Giuseppe, «uomo virtuoso, pieno di Spirito Santo e di fede» (Atti 11, 24), nacque a Cipro da famiglia levitica, ma gli apostoli lo chiamarono Barnaba, nome che significa «figlio della consolazione». Egli «aveva un podere, lo vendette e, preso il prezzo, lo depose ai piedi degli Apostoli» (Atti 4, 36).Secondo fonti antiche, Barnaba sarebbe stato uno dei 72 discepoli di Gesù, di cui parla il Vangelo. Di sicuro, Barnaba preparò Paolo alla predicazione e lo presentò agli altri apostoli. Di Paolo diventerà poi il collaboratore più stretto, condividendone la vita e la predicazione. A Barnaba fu attribuita la paternità della Lettera di Paolo agli Ebrei e di un altro scritto, denominato il “Vangelo di Barnaba”, ora perduto. Quando sorse la questione se i gentili, per diventare cristiani, dovessero prima “transitare” per la legge mosaica, Barnaba la risolse, lasciando da parte le discussioni e portando Paolo ad Antiochia, dove fioriva una comunità di gentili cristiani. Ad Antiochia, i due si divisero, non si sa bene perché. Non si hanno notizie di Barnaba dopo la separazione da Paolo. Scritti apocrifi parlano di un suo viaggio a Roma e del suo martirio, avvenuto verso il 70, a Salamina per mano dei Giudei della diaspora, che lo avrebbero lapidato. Un’altra leggenda narra che Barnaba, insieme all’evangelista Marco, tornò a Cipro, e qui mori nel 60, forse martire.