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Venerdì 26 Maggio 2017, San Filippo Neri
Giaros - CC by-sa
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Visitare Salerno - guida breve

 

Area Archeologica di Fratte

L’Area sorge su una collinetta di tufo, sulla riva sinistra del fiume Irno – in un antico centro abitato, non ancora ben identificato – e copre un’estensione di circa 4.500 mq. Si tratta di una necropoli etrusco-sannita, quindi di epoca preromana, con ruderi che risalgono al VI secolo a.C.
La zona fu definita acropoli, sia per la posizione topografica dei ritrovamenti, sia perché le strutture rinvenute lasciavano intravedere un centro religioso e civile alla sommità dell’insediamento. Gli scavi effettuati hanno portato alla luce alcune tombe e una cisterna oltre a numerose anfore e a oggetti personali, appartenuti agli antichi abitanti della città. Notevoli, in particolare, sono gli imponenti resti della necropoli di epoca sannitica di fine IV secolo a.C., con otto tombe di blocco di tufo grigio locale di cui due a camera, con letti funebri forniti anche del cuscino. Nella parte occidentale dell’area si trovano alcune vasche di decantazione dell’argilla, una cisterna e una fornace, a testimonianza che Fratte fu un importante centro di lavorazione dell’argilla locale. Tutto lascia pensare che questa attività si sia svolta ininterrottamente, dal V secolo a.C. al VI d.C.
Molti reperti dell’area sono conservati presso il Museo Archeologico Provinciale di Salerno.
 

Castello di Arechi

Situato sul monte Bonadies, a pochi chilometri dal centro storico e a circa 300 metri sul livello del mare, il Castello fu realizzato nell’VIII secolo dal principe longobardo Arechi II, che trasferì la capitale del ducato da Benevento a Salerno: ancor oggi la sua mole possente domina la città e veglia su di essa.
Sopraelevando e modificando le antiche mura cittadine, il Castello fu eretto su fortificazioni preesistenti, d’epoca romana e bizantina. E’ assai probabile che, nella scelta del luogo, sia stata considerata la posizione strategica della città che – dominando il Tirreno – poteva rappresentare per il regno longobardo un importante sbocco sul mare, anche per i commerci.
La funzione primaria del castello era naturalmente quella difensiva. Esposta a numerosi assedi e assalti, la fortezza non fu mai espugnata con la forza. Gisulfo II, l’ultimo principe longobardo di Salerno, si arrese, intorno al 1075, ai Normanni di Roberto il Guiscardo, dopo un lunghissimo assedio. In seguito, la costruzione fu ampliata e modificata via via dai Normanni, dagli Angioini e dagli Aragonesi. Nel Seicento, cambiati i sistemi di difesa, il Castello iniziò un lungo periodi di declino e di abbandono. In seguito, la costruzione fu acquisita al patrimonio della Provincia di Salerno, che, dopo l’alluvione del 1954, iniziò l’opera di restauro, che ha permesso di ricostruire la cronologia dei diversi strati dell’insediamento abitativo. Nel 2001 è stata recuperata anche la torre della Bastiglia, sul lato nord del Castello, estremo punto di avvistamento sull’intero golfo salernitano.
Il Castello offre oggi una splendida panoramica sulla città e sull'intero golfo. All’interno è stato allestito un Museo, che espone i materiali ritrovati durante i restauri (soprattutto ceramiche medievali e monete), e comprende una sala per mostre e un salone per conferenze e congressi.
 

