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Lunedì 23 Ottobre 2017, San Giovanni da Capestrano
Georges Jansoone
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Visitare Ravenna - guida breve

 

Basilica di San Francesco

La basilica fu eretta poco dopo la metà del V secolo dal Vescovo Neone, che la dedicò ai SS. Apostoli. I muri originali non esistono più, perché la chiesa è stata completamente rifatta nel X-XI secolo. Di poco anteriore a questa ricostruzione è il campanile quadrato, alto quasi 33 metri. Nel 1261 la chiesa fu affidata ai Frati Conventuali, e da allora prese il nome attuale. In essa, nel 1321, si svolsero i funerali di Dante, che venne sepolto nei pressi della chiesa.
L’edificio prospetta su una piccola piazza e si presenta semplice e lineare; la facciata, in povero laterizio a vista, è mossa al centro da una piccola bifora. L'interno, diviso in tre navate da due file di antiche colonne marmoree e coperto da un soffitto medioevale a chiglia rovescia di nave, s'impone per la semplicità e l'armonia delle sue linee architettoniche. Queste linee fanno confluire lo sguardo del visitatore verso l'abside finestrata, sotto al cui presbiterio rialzato si svolge il vano d'una cripta ad oratorio, di poco anteriore all’anno 1000. Visibile attraverso alcune aperture, la cripta è costantemente invasa dalle acque. Il suo pavimento è costituito da quello dell'antica costruzione del V secolo, tanto che vi si intravedono dei resti musivi, fra cui uno che reca un'iscrizione latina sulla sepoltura del fondatore, il Vescovo Neone. L'altare è costituito da un sarcofago del V secolo. All'interno della chiesa si conservano due antichi sarcofagi di marmo, attribuiti alla fine del IV secolo o alla prima metà del V.
 

Basilica di Sant'Apollinare in Classe

La basilica sorge poco fuori Ravenna, al centro della grande area archeologica dell’antica città di Classe, sede della flotta imperiale romana. L’edificio risale alla prima metà del VI secolo e fu eretto dal banchiere Giuliano Argentario, su richiesta dell'arcivescovo Ursicino. Consacrata nel 549 dall’arcivescovo Massimiano, Sant'Apollinare in Classe è una delle basiliche più perfette di Ravenna; oltre che per la sua struttura architettonica, è famosa per i mosaici e i sarcofagi marmorei degli antichi arcivescovi disposti lungo le navate laterali.
Essa si scorge da lontano, soprattutto per l'alto e robusto campanile, che risale forse alla fine del secolo X. In origine, la chiesa era preceduta da un quadriportico, di cui si sono ritrovati i resti. Al corpo centrale della facciata, inquadrata alle estremità da due lisce lesene, si addossa il nartece che, a sinistra, è affiancato da un alto vano quadrangolare a guisa di torretta, alquanto restaurato. Un susseguirsi di archeggiature sostenute da lesene dà articolazione ai muri laterali esterni, in cui si aprono ampie finestre. L'abside, semicircolare all'interno, è esternamente poligonale: ai suoi lati sorgono due vani in forma quadrata su cui s'innestano due piccole absidi pentagonali.
L'interno s'impone specialmente per la considerevole ampiezza della navata mediana, lungo la quale si allineano due file di magnifiche colonne marmoree. I muri laterali si presentano oggi spogli e disadorni nella loro cortina laterizia, ma un tempo erano rivestiti di specchianti superfici di marmo. Il presbiterio risulta oggi notevolmente sopraelevato: ciò dipende dall'aggiunta della cripta, foggiata ad anello semicircolare con corridoio centrale. Dell'antico pavimento musivo che doveva ricoprire il vasto ambiente rimangono solo alcuni avanzi.
La decorazione in mosaico non appartiene allo stesso periodo. La parte superiore dell'arco trionfale risalirebbe al VII secolo, forse al IX. Nel registro superiore, che si distende per tutta la larghezza dell'arco, sono raffigurati Cristo e i simboli alati degli Evangelisti. Nella zona sottostante sono raffigurate Gerusalemme e Betlemme, città simboliche. Più in basso si trovano le figure - del XII secolo - di San Matteo e San Luca. La magnifica decorazione della conca absidale è tutta da riferire alla metà del VI secolo. Nella zona più bassa della composizione, si allarga una valle verde fiorita ed al centro del paesaggio s'erge, grandiosa, la figura di Sant'Apollinare. Contemporanei all'erezione della basilica sono le figure dei Vescovi Severo, Ecclesio, Orso ed Ursicio. Di poco più d'un secolo dopo sono invece i due pannelli che si trovano ai lati dell'abside. In fondo alla navata sinistra si trova il ciborio marmoreo, eretto all'inizio del IX secolo in onore del terzo Vescovo di Ravenna, S. Eleucadio.
 

