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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Storia di Rieti

Quali siano stati i primi abitanti della valle del Velino è assai incerto. Alcuni credono che fossero gli aborigeni, ma si tratta di una semplice supposizione. E’ ormai certo che Rieti preesisteva alla fondazione di Roma. Ed è naturale che una zona bella e fertile, come quella in cui giace Rieti, fosse scelta per dimora fin dall'età più remota. Il nome originario della città era Reate, ma anche l’origine del nome è avvolto nel mistero.
La regione compresa nell'attuale provincia di Rieti apparteneva alla Sabina, che ha avuto grande importanza nella storia di Roma, colla quale si trovava a contatto. I Sabini costituirono una delle più antiche razze d’Italia e molti di essi si fusero coi Romani, sia concludendo numerosi parentadi (lo prova il celebre ratto delle Sabine), sia stabilendosi in Roma e divenendo cittadini romani. Pare che i Sabini fossero di razza umbra. Catone crede che la prima dimora dei Sabini fosse intorno ad Aminterno, presso la base del Gran Sasso d’Italia. E’ certo però che in tempi antichissimi i Sabini occuparono la fertile valle del Velino e vi si stabilirono. Da qui sembra che scendessero man mano verso il basso Tevere e venissero così, coll'andare del tempo, a contatto colla nuova città di Roma. La prima grande guerra fra Romani e Sabini tu combattuta parecchi secoli dopo la fondazione di Roma e precisamente nell'anno 290 a.C. I Romani, guidati dal console Curio Dentato, vinsero completamente i Sabini, facendo numerosi prigionieri e sottoponendo al dominio di Roma le loro città.
Rieti accettò la dominazione romana e a Roma si mantenne fedele, ricevendo in compenso benefici. Già, fin dai primi anni della conquista di Curio Dentato, Rieti ebbe dai Romani il beneficio di veder prosciugare la sua pianura fino allora paludosa, per le frequenti esondazioni del fiume Velino. È certo che, bonificato il territorio circostante, la valle del Velino doveva crescere in benessere e di popolazione; Rieti divenne una città ricca e fiorente. Numerose famiglie del patriziato romano eressero ville sontuose sulle rive del Velino.
Dopo la caduta di Roma, Rieti, per la sua posizione appartata, acquistò una certa indipendenza, e non sembra che subisse gravi molestie dai barbari. Ma quando i Longobardi penetrarono nell'Italia centrate e fondarono il ducato di Spoleto, Rieti ne fu assoggettata (584) e divenne sede di un gastaldato longobardo.
Caduto con Desiderio il regno longobardo, sembra che Rieti ed alcuni vicini territori della Sabina fossero compresi nella donazione riconfermata da Carlo Magno ai pontefici romani nel 773. Le violente incursioni saracene, che alla fine del IX secolo investirono Rieti e l'intera Sabina, furono definitivamente debellate dai Reatini capeggiati da Archiprando (nel 916).
Con lo sviluppo della Potenza normanna nell'Italia meridionale, i Reatini subirono l'assedio delle truppe di Ruggero II di Sicilia, che nel 1149-1151 distrussero la città, costringendola alla resa. S’intraprese allora un'intensa opera di ricostruzione, che culminò con la consacrazione - nel 1157 - della cripta della Cattedrale ad opera del vescovo Dodone.
In gran parte distrutta da ripetuti incendi, sul principio del secolo XIII, Rieti si eresse in municipio ed ebbe numerosi privilegi dai papi, specialmente da Onorio III. Nel 1198 Rieti fece atto di omaggio a Innocenzo III e da allora restò quasi sempre fedele ai papi, che più volte la scelsero come sede o rifugio. Assediata da Federico II, la città resisté valorosamente e costrinse l'imperatore a togliere l'assedio (1241). Più tardi in Rieti Nicolò IV incoronò solennemente Carlo II, re della Sicilia, ricevendone in compenso giuramento di fedeltà ed omaggio.
Nel 1321 podestà e capitano di Rieti sarà Jacopo Sciarra Colonna del partito imperiale. Travagliata dalle lotte di parte e costretta a subire le ingerenze dei sovrani angioini durante il periodo avignonese, nel 1354 la città rinnovava l'atto di omaggio alla Chiesa nella persona del cardinale Albornoz. Al tempo della guerra degli Otto Santi (1378), pur mantenendosi dalla parte del papa, Rieti si diede in signoria temporanea a Cecco Alfani, la cui famiglia predominò poi nella città fino al 1425, quando ne fu bandita.
Qualche secolo dopo, l'escavazione di un nuovo canale, che doveva raccogliere le acque del Velino sparse per la pianura reatina per scaricarle nella Nera, provocò una guerra coi Terni. Dopo vari scontri, tutti con esito incerto, gli abitanti di Rieti proposero che la contesa fosse deferita al giudizio del celebre condottiero Braccio da Montone, che in Rieti e in tutta l’Umbria aveva grandissimo ascendente. Braccio da Montone pose fine alla contesa per il momento, ma, rimanendo la causa, gli attriti tra le due città continuarono ancora.
Nel breve periodo della repubblica romana del 1798, Rieti fu Cantone Urbano compreso nel Dipartimento del Clitunno con capoluogo Spoleto. La seconda invasione francese e la proclamazione dell'impero videro Rieti far parte del Dipartimento del Tevere, con capoluogo Roma e sede di Sottoprefettura.
Nel 1824 Leone XII riunì Rieti alla Delegazione di Spoleto, ma nel 1831 la città tornerà di nuovo ad essere provincia a sé stante. I moti risorgimentali dell'epoca, ebbero come teatro di battaglia il Colle di Lesta, nelle vicinanze del centro urbano, con la contrapposizione delle truppe del generale Guglielmo Pepe a quelle austriache del generale Frimont, che volevano ripristinare l'assolutismo di Ferdinando I.
Allo scoppio dei moti romagnoli del 1831, Rieti ribadì la sua fedeltà al papa, opponendosi all'assedio delle truppe rivoluzionarie, guidate dal generale Sercognani. La prima guerra d’indipendenza del 1848, ebbe a Rieti numerosi seguaci.
Le truppe italiane entrarono in Rieti il 23 settembre 1860. Nel 1861 le delegazioni di Perugia, Orvieto, Spoleto e Rieti furono riunite in provincia umbra, con capoluogo Perugia e Rieti divenne capoluogo di Circondario. Nel 1923, la città fu aggregata alla provincia di Roma e finalmente, con decreto del 2 gennaio 1927, fu dichiarata capoluogo di provincia, con l'annessione del Circondario di Cittaducale.
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