Complesso Monumentale di San Pietro a Corte

Situato in Largo Antica Corte, Angolo Via Canali, il Complesso Monumentale di San Pietro a Corte è la più importante fondazione longobarda presente in Città. Esso fu la sede più importante della corte longobarda in Campania. La struttura si deve al duca di Benevento, Arechi II, che nel 774 – sconfitti da Carlo Magno i Longobardi del Nord, assunse il titolo di Princeps gentis langobardorum, e spostò, per politica e strategia, la sua residenza da Benevento a Salerno.
La chiesa di San Pietro a Corte è costruita su un edificio romano, ed è uno dei monumenti più antichi di Salerno. Arechi II la utilizzò come Cappella di Corte. Successivamente San Pietro ospitò la Scuola Medica Salernitana. L'interno è a tipica pianta basilicale: un unico ambiente coperto da un soffitto in legno privo di decorazioni e originariamente voltato a botte. I muri perimetrali presentano una quadrifora con arcate in laterizio. Sul muro a nord si aprono due bifore con colonna centrale uguale a quelle della quadrifora. L'abside è scarsamente illuminata da due monofore. Sul lato settentrionale della costruzione il principe Guaimario II aggiunse, nel 920, un campanile che, apparentemente sproporzionato rispetto alla chiesa, deve la sua altezza a un cedimento delle fondamenta avutosi in fase di costruzione.
I grossi pilastri dell’aula superiore (aula di rappresentanza) poggiano sul frigidarium di un complesso termale di età imperiale, in seguito riutilizzato come sepolcreto dalle comunità cristiane di Salerno: vi furono seppelliti importanti personaggi pubblici dell’epoca (i cosiddetti vir spectabilis). Nel Cinquecento, il salone fu modificato dall’abate Decio Caracciolo, il quale aggiunse l’attuale scalone d’accesso, visibile dall’ingresso di largo Antica Corte. Tra i secoli XIII e XVI fu creata una cappella dedicata al culto mariano. Gestito dal Gruppo Archeologico Salernitano, il Complesso rientra nel progetto del Comune di Salerno “Monumenti sempre aperti” ed è aperto tutto l’anno.
 

Duomo di Salerno

Dedicata prima a Santa Maria degli Angeli, poi a San Matteo, la Cattedrale di Salerno fu fondata nell’XI secolo da Roberto il Guiscardo. Nel 1081 fu inaugurata la cripta e nel 1084 la chiesa fu consacrata da Papa Gregorio VII (Ildebrando di Soana). L’edificio fu eretto sui resti di una chiesa paleocristiana, sorta a sua volta sulle rovine di un tempio romano. Iniziati i lavori, i progetti furono successivamente ampliati con il ritrovamento delle spoglie del santo evangelista. La Cattedrale subì nei secoli vari rifacimenti e restauri. L'aspetto attuale corrisponde in gran parte alla ristrutturazione barocca, avviata dopo il terremoto del 1688, su disegno dell'architetto napoletano Arcangelo Guglielmelli, successivamente modificato e completato dall'architetto romano Carlo Buratti. N’è uscita una struttura che ricalca il modello dell'Abbazia di Montecassino, con una pianta di tipo basilicale composta di tre navate longitudinali, un transetto e un quadriportico.
All’esterno, la Cattedrale è preceduta da un ampio atrio circondato da un portico retto da ventotto colonne di spoglio, di vago sapore islamico, con archi a tutto sesto rialzato. L’atrio stesso è arricchito sui lati da una serie di sarcofagi romani, recuperati in epoca medievale, che formano una specie di Pantheon della città. Sul lato meridionale sorge l'alto campanile della metà del XII secolo, mentre l'ingresso principale della Chiesa è costituito da una porta bronzea bizantina, inserita in un bel portale di marmo.
All’interno, nella navata centrale si possono notare i celebri amboni degli ultimi decenni del XII secolo, decorati con sculture e mosaici di scuola siciliana. Le varie cappelle laterali risentono soprattutto della cultura barocca, con quadri settecenteschi di buona fattura, come il San Gennaro di Francesco Solimena e la Pentecoste di Francesco De Mura. Opere di altre epoche sono la statua gotica della Vergine col Bambino del XIV secolo e il Monumento funebre della Regina Margherita di Durazzo del Baboccio. Davvero notevole, nel transetto, è il pavimento a mosaico dei primi decenni del XII secolo, i mosaici delle absidi laterali e il sepolcro del papa Gregorio VII. Nella cappella del Tesoro, dopo la sacrestia, si possono ammirare diversi reliquiari gotici fra cui il braccio di San Matteo e le statue d'argento dei SS. Martiri Salernitani (XIII secolo), portate in processione in occasione della festa patronale.
Cripta di San Matteo. La Cripta si trova al livello inferiore, sotto il transetto e il coro, e contiene il luogo più sacro di Salerno: il Sepolcro, che raccoglie le preziose reliquie del patrono San Matteo. E’costituita da un ambiente a sale con nove file di tre campate con volta a crociera, poggiate su colonne. La Cripta attuale è il risultato dei lavori eseguiti nel primo Seicento, su disegno degli architetti Domenico e Giulio Cesare Fontana. Questi hanno reso scenografico e funzionale lo spazio, organizzandolo intorno alla doppia statua bifronte del santo, eretta sopra il sepolcro, con un doppio altare. Questa doppia statua è stata realizzata da Michelangelo Naccherino nel 1606. La posizione stessa del Sepolcro, collocato al centro della Cripta, sta a indicare che esso ne forma la parte vitale, da cui irradia luce e fervore.
 

