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Venerdì 23 Giugno 2017, San Giuseppe Cafasso
Giacomo Boschi - CC by-sa
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Visitare Prato - guida breve

 

Basilica di Santa Maria delle Carceri

La Basilica di Santa Maria delle Carceri sorge sull'omonima piazza, ed è fiancheggiata dall'imponente Castello dell'Imperatore. L'edificio sorge dove, fino al Quattrocento, si trovavano le carceri pubbliche. Tradizione vuole che il 6 luglio 1484 un bimbo abbia visto sulla parete della struttura l'immagine della Madonna col Bambino. In seguito a questo evento, al posto delle carceri si decise - appunto - di erigere un edificio sacro.
Dopo la scelta di un primo progetto, elaborato da Giuliano da Maiano, Lorenzo il Magnifico impose quello redatto su sue indicazioni da Giuliano da Sangallo. Dal 1486 al 1495 furono completati gli interni, mentre il rivestimento esterno rimase interrotto nel 1506 (la parte superiore del braccio occidentale sarà completata nel 1884-85 da Fortunato Rocchi e Giuseppe Bacci).
Di proporzioni armoniose, la chiesa ha pianta a croce greca, tipica del periodo rinascimentale. La parte superiore conclude la struttura con una cupoletta di forme brunelleschiane con finestra a lanterna. Il rivestimento esterno (incompiuto) in bianco alberese e serpentino verde, conferisce leggerezza alla struttura. L'interno di impronta classica è ravvivato da un fregio in maiolica che corre in alto lungo il perimetro della chiesa attribuito ad Andrea della Robbia. L'altare maggiore progettato dal Sangallo, custodisce il miracoloso affresco della Madonna delle Carceri fra i Santi Leonardo e Stefano (XIV secolo). Pregevoli sono le vetrate eseguite nel 1491, su disegno di Domenico Ghirlandaio.
 

Cassero

Il Cassero, chiamato anche "Corridore", è un camminamento fortificato, di circa 230 metri, che un tempo metteva in comunicazione la terza cerchia di mura, più precisamente la Porta Fiorentina, con il Castello dell'Imperatore. Il Cassero fu costruito dai Fiorentini nel 1351, subito dopo che Firenze ebbe acquistato da Giovanna D’Angiò, regina di Napoli, i diritti sulla città di Prato.
La fortificazione fu realizzata con murature piene, formate in prevalenza da materiale locale, come i ciottoli di fiume. Apparentemente semplice, il disegno della struttura è assai ingegnoso e fu studiato con straordinaria accuratezza. Era destinato a garantire un percorso nascosto e silenzioso, grazie alla pavimentazione in terra battuta, attraverso il quale le truppe fiorentine, anche a cavallo, potevano entrare e uscire dalla città senza essere viste dai Pratesi. Il camminamento superiore a cielo aperto, protetto da merli, era destinato a garantire il passaggio di una ronda, per il controllo continuo dell'area circostante.
Il Cassero rimase intatto fino al 1557, quando la porta-torre sulle mura fu abbassata. Qualche anno dopo fu aperta una nuova porta segreta, chiamata "Porta del Soccorso" e fu costruita una rampa per arrivare ai camminamenti superiori. Alla fine del Settecento il Cassero non fu più usato e la "Porta del Soccorso" fu chiusa. Poi, nell’Ottocento un pezzo del Cassero fu abbattuto per farvi passare la strada.
La struttura fu restaurata fra il 1980 e il 2000. Attualmente è usata per l'allestimento di mostre.
 