Basilica Sant'Apollinare Nuovo

La basilica fu eretta poco prima del 526 dal Teodorico, che la destinò al culto ariano, dedicandola al Salvatore. Dopo la cacciata dei Goti la chiesa, verso il 561, fu riconciliata al culto cattolico e fu dedicata a San Martino di Tours. Verso la metà del IX secolo il sacro edificio cambiò ancora una volta denominazione: essendovi state trasportate le reliquie di Sant'Apollinare - che fino ad allora eran custodite nella basilica extraurbana di Classe - fu chiamata Sant'Apollinare Nuovo.
Sembra che la facciata fosse un tempo racchiusa da un quadriportico; ora è preceduta da un semplice e armonioso portico di marmo del secolo XVI. Svetta a destra il bel campanile cilindrico, caratteristico delle costruzioni ravennati, opera del IX-X secolo. L'interno è diviso in tre navate da due file di dodici colonne ciascuna, le quali, insieme col pavimento, all'inizio del secolo XVI furono rialzate di m 1,20 rispetto al livello originario. Sulla linea di divisione tra la navata mediana ed il vano absidale sono state collocate tre transenne marmoree ed un pluteo. Al centro del presbiterio si ergono quattro colonne di porfido, sormontate da tipici capitelli bizantini, che dovettero far parte dell'antico ciborio posto a copertura dell'altare. Dal XVI secolo il soffitto è a cassettoni.
Originariamente la decorazione musiva ricopriva anche l'abside ed il muro di controfacciata; oggi rimane solo quella lungo le pareti laterali della navata centrale, che s'articolano in tre fasce orizzontali sovrapposte: la prima corre in alto vicino al soffitto, la seconda si sviluppa negli interspazi delle finestre, la terza si svolge nella zona più bassa, immediatamente al di sopra degli archi sorretti dalle colonne. Tutti i mosaici sono di età teodoriciana, ad eccezione delle zone mediane delle fasce inferiori delle due pareti, che risalgono a poco dopo la metà del VI secolo. Si notino in particolare le teorie delle Vergini e dei Martiri, che rappresentano uno dei più tipici esempi dello stile bizantino.
 

Battistero degli Ariani

Il Battistero fu eretto alla fine del V secolo, poco lontano dalla Chiesa dello Spirito Santo, che un tempo fu cattedrale degli Ariani. Alla metà del VI secolo, con la condanna della dottrina ariana, l’edificio fu adattato ad oratorio cattolico, col nome di Santa Maria. Durante l’esarcato, fu assegnato ai monaci basiliani e prese il nome di Santa Maria in Cosmedin. L'edificio è interrato per più di due metri ed è a forma ottagonale, con quattro nicchioni all'esterno. Nulla rimane delle altre decorazioni che sicuramente ricoprivano le pareti. Nella cupola, il Battistero conserva un bel mosaico che rappresenta il battesimo di Cristo e i dodici apostoli.
Al tempo della costruzione, il re goto Teodorico aveva consolidato il suo potere e l'arianesimo era diventato religione ufficiale della corte. L'arianesimo è un'eresia che prende il nome dal suo propugnatore, Ario. Secondo la dottrina ariana, Cristo era figlio di Dio e vero uomo, conservando la sua natura umana: fu solo attraverso il rito del battesimo che la natura divina venne comunicata a Cristo. I mosaici di questo battistero celebrano la teologia del battesimo in senso ariano: il giovane Cristo non viene rappresentato come proveniente da oriente, quale appare nel battistero cattolico. Mentre il Cristo cattolico del Battistero Neoniano viene da oriente ("luce da luce, Dio vero da Dio vero"), il Cristo ariano si dirige verso oriente, diventando divino solo nel momento del battesimo. Così il Cristo raffigurato nella cupola, è umano, un uomo giovane e nudo, immerso nell'acqua fino ai fianchi ma con l'inguine scoperto. L'eresia ariana non è sopravvissuta, ma resta in questo Battistero l'immagine del Cristo e dello Spirito Santo con caratteri ariani.
 

