l'ultima domenica di maggio, vede la partecipazione di gran parte della città, che accompagna in processione la statua della Madonna delle Grazie dal Duomo alla chiesa di San Pietro in Silky. La festa patronale, ossia la festa di San Nicola, si celebra il 6 dicembre.

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