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Martedì 28 Marzo 2017, San Gontrano
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Visitare Ragusa - guida breve

 

Cattedrale di San Giovanni Battista

La cattedrale di Ragusa Superiore, dedicata a San Giovanni Battista, prospetta sull’omonima Piazza. L’edificio fu costruito “ex novo” nel quartiere edificato in cima alla collina dominante la vecchia Ragusa. La costruzione ebbe inizio nel 1706, finì molto tempo dopo, nel 1777, e fu consacrata l’anno seguente. In precedenza, in una zona ad ovest dell'antico abitato di Ragusa, già esisteva una chiesa dei primi anni del Trecento, dedicata a San Giovanni: non ci sono tuttavia notizie certe della sua collocazione. L'attuale struttura è in stile architettonico tardo-barocco. Il progetto fu probabilmente affidato a Giuseppe Recupero e Giovanni Arcidiacono, provenienti da Acireale. I lavori furono eseguiti sotto la guida dei due maestri costruttori, Mario Spata e Rosario Boscarino.
La facciata, formata da cinque sezioni di maestose colonne poste su basamenti, è caratterizzata da tre portali. Quello centrale è sovrastato da un timpano ornato da statue di pregevole fattura, che rappresentano l'Immacolata, il Battista e San Giovanni Evangelista. Anche le porte laterali sono finemente lavorate ai bordi con intagli e sculture, così come gli ingressi sulle fiancate della Chiesa, che si aprono su bellissimi giardini. Sulla facciata spicca un interessante orologio solare del Settecento, restaurato di recente. Sulla sinistra si eleva un alto campanile che termina a cuspide. Sul retro della chiesa si trova la Casa Canonica, bell'edificio barocco alleggerito da diverse finestre balconate.
L'interno, a croce latina a tre navate, è ornato da preziosi stucchi. Le navate sono divise da due ordini di colonne, massicce, in pietra asfaltica, con capitelli corinzi. Maestosa e imponente la cupola, finemente affrescata. Monumentale il magnifico organo, opera dei maestri Serassi, che troneggia all'interno del tempio insieme a numerose opere d'arte. Fra queste primeggiano: una tela raffigurante San Filippo Neri di Gaetano Sebastiano Conca; gli affreschi di diverse cappelle, dovuti al ragusano Salvatore Cascone. Pregevoli le due statue del Santo : una in pietra pece, datata 1513, opera di Angelo Rocchetti, proveniente dall'antico tempio, l'altra lignea, del 1858, che si porta in processione durante i festeggiamenti patronali, opera di Carmelo Licitra. Notevoli sono inoltre: una statua di San Giuseppe di recente fattura; Il Cristo legato alla colonna di Antonio Manno: un quadro della Crocifissione contornato da stucchi raffiguranti la Fede, la Speranza e la Carità; un San Giovanni nel deserto, di Paolo Vetri; un ottocentesco quadro della Natività; gli stalli del coro magnificamente intagliati e gli affreschi eseguiti nel 1926 da Primo Panciroli; due bassorilievi in marmo, scolpiti dal Prinzi nel 1872; un quadro di Dario Guerci raffigurante l'Immacolata; un dipinto di Paolo Vetri, raffigurante San Gregorio. Nel Battistero si può ammirare il Fonte Battesimale, opera dello scultore Carmelo Cappello.
 

Chiesa del Purgatorio

La Chiesa del Purgatorio, o delle Santissime Anime del Purgatorio, domina la scenografia di Piazza della Repubblica. Eretta nel 1658, essa sopravvisse al terribile terremoto del 1693: si può quindi considerare una delle Chiese più antiche di Ragusa Ibla. Nel 1694 divenne chiesa sacramentale, in cui si potevano amministrare i sacramenti per conto della chiesa di San Giovanni, l'attuale chiesa cattedrale.
Come quella di altre chiese ragusane, la facciata è caratterizzata da una ripida scalinata che ne valorizza e arricchisce il prospetto, costituita da due ordini coronati da un timpano. La facciata è suddivisa in tre ordini da colonne corinzie su alti piedistalli. Pregevole la scultura sul portale centrale, che raffigura le anime purganti fra le fiamme. Analogamente decorati i portali laterali. Il campanile fu edificato nel primo quarto del XVIII secolo, separato dalla chiesa, e posto sopra un tratto delle mura bizantine del castello di Ragusa.
L'interno, inizialmente a due navate, fu ricostruito nel 1740 con un impianto basilicale a tre navate, separate da due file di sei colonne corinzie. Esso è arricchito da stupendi altari marmorei e da preziose tele, fra cui spiccano quelle di Antonio Manno, Le anime purganti sull'altare maggiore e La Madonna del Rosario. Nella Chiesa si trova il più antico organo di Ragusa, realizzato dai Serassi di Bergamo. Fra le numerose opere presenti, spiccano: una statua della Madonna del Carmelo con due Angeli, sovrastante quattro peccatori che la invocano dal Purgatorio; il Battistero con un quadro del Battesimo di Gesù; una tela di Sant'Eligio, e una con la Madonna del Rosario del Manno. L'abside destra è arricchita da un altare in marmo policromo e da un quadro di Santa Barbara; l'abside centrale mostra quattro colonne corinzie, un altare in marmo e il quadro delle Anime del Purgatorio del Manno; l'abside sinistra contiene un altare barocco e un crocefisso del 1769, con statuette della Madonna Addolorata e di San Giovanni Evangelista. Notevoli sono anche: un quadro della Sacra Famiglia di Tommaso Pollaci, uno di Sant'Omobono e una pregevole pala secentesca con le statuine di Sant'Agata, Santa Lucia e San Rocco; un quadro ottocentesco di San Cristoforo e una statua di San Giovanni Bosco.
 