Battistero Neoniano

Il Battistero Neoniano - detto anche degli Ortodossi - è il più antico dei monumenti ravennati: la sua costruzione ebbe inizio alla fine del IV secolo e si protrasse fino alla metà del V. E' una semplice costruzione in laterizi, di forma ottagonale, con quattro grandi nicchie che si diramano all'esterno. Le quattro porte sono interrate, poiché il livello originario è a circa 3 metri sotto il livello stradale. L’edificio fu completato con la cupola e decorato splendidamente con i mosaici, dal vescovo Neone verso il 450. L'esterno è realizzato nella parte più alta dal profilarsi di lesene che si risolvono in archetti pensili, mentre l'interno è tutto un ben calcolato succedersi, dal basso in alto, di specchianti policrome tarsie marmoree, di stucchi e di mosaici, l'architettura e la decorazione si fondono armoniosamente. La cupola, strutturata con una serie di anelli di tubi fittili onde rendere meno pesante la coperture, presenta un rivestimento musivo che può articolarsi in tre zone, ossia nel disco mediano ed in due fasce ad esso concentriche. Nel medaglione che spicca al sommo è raffigurata la scena del battesimo di Cristo. La prima grande fascia che circonda il medaglione mediano presenta dodici figure di Apostoli. La fascia più esterna concentrica a questa contiene otto settori d'architettura, ognuno dei quali al centro s'incurva in un'abside. Più in basso, all'altezza delle finestre, si trova la decorazione in stucco con motivi decorativi e figure di Profeti entro edicole, la quale, al pari dei mosaici è da assegnare all'epoca del Vescovo Neone (451-475). Ancora più sotto si svolge una decorazione musiva. Al centro, una vasca ottagonale di marmo greco e porfido, rifatta nel 1500, conserva qualche frammento originale.
Carl Gustav Jung, in un suo viaggio a Ravenna negli anni ‘30, vide nel Battistero Neoniano un mosaico che rappresentava Cristo che tende la mano a Pietro che sta per affogare: lo definì come un archetipo della morte e della rinascita. Solo di ritorno a Zurigo, quando cercò di acquistare una foto di quel mosaico, si rese conto che quell'immagine non esisteva. Jung ha scritto alcune bellissime pagine, in Ricordi, Sogni e Riflessioni, raccontando della strana esperienza di Ravenna come un momento di incontro fra inconscio e coscienza, quando gli occhi fisici percepiscono una visione che non appartiene al reale, ma è comunque reale nell'esperienza: la magia dei mosaici di Ravenna ha colpito anche il padre della psicanalisi.
 

