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Chiesa di Santa Maria in Vallicella

Roma / Italia
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E’ ricordata sin dal XII secolo, come dedicata alla natività della Madonna. Nel Quattrocento e nel Cinquecento fu spesso denominata Santa Maria in Puteo Albo per la presenza, di fronte all’edificio ecclesiale, di un antico puteale di marmo bianco. Nel 1575 papa Gregorio XIII riconobbe la Congregazione dell’Oratorio - fondata da San Filippo Neri nel 1551 - e le assegnò l’antica chiesa di Santa Maria in Vallicella, allora ridotta in cattive condizioni. L’opera di ricostruzione fu subito affidata a Matteo da Città di Castello, che utilizzò il modello della navata unica con quattro cappelle per lato. Dal 1586 al 1590 subentrò nella direzione dei lavori Martino Longhi il Vecchio, che aggiunse una quinta cappella destra e sinistra, ed eresse l'abside, il transetto e la cupola allontanandosi dallo stile riformistico Gesuita, che comunque si ritrova nella facciata in travertino, inquadrata da lesene, eretta tra il 1594 e il 1606 su disegno di Fausto Rughesi.
La facciata è in travertino ed è scompartita in due ordini di paraste binate; alla sommità del primo ordine scorre, lungo il cornicione, l’iscrizione dedicatoria per il committente, Angelo Cesi, vescovo di Todi e fratello del cardinale Pier Donato. Il portale maggiore spicca su quelli laterali, oltre che per le dimensioni anche per la presenza – a sottolinearne l’importanza – delle colonne binate che sostengono l’architrave e la lunetta centinata e aggettante dove è collocata la Madonna Vallicelliana, opera scolpita da G.A. Paracca, autore anche delle statue nelle nicchie dell’ordine superiore (San Gregorio Magno a sinistra e San Girolamo a destra).
La cupola, che Martino Longhi aveva realizzato priva di tamburo nel 1590, fu modificata da Pietro da Cortona nel 1650 con l’aggiunta di una lanterna e cupolino per una migliore illuminazione interna. L'interno è distribuito su croce latina. Il fasto della chiesa accoglie il visitatore che non può fare a meno di stupirsi per la grandezza e sontuosità dell’aula ecclesiale. La chiesa conserva molte e preziose opere d’arte, soprattutto dipinti, ma anche affreschi, stucchi, sculture in marmo ed in bronzo. Fra i numerosi artisti che qui hanno lasciato la loro impronta, basterà ricordare Pietro da Cortona, Cavalier d’Arpino, Pietro Paolo Rubens, Cristoforo Roncalli dal Pomarancio, Carlo Rainaldi, Carlo Maratta.
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