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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Salerno

Salerno ha origini antiche, avvolte nel mistero. Gli Etruschi s’insediarono nella zona e lasciarono impronte della loro civiltà, tra cui la necropoli di Fratte, ancor oggi visitabile. Colonizzata dai Romani nel 197 a.C. e chiamata Salernum, la città cominciò a essere importante dopo la seconda guerra punica, quando accolse i Picentini, che Roma distrusse perché alleati di Annibale. Nuovo impulso ebbe la città nel I secolo a.C., dopo la guerra Sociale o Italica. Al finire della Repubblica, essa era fra le più importanti città della Campania: possedeva un anfiteatro celebrato, magnifici templi a Giunone, a Bacco, a Pomona, il collegio degli Augustali, il Foro, l'Accademia, tutto ciò che allora indicava una città di prim’ordine.
Con la caduta dell’Impero romano, Salerno fu devastata dai barbari, poi conquistata dai Goti e fortificata da Teja. Nel 553 fu presa dai Bizantini di Narsete. Nel successivo periodo longobardo – così racconta il famoso codice Anonimo Salernitano – Salerno fu dominio del ducato di Benevento, che mantenne la propria integrità fino all'840. Dopo una serie di lotte interne, nell’848 il ducato fu diviso in due Stati indipendenti: al principato di Salerno furono assegnate Taranto, Lutignano, Cassano, Cosenza, Laino, Lucania, Conza, Sarno, Cimitello, Sora, Teano e Capua. Da allora, Salerno poté competere per importanza con le principali città del Regno.
La storia dei principi di Salerno, quale la racconta l'Anonimo Salernitano, è una serie ininterrotta di usurpazioni reciproche, di tragedie di palazzo, l'una più sanguinosa dell'altra. In breve: Siconolfo morì nell'851 e lasciò erede Sicone suo figlio, ancora lattante: ma Pietro, tutore di questi, pensò bene di avvelenarlo, per carpire il principato, in cui si associò il figlio Ademaro. Quest’ultimo, poco amato dai Salernitani, fu imprigionato e quindi accecato nell’856 da Ganferio I, nominato principe della città. Ganferio I sostenne una lunga guerra contro i Saraceni, che – avanzando dalla Calabria e dal mare – tentarono invano di prendere per assalto Salerno. Guaimario I, figlio di Ganferio I, fu tradito e accecato dal gastaldo di Avellino. Dopo questa disgrazia, Ganferio I, che governava ferocemente, si associò il figlio Guaimario II. A questi successe Gisulfo, imprigionato a tradimento da Landolfo figlio del duca di Benevento. Lotte e tradimenti ebbero fine solo quando Pandolfo Testa di Ferro, signore di Benevento, cugino dello spodestato e prigioniero Gisulfo, chiamato dagli stessi Salernitani, venne a debellare l'usurpatore e a rimettere sul trono Gisulfo. Tra il 978 e il 1000, si succedettero in Salerno: Pandolfo, Giovanni figlio di Lamberto duca di Spoleto: Giovanni II e Guaimario III.
All'epoca di Guaimario III, arrivarono a Salerno i Normanni, che in pochi anni dovevano prendere il dominio nel principato e in tutta l'Italia meridionale. Di ritorno dalla Terrasanta, i Normanni approdarono a Salerno intorno al 1017, durante un tentativo di saccheggio da parte dei Saraceni. I Normanni rincuorarono i cittadini alla difesa, e – cacciati i Saraceni – ebbero da Guaimario onori e ricchi doni. I Normanni restarono, anzi fecero venire congiunti e amici dalla loro nazione: fra i sopraggiunti erano i figli di Tancredi d’Altavilla: Guglielmo, Drogone, Umfredo i quali, per posizione e valore, emersero subito fra tutti, Essi combatterono al servizio dei principi di Capua e di Salerno, poi per proprio conto, contro i Greci e i Saraceni che infestavano l’Adriatico.
In pochi anni i Normanni presero una posizione dominante nel principato di Salerno; Gisulfo II pensò di rafforzare la sua posizione, imparentandosi con loro: e sposò la sorella Sigelgaita a Roberto il Guiscardo, ultimo dei figli del conte d'Altavilla. Gisulfo poi cercò di distruggere Amalfi, ma gli Amalfitani ricorsero allo stesso Guiscardo. Scoppiò fra i due cognati l’inevitabile conflitto. Salerno, fu assalita e conquistata dal Guiscardo, che depose Gisulfo e assunse il principato di Salerno (1075). Così finiva la dominazione longobarda nell'Italia meridionale. La signoria del Guiscardo segnò il periodo d'oro di Salerno; elevata a capitale del regno, la città estese la propria egemonia sull'Italia meridionale. Da Salerno cominciò il movimento di espulsione dei Saraceni dall'Italia. Infine, nella lotta per le investiture, sorta fra il papato di Gregorio VII e l'impero di Arrigo IV, il Guiscardo entrò nella politica generale d'Italia, parteggiando per il papa e ricoverandolo in Salerno, quando Gregorio VII fu costretto a fuggire da Roma. Alla morte di Roberto il Guiscardo, il principato di Salerno, passato a Ruggiero, fu incorporato nel regno di Sicilia, che ebbe il suo centro in Palermo.
Arrigo VI, figlio del Barbarossa, nel 1196 invase il Regno, prese Salerno, la mise a sacco, ne smantellò le fortezze, atterrò le case con ferocia tale, che la città non poté per molti secoli riaversi da quel disastro. Dopo la parentesi sveva, subentrò il dominio Angioino. Nel 1442 la città passò agli Aragonesi, e nel 1503 agli Spagnoli con Roberto II Sanseverino. Nel 1566 città e provincia furono colpite dalla peste, che ebbe effetti devastanti. Venduta poi a un principe Grimaldi, nel 1590 Salerno si riscattava con denaro proprio, pagando al governo spagnolo 80.000 ducati, e tornando città di regio demanio. Gli anni 1685, 1688 e 1694 furono testimoni di disastrosi terremoti che finirono per sprofondare la città in una tremenda miseria. Nel 1708 la città passò ai Tedeschi, e nel 1743 a Carlo III di Borbone. Nel 1799 divenne domino napoleonico, fino al 1815. Dopo la caduta di Napoleone e la fucilazione di Gioacchino Murat, Salerno tornò sotto i Borboni, rimanendovi fino al 1860, quando entrò a far parte del Regno d'Italia.
Dal 1870 Salerno seguì le vicende dell'Italia unita e fu protagonista, nella Seconda Guerra Mondiale, dello sbarco delle truppe alleate in Italia (1943). Dall'11 febbraio al 10 luglio 1944, la città torna al ruolo di capitale, ospitando il governo del Sud, prima presieduto da Badoglio, poi da Bonomi, con i sei partiti antifascisti di allora. L'ultimo atto politicamente rilevante che vi si svolge è la svolta detta, appunto, di Salerno con la quale il leader comunista Togliatti si esprime a favore di quel primo governo post-regime, rimandando alla conclusione del conflitto la questione istituzionale.
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