Forte la Carnale

Ubicato presso la foce del fiume Irno, il Forte (o Torrione) la Carnale faceva parte di un sistema difensivo costituito appunto da torri, realizzato alla metà del Cinquecento per difendere la città dalle invasioni saracene. Probabilmente, il Forte prende il nome da una strage di Saraceni verificatasi intorno all’anno 872. Trentamila corsari, approdati a Salerno, la cinsero di duro assedio; già la città stava capitolando per fame, quando la morte improvvisa e accidentale di Abdila, capo degli assalitori, seminò lo scompiglio fra loro. I Salernitani ne approfittarono e assalirono i nemici, trucidandone circa quindicimila. Gli altri, atterriti dalla disfatta e tornati alle loro navi, si dettero alla fuga; ma colpiti da una tempesta presso le Calabrie, perirono tutti.
Per la sua posizione strategica, si pensa che la Carnale ospitasse uomini a cavallo con il compito di avvertire la popolazione, in caso di attacchi dal mare. Verso la metà del Seicento, Ippolito da Pastena, il Masaniello salernitano, utilizzò il forte come base di comando per una rivolta contro gli Spagnoli. Vi stabilì anche un presidio di 100 uomini per fronteggiare lo sbarco di truppe francesi, sottraendo Salerno alla capitolazione. Durante la Seconda Guerra mondiale, il forte fu rinforzato con vari "bunker" e dotato di batterie costiere. Subì gravi danni durante lo sbarco alleato del 1943, ovviamente contrastato dai Tedeschi.
Recentemente ristrutturato su due livelli, il Forte è utilizzato per mostre ed esposizioni culturali.
 

Giardino della Minerva

In pieno centro storico di Salerno, si trova il mirabile Giardino della Minerva, orto terrazzato e recintato che si colloca lungo l’asse, che dalla Villa Comunale sale verso il Castello di Arechi. Il valore storico e culturale del Giardino è strettamente legato alla figura di Matteo Silvatico. Il Giardino apparteneva, infatti, alla famiglia Silvatico sin dal XII secolo.
Nel primo ventennio del Trecento, il maestro Matteo Silvatico, insigne medico della Scuola Salernitana e profondo conoscitore di piante per la produzione di medicamenti, vi istituì un "Giardino dei semplici" (cioè di varietà vegetali con virtù medicamentose), che divenne il primo orto botanico del mondo occidentale e in particolare del Mediterraneo. La posizione del Giardino, un sistema d'acqua di vasche e fontane, ma soprattutto l'esposizione ai venti di tramontana, creavano qui una sorta di microclima, fatto di umidità e calore, ideale per le erbe che crescevano, e tuttora vengono coltivate, dalle quali si ricavavano i principi attivi impiegati a scopo terapeutico, che divennero oggetto di studi scientifici e segnarono la nascita della medicina naturalistica. Matteo Silvatico non si limitò a coltivare molte piante ed erbe, poi utilizzate per la produzione di medicamenti, ma cominciò a classificarle e a raccogliere le relative informazioni, nel suo "Liber cibalis et medicinalis Pandectarum".
Nel 1991, il Comune di Salerno, attuale proprietario del Giardino, ha deciso di realizzarvi un Orto botanico dedicato a Silvatico e al suo Giardino dei semplici. L’Orto fu realizzato nel 2000, e il Giardino della Minerva è ora inserito negli itinerari turistici definiti per promuovere al meglio le bellezze del territorio salernitano.
 