Chiesa di San Francesco all'Immacolata

Il complesso sorge in Piazza Chiaramonte e, secondo alcuni studiosi, farebbe parte dei resti di un castello con quattro torri, di proprietà dei Chiaramonte, conti di Ragusa: passato il dominio ai Cabrera (1392), questi regalarono il castello ai Frati Minori Conventuali, che trasformarono l’edificio in chiesa e convento e la torre in campanile. Per altri, il palazzo con quattro torri non sarebbe mai esistito; la chiesa sarebbe stata costruita nel Duecento, in onore di San Francesco, poi demolita e trasformata nel Cinquecento. Di certo ci restano la massiccia torre campanaria e un portale in stile gotico, originario ingresso principale della Chiesa.
La torre campanaria presenta cinque ordini che denotano le ricostruzioni avvenute nel tempo e termina con una cupoletta ottagonale. In basso, lateralmente alla torre, si scorge il duecentesco portale gotico.
L'interno della chiesa è a tre navate, divise da due file di pilastri. All'entrata si ammira un’acquasantiera del Cinquecento, in pietra asfaltica. Tutta la Chiesa è arricchita da affreschi sulle pareti e sulle volte. Tra le varie opere d’arte, spiccano: un bel quadro di Antonino Monoli (1724), con l'Estasi di Sant'Andrea; un quadro di San Giuseppe da Copertino; un Crocefisso e due quadri raffiguranti San Giovanni e Maria Addolorata; un quadro del XVIII secolo, con San Francesco in preghiera alla Porziuncola; uno dell’Immacolata, opera del Manno (1796); il mausoleo del Barone Corrado Arezzo di Donnafugata, chiuso da un’artistica cancellata in ferro battuto. E ancora: un quadro del Riposo della Sacra Famiglia del Monoli; uno che raffigura la Resurrezione di Cristo; una Madonna dell'Idria, un San Giorgio nella fornace e un Angelo Custode.
Il Convento è ora di proprietà del Comune che lo ha adibito ad Ospizio per gli anziani poveri. In passato fu anche sede del piccolo ospedale intitolato alla Duchessa Albafiorita. All'interno dell'edificio è un artistico scalone di ingresso in pietra asfaltica con grifi dal lungo muso che sostengono, insieme a colonnine, un ampio passamano e quattro cariatidi che sorreggono putti con scritte e vasi di fiori.
 