Chiesa di San Vitale

Nel 526 il Vescovo di Ravenna diede inizio alla costruzione della chiesa di San Vitale, vicinissima al Mausoleo di Galla Placidia. Mecenate dell’iniziativa fu il banchiere Giuliano Argentario, che si era arricchito con il cambio delle monete. La costruzione richiese più di vent’anni e terminò nel 548, quando la chiesa fu consacrata dall’arcivescovo Massimiano. La basilica di San Vitale è fra i monumenti più importanti dell'arte paleocristiana in Italia, soprattutto per la bellezza dei suoi mosaici.
L’edificio è a forma di ottagono e si presenta diviso in due corpi principali. Quello superiore sporge in alto a protezione della cupola, mostrando chiaramente la sua semplice articolazione geometrica, mediante le lisce superfici dei suoi lati, al centro di ciascuno dei quali si apre un'ampia finestra arcuata. Nella parte inferiore, invece, vi sono due ordini di finestre, separati da una piccola cornice a denti di sega, la quale già dall'esterno fa presagire l'interna divisione in due piani della galleria perimetrale.
All’interno, l'influenza orientale - sempre presente nell'architettura ravennate - assume un ruolo dominante. Non più la basilica a tre navate, ma un nucleo centrale a pianta ottagonale, sormontato da una cupola e tutto poggiato su otto pilastri e archi. L’abside è semiesagonale ed ha ai lati due piccoli ambienti a forma di nicchia e due sacristie circolari. Nella zona mediana vi sono otto pilastri slanciati in alto fino al matroneo, hanno il compito di sostenere la cupola. La cupola e i nicchioni furono affrescati nel 1780 dai bolognesi Barozzi e Gandolfi e dal Veneto Guarana. La volta a crociera del presbiterio, rialzato, ha nella sommità una corona dove spicca il mistico Agnello.
Quando si entra nella basilica, lo sguardo viene catturato dagli alti spazi, dalle stupende decorazioni musive dell'abside, dagli ampi volumi e dagli affreschi barocchi della cupola. Forse per questa tensione verso l'alto non si nota un piccolo e meno noto gioiello: nel pavimento del presbiterio, proprio di fronte all'altare, su un lato del pavimento ottagonale è rappresentato un labirinto. Le piccole frecce partono dal centro del labirinto e attraverso un precorso tortuoso portano verso il centro della Basilica. Nei primi anni della cristianità il labirinto spesso era il simbolo del peccato e del percorso verso la purificazione. Trovare la via d'uscita dal labirinto è un atto di rinascita. Una volta completato il percorso del labirinto del pavimento, si può alzare lo sguardo e contemplare i mosaici più belli della cristianità.
Si noti, sull’arco trionfale, il mosaico tondo con il Redentore gli Apostoli e i Santi; nella lunetta a sinistra del presbiterio, il mosaico con Ospitalità e Sacrificio di Abramo; in quella a destra, Offerta di Abele a Melchisedech, Mosè, Isaia; sulla parete sinistra dell’abside, il Corteo di Giustiniano; sulla parete destra dell’abside, il Corteo di Teodora; i finissimi disegni dei capitelli e dei pulvini; sull’altare, la lastra di alabastro orientale della mensa; nel Sancta Sanctorum, un sarcofago del V secolo, ornato, sul fronte, con i Magi e, sui lati, con Daniele e Resurrezione di Lazzaro.
 

Domus dei Tappeti di Pietra

La Domus dei Tappeti di Pietra è considerato uno dei più importanti siti archeologici italiani scoperti negli ultimi decenni. Nel 1993, tecnici e operai intenti ai lavori di costruzione di un garage sotterraneo nella centrale Via D’Azeglio, si sono imbattuti in una scoperta eccezionale: resti risalenti a varie epoche storiche della città - per complessivi 1200 metri quadrati di superficie - e, in particolare, resti di una dimora signorile di epoca bizantina, del V-VI secolo, con bellissimi mosaici.
Il palazzetto bizantino è diventato un sito permanente della Fondazione RavennAntica ed è stato chiamato Domus dei Tappeti di Pietra, per una geniale intuizione dello studioso Federico Zeri. I meravigliosi mosaici son conservati in una moderna sala sotterranea, situata 3 metri sotto il livello stradale. All'interno dell'ambiente espositivo si possono ammirare 14 splendide pavimentazioni in mosaico decorate con elementi geometrici, floreali e figurativi ritenuti unici. Di particolare interesse e bellezza sono il mosaico della "Danza dei Geni delle Stagioni", rarissima rappresentazione che mostra i geni danzare in cerchio, e il mosaico che raffigura il "Buon Pastore", in una versione assai diversa dalla tradizionale rappresentazione cristiana. Alla Domus si accede attraverso la piccola chiesa di Sant'Eufemia, ubicata sopra un precedente luogo di culto considerato il più antico di Ravenna e dell'Emilia.
 

Duomo (Basilica Ursiana)

