Login / Registrazione
Martedì 25 Aprile 2017, San Marco
gerrysena - CC by-sa
follow us! @travelitalia

Visitare Pistoia - guida breve

 

Battistero di San Giovanni in Conte

Il bell’edificio del Battistero, che sorge sulla Piazza del Duomo, fu eretto nelle forme attuali verso la metà del Trecento. Tuttavia l'impianto originario deve essere precedente visto che già ai primi del XII secolo è documentato un San Giovanni, antistante la Cattedrale, in cui fu sepolto il vescovo Atto. E’ probabile che l’edificio fosse costituito da una pianta centrale, con il centro occupato dalla vasca battesimale. Ai primi del Trecento, il Comune stabilì di rinnovare il Battistero, ma subito si frappose la guerra con Lucca e Firenze. Verso il 1337 si dette avvio ai lavori; giunti al rivestimento in marmo, la direzione del cantiere fu affidata a Cellino di Nese, già capomastro del Battistero e del Camposanto di Pisa. L’edificio fu completato nel 1359.
L’edificio ha forma ottagonale, secondo il modello rituale, e sta eretto sopra una gradinata, tutto rivestito di marmi bianchi e verde-neri a fasce. La decorazione delle porte, delle finestre, della galleria cieca e del coronamento, tutto è di stile gotico-toscano. Di scuola pisana trecentesca sono le sculture della porta maggiore, chiusa da bellissimi battenti in legno sagomati con eleganza e finezza da Pier Francesco di Ventura (1532). A destra della porta si nota un piccolo pulpito esterno con graziosa porticina trilobata, collocatovi nel 1359 per l'esposizione al pubblico delle reliquie.
Nell’interno spiccano: il fonte battesimale eseguito da Lanfranco da Como nel 1226 con balaustra costituita da formelle riccamente intagliate; l’altare ligneo cinquecentesco, dorato e dipinto, proveniente dalla chiesa della Madonna dell’Umiltà; una statua di San Giovanni Battista del carrarese Andrea Vaccà, del 1724. Il Battistero ha subito nel tempo vari restauri: quelli dell’Ottocento e i più recenti, hanno restituito al suo primitivo aspetto il fonte battesimale di Lanfranco, ma hanno trasformato l'edificio in una semplice e spoglia aula in laterizio. Perduta ogni funzione liturgica, il Battistero ospita avvenimenti culturali.
 