Castello dell'Imperatore

Noto anche come Fortezza di Santa Barbara, o Castello Svevo, il Castello dell'Imperatore sorge in Piazza di Santa Maria delle Carceri ed è considerato la più importante testimonianza architettonica dei secoli XI-XIII presente a Prato. Si tratta di uno stupendo esempio di maniero svevo, l'unico nel centro-nord d'Italia. La costruzione si svolse fra il 1242 e il 1248: essa fu voluta da Federico II di Svevia, nell'ambito di un progetto per il controllo delle principali vie di comunicazioni che dal sud portavano in Germania. Il castello è opera dell’architetto Riccardo da Lentini, che diresse maestranze fatte giungere dalla Puglia, e fu eretto sul terreno che già ospitava una fortificazione minore, donato all'imperatore da una famiglia Ghibellina pratese.
L'edificio ha pianta quadrata, con quattro torri agli angoli e altre quattro, di cui due disposte a sperone e due ereditate dal precedente fortilizio, al centro di ogni lato della cortina muraria. Il coronamento delle mura e delle torri è realizzato con i caratteristici merli ghibellini a coda di rondine.
L'ingresso principale, un portale con arco a sesto acuto, è impreziosito con elementi decorativi dicromi ottenuti alternando fasce di marmo bianche e verdi; i due leoni scolpiti ai lati della porta conferiscono al castello l'iconografia della casa imperiale. Da notare anche come accurato sia stato lo studio per il posizionamento delle feritoie, al fine di consentire sia il tiro “di faccia” sia quello “fiancheggiante”. L'immagine del castello nel suo insieme è una perfetta fusione fra la forma e la funzione militare. L'interno è in pratica vuoto, senza traccia degli, incompiuti, edifici originali disposti su quattro ali simmetriche al cortile. A questi edifici si riferiscono le aperture presenti nelle cortine murarie. In passato, l’interno fu occupato da strutture provvisorie in legno e muratura atte ad ospitare la guarnigione. Fino ai recenti restauri (1975), l'interno era occupato da costruzioni moderne. Il castello fu infatti per lungo tempo adibito a carcere.
L’uso dei materiali (il calcare alberese e il serpentino o verde di Prato), richiama la tipica bicromia Toscana romano-gotica, in uso anche negli edifici ecclesiastici. Un'apertura sulla parte orientale collegava il Castello alla cerchia difensiva di porta Fiorentina, tramite il Cassero. Una scala a chiocciola in alberese dà accesso ai camminamenti dai quali si gode una ampia veduta sul territorio verso Firenze e il Montalbano.
Dal 1975 il Castello è aperto ai visitatori e ospita pubbliche manifestazioni nel vasto cortile interno.
 

Chiesa di San Francesco

La chiesa di San Francesco prospetta sulla piazza omonima. E’ edificata su un pezzo di terreno donato ai frati francescani dal comune di Prato, in seguito alla canonizzazione del santo. L’edificio fu costruito a partire dal 1281 vicino al primo oratorio dell'omonimo convento francescano, sorto nel 1228.
La facciata è in stile romanico-gotico e si presenta a fasce di alberese e serpentino, con ricco portale. E’ completata da un coronamento rinascimentale a timpano, con rilievo in stucco di Andrea Della Robbia. Il fianco ha paramento in cotto, scandito da lesene, che prosegue nell'interessante transetto. Il campanile, opera di Antonio Benini, risale alla fine del Settecento.
Il vasto interno, impoverito da un ripristino neo-medievale nel 1902-1904, conserva opere notevoli. Spicca fra esse il raffinato monumento sepolcrale di Geminiano Inghirami (1460 ca.), attribuito a Pasquino da Montepulciano, che eseguì anche il piccolo ciborio sulla parete del presbiterio. Presso un pulpito rinascimentale in pietra serena è collocata una tavola quattrocentesca col Monogramma di Cristo, forse portata a Prato da San Bernardino, mentre sopra l'altar maggiore è posto un Crocifisso trecentesco in legno policromo, di drammatica espressività, donato dal mercante Francesco di Marco Datini. Questi volle essere sepolto davanti all'altare: la sua raffinata lastra tombale in marmo bianco, dovuta a Niccolò Lamberti (1411-12), ha la forma di un elaborato tabernacolo gotico.
A destra della chiesa si accede al chiostro su colonne ioniche (1438-40), la prima completa architettura rinascimentale del territorio, con stemmi e lapidi sepolcrali dal XV al XIX secolo, e alcuni affreschi. Tre grandi aperture centinate segnano l'ingresso al Capitolo, o Cappella Migliorati, interamente affrescata intorno al 1400 da Niccolò Gerini, con figure di solidità giottesca, preziose nel colore, e con storie equilibrate e minuziose. La maestosa Crocifissione è purtroppo assai rovinata; a destra sono le storie di San Matteo, a sinistra quelle di Sant’Antonio; imponenti gli Evangelisti sulla volta.
 

