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Martedì 23 Maggio 2017, San Giovanni Battista de Rossi
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Visitare Reggio nell'Emilia - guida breve

 

Basilica di San Prospero

Intitolata al patrono di Reggio Emilia, la Basilica di San Prospero, prospetta sulla piazza omonima e costituisce un importante esempio di barocco emiliano. L'edificio è stato eretto nel 997, per volontà del vescovo Teuzone, ma la costruzione attuale conserva ben poco della struttura originaria, modificata radicalmente da una ristrutturazione realizzata tra il 1514 e il 1523.
La facciata risale alla metà del Settecento ed è stata disegnata da Gian Battista Cattani. Vi si possono ammirare undici statue che raffigurano i dottori della Chiesa e i Santi Protettori. Notevoli i sei leoni di marmo posti all'inizio del sagrato, probabilmente per sostenere sei colonne previste da un progetto dello scultore Gaspare Bigi, che non fu portato a termine. Sulla destra s’innalza il campanile, anch'esso rimasto incompleto.
L'interno della Basilica è a tre navate e a croce latina con cupola. Nel catino absidale si può ammirare il ciclo di affreschi dell’artista bolognese Camillo Procaccini, che raffigura il Giudizio Universale. Nel cantiere si succedettero anche il cremonese Bernardino Campi e il parmense Giovan Battista Tinti. Prezioso è il coro ligneo realizzato dai De Venetiis nel 1546; intarsiato con paesaggi campestri, nature morte, prospettive urbane, costituisce per la tecnica raffinata un capolavoro dell'arte della lavorazione a intaglio e della tarsia che si afferma a Reggio Emilia fin dalla metà del '400. All'interno della Basilica sono conservate le spoglie di San Prospero.
 

Battistero (Chiesa di San Giovanni Battista)

La Chiesa di San Giovanni Battista prospetta su Piazza Prampolini. E’ un singolare edificio che risale al 1040 o 1049, caratterizzato da una pianta a croce latina, al cui centro si trova il Battistero (fonte battesimale). Notevoli le trasformazioni operate alla fine del Quattrocento dal Vescovo di Reggio Bonfrancesco Arlotti, cui si deve anche l'adeguamento rinascimentale della facciata - dove spicca, sopra il portale, la lunetta dove è scolpito il Battesimo di Cristo - e l'inglobamento della struttura nel Palazzo Vescovile.
All’esterno, il portale è strombato con fasci di colonnine e lunetta nella parte superiore; qui, sopra una stemma degli Arlotti è scolpito il Battesimo di Cristo già erroneamente riferito a Bartolomeo Spani. Su una colonna dell'ingresso, sono ancora visibili le misure lineari del "braccio" e della "pertica reggiana", basilari per le misurazioni mercantili. Da esse nacque il detto popolare "San Giovanni fa vedere gli inganni".
Ricordiamo all'ingresso la cantoria di struttura settecentesca, e tele della Madonna. Grande importanza ha la vasca battesimale a pianta ottagonale.
All'interno si ammirano varie opere fra cui spiccano: la grande cantoria di struttura settecentesca, tele della Madonna, l'importante affresco del Battesimo di Cristo, eseguito da Francesco Caprioli (1497-1498), con la probabile collaborazione del milanese Cesare Cesariano per la parte architettonica, e la vasca battesimale in marmo rosso di Verona con formelle in marmo (1494).
 

Chiesa di San Giovanni Evangelista (San Giovannino)

