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Martedì 22 Maggio 2018, Santa Rita da Cascia
Atigra - CC by-sa
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Visitare Rovigo - guida breve

 

Castello

Intorno al 920 il Castello fu eretto dal vescovo di Adria, Paolo Cattaneo. Esso rappresenta il reperto urbanistico più antico della città. Ignoti sono il progettista e l’esecutore dell’opera; è invece certo che il Castello accolse la sede vescovile ed ebbe funzione difensiva contro le scorrerie degli Ungari. Si ritiene che, in origine, fosse una rudimentale fortificazione, composta da una torre cinta da una palizzata. La struttura fu poi modificata e ampliata, fino a diventare una vera e propria fortezza, cinta da mura merlate e da un fossato e dotata di ben otto torri. Vi si accedeva attraverso due ponti levatoi. Al centro della fortezza si elevava il mastio, tuttora esistente, chiamato Torre Donà: alta più di sessanta metri, essa è una delle maggiori torri medievali italiane. Nei pressi sorge la Torre Grimani, chiamata “Torre mozza” perché parzialmente crollata. Entrambe le torri sono pendenti.
Simbolo della città, il Castello – che oggi prospetta su Piazza Matteotti – fu sempre considerato proprietà comunale. Quando, nel 1482, Rovigo si sottomise a Venezia, fu stabilito che la Serenissima dovesse mantenere, riparare ed eventualmente rifare – a proprie spese – le mura e le fortezze. Nel 1598 il Consiglio Rodigino concesse al nobiluomo Niccolò Denudo – a titolo di livello perpetuo – il castello e le sue pertinenze, con l'obbligo di buona conservazione. Nel 1771 i patrizi Donà iniziarono la demolizione della torre col pretesto di pubblico pericolo, ma nella causa loro intentata dai cittadini, ebbero torto. II successore dei Donà, conte Marco Grimani, nel 1836, demoliva parte delle mura; ma la demolizione fu fermata dalle autorità.
 

Chiesa della Beata Vergine del Soccorso (La Rotonda)

Costruita dai fedeli nell’orto dei frati minori francescani, la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso (detta “La Rotonda”), è il più notevole edificio sacro di Rovigo. Il tempio fu costruito per custodire un piccolo affresco della Vergine, ritenuto miracoloso, La prima pietra fu posta dal vescovo di Adria, monsignor Laurenti, il 13 ottobre 1594: i lavori, diretti dal bassanese Francesco Zamberlan, durarono sette anni.
L’edificio si caratterizza per le sue belle linee rinascimentali: di forma ottagonale è circondato da un peristilio, in cui sono murate varie lapidi romane, medievali e più recenti. La chiesa è un vero e proprio scrigno d’arte. All’interno, le pareti sono completamente rivestite di quadri – che raffigurano le storie di Maria e la glorificazione dei podestà veneziani – dovuti ai noti pittori secenteschi Liberi, Maffei, Rando, Riechi, Celesti e Zanchi. Pregevoli sono anche le opere di scultura lignea, come il maestoso altare ricoperto di foglia d’oro che racchiude l’immagine quattrocentesca della Vergine, tanto cara ai rodigini. Nel 1869 il soffitto rovinò, ma venne restaurato e dipinto da Vittorio Bressanin nel 1887, con un episodio della peste.
L’esterno è dominato dal campanile, alto 57 metri, cominciato nel 1655 su disegno dell’architetto veneziano Baldassarre Longhena. Il tempio è considerato monumento nazionale.
 