Chiesa di Santa Maria dell'Idria

La Chiesa dell’Idria (o di San Giuliano) sorge in Via Scale, dietro il Palazzo della Cancelleria. E’ famosa per la splendida cupola colorata e per le antiche origini. La s’incontra salendo la scalinata della Salita Commendatore, ma la si riconosce da molto lontano. Probabilmente eretta nel XV o nel XVI secolo, sulle rovine di un’antica chiesa bizantina, fu inizialmente dedicata a San Giuliano. Fu poi ricostruita - intorno al 1629 - dall’Ordine dei Cavalieri di Malta. Il terremoto del 1693 non causò gravi danni alla struttura, che fu parzialmente ricostruita nel 1739 dal cavalier Blandano Arezzi.
La facciata centrale, in sobrio stile barocco, è caratterizzata da quattro semi-pilastri adornati da capitelli con sculture. Il portone centrale mostra due semi-pilastri e una cornice riccamente decorata. Nell’arco sovrastante è ancora visibile la croce dell'ordine cavalleresco. In particolare, risalta il bel campanile con la sua piccola cupola ottagonale circondata da una balaustra circolare. La cupola è impreziosita da ceramiche policrome di Caltagirone, decorate con disegni di vasi e fiori dai tipici colori della Sicilia.
L'interno è a tre navate: pregevole un’acquasantiera del Seicento e l'altare in stile barocco con colonne a tortiglioni contenente un quadro secentesco di Mattia Preti, che raffigura San Giuliano e San Giovanni Battista. Sulla destra una cappella con un altare di marmo e un’urna lignea con Cristo morto, un altare in stile barocco con un quadro di San Giuseppe, e un ulteriore altare barocco con colonne a tortiglione con un settecentesco Crocefisso e le statue di San Giovanni Evangelista e della Madonna; tale altare apparteneva alla famiglia Cosentini che lo aveva fatto erigere e ne godeva il cosiddetto “jus patronatus”. Nell'abside di può ammirare una stupenda tribuna in pietra e gesso, di stile secentesco, con al centro un quadro di San Corrado da Piacenza e San Guglielmo da Scicli che sostengono un quadro della Madonna. Sulla volta un dipinto rappresenta l'Assunzione e l'incoronazione di Maria.
 

Chiesa di Santa Maria delle Scale

Nota un tempo col nome di Santa Maria delle Cateratte, la Chiesa di Santa Maria delle Scale sorge in Via XXIV Maggio. E’ la chiesa più antica di Ragusa: eretta nel Trecento su una preesistente abbazia cistercense di epoca normanna, fu ricostruita dopo il terremoto del 1693, che la danneggiò seriamente.
La struttura, a tre navate e priva di abside, vede annesse numerose cappelle di squisita fattura e decorazioni che riecheggiano gli stili delle diverse epoche. L'ingresso attuale immette nella navata sinistra; all'esterno si possono intravedere resti della primitiva costruzione, in particolare metà sinistra dell'originario portale d'ingresso, ora murato, e un bel pulpito gotico.
Di rilievo all'interno il Transito della Vergine, altorilievo policromo in terracotta, recentemente restaurato, di scuola gaginesca (1538). Degni di nota, da un punto di vista artistico, sono gli archi di tipo gotico e rinascimentale e le volte che poggiano su capitelli raffiguranti fiori e allegorie.
Dal terrazzo antistante la Chiesa si apre un bellissimo panorama su Ibla - uno fra i più belli dell’intera Sicilia - e si diparte la scalinata di circa 250 gradini, che collega Ragusa Superiore a Ragusa Ibla.
 

Duomo di San Giorgio

L'attuale Duomo di San Giorgio di Ragusa prospetta sull’omonima Piazza. Fu costruito tra il 1739 ed il 1775, all'indomani del terremoto del 1693, che distrusse il più antico quartiere della città. Prima del terremoto del 1693 Ragusa ospitava una chiesa dedicata a San Giorgio sin dal XII secolo, eretta in epoca normanna. Al sisma sopravvisse solo il grande portale gotico-catalano del Quattrocento. La nuova chiesa fu costruita nello stesso quartiere, sulle fondamenta della Chiesa di San Nicola, e su progetto dall’architetto Rosario Gagliardi di Noto.
Esterno. L'attuale struttura si caratterizza per l'elegante stile barocco; nel complesso, viene considerata come uno dei migliori esempi di barocco siciliano in Italia. All'esterno troneggia la bella scalinata cinta da un’alta ringhiera in ferro, capolavoro di Angelo Paradiso (1890). La facciata, a tre ordini, con partito centrale leggermente convesso, termina con l'originale inserimento della torre campanaria al terzo ordine, sovrastata dalla cuspide a forma di bulbo. Il primo ordine presenta dieci robuste colonne corinzie su solidi piedistalli; il portone centrale è finemente scolpito con sei altorilievi di Vincenzo Fiorelli, raffiguranti scene del Martirio di San Giorgio. Il secondo ordine presenta un finestrone ornato da una cornice con intagli e impreziosito da una vetrata colorata con San Giorgio che uccide il drago; ai lati, sono le statue equestri di San Giorgio e di San Giacomo Apostolo. Il terzo ordine offre alla vista la cella campanaria con balaustra, quattro colonnine corinzie e due statue sulle volute laterali, di San Pietro e San Paolo. La neoclassica cupola, alta 43 metri, fu portata a termine nel 1820 da Carmelo Cutraro: è un capolavoro che unisce solidità ed eleganza.
Interno. Il Duomo sorge su un progetto a pianta basilicale, a tre navate, divise da robusti ma eleganti pilastri di calcare duro, con zoccolatura in pietra pece; la navata maggiore, coperta da una volte a botte lunettata, è illuminata da ampie finestre modanate con timpani ad arco ribassato. Le due navate laterali comprendono una serie di Cappelle con copertura a cupola. Oltre alle stupende decorazioni e agli addobbi sontuosi, il Duomo conserva numerosi e importanti capolavori d’arte. Le finestre della navata centrale sono chiuse da vetri colorati, artisticamente istoriati, realizzati su disegni di Amalia Panigatti (1926). Notevoli sono poi le varie opere pittoriche - dovute, tra gli altri, a Dario Querci, Antonio Manno, Giuseppe Tresca e Vito D’Anna - nonché il grande organo del 1881, opera dei Serassi di Bergamo, con 97 registri e 4000 canne, e il coro ligneo stupendamente intagliato. Il Duomo conserva tanti altri capolavori: uno è il grandissimo telerio utilizzato per chiudere l'abside destra durante la Quaresima; opera dei calatini Francesco e Giuseppe Vaccaro, rappresenta la Crocifissione con innumerevoli personaggi a piedi e a cavallo. Ancora vengono conservati preziosi reliquari, in oro e in argento, calici finemente lavorati, mazze capitolari, preziosi paramenti sacri, oltre ai busti in argento di Santa Gaudenzia e di San Giorgio, che costituiscono tutti il “Tesoro di San Giorgio”.
 

