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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Isola Tiberina

Roma / Italia
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Narra la leggenda che, quando fu cacciato da Roma l’ultimo re, Tarquinio il Superbo, i romani gettarono nel Tevere le messi. Su queste si accumulò tanto fango da dare origine a un’isola: l’Isola Tiberina. In antico, l'isola fu indicata con diversi nomi: dapprima "Isola Lycaonia", poi "Isola di San Bartolomeo", per la presenza della basilica omonima, e "Isola dei due ponti", per i ponti Cestio e Fabricio che collegano l’isola con le due sponde del Tevere.
Già in epoca romana l’Isola Tiberina divenne centro dedicato alla medicina. Sempre secondo la leggenda - riportata nelle “Metamorfosi” di Ovidio - per debellare la peste che colpì Roma nel 294-293 a.C., si pensò di mandare una delegazione alla città greca di Epidauro, con il compito di portare a Roma l’effigie di Esculapio, padre della medicina. Lo stesso Esculapio, in forma di serpente, si presentò ai romani e ricondusse le loro imbarcazioni fino alla foce del Tevere, scendendo sull’Isola. Qui i romani edificarono un santuario e sistemarono rive ed argini in modo tale che l’Isola prendesse la forma di una grande nave da guerra, ancorata lungo il fiume: la cosiddetta “Nave di Esculapio”, con un obelisco come albero maestro. Di queste opere rimangono pochissime vestigia, mentre la tradizione medica dell’Isola continua anche ai tempi nostri, attraverso l’importante Ospedale Fatebenefratelli, qui fondato alla fine del Cinquecento.
Sull'isola si trovano la chiesetta di San Giovanni Calibita, con un piccolo campanile barocco, e la medievale torre Caetani, potente famiglia romana che aveva trasformato l'isola in fortilizio. Nella piazza sorge la chiesa di San Bartolomeo, costruita nel X secolo dall’imperatore Ottone, semidistrutta alla fine del Cinquecento e ricostruita nel Seicento. Al centro della piazza si trova la Guglia di Ignazio Giacometti (1869), con coronamento a cuspide e quattro statue di santi.
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