Complesso di San Bartolomeo

Il complesso di San Bartolomeo, uno dei luoghi più suggestivi di Rovigo, è costituito dalla Chiesa e dall’ex Monastero Olivetano. Le sue origini risalgono al Duecento, ma il massimo splendore viene raggiunto nel Cinque-Seicento, quando i corpi di fabbrica si estesero attorno a due chiostri e due cortili.
Il monastero, detto popolarmente di San Bortolo, fu fondato prima del 1255 dalla congregazione degli Umiliati, dei quali si perde ogni traccia dopo il 1436. Nel convento, la potente famiglia rodigina dei Roverella introdusse monaci dell’ordine olivetano nel 1474: nel 1480 iniziò la demolizione del vecchio convento e la costruzione del nuovo, con un magnifico chiostro di forme rinascimentali, opera dell’architetto ferrarese Biagio Rossetti.
La costruzione della chiesa, intitolata a San Bartolomeo Apostolo, risale alla metà del Cinquecento. Alla fine del secolo fu completato il campanile. La chiesa presenta all’esterno linee semplici e, all’interno, una navata decorato con gusto barocco.
Nel Seicento il monastero venne ampliato e fu costruito il secondo chiostro; nel 1810 gli Olivetani furono allontanati da Rovigo, a seguito dei decreti napoleonici, e il complesso lentamente decadde. Donato nel 1884 al Comune di Rovigo, il monastero fu adibito a casa di ricovero e, solo nel 1979, fu destinato a sede del Museo Civico delle Civiltà in Polesine; oggi ospita il Museo dei Grandi Fiumi e la Mostra storico–documentaria su Giacomo Matteotti, recentemente restaurata.
 

Duomo di Rovigo

Dedicato a Santo Stefano, papa e martire, il Duomo (o Collegiata) di Rovigo sorge sulla piazza omonima ed è la più antica chiesa della città. La costruzione originaria risale al X secolo: da essa prese nome l’antico rione medievale del Castello, da cui ebbe origine il centro storico di Rovigo. Il tempio attuale risale a un primo rifacimento del 1401, ma soprattutto alla riedificazione del 1696, voluta dal vescovo Carlo Labia, patrizio Veneto e illustre letterato, e realizzata su disegno dell’architetto padovano Girolamo Frigimelica.
La facciata è tuttora incompiuta, mentre la cupola, che all’esterno è fasciata da una struttura ottagonale, risale alla fine del Settecento ed è opera di Giuseppe Sabadini.
L’interno, a navata unica, si presenta nella sua vastità luminosa con le sue ampie e robuste strutture. Spicca subito lo stupendo altare in marmo rosso di Verona, realizzato su progetto di padre Giuseppe Pozzo, uno dei maggiori artefici del barocco europeo. Tra le opere di interesse artistico, si segnalano una tela di Palma il Giovane raffigurante Cristo risorto tra Santo Stefano e San Bellino e le deliziose sculture di Antonio Corradini, poste sul ciborio dell’altare del transetto: particolarmente belle sono le due statuette raffiguranti le Allegorie della Fede e della Speranza, caratterizzate dalla tipica finezza di esecuzione dell’artista settecentesco. Un vero capolavoro è la grande pittura in fondo al coro – opera del siciliano Tommaso Sciacco – che rappresenta Stefano papa nell’atto di battezzare e di rendere la vista a Lucilla, figlia del tribuno militare Nemesio. Si possono inoltre ammirare due tavole del Garofolo, una con San Pietro e l’altra con San Paolo, un meraviglioso candelabro in bronzo attribuito a Jacopo Sansovino e il magnifico pergamo, disegnato da L. Urbani ed eseguito dal veneziano Jacopo Spiera.
 

Loggia dei Notari

La cosiddetta Loggia dei Notari, attuale Palazzo del Municipio, prospetta su Piazza Vittorio Emanuele II. La sua costruzione risale ai primi decenni del Quattrocento, e prese il nome di Loggia dei Notari perché al suo interno operavano i notai della città. L’esterno si caratterizza per il bel sottoportico, con travi a vista e muratura robusta, da una bella scala esterna e dalla settecentesca balaustra che sovrasta le arcate della facciata.
Al centro della Loggia campeggia la notevole statua della Vergine col Bambino, opera dello scultore veronese Giulio Mauro della fine del Cinquecento. Il grande salone che si trova all’interno è decorato da prestigiose pitture tra cui spiccano l’Ecce Homo del Panetti, un bassorilievo ligneo del Seicento, una Pietà con San Pietro e Sant’Andrea di Francesco Maffei, i due Provveditori alle vettovaglie in adorazione della Vergine di Pietro Liberi, San Francesco d’Assisi e San Bellino di G.B. Novelli.
 