Giardino Ibleo

Antico giardino di Siracusa, il Giardino Ibleo (o Villa Comunale) è oggi parte dei Giardini Pubblici di Ragusa Ibla, realizzati alla metà nell’Ottocento, parte in stile italiano, parte in stile inglese. La Villa-Giardino sorse su uno sperone di roccia che si affaccia sulla vallata; un tempo vi si accedeva attraverso un magnifico viale fiancheggiato da numerose e floride palme, riservato alle carrozze, o attraverso un viale parallelo, cosiddetto delle colonnine, riservato ai pedoni.
La Villa-Giardino è ben curata e riccamente adornata con panchine ben scolpite, colonne con vasi in pietra scolpiti in fogge diverse e un’elegante balconata con recinzione in calcare. Dalla balconata si godono magnifiche vedute dei monti e della valle del fiume Irminio. Imponente al centro della villa sorge il monumento ai caduti della Grande Guerra. All'interno del Giardino si trovano tre chiese che abbiamo descritto nelle apposite schede informative: la Chiesa di San Vincenzo Ferreri (detta anche di San Domenico, o del Rosario), la Chiesa di San Giacomo e la Chiesa-Convento dei Cappuccini. Poco prima dell'ingresso si trova il portale della chiesa di San Giorgio Vecchio, in stile gotico-catalano, con una preziosa lunetta in cui è raffigurato San Giorgio che uccide il drago e due rombi laterali che contengono le aquile aragonesi. Eretta verso la meta del Trecento, nel periodo chiaramontano, questa chiesa doveva essere molto grande (a tre navate) e sicuramente molto bella. Il portale è sontuoso e a forte strombatura: pur corroso dal tempo e danneggiato dall'incuria, conserva una sua antica bellezza con le sculture in dolce roccia locale, che sembrano ricami.
 

Palazzo Battaglia

Il monumentale Palazzo Battaglia sorge presso la Chiesa della Santissima Annunziata. Fu costruito dal Barone Grandonio Battaglia di Torrevecchia, a partire dal 1724, probabilmente su disegno dell’architetto Rosario Gagliardi di Siracusa; i lavori furono seguiti dal capomastro Giuseppe Recupero e, in parte, dal capomastro ragusano Carmelo Cultraro, coadiuvato dal figlio Desiderio.
Ampliato nel 1748, il Palazzo presenta una facciata principale su Via Orfanotrofio e una laterale su Via Chiaramonte, che presentano soluzioni architettoniche originali ed eleganti. Quella principale offre alla vista un portone, due finestre laterali e al primo piano un balcone centrale e due laterali. Sia il portone sia le finestre sono impreziositi da intagli finemente realizzati. Il balcone centrale è sovrastato da un cornicione che fa da base allo stemma dei Battaglia. Decorata in modo analogo, la facciata di via Chiaramonte presenta un portone centrale con arco semicircolare e vari intagli; al di sopra è una finestra circolare circondata da motivi ornamentali e sormontata da una scultura a forma di conchiglia; caratteristico di questa facciata è un grande balcone a tribuna, raccordato con il sottostante portone d'ingresso da un'originale modanatura che porta al centro una finestra ovale.
 