La Chiesa di San Giovanni Evangelista si affaccia sulla storica Piazza San Giovanni ed è conosciuta col nome di San Giovannino. La Chiesa, eretta probabilmente nel XII secolo, fu ricostruita nelle forme attuali alla metà del Cinquecento – su disegno di Girolamo Casotti – e terminata nel 1563.
La facciata, severa e in cotto a vista, è incompiuta. Una nicchia rettangolare contiene un moderno mosaico che raffigura Sant’Antonio da Padova. L'interno – a navata unica – conserva opere prestigiose del primo Seicento. I dipinti della tribuna sono del parmense Sisto Badalocchio, autore anche del Ritorno di Cristo, affresco del 1613, che copre la cupola. La volta della navata centrale presenta, racchiuse in ardite prospettive illusionistiche del bresciano Tommaso Sandrini, affreschi di Lorenzo Franchi eseguiti nel 1614, rappresentanti San Giovanni che scrive l'Apocalisse (Visione di San Giovanni), Angeli delle sette trombe, Sconfitte del demonio.
Notevoli le due grandi tele di Alessandro Tiarini (1624) poste ai lati del presbiterio: di recente restaurate, raffigurano il Transito di San Giovanni e il Martirio di San Giovanni e sono fra le opere più significative dell'artista bolognese. Nel catino absidale, bell'affresco di Paolo Giudotti, eseguito nel 1613, raffigurante la Resurrezione del Cristo. Nella seconda cappella di sinistra è presente un gruppo policromo quattrocentesco in terracotta raffigurante il Mortorio di Cristo: otto statue, a grandezza naturale, attribuite a Guido Mazzoni.
 

Duomo di Reggio nell'Emilia

Fu costruita nella seconda metà del IX secolo, su una struttura preesistente di epoca romana. Originariamente in stile romanico, l’edificio è stato più volte modificato nei secoli: alla fine del Quattrocento lo stile fu adattato ai canoni architettonici del tempo.
L’esterno della Cattedrale è caratterizzato da un rivestimento marmoreo del Cinquecento. Il fronte della torre è dominato dalla statua della “Madonna in trono con il Bambino e i coniugi Fiordibelli”: la statua, in lastre di rame a sbalzo dorato, è un capolavoro d’arte orafa realizzato dal grande Bartolomeo Spani, orafo, scultore, architetto vissuto a cavallo tra il ‘400 e il ‘500. Il timpano del portale è ornato dalle due statue di Adamo ed Eva, scolpite da Prospero Sogari, detto “il Clemente”. Tra il 1572 e il 1580 il Sogari ha realizzato pure – sui marmi che coprono la superficie media della facciata – le statue dei santi Crisanto e Daria, mentre quelle dei santi Venerio e Gioconda sembrano attribuibili alla sua scuola.
L'interno del Duomo è alto e spazioso, con pianta a croce latina, a tre navate, ricco di cappelle rivestite di marmi pregiati e finemente scolpiti. Esso contiene la cripta, di notevole valore, costruita nel XII o XIII secolo. Si caratterizza per le volte a croce, sostenute da quarantadue colonne con capitelli frammentari, per lo più risalenti al XV secolo. La parte più antica è l'Altare, contenente il sarcofago con i corpi dei santi martiri, Crisanto e Daria. Durante i lavori di restauro, fu qui ritrovato un frammento considerevole di pavimentazione romanica (un mosaico del III e IV secolo). Oltre ad un coro stupendo, l’interno presenta varie opere significative di artisti reggiani, tra cui spiccano: il sepolcro di Orazio Malaguzzi, opera del Clemente; il monumento funebre di Valerio Malaguzzi (del 1510) opera dello Spani; l’imponente mausoleo del vescovo Ugo Rangone, ancora del Clemente; il mausoleo del vescovo Bonfrancesco Arlotti dello Spani e, fra le opere pittoriche, La Cacciata di Eliodoro, di Orazio Talami, una Deposizione di Palma il Giovane, una Visitazione del Cavalier d’Arpino, una Assunzione di Domenico Crespi e una Natività di Maria di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio.
 

Mauriziano (Villa dell'Ariosto)

A tre chilometri dalla città, lungo la via Emilia verso Modena, sorge il Mauriziano, villa quattrocentesca ove spesso dimorò, negli anni giovanili, Ludovico Ariosto (1474-1533). Era la villa dei Malaguzzi, la famiglia da cui uscì Daria, la madre del poeta. L’edificio, ora di proprietà comunale, è modesto; ma a ricordare la nobiltà del luogo, vi sono un busto dell'Ariosto e due iscrizioni, una delle quali riporta i versi della IV Satira relativi, appunto, a Reggio e al Mauriziano:

Già mi fur dolci inviti a empir le carte
Li luoghi ameni di che il nostro Reggio,
Il natio nido mio, n'ha la sua parte:
Il tuo Maurizian sempre vagheggio,
La bella stanza e il Rodano vicino,
Dalle Najadi amato e ombroso seggio;
Il lucido vivajo onde il giardino
Si cinge intorno, il fresco rio che corre
Rigando l'acque, ove poi fa il molino.


