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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Storia di Potenza

Potenza ha origini antiche ma avvolte nell’oscurità e nell’incertezza. La zona fu forse abitata dai Louki, famosi guerrieri, o da popolazioni di stirpe pelasgica o sabellica. E’ fondato ritenere che – durante la colonizzazione della Magna Grecia – l’area in cui doveva sorgere la città sia stato un avamposto militare greco, poi trasformato in un insediamento stabile. Dai Louki le genti di Lucania (ora Basilicata), quindi anche i Potentini, avrebbero ereditato il caratteristico spirito combattivo, ostile a ogni influenza straniera.
Potenza rimase libera fino alla conquista romana. I Lucani, vinti ma non sottomessi, si schierarono sempre contro Roma. In particolare, si schierarono dalla parte di Annibale e con lui rimasero fino alla battaglia del Metauro. Dopo la sconfitta, Annibale rientrò in Africa e Potenza fu lasciata alla vendetta dei Romani, che fu spietata, tanto che la città fu ridotta da municipium a semplice praefectura. Tuttavia Roma riconobbe l’importanza geografica e strategica di Potenza, che – con l’apertura di nuove strade militari – fu collegata a molti centri limitrofi. Sotto Roma, Potenza visse un lungo periodo di pace e prosperità. Specialmente florida fu l’età augustea, che lasciò a Potenza importanti vestigia, quali il Ponte romano e la Villa di Malvaccaro. La città seguì le vicissitudini dell’Impero, senza brillare molto di luce propria. Alla caduta dell’Impero, cominciò anche per la Lucania un periodo di lutti e rovine, causati dalle invasioni barbariche. In seguito, si ebbe la dominazione bizantina, sotto cui la regione fu chiamata Basilicata, dal nome dei basilici (governanti) che la amministrarono. Il successivo periodo normanno fu testimone d’importanti avvenimenti. Nel 1137 furono accolti in città Papa Innocenzo II e l’imperatore Lotario; tra il 1148 e il 1149, Re Ruggiero vi ricevette Ludovico Re di Francia, mentre ritornava da una sfortunata spedizione in Terra Santa. Già in tal epoca Potenza rivestì particolare importanza come città vescovile: si vuole che il suo primo vescovo fosse Amando; altro vescovo fu Gerardo da Piacenza, vescovo nel 1111 e morto nel 1119, santificato ed eletto a patrono della città.
Nel 1268 il giovane re Corradino di Svevia fu decapitato a Napoli. La vendetta di Carlo I d’Angiò verso le città che avevano parteggiato per gli Svevi, tra cui Potenza, fu dura e feroce; al Conte di Belcastro e a Ruggiero Sanseverino fu affidato il compito di radere al suolo la città, e di demolirne le mura. Poco dopo, il terremoto del 18 dicembre 1273 contribuì ad aggravare la già precaria situazione economica seguita alla reazione angioina. Nel 1304 Potenza fu concessa in feudo a Roberto d’Angiò.
Verso il 1390 Re Ladislao, contestando il regno al cugino Ludovico d’Angiò, assediò la città, ma le usò clemenza, sollevandola dalla dipendenza feudale per qualche tempo. Nel 1414 nuove sommosse popolari scoppiarono a Potenza quando la Regina Giovanna successe al fratello Ladislao sul trono degli Angiò. Sopraggiunti gli Aragonesi, Re Alfonso concesse la città al fidato vassallo don Indico de Guevara, cui seguirono don Antonio, don Giovanni, don Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza. Fu quest’ultimo a donarla, quale dote nuziale alla famiglia Loffredo, quando Enrico Loffredo sposò Beatrice de Guevara, unica erede della famiglia. La famiglia Loffredo governò Potenza per diversi secoli, fino a quando si estinse nel 1825.
Nelle lotte di predominio che seguirono tra Francia e Spagna per la divisione del Regno nella seconda metà del Seicento, Consalvo de Cordova e Luigi d’Armagnac, duca di Nemours, conclusero un armistizio e convennero a Potenza per negoziare l’accordo. Questo però non fu raggiunto e in breve tempo le ostilità ripresero. Cacciati i Francesi da tutto il Reame, questo divenne provincia spagnola. Tutto il Mezzogiorno d’Italia, oramai Vicereame spagnolo subì una degradazione morale che sfociò nella rivolta di Masaniello nel 1647. Anche Potenza fu teatro di moti popolari antispagnoli che furono facilmente repressi, soprattutto nelle campagne.
Nel 1694 un nuovo violento terremoto distrusse la città quasi per intero e ben poco fu fatto dai dominatori spagnoli per la ricostruzione. Il Settecento vide l’avvento dei Borboni, prima dinastia italiana, ma le riforme di Carlo III di Borbone non riuscirono a migliorare la condizione di estrema povertà in cui versava la Lucania. Nel 1799 lo spirito combattivo dei potentini riesplose in tutta la sua violenza, portando all’insurrezione la città. Il movimento repubblicano, che a Potenza faceva capo al Vescovo Serrao, fu rapidamente represso dai borbonici. Fuggiti i Borboni, tornarono i Francesi, con Giuseppe Bonaparte, e nel 1808 con Gioacchino Murat.
Nel 1806 Potenza divenne capoluogo della Basilicata per editto napoleonico. La fine del periodo francese lasciò Potenza migliorata solo in parte, nonostante la ricomparsa del brigantaggio, che già aveva provocato orrore e sangue dopo la reazione del 1799. Nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando rientrò a Napoli col titolo di Ferdinando I, Re del Regno delle Due Sicilie, ma un moto rivoluzionario del 1820 lo indusse a concedere la Costituzione. Ancora una volta Potenza s’infiammò di nuovi propositi di libertà, ancora una volta repressi nel sangue: Domenico Corrado e altri di Potenza furono giustiziati dalle truppe borboniche.
Intorno al 1846 ebbe inizio una seconda fase repressiva che sfociò nella rivolta del 1848. Protagonista assoluto di tale patriottica ribellione fu, a Potenza, l’intellettuale Emilio Maffei che riunì in città i delegati delle Province confinanti, i quali sottoscrissero un memorandum a sostegno e difesa della libertà. La repressione fu dura in tutto il Regno e, in particolare, a Potenza. Seguirono anni di cospirazioni, che mai videro attuate le tanto auspicate riforme sociali. Il 16 agosto 1860 la città, ancora una volta per prima nel Mezzogiorno d’Italia, si sollevò e sostenne due giorni di durissimi scontri con le truppe borboniche che furono definitivamente scacciate il 18 agosto 1860, giorno in cui Garibaldi sbarcò in Calabria. Pochi giorni dopo l'intero Mezzogiorno e la Sicilia furono annessi al Regno d’Italia.
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