Duomo di Prato

La Cattedrale di Santo Stefano, Duomo di Prato, prospetta su Piazza Filippo Lippi ed è una delle più antiche chiese del capoluogo toscano. L’esistenza della chiesa originaria è provata da un documento del 994 che ne attesta l'elevazione a pieve battesimale del Borgo al Cornio, l'antico abitato romano. La struttura attuale risale al XII secolo. Nel Trecento, per la crescente popolarità della reliquia della Sacra Cintola (cintura della Madonna), l'edificio venne allargato col transetto, e poi con la Cappella della Cintola.
Esterno. Realizzata in alberese e serpentino, la facciata è divisa in tre zone da paraste. Il campanile, progettato dal maestro Guidetto, fu realizzato nel Duecento e completato intorno al 1356. L'orologio fu realizzato nel 1457 (l’attuale è del '700) al posto del rosone. Al centro della facciata è il grande portale realizzato nel 1412-1413. La lunetta presenta uno splendido altorilievo in ceramica invetriata bianca e azzurra con la Madonna col Bambino, e i Santi Stefano e Lorenzo incorniciati da cherubini, di Andrea Della Robbia (1489). L'elemento più interessante della struttura esterna è il Pulpito di Donatello, commissionato nel 1428 a Donatello e a Michelozzo, e completato nel 1438. La base del pulpito è lo spigolo della chiesa, arricchito dal capitello in bronzo, opera di Michelozzo e di Maso di Bartolomeo (1433). Dal capitello partono le fasce concentriche sporgenti e scolpite con vari decori, sormontate da quindici mensole, ornate da foglie, che sorreggono il parapetto con le formelle scolpite da Donatello. La forma del parapetto ricorda un tempietto sorretto da coppie di colonne che lo dividono in riquadri, ove sono inserite le formelle con gruppi di angeli danzanti.
Interno. L’interno del Duomo presenta un aspetto unitario. Il pavimento in alberese, marmo rosso e serpentino verde è opera di Bernardo del Basso (1542-45). Sulla destra è il vano del battistero con un grande fonte battesimale in serpentino, realizzato nel 1596. Le tre navate sono divise da sei arcate per lato sorrette da robuste colonne; i capitelli sono scolpiti con motivi vegetali, volute, rosette e con teste umane. La sesta campata introduce al Transetto inserito nella struttura da Giovanni Pisano del 1317, e terminato nel 1368. Nella parete destra del braccio destro è il tabernacolo detto della Madonna dell'Ulivo, opera di Giuliano, Giovanni e Benedetto da Maiano (1480). Il tabernacolo ospita la Madonna col Bambino, scultura in terracotta opera di Benedetto. Vicino è lo splendido candelabro bronzeo opera di Maso di Bartolomeo (1440).
Splendide sono le cappelle absidali, decorate con pitture eccelse e sculture. Si incontrano via via la Cappella Vinaccesi, detta anche del Crocifisso per la presenza di uno splendido Cristo deposto ligneo policromo risalente al XIII secolo, la Cappella dell'Assunta, decorata con preziose e importanti Storie della Vergine e di Santo Stefano, opera di Paolo Uccello (1433), la Cappella maggiore con un prezioso crocifisso in bronzo di Ferdinando Tacca (1653) e con le pareti decorate dal famoso ciclo di affreschi con Storie dei Santi Stefano e Giovanni Battista, opera fra le più significative di Filippo Lippi (1452-1465). Nella Cappella centrale la bella vetrata fu realizzata nel 1459 da Lorenzo da Pelago su disegno del Lippi. L’attigua Cappella Manassei è affrescata con Storie di Santa Margherita e San Giacomo. La seguente Cappella Inghirami è decorata da un bel pavimento seicentesco in marmo policromo con bell’effetto prospettico. La parte inferiore della parete sinistra è occupata dal monumento funebre di Filippo Inghirami, opera di Benedetto da Maiano. Lungo la navata sinistra, troviamo lo splendido pulpito interno in marmo bianco, con forma a calice, realizzato nel 1469-1473 da Mino da Fiesole, su progetto di Pasquino da Montepulciano.
Nell’ultima campata si trova la Cappella della Sacra Cintola, costruita nel 1386-1390 per custodire la reliquia mariana, su progetto di Lorenzo di Filippo. La cappella è affrescata con lo splendido ciclo trecentesco che racconta le Storie della Vergine e della Sacra Cintola, opera di Agnolo Gaddi. Al centro della cappella vi è l'elegante altare in marmi pregiati, completato da un prezioso gradino in argento, opera di Giuseppe Cerroti (1745-1760). Sulla sommità del gradino argenteo è posta la splendida statuetta in marmo bianco della Madonna col Bambino, uno dei maggiori capolavori di Giovanni Pisano. Il paliotto che protegge la teca della Sacra Cintola è costituito da un rilievo in bronzo raffigurante la Dormitio Virginis, realizzato da Emilio Greco nel 1983. La cappella è chiusa dalla splendida cancellata in bronzo, capolavoro rinascimentale di Maso di Bartolomeo (1442), completata da Matteo di Montepulciano (1460-68).
 