Al primo piano si trovano una grande sala d'ingresso e una sala a sinistra, restaurate nel 1721 da Prospero Malaguzzi, con pregevoli affreschi attribuiti a Nicolò dell'Abate. Una scaletta angusta, ricavata nel muro, conduce a tre camere verso levante, conservate quasi intatte dall’epoca del poeta. In una sono vari affreschi che raffigurano grandi poeti; in un’altra, un antico camino di pietra e alcuni affreschi; la terza cameretta è chiamata degli Horatij Coclidi, perché sulle pareti sono raffigurati gli Orazi e i Curiazi e Orazio Coclite.
 

Palazzo del Capitano del Popolo

Costruito nel 1280, il Palazzo del Capitano del Popolo sorge in Piazza del Monte. Fu restaurato nel 1432 ed è il palazzo più caratteristico di Reggio, a lungo coinvolto nelle vicende storiche, artistiche e politiche cittadine.
Cessate le funzioni originarie, l’edificio fu utilizzato dagli Estensi per il governo della città. Nel 1515 il palazzo fu trasformato in Ospizio del Cappello Rosso, che occupava anche l'attiguo stabile; nel 1913 l'Ospizio fu rimodernato e divenne Albergo della Posta. Nel 1920, mentre si procedeva al rifacimento della facciata, furono scoperte importanti tracce del prospetto primitivo e su questi elementi si procedette a una ricostruzione in stile, terminata nel 1929.
Le facciate sulla via Emilia e sulla piazza sono ornate dagli stemmi dei Capitani e della Comunità, pesantemente ridipinti sui resti antichi o fatti “ex novo”. Il vasto salone interno (Sala dei Difensori), che servi ai consigli della comunità, è stato ripristinato con il rifacimento del soffitto a capriate scoperte e con il recupero delle decorazioni superstiti (alcune malamente ritoccate), raffiguranti scudi araldici e trecentesche teste di Santi.
 

Palazzo del Comune

Palazzo del Comune si trova in parte all'inizio di via Toschi e a mezzogiorno di Piazza Prampolini. Una data scolpita in un blocco di arenaria ricorda che la costruzione del Palazzo iniziò nel 1414. La parte prospiciente il lato sud della piazza fu completata nel 1417. Il Consiglio Comunale vi iniziò la sua attività nel 1434, dopo l'edificazione delle volte su via Farini e via Croce Bianca. Negli anni successivi l'istituzione comunale ampliò i propri uffici.
La facciata del Palazzo, arricchita da un portico a tre arcate a pilastri binati, fu ricostruita nel 1774, su disegno di Ludovico Bolognini; sotto il cornicione del tetto vi è lo stemma del Comune. Alcune sale interne sono arricchite da affreschi settecenteschi e da dipinti ottocenteschi.

La sala del tricolore. Progettata e realizzata dall'ingegnere bolognese Ludovico Bolognini nel 1774, la sala fu concepita come archivio del Comune. Fu in questa sala che nel dicembre 1796 e il gennaio 1797 si riunirono i rappresentanti delle libere città di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara per proclamare la Repubblica Cispadana, adottando il vessillo nei tre colori verde-bianco-rosso assunti poi nel 1848 come bandiera nazionale. La Sala del Tricolore di Reggio Emilia rappresenta dunque il simbolo dell'impegno civile della città. Attualmente è sede del Consiglio comunale e custodisce il Gonfalone della città, fregiato di medaglia d'oro. La sala è utilizzata anche per matrimoni, conferenze e altre manifestazioni culturali. Ogni anno, il 7 gennaio, la città festeggia l'anniversario della nascita del Tricolore, con manifestazioni civili, religiose e culturali alla presenza di alte cariche dello Stato.
 