Agli inizi del V secolo, il Vescovo Orso fece erigere l'antica cattedrale di Ravenna, comunemente chiamata Basilica Ursiana. All’esterno, accanto al fianco sinistro della chiesa, si erge un campanile cilindrico, alto 35 metri, menzionato per la prima volta in un documento del 1038, che contrasta alquanto con la facciata barocca. Nel 1733-34 la vecchia basilica - ormai fatiscente - fu abbattuta del tutto per dar luogo all'attuale costruzione, disegnata dal riminese Giovanni Francesco Buonamici. La costruzione settecentesca è abbastanza innovativa rispetto a quella originaria.
Al posto delle cinque navate iniziali, ne furono rifatte tre. Al centro della crociera fu inoltre innalzata una cupola ed alle estremità furono ricavate due cappelle. All'interno della cappella di destra sono conservati i due più monumentali sarcofagi paleocristiani di Ravenna; quello di sinistra fu usato per deporvi le spoglie dell'Arcivescovo Rinaldo da Concorrezzo, morto nel 1321. Nel sarcofago di destra, del V secolo, furono trasferite nel 1658 le ceneri di San Barbaziano, che fu consigliere di Galla Placidia. Un terzo sarcofago, pure della prima metà del V secolo, si conserva nella chiesa; all’inizio dell’Ottocento, vi furono deposte le spoglie dei Vescovi Esuperanzio e Massimiano. Su tutti e tre i sarcofagi è raffigurata Cristo. Lungo il fianco destro della navata mediana, a circa metà lunghezza della chiesa, fu ricomposto nel 1913 l'ambone marmoreo in forma di torretta, che il Vescovo Agnello (557-570) donò alla Cattedrale. L’interno conserva inoltre preziosi affreschi di Domenico e Andrea Barbiani (1751).
 

Mausoleo di Galla Placidia

Dopo la morte dell'Imperatore Onorio, la sorella Galla Placidia assunse nel 423 la reggenza dell'Impero, in nome del figlio Valentiniano III. Costretta a trasferirsi da Costantinopoli a Ravenna, Galla Placidia dette l’avvio alla costruzione di vari edifici di culto, tra cui la chiesa cruciforme di S. Croce. In corrispondenza al nartece di questa chiesa furono erette due piccole costruzioni. Ebbene, il Mausoleo attuale è quanto rimane di queste costruzioni, e corrisponde alla costruzione di destra, che è rimasta intatta nei secoli. Galla Placidia morì nel 450 e - secondo la leggenda - sarebbe stata sepolta nel Mausoleo ravennate, ma gli studiosi la pensano diversamente: è molto più probabile che l’imperatrice sia stata sepolta nel mausoleo gentilizio della famiglia teodosiana, presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.
Il monumento risale al periodo dal 425 al 450. La grande semplicità della struttura muraria esterna è in netto contrasto con lo splendore e la raffinatezza delle decorazioni interne. L’interno è a croce latina. In basso si trova una zoccolatura rialzata di marmo giallo e superiormente un rivestimento musivo, che ben si adegua all'architettura e che - nel complesso - è magnificamente conservato. Nella cupola, sopra i simboli dei quattro Evangelisti, è raffigurato un cielo notturno con 570 stelle d'oro roteanti attorno ad un'aurea croce latina, che occupa il sommo della calotta. Nei quattro lunettoni del tamburo che sostiene la cupola, compaiono otto bianche figure di Apostoli acclamanti. Le lunette che s'incurvano in fondo ai bracci corti dell'edificio presentano un’uguale composizione. Attualmente l'interno del Mausoleo conserva tre sarcofagi di marmo, tipici dell'arte ravennate. Quello che si trova in fondo, sotto la lunetta con l'immagine di San Lorenzo, è di dimensioni imponenti ed ha un coperchio a duplice spiovente con acroteri angolari. L’iconografia sviluppata nelle decorazioni rappresenta il tema della vittoria della vita sulla morte, in accordo con la destinazione funeraria dell'edificio.
L'atmosfera del mausoleo è davvero magica: entrando nel piccolo edificio, colpisce l'improvviso passaggio dalla luce del giorno alla riproduzione dell'atmosfera notturna. Le innumerevoli stelle della cupola hanno colpito la fantasia e la sensibilità di molti visitatori. Si narra che Cole Porter, in viaggio di nozze a Ravenna negli anni '20, sia rimasto tanto colpito da questa atmosfera, da comporre la sua famosa canzone Night and Day pensando, appunto, al cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia.
 

