Quirino visse e fu vescovo di Siscia, in una regione lungo la Sava, ora in Croazia. Fu catturato durante la persecuzione di Diocleziano, processato nella sua città e quindi a Salaria, in Pannonia. Nella sua biografia, scritta da San Girolamo, è riportato fedelmente l'interrogatorio cui Quirino fu sottoposto e durante il quale rifiutò fermamente di rinnegare la propria fede. Condannato a morte nel 308, fu gettato in un fiume con una pietra al collo; mentre era trascinato dalla corrente, pregò fino all'ultimo istante prima di annegare. Il suo cadavere, sottratto al fiume, fu deposto in una tomba: sopra di questa fu eretta una basilica che divenne presto celebre. Tra la fine del IV e l’inizio del V secolo fu traslato a Roma e sepolto in un mausoleo, detto Platonia, dietro l’abside di San Sebastiano sulla via Appia. Alcune sue reliquie sono ora sotto l’altare maggiore di Santa Maria in Trastevere con quelle di Cornelio, Callisto, Calepodio e Giulio. Tra il 1130 e il 1143 sue reliquie furono trasferite parte a Milano, parte ad Aquileia e parte nella basilica trasteverina di Santa Maria.