Monastero di San Vincenzo e Santa Caterina de' Ricci

Il complesso, chiesa e monastero, di San Vincenzo e Santa Caterina de' Ricci, sorge in Via San Vincenzo, vicino a Piazza San Domenico.
Chiesa. La Chiesa fu ricostruita nel 1732-1735, forse su progetto di Giovan Battista Bettini e Girolamo Ticciati. Rispetto alla semplicità degli esterni, l’interno si presenta come un luminoso scrigno barocchetto, con belle decorazioni in stucco, affreschi, scagliole e rilievi marmorei. Notevole l’altare marmoreo ornato dal rilievo in marmo bianco del Ticciati. Sotto l'altare è visibile l'urna d'argento dove è il corpo incorrotto di Santa Caterina. Altri miracoli legati alla Santa sono presentati nei rilievi sulle pareti, mentre gli eleganti altari marmorei ospitano un bel Martirio di santa Caterina d'Alessandria, di Vincenzo Meucci, una cinquecentesca Natività di Michele delle Colombe e tele del Pucci, autore anche degli affreschi sulla volta. In una cappellina è il raffinato rilievo marmoreo quattrocentesco con la Madonna e il Bambino, di Matteo Civitali.
Monastero. Contiguo alla Chiesa è il monastero di clausura, fondato nel 1503 e ampliato nella seconda metà del secolo, al periodo di Caterina de' Ricci (1522-1590). Entrata tredicenne nel monastero la Santa, formatasi sul messaggio del Savonarola, lo spiritualizzò progressivamente, purificandolo da implicazioni politiche e sociali, e assunse progressivamente una propria dimensione mistica; a questa sommò notevoli capacità umane e pratiche, che le consentirono di guidare a lungo il monastero, ampliandolo grazie alla generosità di Filippo Salviati, suo "figlio spirituale". Dall'atrio si raggiunge l'anticoro e la contigua Cappella della Madonna dei Papalini: la venerata immagine è un busto in maiolica del primo Cinquecento davanti al quale si arrestarono i mercenari spagnoli durante il “sacco” del 1512, risparmiando il convento. Sotto la cappellina ebbe sepoltura fino al 1732 Caterina de' Ricci. Vicino è il vasto Coro monastico (1558-1564), su progetto di Baccio Bandinelli, con volta lunettata e alti stalli in noce (1564). Sull'altare un bellissimo Crocifisso ligneo cinquecentesco è fiancheggiato da due grandi pale di Michele delle Colombe (1576) con l'Assunta e Scene della Passione. Dello stesso artista sono altre tele nel Coro, che conserva pregevoli dipinti del Pignoni, di Lorenzo Lippi, di Ridolfo del Ghirlandaio. Contiguo al coro è il sacello con l'urna della Santa, ornato da tele di Gian Domenico Ferretti, non visitabile come altri ambienti al piano terreno, mentre in alcune ricorrenze sono visibili alcune celle del piano superiore.
 

Palazzo Comunale

Situato nella piazza omonima, di fronte a Palazzo Pretorio, il Palazzo Comunale di Prato è una struttura di origine duecentesca, modificata in stile neoclassico dall'architetto pratese Giuseppe Valentini nel 1791.
Il Palazzo è costituito da più corpi di fabbrica di origini e dimensioni diverse; l'ala corta fu utilizzata come residenza dei magistrati del Comune fin dai primi del Trecento. Il lato principale - che prospetta sulla piazza - ospita il vasto e maestoso Salone del Consiglio: qui, durante i restauri ottocenteschi, sono venuti alla luce vari affreschi medievali, tra cui una Madonna e una figura della Giustizia. Il lato su Via Cesare Guasti conserva archi a tutto sesto e un abbozzo di struttura medievale che si nota particolarmente nei portici. Il Palazzo possiede un'ala su Corso Mazzoni, decorata da uno stemma mediceo in arenaria, testimonianza dell'età cinquecentesca. Nell'atrio è custodita l'originale Fontana del Bacchino di Ferdinando Tacca, la scultura che celebra con un Bacco gioioso e festoso la proclamazione di Prato a città (1653). All'interno del Palazzo si conservano diversi affreschi di Pietro da Miniato della fine del Trecento e si possono ammirare arredi e intagli lignei databili tra il Cinquecento e l'Ottocento, oltre ad una vasta collezione di dipinti che formano la Quadreria Comunale.
 

