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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Storia di Ragusa

Narra la leggenda che Ulisse sbarcò anche nella terra iblea a Marina di Ispica, in quel luogo che oggi si chiama Porto di Ulisse. Il grande Ercole, invece, sfiorò con le sue mani liberatrici, la colonia greca più orgogliosa della Sicilia, la città di Kamarina, che riporta la sua effigie nelle monete dell’epoca.
In realtà, la storia del ragusano affonda le sue radici nella notte dei tempi. Con i primi insediamenti preistorici di 60 mila anni fa, testimoniati dai resti delle grotte di Fontana Nuova, questa “isola dentro l’isola” doveva avere le sembianze di un’estesa foresta di lecci, querce e macchia mediterranea, ricca di animali anche molto grandi e magari, come sostiene il mito, abitata dai Feaci e Lotofagi.
Poi tremila e trecento anni fa, i Siculi, il più antico popolo che diede il nome alla Sicilia, crearono le città fortificate di Motyche e Hybla Heraia, le attuali Modica e Ragusa, nonché Sicli e Geretanum, oggi Scicli e Giarratana Ma la vera storia della Sicilia inizia con la colonizzazione Greca e la nascita di Kamarina diviene a pieno titolo la pietra miliare della storia arcaica iblea. La città Corinzia fu distrutta più volte, a causa della sua ribellione a Siracusa in nome della libertà alla quale sacrificò sangue e vite umane. Kamarina fu dedicata ad Athena Ergane, la protettrice del lavoro femminile, in onore della quale fu eretto il tempio.
Quando la Sicilia divenne Provincia Romana, Ragusa e Modica furono classificate "decumane", obbligate cioè a pagare un decimo dei raccolti. Dopo Roma, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi e Angioini lasciarono le loro tracce in questa terra dalle tradizioni che divennero miscellanee straordinarie di cultura. Dagli Arabi, gli Iblei ereditarono le nuove tecniche e le colture, con i Normanni consolidarono invece il Feudalesimo.
Il popolo riuscì sempre a conservare, un dominio dopo l’altro, la sua integrità e l’armonia dei costumi sino a rinascere con un’unica coscienza civile, sotto la dinastia dei Chiaramonte. L’episodio decisivo che determinò quest’unità fu il matrimonio del Conte di Ragusa, Manfredi Chiaramonte, con Isabella Mosca, sorella del Conte di Modica. Le nozze permisero l’unificazione delle due contee. “Grandi non furono, ma potenti, splendidi", scrisse di loro lo storico ibleo Raffaele Solarino. Pur essendo avventurieri e talvolta spregiudicati, i Chiaramonte furono amati dal popolo: si riteneva che la loro stirpe discendesse dal grande imperatore di Francia, Carlo Magno. Sicuramente, essi diedero il nome all’arte Siciliana del Trecento.
Nel 1392 ai Chiaramonte successero i Cabrera, fedeli servitori della casa reale di Sicilia eppur meno amati dal popolo. Ciò nonostante uno di loro, Bernardo Cabrera, ebbe la felice idea di spezzettare i grandi latifondi e di concedere ai contadini, in enfiteusi, i piccoli terreni. La leggenda dipinge Bernardo come un uomo ostinato, che al rifiuto opposto alla sua richiesta di nozze da Bianca di Navarra, Vicaria del Regno di Sicilia, decise di inseguirla per tutta l’isola. Morì di peste e oggi secondo le sue volontà riposa ancora nella Chiesa di San Giorgio. Anna, l’ultima erede dei Cabrera, sposò un Enriquez, appartenente al casato che fu a capo della Contea sino al Settecento.
Nel Seicento due avvenimenti grandiosi segnarono il destino della Contea. Il primo, la nascita di Vittoria, ebbe una influenza positiva sul futuro sviluppo economico dell’intera provincia. Al di la delle tesi discordanti sulle ragioni della sua creazione, la scelta del nome della città, fu comunque un omaggio reso alla contessa Vittoria Colonna. Il secondo avvenimento fu il tremendo terremoto del 1693. Il sisma fu un destino intriso di morte per le gravissime perdite umane che si verificarono in tutta la contea, ma per i posteri è stato anche simbolo fulgido di vita, grazie alla splendida rinascita che determinò nelle città di Ragusa e Modica, e in tutti gli altri centri minori. Quella tragedia produsse, accanto alle macerie e a oltre cinquantamila vittime, lo slancio edilizio del barocco della Sicilia Orientale che fiorisce anche tramite forme di mecenatismo artistico.
La ribellione della natura scosse ancora alle fondamenta la contea. Come nel passato, il ragusano divenne terra di conquista e luogo di passaggio da una casa regnante a un’altra. Dagli spagnoli finì nelle mani dei Savoia che riuscirono a tenerla a bada solo per pochi anni sino al subentrare del regime borbonico.
Proclamato il regno delle due Sicilie, con la caduta di Napoleone, Ferdinando di Borbone, nel 1816, divise la Sicilia in sette province e la contea venne così inglobata in quella di Siracusa. All’alba dell’11 Maggio del 1860, l’Unità d’Italia riconferma l’annessione del ragusano al territorio aretuseo.
Furono i massari a trovare nel lavoro della terra e nella loro operosità, la forza per superare la crisi post borbonica. Negli anni della prima guerra mondiale, purtroppo, la miseria si svelò in tutte le sue sfaccettature e ancora una volta dal dolore emerse una svolta positiva con l’istituzione della Provincia di Ragusa, nel 1926. Anche nella seconda guerra mondiale i frutti della terra, le arance e le carrube, salvarono dalla fame la popolazione rurale. Via via che si accentuò il risveglio delle masse, andò acuendosi lo scontro di classe, e col passare degli anni si completò il processo di recupero della coscienza unitaria civile, tipica della ex-contea.
La storia degli anni ’50 è attraversata da un movimento rinnovatore e dalla esigenza di attuare la riforma agraria, per la rimodulazione dell’assetto proprietario. Il frazionamento della terra, i processi di trasformazione colturale, la scoperta del primo giacimento petrolifero nel 1951, l’affermazione del fenomeno della urbanizzazione con lo spostamento della popolazione dalle campagne alle città, creerà l’attuale aspetto della provincia di Ragusa. Una terra dove la tradizione e il moderno, l’arte e la dinamicità imprenditoriale convivono in simbiosi, secondo una magica alternanza.
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