Musei di Rovigo

MUSEO CIVICO PRESSO LA CHIESA DI SANTA CATERINA
Piazzetta Botter, 1
Ospitato nella trecentesca chiesa di Santa Caterina, il museo espone una pregevole raccolta di dipinti. Fra gli autori rappresentati spiccano grandi nomi, tra cui Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, Lorenzo Lotto, Giambattista Tiepolo, Francesco Hayez. Preziosi sono poi gli affreschi alle pareti, scoperti di recente: si ritiene che siano opera di Tommaso da Modena e di Gentile da Fabriano.

MUSEO DEI GRANDI FIUMI
c/o ex Monastero degli Olivetani di San Bartolomeo
Piazzale San Bartolomeo, 18
E’ un moderno museo archeologico, etnografico e storico. Inaugurato nel 2001, esso testimonia i profondi legami esistenti fra l’uomo e l’ambiente, specie quello acquatico. I grandi fiumi – il Po e l’Adige – sono visti come fonte di vita e come via di comunicazione: fin dai tempi più lontani, essi hanno contribuito alla vita e allo sviluppo delle popolazioni rivierasche. Il percorso museale, impreziosito dai reperti archeologici e dalle ricostruzioni virtuali, consente di rivivere l’avventura degli insediamenti umani e quindi l’evoluzione biologica e culturale della nostra specie. Attualmente, esso copre – in tre sezioni – l’Età del Bronzo, l'Età del Ferro e l'Età Romana, e presenta reperti archeologici ritrovati nell'Alto e del Medio Polesine. I reperti più importanti sono quelli d’epoca proto-villanoviana, che provengono da Frattesina, e quelli del Neolitico e dell’Età del Ferro, ritrovati a Villamarzana e a Mariconda. L’epoca romana è presente con un ricco lapidarium.
Il percorso si conclude con una ricca collezione di oggetti e arnesi usati dai contadini polesani, negli ultimi due secoli.

PINACOTECA DELL’Accademia dei Concordi
c/o Palazzo Roverella
Piazza Vittorio Emanuele II, 14
L'Accademia dei Concordi, sorta nel 1580, è la maggiore istituzione culturale della città. La Pinacoteca omonima nasce nel 1833, quando il conte Casilini dona all’Accademia la propria collezione di dipinti. Un notevole incremento avviene nel 1877 con il legato di metà della collezione dei conti Silvestri; l'altra metà va al Seminario Vescovile di Rovigo. Il terzo importante legato avviene nel 1901, per volontà di Albano Gobbetti. Nel 1982 la Pinacoteca del Seminario Vescovile, ricca di circa duecento opere, è affidata all'Accademia dei Concordi; si realizza cosi la riunificazione della collezione Silvestri.
Attualmente, la Pinacoteca comprende circa 750 opere di pittura, di scuola soprattutto veneta, che coprono il periodo dal Quattrocento al Settecento. Tra gli artisti maggiori, sono qui rappresentati: Giovanni Bellini (Madonna col Bambino e Cristo portacroce), Palma il Vecchio (Flagellazione) e Palma il Giovane (Cena di Pasqua con gli Ebrei), Giambattista Tiepolo (Ritratto di Antonio Riccoboni), Giovanni Battista Piazzetta (San Francesco di Paola), Rosalba Carriera (Autoritratto), Alessandro Longhi (Ritratto di Giulio Contarini da Mula) e il Pittoni. Notevoli sono anche alcune opere di scuola ferrarese, la stupenda “Venere allo specchio” del Mabuse, e alcuni arazzi fiamminghi del Seicento che riprendono il tema dei “Trionfi” del Petrarca.
La sezione archeologica comprende interessanti reperti paleoveneti e romani, provenienti specialmente dalla donazione Silvestri, e una raccolta di antichità egizie.
 