Palazzo Bertini

Il Palazzo Bertini sorge all’inizio di Corso Italia. Eretto dalla famiglia Floridia verso la fine del Settecento, fu acquistato dai Bertini, verso la metà dell’Ottocento. Palazzo Bertini è famoso per i tre caratteristici mascheroni, impostati nella chiave di volta delle finestre. Sicuramente simboliche, le tre sculture sono variamente interpretate: la versione più diffusa è quella che identifica i mascheroni con tre aspetti del potere, e che definisce le sculture col nome di "tre potenti". II primo mascherone rappresenterebbe il povero deforme, che, con la lingua fuori, con alcuni dente mancanti e il naso enorme, ha I'espressione beffarda di chi si sente potente perché, non possedendo nulla, non può essere privato di nulla. Paradossalmente è quindi potente perché non ha nulla da perdere. All'altra estremità sarebbe rappresentato il borghese, tipicamente il commerciante, con il turbante, i baffi ben curati e I'aspetto tranquillo e soddisfatto, simbolo arrogante di colui che tutto ha e tutto può, per la Potenza del denaro. La figura centrale rappresenta un nobile signore, dallo sguardo fermo e sicuro di colui che è e sa di essere, di colui che può fare ogni cosa: egli rappresenta il potere dell'aristocrazia, del censo, delle relazioni: il potere “tout court” di chi detta le regole e può permettersi di non osservarle. Centro della società, il nobile è scolpito in posizione frontale, fra povertà e ricchezza.
 

Palazzo Vescovile Schininà

Situato nel centro storico di Ragusa Superiore, il Palazzo fu costruito alla fine del Settecento, per volere di don Mario Schininà Cosentini dei marchesi di Sant’Elia. Il piano originario prevedeva che l’edificio occupasse tutto l’isolato tra Via Ecce Homo e Corso Italia, ma per vari motivi non fu portato a compimento.
Nell’Ottocento il Palazzo fu diviso in due parti: la parte sud rimase di proprietà della famiglia Schininà, mentre la parte nord fu affidata dalla marchesa Carlotta Schininà al parroco della cattedrale, per diventare sede del Seminario. Tuttora il Palazzo ospita il Vescovado e gli uffici della Curia.
La facciata si caratterizza per una serie di balconi sorretti da mensole in pietra-pece, decorate a motivi vegetali; il balcone che sovrasta il portone d’ingresso principale, mostra una cornice abbellita con sculture rococò. Due grandi portoni - con semicolonne decorate con elementi di pietra calcarea - segnano l’ingresso dell’edificio. L’ingresso a nord dà accesso ad un atrio coperto, delimitato da una cancellata in ferro battuto, con lo stemma della Diocesi: quello a sud immette nel cortile che introduce alla terrazza e agli ambienti del piano superiore, tramite una sfarzosa scalinata con balaustre, abbellita da grandi vasi in terracotta.
All’interno si estende l’ampio giardino che il barone Giuseppe Schininà - appassionato botanico - utilizzava per coltivare piante rare: quest’attività è testimoniata dalle due grandi araucarie che ancora s’innalzano nel giardino per quasi cinquanta metri.
 

Palazzo Zacco

Il magnifico Palazzo Zacco, di raffinato gusto barocco, sorge a Ragusa alta, in Via San Vito, prima dell'imbocco al Ponte Giovanni XXIIII. L’edificio è uno dei primi esempi di architettura signorile barocca. Fu eretto nella seconda metà del Settecento, per volere del barone Melfi di Sant’Antonio, e verso la fine dell’Ottocento fu acquistato dalla famiglia Zacco, da cui prese l’attuale nome.
Il Palazzo presenta due prospetti simmetrici, ognuno con tre balconi; il portone principale è affiancato da due colonne con capitelli corinzi che sostengono il balcone centrale. Molto caratteristici sono i balconi laterali sorretti da mensole scolpite nel classico stile barocco, dove sono raffigurati mascheroni grotteschi e figure antropomorfe. Sull’altro prospetto è possibile osservare il particolare balcone centrale, sorretto da cinque mensoloni, ove al centro è rappresentata una prosperosa sirena, mentre i quattro mensoloni laterali presentano dei musici con trombette e fischietti. Il finestrone è caratterizzato da ricche sculture laterali e da una statuetta rappresentante San Michele Arcangelo posto al centro del timpano spezzato. Sullo spigolo dell'edificio si può ammirare un magnifico stemma gentilizio sostenuto da putti.
Dal 2012 Palazzo Zacco ospita la Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, che espone una bella collezione delle opere di Carmelo Cappello, famoso artista ragusano.