Musei di Salerno

MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE
c/o Complesso di San Benedetto Via San Benedetto, 28
Aperto nel 1927, il Museo comprende molto materiale archeologico rinvenuto nel salernitano, specialmente nell'Agro picentino, nella Lucania antica, e dalle varie necropoli etrusco-sannitiche di Fratte, Pontecagnano, Palinuro. Fra i numerosi pezzi di origine romana, è notevole una testa di Apollo del I secolo a.C., attribuita allo scultore campano Pasiteles. Interessante la sezione numismatica e la quadreria che espone opere di autori spagnoli dal Quattrocento al Settecento.

MUSEO DELLA CERAMICA “ALFONSO TAFURI”
Largo Cassavecchia
Aperto al pubblico nel 1987, il museo contiene una ricca raccolta di mattonelle (le c.d. riggiole) dipinte a mano, tipiche del '700 napoletano e dell'800 vietrese. Sono poi esposti utensili da lavoro del Duecento, nonché piatti, boccali e altri oggetti di manifattura locale. Interessante è anche la collezione dei pezzi realizzati da artisti tedeschi dal 1920 al 1947.

MUSEO DELLE CERAMICHE DEL CASTELLO
c/o Castello di Arechi
Via Croce
Contiene una pregevole raccolta di reperti e di materiale ceramico, rinvenuti durante i lavori di restauro del Castello di Arechi. Il Castello fu costruito dai Longobardi nell’VIII secolo, sopra una precedente fortificazione bizantina.

MUSEO DIDATTICO DELLA SCUOLA MEDICA SALERNITANA
c/o Ex Chiesa di San Gregorio
Via dei Mercanti, 72
E’ un museo virtuale, fondato nel 1993. Non contiene oggetti né documenti originali, ma una collezione di riproduzioni fotografiche e diapositive luminose di codici manoscritti e miniati – di varia provenienza europea – che permettono di ricostruire la storia della grande Scuola Medica Salernitana, operante dall'XI al XII secolo.

MUSEO DIOCESANO
c/o Seminario Arcivescovile
Largo Plebiscito Fondato nel 1935, contiene il Tesoro del Duomo e molti oggetti d'arte provenienti dal Duomo, da ritrovamenti e acquisizioni. Notevoli sono i dipinti di maestri meridionali di varie epoche, tra cui Roberto Oderisio, Massimo Stanzione, Luca Giordano; prezioso il c.d. paliotto in avorio del XII secolo (64 tavolette, con scene bibliche); stupendo l’Exultet miniato del XIII secolo. Ricca è la sezione numismatica, con monete che vanno dalla Magna Grecia alla Zecca di Salerno.

PINACOTECA PROVINCIALE
c/o Palazzo Pinto
Via dei Mercanti, 63
Espone dipinti che vanno dal Rinascimento alla prima metà del Novecento. Di epoca rinascimentale sono le pregevoli tavole di Andrea Sabatini da Salerno e del Maestro dell’Incoronazione di Eboli. Del Seicento sono le tele di Giovanni Battista Caracciolo, Andrea De Lioni e Carlo Rosa; del Settecento i quadri di Francesco Solimena e della sua accademia. Bella la sezione dedicata agli artisti stranieri, che dipinsero la splendida costiera amalfitana.
 