Palazzo degli Alberti

Palazzo degli Alberti sorge sulla via omonima, in pieno centro storico, di fianco a Palazzo Datini. L’edificio risale al Duecento e fu costruito dai conti Alberti, primi signori di Prato e di Vernio. Il Palazzo, che nel 1872 divenne sede della locale Cassa di Risparmio, riporta ancora oggi i segni di quello fu: lo si nota dalle traccia di loggiati e dalle aperture in pietra alberese che compaiono sulla facciata. Dopo alcune ristrutturazioni, soprattutto nel Quattrocento e nel Cinquecento, il Palazzo divenne - nel Settecento - proprietà dei Bardi di Firenze, feudatari della contea di Vernio, e fu abitato dai Guicciardini, che vi rimasero fino all’arrivo di Napoleone. Oggi il Palazzo ospita la Galleria degli Alberti, che comprende la collezione storica di quadri e sculture della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.
 

Palazzo Pretorio

Palazzo Pretorio, imponente edificio medievale, prospetta su Piazza del Comune ed è uno dei palazzi pubblici più belli dell'Italia centrale. La sua struttura, composta in parte da mattoni rossi d'impronta duecentesca e in parte da bianca pietra alberese di epoca tardo-gotica, decorata da eleganti bifore, testimonia numerosi ampliamenti in epoche diverse. Nella seconda metà del Trecento fu probabilmente rialzata la parte in cotto portandola a livello del palazzo e realizzando nell'angolo un torrione, ora scomparso; una scala esterna (rifatta nel Cinquecento) e un orologio completavano l'edificio che ospitava le magistrature forestiere. Al pari dei palazzi pubblici di altri comuni medievali dell'Italia centro-settentrionale, anche il Palazzo Pretorio fu adornato da stemmi familiari di podestà e vicari, per lo più in pietra, ma anche in marmo e terracotta, disposti lungo le pareti esterne prospicienti la piazza.
Di realizzazione cinquecentesca è il piccolo campanile a vela assieme al coronamento merlato sul prospetto settentrionale. Il portale a piano terreno immette in vasti locali in parte affrescati da Bettino di Corsino (1307) e da Pietro e Antonio di Miniato (1425), mentre la scala esterna conduce al primo piano.
Così il Corradini ai primi del Novecento descriveva il Palazzo: "Il centro della città conserva nel Palazzo Pretorio quelle salde note medievali che, per l'architettura civile, vanno riunite ai grigi baluardi delle carceri e al cerchio ferrigno delle mura lungo il Bisenzio pietroso pur ricordato da Dante. Tutti i tempi e tutti i capricci hanno impresso nel palazzotto il loro segno … In fatto è un palazzo cubico, massiccio, turrito, la cui maschia impenetrabilità è rotta solo dalla scala esterna che, spezzata in due rampe, va ad innescarsi ad una balconata precedente l'ingresso. E pure non è un solo edificio questo palazzo; esso risulta dall’innesto d'una casa-torre in laterizio, ceduta dalla famiglia Guazzalotri al Comune nel 1284, e di un più sontuoso fabbricato trecentesco in tutta pietra, con tre ordini di bifore ogivali e un elegante tabernacoletto gotico sulla porta disadorna”.
Dal 1912 il Palazzo Pretorio ospita il Museo Civico, attualmente chiuso per lavori di restauro.
 

Scultura di Henry Moore

“Forma squadrata con taglio” è la splendida scultura in marmo bianco che lo scultore inglese Henry Moore (1898-1986), ha donato alla città di Prato. Posta nel 1974 al centro di Piazza San Marco, l’opera utilizza trenta pietre di marmo bianchissimo di Carrara. Secondo una bella definizione, la scultura di Moore è “un’architettura di forme organiche, morbidamente vitalizzata dalla luce”.
Fin dai primi anni della sua posa in opera, la scultura divenne un simbolo della città e in particolare della sua aspirazione alla modernità e al progresso industriale. I pratesi sono soliti chiamare l'opera "il buho di Moore".
La scultura ha una forte relazione con il contesto urbano. Sostituisce, infatti, la vecchia porta medioevale di San Marco (o Fiorentina), ponendosi come nuovo passaggio tra la vecchia città e la città moderna, sorta fuori le mura. Il "buco" ha la forma di una serratura. Altra possibile relazione tra l'oggetto e la città è la posizione del taglio netto in basso: il centro storico infatti presenta una taglio netto analogo, Viale Piave, al centro del quale si trova la scultura. Il viale fu creato incidendo la carne viva del tessuto medioevale, porta fiorentina compresa.