Santuario della Madonna della Ghiara

Il tempio, che prospetta sul Corso Garibaldi, fu eretto a cavallo tra il Cinque e il Seicento, in un’area su cui sorgeva una chiesuola dei Servi di Maria. Architetto fu il ferrarese Alessandro Balbi, uno dei migliori del suo tempo. Le origini del Santuario risalgono a una pia leggenda: nel 1596 un giovane sordomuto, Marchino da Castelnovo Monti, avrebbe riacquistato l'uso della parola a seguito di un miracolo della Vergine, la cui immagine era dipinta sul muro dell'orto dei religiosi. Il luogo divenne presto meta di pellegrinaggi; grazie alle offerte dei fedeli, fu eretto il nuovo edificio.
La facciata, assai elegante - d'ordine dorico nella parte inferiore, ionico nella superiore - è in cotto con basi, capitelli, cornici e ornati in bianco veronese. La porta maggiore (1642) reca un bassorilievo della Vergine, opera di Salvatore da Verona; le due minori furono realizzate nel 1631.
L'interno stupisce per l’insuperabile armonia nello stile del tardo Rinascimento, per la profusione di dorature, la ricchezza dei marmi e i freschi della scuola dei Carracci, ispirati al Vecchio Testamento. L'altar maggiore, in marmo di Carrara, fu ideato da Antonio Tarabusi; altro altare prezioso è quello della Beata Vergine, per le belle statue e gli elementi decorativi pieni di buon gusto. Quadri preziosi adornano la chiesa; alcuni affreschi della volta sono di Luca Ferrari, discepolo di Guido Reni. Sugli altari si ammirano: Cristo sulla croce, del Guercino; San Giorgio condotto al martirio e Santa Caterina svenuta, del Carrracci; una Beata Vergine del Tiarini.
Negli ambienti adiacenti il chiostro, è stato allestito nel 1982 il piccolo museo omonimo. Vi sono esposti oggetti liturgici e opere d'arte provenienti dalla basilica e testimonianze del culto alla Madonna Si segnalano, in particolare, pitture religiose di Lelio Orsi e Luca Ferrari, gioielli e una preziosa corona in argento, perle e pietre dell’orafo Michele Augusta (1674) offerta dalla comunità di Reggio.
 

Teatro Municipale Romolo Valli

Il maestoso Teatro Municipale domina Piazza Martiri del 7 Luglio, nello spazio urbano occupato dall'antica cittadella. L’edificio fu costruito dal 1852 al 1857, su disegno dell'architetto modenese Cesare Costa; la realizzazione dell’opera fu affidata ad artisti e artigiani reggiani.
La facciata, divisa in due piani secondo uno schema architettonico d’ispirazione neoclassica, si caratterizza per l'alto colonnato e per le statue – varie per significato e per estetica bellezza – che sovrastano il cornicione superiore. Si scorge a partire dal destro lato a metà della facciata: l’Istruzione, il Vero, la Virtù, la Brama, la Gloria e il Vizio, la Tragedia e il Rimorso, la Curiosità e il Silenzio. Dall'altra parte, in senso contrario si succedono: il Diletto, la Favola, lo Scherzo, la Danza, l'Estro, la Commedia, il Suono, la Pittura, il Pudore, la Moderazione. Sulle due logge laterali, a ponente di chi guarda l'edificio, si vedono: Medea, Edipo, Achille, Attilio Regolo; sull'altra, a levante: la Concionatrice, il Castigatore di se stesso, poi Prometeo, indi Dedalo.
L'apparato decorativo segue un programma riferito alle glorie del teatro greco (nei medaglioni sotto il colonnato esterno), del teatro latino (nel vestibolo), del teatro italiano (nel soffitto della sala di spettacolo). L'interno è ricco e fastoso: dall'atrio a pianta ottagonale, decorato nel soffitto con dodici Baccanti, alla platea il cui soffitto presenta raffigurazioni mitologiche. Sulla platea si affacciano quattro ordini di palchi, in corrispondenza dei quali si trovano i camerini, un tempo utilizzati per riposarsi durante le lunghe rappresentazioni. Tre sono i sipari: il sipario di Alfonso Chirici che inaugurò il teatro; il sipario-comodino di Giovanni Fontanesi e l'ultimo del pittore Omar Galliani.
Nato come teatro d'opera, il Teatro Municipale è molto attivo nel campo della musica lirica e classica, del balletto e della danza. Dispone inoltre di una biblioteca e di una discoteca storica aperte al pubblico. Dal 1980 è intitolato all'attore reggiano Romolo Valli.