Teatro Verdi

La costruzione del Teatro Verdi fu decisa dal Consiglio Comunale nel 1863, su proposta dell’allora Sindaco Matteo Luciani. Progetto e direzione dei lavori furono affidati agli architetti Antonio D’Amora e Giuseppe Manichini, che per le misure e le proporzioni, presero come riferimento il Teatro di San Carlo di Napoli. Le decorazioni furono dirette da Gaetano D’Agostino, pittore di talento, che si avvalse dei migliori artisti del Napoletano. Di rilievo la scultura di Giovanni Battista Amendola, raffigurante Pergolesi morente, collocata al centro del peristilio, mentre al centro del plafond è raffigurato Gioacchino Rossini. Il sipario assolve al compito di celebrare la storia della città attraverso l’evocazione di un glorioso episodio del passato La cacciata dei Saraceni da Salerno, opera di Domenico Morelli. Molto belli sono i medaglioni contenenti l’effige di compositori, poeti e pittori italiani posti sui parapetti dei palchi.
Il Teatro fu inaugurato il 15 aprile 1872 con la rappresentazione del verdiano Rigoletto; nel 1901 fu intitolato a Giuseppe Verdi, morto il primo gennaio dello stesso anno.
Molto danneggiato dal terremoto del 1980, il Teatro è rimasto chiuso diversi anni. Dopo la necessaria ristrutturazione, è stato re-inaugurato nel 1994. Il restauro ha riportato alla luce particolari storico-artistici che rendono ancora più prezioso il Teatro, ottocentesco, a struttura lignea e perfettamente conservato.
Il 22 gennaio 1997, con il Falstaff di Verdi, fu inaugurata la Prima Stagione Lirica della storia recente del teatro, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale. Con l’occasione, fu fondato il Coro Lirico. A quella prima Stagione Lirica altre fecero seguito, con continui consensi di pubblico e di critica. Oltre alla Stagione Lirica, di Balletto e di Concerti, il Verdi ospita oggi stagioni teatrali, rassegne, concerti, appuntamenti per i giovani, laboratori, stagioni di ricerca.
Il Teatro gode di larga rinomanza, in gran parte per merito del nuovo direttore artistico, Daniel Oren.
 

Villa Comunale

Situata alle porte della città, e sorta per opera del Senatore Luciani, la Villa fu progettata dall'architetto Casalbore nella seconda metà dell’Ottocento. In passato veniva considerata una delle principali aree di collegamento fra la città antica e gli altri centri urbani, specialmente Napoli. Il giardino nacque nel 1874 intorno alla celebre fontana di Don Tullio, ovvero di Esculapio, famosa per fornire ristoro ai viandanti provenienti dal mare o dal capoluogo.
La Villa è incantevole, con viali ombrosi e fontane, alimentate dall’acqua dell'Ausino. Essa è stata ampliata nei primi decenni del Novecento e restaurata di recente. Con l’ultimo intervento è stato realizzato un progetto di restauro botanico e architettonico. Si è trattato di un recupero davvero prestigioso che ha visto l'ampliamento dell'area verde, radicalmente riqualificata e destinata a orto botanico con l'innesto di nuove piante rare, legate alla cultura mediterranea. La fontana centrale e gli altri monumenti sono stati restaurati. Sono stati ridisegnati i viali e rifatta la pavimentazione, ora estesa fino alle porte del Teatro Verdi; sicché, adesso, i due più importanti luoghi cittadini risultano collegati da un suggestivo percorso pedonale, Traversa D'Agostino, sulle note di una delicata filodiffusione che accompagna i visitatori.
La villa è ricca di monumenti dedicati ai più importanti personaggi storici salernitani. In particolare, vi si trova il monumento a Giovanni Nicotera, superstite della eroica spedizione di Sapri, rappresentante politico di Salerno dopo il 1860, uno dei maggiori uomini di Stato del primo mezzo secolo del Regno d'Italia. Salerno, dove egli era stato condannato a morte, volle premiare il suo patriottismo inviandolo deputato al Parlamento. e oggi ne custodisce lo stallo su cui sedette a Montecitorio e la divisa di ministro che più volte ebbe a vestire.