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Storia di Reggio Calabria

Secondo gli storici antichi, Reggio Calabria fu fondata nell'VIII secolo a.C. da una colonia di greci della Calcide, che lasciarono la loro città, Eubea, dopo una grave carestia. Racconta Strabone che alla fondazione parteciparono anche i Messeni, giunti dal Peloponneso. I Greci si stabilirono presso il sepolcro di Giocasto, figlio di Eolo. Poi si fermarono alla foce del fiume Apsias (oggi Calopinace) nella località detta Pallantion (730 a.C.), e fondarono, dopo Cuma, la più antica polis greca in Calabria assegnandole il nome di (Reghion).
La storia della città è segnata da periodi floridi, da guerre e catastrofi naturali (quali maremoti e terremoti). Inizialmente, Reghion fu retta da un governo aristocratico, modificato da una costituzione democratica del leggendario legislatore di Catania, Caronda, sotto la quale la città visse in maniera ordinata per circa due secoli. Seguì l'alleanza con Locri contro Crotone, che fu sconfitta nel VI secolo. A Reghion la stirpe calcidese perdette via via importanza a favore dei Messeni, ma si affermò nella vicina Zancle, la futura Messina. Messenico era il tiranno Anassila (494-476), che mise fine al governo oligarchico della città. In seguito Reghion fu alleata di Cartagine, nella guerra finita a Imera con la vittoria dei Greci (480). Nel 393 il tiranno siracusano Dionisio I minacciò i territori di Reghion, ma la crisi fu risolta con una tregua che impose tributi a carico dei Reggini.
Numerose furono le guerre con Locri, il cui territorio confinava con quello reggino e ne comprimeva lo sviluppo. Nel 387 a.C. Dionisio I attaccò di nuovo la città calabrese: dopo undici mesi di assedio, la città fu presa e i Reggini superstiti furono deportati a Siracusa. La città fu ricostruita da Dionisio II di Siracusa col nome di Phebìa. Nel 270, dopo alterne vicende, Reghion fu alleata di Roma, di cui divenne socia navalis e nell'89 municipium. In età imperiale Reggio ebbe un periodo di sviluppo e conservò lingua e caratteri greci e fu salvata dalla generale decadenza che colpì la regione grazie alla sua posizione favorevole.
Nel 410 d.C. Reggio fu distrutta da Alarico. Dopo la caduta di Roma, fu centro di sanguinose battaglie e più volte saccheggiata. Nel 549 fu conquistata da Totila, quindi si affermò il dominio bizantino, che nel VI secolo portò un nuovo benessere: sotto l'imperatore d'oriente Basilio I, la sua sede vescovile fu elevata a metropoli dei possessi bizantini dell'Italia meridionale. All’inizio del 900 fu conquistata dagli arabi, che ne massacrarono gli abitanti. Nel 909 fu ripresa dai Bizantini, e divenne il centro amministrativo dell'Italia meridionale, sede del Duca di Calabria e centro della Chiesa di rito greco. Reggio ridivenne florida e popolosa. Fu dominata dagli emiri palermitani dal 1001 al 1027. Nel 1060 Roberto il Guiscardo la tolse ai Bizantini, nominandosi Duca di Calabria e riportando la sede vescovile nell'orbita del Pontefice di Roma. Dopo il dominio Normanno, la città seguì le vicende di Angioini e Aragonesi, rimanendo sempre capoluogo regionale. Nel 1282 partecipò alle rivolte antiangioine dei Vespri siciliani e appoggiò gli Aragonesi nella successiva guerra del Vespro. Dopo la pace di Caltabellotta (1302), fu assegnata agli Angioini ed ebbe ampie prerogative e libertà comunali. Nel 1404, Nicola Ruffo, conte di Catanzaro, la conquistò per conto di Luigi d'Angiò. Nel 1411 fu presa da Ladislao di Durazzo.
Nel 1443, dopo che andò al potere Alfonso il Magnanimo di Napoli, le vicende di Reggio si identificarono con quelle del Regno stesso, la città perse il titolo di capoluogo regionale, che le fu restituito nel 1465, da Ferdinando I. Nel Quattrocento la città attraversò una fase di consistente sviluppo, grazie soprattutto all’avvio su vasta scala della produzione serica; tuttavia, l’instabilità del regno aragonese impedì che questa crescita fosse davvero durevole. Dal XVI secolo, sotto la dominazione spagnola, cominciò un lungo periodo di decadenza dovuto al pesante fiscalismo e alle frequenti incursioni musulmane. La città fu privata, per ragioni di sicurezza, del capoluogo della Calabria Ultra, trasferito dapprima a Seminara e poi a Catanzaro. Gli Spagnoli favorirono l’introduzione in tutta la provincia della coltivazione del bergamotto, destinata a divenire, insieme all'allevamento del baco da seta, la principale attività produttiva nei secoli successivi.
Il XVIII secolo segnò per la Calabria e per Reggio una terribile successione di sciagure e calamità naturali: la peste nel 1743, la carestia nel 1763-1764 e soprattutto il tremendo terremoto del 1783. Dopo un breve periodo di dominazione austriaca (1707-1734), gli Spagnoli tornarono nel sud dell'Italia e sul trono di Napoli si insediò Carlo di Borbone, sovrano innovatore e illuminato. In Calabria furono istituiti il Catasto Generale e il Supremo Tribunale del Commercio, fu potenziata la flotta mercantile. Le riforme subirono un colpo durissimo dal sisma del 1783: Reggio ne fu devastata e rimase a lungo vittima del degrado. La Calabria si oppose alla dominazione francese e subì spietate repressioni. II Congresso di Vienna (1815) riportò i Borboni nel Sud dell'Italia e Ferdinando IV s’insediò col titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie. Reggio su subito elevata al rango di capoluogo della nuova provincia di Calabria Ultra Prima (1816). Fino allora le Calabrie erano due: quella Citeriore (Citra) con capoluogo Cosenza, e quella Ulteriore (Ultra) con capoluogo Catanzaro. La nuova suddivisione avveniva nell’ambito della Calabria Ultra e dava origine alle due province (Prima e Seconda) con capoluoghi Catanzaro e Reggio. II ruolo svolto dall’istituzione del capoluogo contribuì a un notevole sviluppo tanto del tessuto urbano, quanto dei commerci e degli affari anche amministrativi e giudiziari.
I moti che nel 1848 scoppiarono in tutta Europa ebbero riflessi importanti anche nel Meridione d’Italia. Anche Reggio prese parte ai moti risorgimentali sollevandosi contro i Borboni, ma essi furono profondamente condizionati dal fallimento dell’anno precedente. La rivolta fu repressa e a Reggio l’ordine fu ristabilito dalla Guardia Urbana. Ma, anche qui, il potere borbonico aveva ormai fatto il suo tempo ed era ormai prossimo a ricevere il colpo di grazia che sarebbe stato inferto - nel 1860 - dall’impresa di Garibaldi. Le truppe garibaldine sbarcarono il 19 agosto 1860 nei pressi di Melito. A San Lorenzo Ionico, Garibaldi, simbolicamente, dichiarò deposta la dinastia borbonica, dopodiché mosse (20 agosto 1860) in direzione di Reggio.
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