Mausoleo di Teodorico

Il Mausoleo di Teodorico è situato poco fuori del centro di Ravenna. Il re dei Goti, che morì nel 526, volle costruirselo cercando una pietra grandissima che ne costituisse la copertura. Ed infatti, questa misura undici metri di diametro e circa tre di spessore; il suo peso si aggira sulle 300 tonnellate. La costruzione risulta realizzata con grossi blocchi di calcare istriano, ben squadrati e saldamente connessi a secco, ossia senza calce fra loro. L'edificio s'articola in due ordini sovrapposti.
L’ordine inferiore, a struttura decagonale, presenta all’esterno di ogni lato un'ampia e profonda nicchia, su cui gira un arco a tutto sesto formato da conci di pietra dentati. Nella nicchia volta ad ovest, è ricavata la porta che dà accesso ad un vano in forma di croce, coperto a crociera e tenuemente rischiarato dalla luce di sei finestrelle a forte sguancio, che permettono di apprezzare l’imponenza dei muri portanti. Si ritiene che quest'ambiente fosse destinato a cappella, per lo svolgimento della liturgia funebre.
L'ordine superiore, un po' più ristretto, è anch'esso di forma decagonale, ma la parte di coronamento si trasforma in circolare. Esternamente proprio al di sotto della pesante copertura monolitica gira un fregio, il cui motivo, di ispirazione nordica, è detto "a tenaglia". L’interno è circolare, e al centro è collocata una vasca di porfido, in cui trovò sepoltura Teodorico: le spoglie furono rimosse durante il dominio bizantino.
La cupola è offesa da una crepa che - partendo dalle vicinanze del centro - arriva quasi alla circonferenza. E’ probabile che la crepa sia stata causata da un cedimento delle fondamenta, ma non manca chi sostiene che a causar la crepa sarebbe stato un fulmine, intorno al quale corre una leggenda. A Teodorico era stata predetta la morte a causa di un fulmine. Egli allora fece costruire il mausoleo con la grande cupola per rifugiarsi all’interno di esso ogni volta che il cielo minacciava temporale. Ma la profezia doveva avverarsi, e il fulmine cadde sull'edificio, penetrandovi e uccidendo così Teodorico.
 

