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Domenica 4 Dicembre 2016, San Giovanni Damasceno
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Palazzo Banci Buonamici

Prato / Italia
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Sede della Provincia di Prato, Palazzo Banci Buonamici sorge nella zona più centrale della città., tra Piazza del Comune, Piazza San Francesco, Piazza di Santa Maria in Castello e Piazzetta delle Bigonge. In quest'area già nel XII secolo erano le case dei Guazzalotti, ricchi banchieri e mercanti dell'epoca. Il complesso era costituito da due nuclei principali. Dopo una lunga serie di passaggi di proprietà, il complesso è oggi identificato con il nome della famiglia Buonamici, che ne fu proprietaria dal 1787.
La parte più imponente del Palazzo prospetta su Via Ricasoli. Al piano terreno, modificato nel XX secolo, il portale centinato immette in un atrio con volta ornata dallo stemma Buonamici, dipinto da Luigi Catani a fine Settecento. Da qui si accede allo scalone, del tardo Seicento, che conduce al primo piano, in un ampio vestibolo, ove un elegante tabernacolo settecentesco incornicia un affresco con la Madonna e il Bambino del primo Quattrocento (opera dei Miniati). Sul vestibolo si apre l'ingresso al salone principale del piano nobile. Gli ambienti del primo piano furono sontuosamente decorati nel 1680-1685 e agli inizi del Settecento.
L'ampio salone, che occupa due piani dell'edificio, ha bel soffitto ligneo intorno al quale gira una fantasiosa architettura prospettica dipinta, nella quale s’inseriscono elementi figurati, festoni ed elementi vegetali, che proseguono intorno alle porte ornate da raffinati ovali con figure e sulla parete tra le due finestre, al centro della quale spicca il grande stemma di Bartolomeo Verzoni e della moglie Teresa Bizzochi. La decorazione del salone è opera di Cosimo Ulivelli (1625-1705). A diversi artisti sono avvicinate le pitture di altre sale collegate, con felice effetto decorativo, da finte incorniciature architettoniche, scene mitologiche, figure allegoriche, medaglioni a finti stucchi. Tra gli ambienti più interessanti è la lunga Galleria, ornata prima del 1705 con scorci di paesaggio e busti di imperatori del Cinque-Seicento (da Carlo V a Leopoldo I), mentre la cappellina che vi si apre sulla sinistra ha volta decorata in uno stile più mosso, che ricorda la scuola di Pier Dandini.
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