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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
Pascal Reusch - CC by-sa
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Terme di Caracalla

Roma / Italia
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Furono realizzate fra il 212 ed il 217 all’epoca dell’imperatore Caracalla, su un'area quadrata di circa 330 metri di lato. L'impianto ricalca lo “standard” adottato dagli architetti romani per gli edifici termali. Il grande edificio centrale, di circa 220 metri di lunghezza per 114 di larghezza era circondato da un ampio giardino e da un recinto esterno, frutto dell'opera di Eliogabalo e di Alessandro Severo, con ambienti di servizio ed esedre. Le Terme di Caracalla potevano ospitare contemporaneamente oltre 1600 persone impegnate in attività fisiche, o dedicate alla cura della persona nei bagni, o alla lettura. Oltre agli immancabili ambienti del "frigidarium", occupato dalla piscina, di ben due "tepidaria" e del "calidarium", una sala circolare dal diametro approssimativo di 35 metri, si trovavano diverse palestre e sale absidiate. Le decorazioni degli ambienti erano affidate a marmi policromi, metalli preziosi, giochi d'acqua, pavimenti a mosaico e ad una serie di sculture che comprendeva l'Ercole di Glicone, il gruppo del Toro Farnese, e la Flora, oggi tutte facenti parte della collezione Farnese ospitata presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Le terme vissero solo tre secoli: furono definitivamente abbandonate poco dopo il 537, a seguito dell'assedio di Vitige, re dei Goti, il quale tagliò gli acquedotti per prendere Roma per sete. Il complesso termale divenne il cimitero dei pellegrini ammalatisi durante il viaggio a Roma e ricoverati nel vicino Xenodochium dei SS. Nereo e Achilleo. Nel XII secolo le terme furono cava di materiali per la decorazione di chiese e palazzi.
Dopo gli scavi Farnese della metà del Cinquecento, le Terme vissero un lungo periodo di oblio. Poi, nel 1824 scavi sistematici iniziati nel corpo centrale portarono alla luce, tra l'altro, i famosi mosaici pavimentali con gli atleti, attualmente conservati ai Musei Vaticani. Nel 1867 fu rinvenuta una ricca domus di età adrianea, con pavimenti a mosaico e affreschi di alle pareti. Nei primi anni del Novecento si procedette all'esplorazione del recinto perimetrale e di parte dei sotterranei. Questi scavi portarono alla scoperta dei vani compresi nella grande esedra occidentale, della Biblioteca e, nel sottosuolo, del Mitreo e di quello che recenti studi hanno identificato in un mulino ad acqua. L'esplorazione sistematica delle gallerie, in parte già note dal Settecento e dall'Ottocento, iniziò nel 1901, per proseguire nel 1938-1939. Gli ultimi scavi risalgono agli anni Ottanta, ma ancora nel 1996 fu ritrovata una statua di Artemide, senza testa. Ora esposta nell’aula Ottagona delle Terme di Diocleziano.
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