Musei di Ravenna

  • MUSEO D'ARTE DELLA CITTÀ DI Ravenna
    La Pinacoteca Comunale ha sede presso l'ex Monastero di Santa Maria in Porto, nella stupenda struttura architettonica denominata Loggetta Lombardesca. La loggetta fu costruita fra il 1495 e il 1525, e conserva ancora un magnifico chiostro del Rinascimento, a due ordini di logge. Sede di numerose ed importanti mostre d'arte temporanee, la Pinacoteca ospita tre collezioni permanenti: l’antica (con opere dal XIV al XVIII secolo); la moderna (con opere dall'inizio dell'800 alla prima metà del 900); la contemporanea (con opere dalla metà del '900 ad oggi). Vi si conserva inoltre la statua sepolcrale di Guidarello Guidarelli, scolpita da Tullio Lombardi nel 1525: la statua è un'opera in marmo di superba bellezza e ricca di leggenda.
  • MUSEO DEL RISORGIMENTO
    La storica raccolta di cimeli risorgimentali conservata presso la Biblioteca Classense, si costituisce di memorie cariche del pathos derivante dalla vera e propria venerazione tributata ai protagonisti, martiri o vincitori, della vicenda dell'indipendenza italiana, raccolte dai Ravennati che avevano partecipato ai moti, alle guerre d'indipendenza, nonché alle vicende garibaldine. Veri e propri protagonisti-raccoglitori, fecero dono alla amministrazione comunale dei ricordi in loro possesso, fossero essi armi, divise, buffetteria, opere grafiche e dipinti o carteggi e documenti personali, testimonianze tutte di sentita partecipazione popolare, cui si andarono ad aggiungere documentazioni, per lo più cartacee raccolte da quei "tutori" delle memorie documentarie ravennati, quali furono Primo Uccellini prima e Silvio Bernicoli poi. La raccolta dei cimeli risorgimentali si lega saldamente alle collezioni classensi, in particolare ai manoscritti, agli autografi e al monumentale carteggio di Luigi Carlo Farini, d’enorme importanza per la storia del Risorgimento ravennate. Il Museo intende dare un segnale di novità in direzione di una più attuale dimensione museografica, in grado di lasciar spazio all'analisi critica e all'interpretazione degli eventi storici.
  • MUSEO ARCIVESCOVILE
    Situato al primo piano dell'antico e vasto palazzo dell'Arcivescovado di Ravenna, accoglie numerose opere d'arte provenienti dall'antica cattedrale e da altre costruzioni ora distrutte. Vi si conserva la famosissima cattedra d'avorio di Massimiano, uno dei più celebri lavori in tale materia che si conoscano, opera d’artisti bizantini del secolo VI. A croce greca e decorato con splendidi mosaici dell'inizio del VI secolo, vi si trova uno dei monumenti Unesco della città: l'oratorio di Sant'Andrea (o Cappella Arcivescovile). Attualmente in restauro il Museo Arcivescovile è uno dei maggiori contenitori di antiche opere della Curia.
  • MUSEO DANTESCO
    Situato nel Centro Dantesco dei Frati Minori presso la Tomba di Dante, il museo è strutturato in sezioni che raccolgono rappresentazioni ispirate all'opera del poeta: illustrazioni, quadri, medaglie e monete, piccole sculture in bronzo e filatelia.
  • MUSEO NAZIONALE
    Situato nei chiostri dell'ex monastero benedettino, nel complesso monumentale di San Vitale, il Museo raccoglie importanti collezioni di arti minori tra cui alcune stele sepolcrali ed epigrafi, diversi reperti archeologici, una collezione di stoffe (dalle copte alle rinascimentali), una pregevole raccolta di avori, una ricca raccolta di icone, una sezione numismatica ed un'affascinante collezione di armi antiche. Il Museo conserva inoltre il ciclo degli affreschi trecenteschi di Santa Chiara che ornava la chiesa delle Clarisse di Ravenna , oggi teatro Rasi.
  • MUSEO NAZIONALE DELLE ATTIVITÀ SUBACQUEE
    Realizzato da "The Historical Diving Society, Italia", il museo è stato inaugurato nel 1998. Prima ed unica realtà del genere in Italia, presenta, al visitatore, una notevole varietà di materiali, attrezzature, stampe, diorama, pannelli esplicativi, che illustrano i vari aspetti di un'attività: quella di conoscere e vivere il "Sesto Continente", che affonda le sue radici nel nascere stesso dell'uomo. Il museo si compone di varie sezioni e si completa con una campana d'immersione, il logo HDS (l'elmo dei fratelli Deane del 1928) raffigurato in un pannello musivo; una torretta butospica; una biblioteca dedicata al mondo subacqueo a disposizione di studiosi e ricercatori.
  • NATURA - MUSEO RAVENNATE DI SCIENZE NATURALI “ALFREDO BRANDOLINI”
    Il Museo ha sede nella frazione di Sant'Alberto, distante pochi chilometri da Ravenna, presso Parco del Delta del Po. Esso comprende una preziosa collezione ornitologica donata da Alfredo Brandolini, naturalista ravennate del primo '900 e numerosi altri reperti provenienti da donazioni. Contiene inoltre una collezione di conchiglie del Mare Adriatico, rinvenibili in particolare lungo le coste romagnole ed alcuni esemplari di rettili e mammiferi, non solo tipici delle valli del territorio, ma anche esotici. La sede di NatuRa è situata presso uno storico edificio denominato il Palazzone, che era originariamente Hostaria di viandanti, commercianti e pellegrini. Recentemente ristrutturato, esso offre un ambiente idoneo ad ospitare un museo naturalistico per la sua struttura peculiare di fabbrica cinquecentesca deputata al commercio e simbolo di conoscenze e di scambi culturali
 

Palazzo di Teodorico

L'antico edificio in laterizio, conosciuto con il nome di “Cosiddetto Palazzo di Teodorico”, sorge vicinissimo alla chiesa di Sant'Apollinare Nuovo. Alcuni studiosi lo identificano come un corpo di guardia chiamato anticamente "Calchi", o anche "Sincreston", o Segreteria degli esarchi. Tuttavia, è più accreditata l’ipotesi che si tratti della facciata del nartece della chiesa altomedievale di San Salvatore, di cui si è rinvenuta qualche traccia nel corso degli scavi.
Inquadrata da due lesene, la costruzione presenta un leggero aggetto mediano, nella parte inferiore del quale si apre un grande arco, mentre in quella superiore s'incurva a mo’ di balcone un'ampia nicchia. Le parti laterali dell’avancorpo sono animate in basso da due grandi bifore e in alto da due piccole logge cieche, sostenute ciascuna da tre colonnette che poggiano su una mensola di marmo. Nel portico e nella saletta al primo piano si conservano mosaici provenienti dal vero palazzo di Teodorico.
 

