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Storia di Rimini

Numerose scoperte paletnologiche fatte nel territorio attestano che Rimini è città di origine e che la sua fondazione precede quella di Roma. Non si hanno notizie certe sulla presenza - nel riminese - degli Etruschi, ma qualche studioso l’ha prospettata come possibile. Certo è invece che, verso la seconda metà del IV secolo dalla fondazione di Roma, i Galli Senoni occuparono Rimini e vi costituirono l'unica loro importantissima zecca; e da Rimini - sotto la guida di Brenno - marciarono su Roma, la misero a sacco e la incendiarono; per il riscatto Roma dovette versare molto oro, misurato in base all'Aes grave riminese, che era a quei tempi la più pesante di tutte le monete fuse. Nel 486 di Roma, i Galli Senoni furono sconfitti dai Romani, e perdettero Rimini, che divenne dominio di Roma; sin da allora Roma presidiò e favorì Rimini in ogni modo, riconoscendone la grande importanza strategica e marinara. Rimini fu collegata con le grandi vie romane: nel 534 di Roma, il censore Flaminio fece costruire la grande via che unì Roma a Rimini, via che fu chiamata Flaminia; trentatré anni dopo M. Emilio Lepido la estese fino a Piacenza, e fu chiamata Emilia; infine, il console Popilio Senate fece costruire una terza strada litoranea da Rimini fino a Venezia, e questa nuova arteria fu detta Popilia.
Nel VI secolo, dopo la caduta dell’impero romano, Rimini subì invasioni da parte dei Goti, e fu occupata dai Greci che nel 567 costituirono l'esarcato di Ravenna, e crearono la Pentapoli - che comprendeva Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona - scegliendo Rimini come sede; fu poi retta da propri Duchi fino a tutto il secolo VII. Nel secolo VIII Rimini passò sotto il governo della Chiesa alle dipendenze di duchi e conti, ma fino al X secolo fu agitata da continue guerre. Solo col sorgere della Potenza dei Malatesta, che da Verucchio si portarono a Rimini, la città poté assurgere ai più alti fastigi, fino a raggiungere nel secolo XV - sotto Sigismondo e con l'appoggio della Chiesa - un prestigio pari a quello delle maggiori signorie d'Italia.
Federico I Barbarossa - salito al trono germanico e ricevuta da Papa Adriano IV la sacra unzione e la corona imperiale - concesse a Rimini una magistratura autonoma e la facoltà di batter moneta (1157). Intorno al 1200, Rimini divenne libero Comune. In questo periodo ebbero inizio le aspre lotte tra le famiglie guelfe Gambancerri e Malatesta da una parte, e le famiglie ghibelline Omodei e Parcitadi dall'altra: lotte che si conclusero nel 1295 con la vittoria dei Malatesta. Il capostipite della famiglia che si stabilì in Rimini fu il Malatesta da Verucchio, dal quale discendono i figli: Giovanni lo Sciancato (1304), Paolo il Bello, Malatestino dall'Occhio (1317). Da Rimini la signoria malatestiana si estese in breve volgere di tempo, e per una durata di circa due secoli, su molte città della Romagna e delle Marche. Nel 1354 Galeotto si impadronì di Ascoli Piceno e ne imprigionò il Vescovo, provocando lo sdegno del Pontefice Innocenzo IV. Il Papa, da Avignone, mandò il Cardinale spagnolo Egidio Albornoz, con il compito di riconquistare alla Chiesa la Marca riminese. Ma ogni minaccia riuscì vana: il Malatesta persistette nelle sue violenze contro città ed uomini rispettabili - per dignità e dottrina - delle Marche e degli Abruzzi. L'Albornoz rivolse allora le sue cure al recupero della Marca di Ancona e della Romagna. Dopo essersi guadagnato l'appoggio di Gentile da Mogliano di Fermo e di Ridolfo da Varano di Camerino, iniziò le operazioni militari contro i due potenti Malatesta di Rimini. I Malatesta si allearono con il loro nemico Francesco degli Ordelaffi, che aveva usurpato una larga parte della Romagna. Dopo alterne vicende - avendo il Pontefice fatto ricorso all'aiuto del Doge di Venezia, del Re di Sicilia, degli Estensi, dei Visconti e di molti Comuni fra cui Venezia, Firenze, Perugia - per il valore di Rodolfo da Camerino, Galeotto Malatesta fu vinto fra Macerata ed Ancona e fatto prigioniero. Ma abilmente egli fece atto di sottomissione al Pontefice (1356), che per mezzo del suo Legato Cardinale Albornoz, concluse la pace coi Malatesta. Questi finirono col militare sotto le insegne della Chiesa, movendo alla conquista di Cesena, Forlì e Faenza tenute dagli Ordelaffi e dai Manfredi.
Il periodo più fulgido di questa potente famiglia riminese fu quello in cui visse e governò Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468) che riassunse in sé i pregi, le alte virtù e i difetti dei suoi antenati: grande ingegno, dottrina, violenza, mecenatismo, ardire, scaltrezza, crudeltà. Per quanto la sua vita fosse tutto un guerreggiare ora contro i Fiorentini, o il Duca di Milano, ora contro il Re di Napoli, o contro la Chiesa e i Veneziani, pure amò sempre circondarsi di letterati e di artisti insigni. Successore di Sigismondo fu il figlio Roberto, soprannominato il Magnifico, degno emulo del padre: per assicurare la sua signoria uccise i membri della sua famiglia che aspiravano allo scettro. Morì nel 1483, al servizio del Pontefice. Con Pandolfo IV, detto Pandolfaccio, incomincia la decadenza dei Malatesta; infatti il 10 ottobre 1500 il Duca Valentino Borgia abbatté la signoria malatestiana ; il Pandolfo riprese il potere il 6 agosto 1503, ma il 17 dicembre dello stesso anno vendette la città ai Veneziani, i quali - nel 1509 - la restituirono al Pontefice. Rimini rimase sotto il governo pontificio quasi ininterrottamente fino alla sua annessione al Regno d'Italia (1860).
Di questo ultimo periodo storico meritano però speciale ricordo due importanti avvenimenti. Il primo si riferisce al celebre proclama emanato da Gioacchino Murat in Rimini nel 1815, per sollevare il popolo contro gli Austriaci, proclama vibrante di entusiasmo e di fede nella redenzione della patria; il secondo avvenimento è la cosiddetta battaglia delle Celle (1831), episodio glorioso quanto sfortunato della insurrezione di Rimini contro l'Austria.
Nei decenni successivi la città conobbe un vivace sviluppo politico-culturale, aperto a idee e correnti innovative e moderne. Il periodo fascista significò anche qui la caduta in quel clima provinciale, sonnolento e a un tempo pregno di retorica, magistralmente rappresentato dalla sottile ironia di Federico Fellini in alcuni dei suoi film migliori.
Nel dopoguerra la città ha conosciuto il grande sviluppo turistico che ne ha fatto la capitale del turismo estivo e del divertimento della costa adriatica che tutti conoscono.
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