Palazzo Roverella

Palazzo Roverella prospetta su Piazza Vittorio Emanuele II, la piazza principale di Rovigo. Nella seconda metà del Quattrocento, intorno al 1474, fu voluto dal cardinal Bartolomeo Roverella. Il primo architetto fu il ferrarese Biagio Rossetti, ma pare che i suoi disegni siano stati completati da altri, dopo la morte del cardinale, avvenuta nel 1477, che causò una sospensione dei lavori: ne uscì, comunque, un gioiello architettonico, che ben testimoniava il grande prestigio raggiunto dalla famiglia Roverella alla corte estense.
Sproporzionato rispetto agli altri palazzi della piazza, l’edificio s’impone sia per la possente struttura e le ampie dimensioni, sia per l’armonia della sua facciata in cotto, percorsa da tre ordini di aperture. Essa poggia su belle colonne marmoree, in un gioco cromatico di grande effetto. Il palazzo ospitò per vari anni gli uffici del locale Monte di Pietà: attualmente le belle sale di Palazzo Roverella accolgono la prestigiosa Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi.
 

Palazzo, Biblioteca e Accademia dei Concordi

Il neoclassico Palazzo dell’Accademia dei Concordi sorge sulla Piazza Vittorio Emanuele II. Ultimato nel 1814, è una delle massime opere dell’architetto rodigino Sante Baseggio.
Un magnifico scalone conduce a un'ampia sala illuminata da tre finestroni. All’inizio dello scalone è il monumento eretto a Venezia nel 1701 al doge Silvestro Valier, donato nel 1843 dai fratelli Ottaviano e Alessandro Valier. Nel pianerottolo si trova un medaglione col ritratto del conte Niccolò Casilini, donatore di molti quadri, eseguito da A. Gradenigo, con un'inscrizione latina. Presso la finestra è posto il monumento eretto alla memoria di Giovanni Miani, scolpito nel 1877 da G. Soranzo. Salito lo scalone, presso la sala delle letture accademiche, sopra una colonna di marmo è il busto di Garibaldi, scolpito da P. Carletti nel 1884. A destra, presso la porta della Pinacoteca, fu posta nel 1893 una colonna col busto di G. H. Tenani, scolpita da A. Rivalta. In un salone del piano superiore vi è un busto, con colonne, del conte Domenico Angeli, opera di C. Torrigiani. Infine, nella stanza del bibliotecario è posta una grande inscrizione latina in memoria dei fratelli conti Pietro e Girolamo Silvestri, per aver donato la loro biblioteca da essi posseduta.
Il Palazzo è fra i più conosciuti di Rovigo perché sede dell’Accademia dei Concordi, ma soprattutto perché sede di una prestigiosa Pinacoteca (recentemente trasferita a Palazzo Roverella) e di una ricchissima biblioteca. Alla Pinacoteca si accenna nella scheda relativa ai “musei”. Per quanto riguarda la biblioteca, notiamo che essa possiede oltre 70.000 fra volumi, opuscoli e incunaboli, alcuni dei quali sono pezzi unici, molti sono pezzi rari.
A titolo di esempio, ricordiamo: la Confutazione del Cristianesimo, del rabbino Giuseppe Albo, in ebraico (membranaceo del secolo XV) e, fra gli incunaboli, la rarissima edizione di Vindolino da Spira, fatta a Venezia nel 1471, delle opere filosofiche di Cicerone.
L’Accademia sorse nel 1580, sotto l'influsso del Rinascimento. Dapprima ebbe carattere intimo poiché il fondatore, Gaspare Campo, accoglieva in sua casa gli amici, amanti e protettori delle lettere e delle arti; poi il ritrovo divenne pubblico fra i soci quando il figlio di Gaspare, Alessandro, continuò a riunire i dotti e gli artisti dell’Accademia nella casa avita. Dopo di lui l’Accademia ebbe lunghi periodi di crisi fino all'anno 1835. In quell'anno fu statuito che I'Accademia, che aveva ormai ordini propri e vantava numerosi soci, dovesse reggersi e mantenere le passate gloriose tradizioni scientifiche, artistiche e letterarie mediante un contributo annuo dei suoi membri. Nel 1814, l’Accademia trovò sistemazione in un palazzo proprio, quello attuale e continuò a essere il centro culturale di Rovigo e di tutto il Polesine.
Essa fu onorata da sommi scienziati e letterati, che furono proclamati suoi accademici: tra gli altri, il cardinale Mai, Arnaldo Fusinato, Jacopo Cabianca, Theodor Mommsen, Giosuè Carducci e, non ultimi, Attilio Hortis e Fedele Lampertico.