Rocca Brancaleone

Quando la Serenissima conquistò Ravenna, spodestando l'ultimo dei Da Polenta (1441), si preoccupò subito di costruire valide fortificazioni per ridare agli abitanti sicurezza e fiducia nel nuovo governo. In questo quadro, i Veneziani pensarono anche ad una fortezza. Iniziò così, nel 1457, la costruzione della possente Rocca Brancaleone, la cui struttura era parte integrante della cinta muraria di Ravenna. La costruzione fu completata nel 1470.
L’edificio è costituito di due parti: la rocca in senso stretto e la cittadella. La prima è formata da un ampio quadrilatero di 2180 metri quadrati di superficie, con quattro imponenti torrioni circolari agli angoli, uniti da cortine murarie. La cittadella, invece, occupa un'area di 14.000 metri quadrati ed è circondata da mura, con porta fortificata, due torrioni circolari ai due angoli e due semicircolari lungo la cortina muraria.
All’interno della costruzione è stato recentemente realizzato un bel parco - il cosiddetto Giardino della Rocca - che ospita alberi di grandi dimensioni: ad esempio, presso il torrione della Ghiacciaia cresce e fa bella mostra di sé una grande quercia abbarbicata alle mura.
 

Tomba di Dante

La tomba del sommo Poeta, morto a Ravenna nella notte fra il 13 ed il 14 settembre del 1321, si trova in fondo alla centralissima Via Dante. La edificò dapprima lo scultore-architetto Pietro Lombardi, alla fine del Quattrocento, su incarico di Bernardo Bembo, podestà della Serenissima. L’arca che racchiude le ossa di Dante si trova sulla parete di fondo; sulla fronte è inciso l'epitaffio latino dettato da Bernardo Canaccio nel 1327. Sopra l'urna spicca un bassorilievo scolpito nel 1483 dal Lombardi, che raffigura Dante pensoso, presso un leggio. Sull’avello di marmo greco, al di sotto del bassorilievo, sono incisi sei esametri latini che Dante, ancor vivo, pare avesse consacrato alla sua memoria e nei quali chiama Firenze madre di poco amore. Nei pennacchi, in quattro medaglioni, sono raffigurati Virgilio, Brunetto Latini, Can Grande Della Scala e Guido da Polenta. Il resto è decorato da eleganti stucchi. Dalla volta pende una lampada votiva, che è alimentata dall'olio dei colli toscani, offerto ogni anno dal Comune di Firenze. Nel 1780, senza alterare gli antichi ornamenti e le pregevoli sculture del Lombardi, la tomba fu ridotta all’attuale elegante tempietto neoclassico dall’architetto ravennate Camillo Morigia, a spese del Cardinale Legato Luigi Valenti Gonzaga. Nel 1921 il tempietto subì qualche ritocco: le pareti furono ricoperte d’onice ed il rivestimento fu completato con marmi rari; ai piedi dell'arca fu deposta una ghirlanda in bronzo e argento, donata dall'esercito vittorioso della Grande Guerra.
La storia delle spoglie mortali di Dante è lunga e curiosa. Subito dopo la morte del Poeta, il corpo fu posto in un rozzo sarcofago di marmo accanto alla Basilica di San Francesco, la stessa dove furono celebrate le esequie. E subito cominciarono le vicissitudini, soprattutto a causa dei fiorentini che insistevano a rivendicare le spoglie stesse. Il rischio si aggravò quando salirono al soglio pontificio due Medici, i fiorentini Leone X e Clemente VII. Il primo, infatti, a seguito di una supplica caldeggiata anche da Michelangelo, concesse ai suoi concittadini il permesso di prelevare le ossa del poeta e di portarle a Firenze, ma quando i fiorentini, arrivati a Ravenna, scoperchiarono la tomba, la trovarono vuota. Le ossa erano state trafugate dai frati della vicina chiesa: attraverso un buco nel muro, essi forarono il sarcofago e le "misero in salvo". Le spoglie rimasero lì fino al 1810, poi i frati, per effetto delle leggi napoleoniche che soppressero molti ordini religiosi, dovettero lasciare il convento. Allora le seppellirono, custodite nella cassetta dove padre Antonio Sarti le aveva racchiuse nel 1677, in una porta murata dell'attiguo oratorio del quadrarco di Braccioforte: solo nel 1865 le ossa vennero ritrovate, durante i restauri all'edificio, nel sesto centenario della nascita di Dante. Tornarono così nel primitivo sarcofago, dove riposano tuttora.