Cattedrale di San Zeno

Con tutta probabilità l'edificio è stato ricostruito nel XII secolo. Non a caso, nella prima metà di quel secolo, il vescovo Atto consacrava al suo interno il primo altare, dedicato a San Jacopo. La Cattedrale fu ampiamente rimaneggiata dopo il grave incendio dei primi del Duecento. Si nota che l’edificio ha assunto l'aspetto odierno verso la metà del XIII secolo, risultando così non un'opera architettonica di carattere unitario, ma un articolato palinsesto di interventi successivi. Nei secoli XIV e XV, si provvide alla costruzione e alla decorazione del portico di facciata nonché alla copertura voltata delle navate laterali. Nel Cinquecento la Cattedrale fu ancora una volta oggetto di importanti restauri.
L’esterno è caratterizzato da un triplice ordine di logge, da uno stupendo portico trecentesco e dalla tipica decorazione di strisce di marmo bianco e nero. Alla sinistra si trova il campanile, alto più di 66 metri, un tempo torre di guardia longobarda, abbellita nel 1301 da Giovanni Pisano. Sulla cima si possono notare i merli a coda di rondine, simbolo dell’antica fede ghibellina della città. Frutto di varie fasi costruttive, il Campanile si presenta snello ed elegante, con la parte basamentale di pietra arenaria che s’ingentilisce nella parte superiore nei tre ordini di loggette, illeggiadrite dalla loro ornamentazione marmorea bianca e verde.
L’interno, a tre navi, è tutto un rifacimento settecentesco, con altre deturpazioni posteriormente introdottevi. La maggior parte delle opere dei migliori artisti e dei secoli più importanti, pitture e sculture, andarono disperse o scomposte. La Cattedrale conserva comunque una raffinata esposizione di sculture, prima fra tutte il meraviglioso fonte battesimale sulla parete d’ingresso, realizzato da Benedetto da Maiano. A destra trova posto il monumento dedicato al poeta e giureconsulto Cino da Pistoia. Subito dopo, nella navata destra si trova la Cappella di San Jacopo, ove si ammira uno dei pezzi d’argento più preziosi d’Italia: il dossale di San Jacopo, pesante quasi una tonnellata e composto da 628 figure scolpite, alcune dal Brunelleschi. Fra le altre opere d’arte qui conservate, ricordiamo: il monumento al cardinal Niccolò Forteguerri, su disegno del Verrocchio; la Cappella Pappagalli, sempre del Verrocchio, e la tavola con la Sacra Conversazione, (o Madonna di Piazza), opera di Lorenzo di Credi. Nella navata destra: il Crocifisso, dipinto del 1275 di Coppo di Marcovaldo e Salerno di Coppo. Nella piccola cappella del Giudizio, sono frammenti di affreschi del XIV secolo, raffiguranti il Giudizio Finale. L’acquasantiera del XIII secolo è della scuola di Nicola Pisano. In controfacciata sono i bassorilievi trecenteschi dell’arca di Sant’Atto e il fonte battesimale di Andrea da Fiesole, del 1497.
Notevole anche la Sacrestia de’ belli arredi, celebre per ricchezza e preziosità degli oggetti conservati, ma soprattutto per il sacrilego furto compiutovi nel 1292 da quel Vanni Fucci che Dante ricorda nel suo Inferno. Dalla sacrestia si accede alla Sala Capitolare - con bei seggi attorno alle pareti e buoni dipinti d'autori non bene identificati; tornando quindi nella chiesa, s’incontra la Cappella maggiore. In origine vi fu qui una cappella architettata da Nicola Pisano e decorata con musaici da fra Jacopo da Turrita, ma alla fine del Trecento venne riedificata in più ampie proporzioni dal pistoiese Jacopo Lafri. Oggi è tutta adorna d'opere moderne - affreschi del Passignano e del Sorri, quadri dell’Allori, di Gregorio Pagani, di Benedetto Veli; modellazioni di un supposto allievo di Giambologna sono le due grandi statue in creta di San Jacopo e San Zeno. Gli stalli del coro furono disegnati nel 1469 da Ventura Vitoni.
La cripta della Confessione è sostenuta da sei colonne di granito. Nella navata sinistra è una tavola con la Vergine e il figlio cominciata dal Verrocchio e terminata da Lorenzo di Credi nel 1485. Vicino è il busto del vescovo Donato de' Medici di Antonio Rossellino. Alla scuola di Giovanni d'Agostino da Siena (1348) sono attribuiti i resti della tomba del vescovo Ricciardi e di suo fratello Bonifazio.
 

Chiesa della Santissima Annunziata

La Chiesa della Santissima Annunziata prospetta su Piazza dei Servi. Fondata nella seconda metà del Duecento, fu completata alla fine del secolo successivo, quindi rimaneggiata durante il Quattrocento e, più radicalmente, in epoca barocca, fra Seicento e Settecento, insieme al complesso conventuale dell’Ordine dei Servi di Maria. All'interno sono conservati notevoli stucchi e arredi settecenteschi. Numerose sono anche le opere pittoriche, affreschi e tele, di varie epoche storiche, soprattutto del Cinque-Seicento. Fra esse spicca una Natività di Lodovico Cardi, detto il Cigoli.
Alla chiesa sono annesse altre strutture, quali un chiostro del Trecento rimaneggiato in epoche successive, un oratorio e un convento di fondazione cinquecentesca.
 

Chiesa dello Spirito Santo

La Chiesa prospetta sulla Piazza omonima ed è l’opera architettonica di maggior pregio del Seicento pistoiese. Originariamente dedicata a Sant'Ignazio di Loyola, essa fu eretta nel 1647, su progetto del padre gesuita Tommaso Ramignani (1596-1657). La struttura era terminata nel 1660, e da allora fu possibile procedere alla sua decorazione interna. I Rospigliosi, e in particolare il futuro papa Clemente IX, si prodigarono molto per dare all'edificio il giusto decoro. Dai Gesuiti, la Chiesa passò nel 1774 alla Congregazione dei Preti dello Spirito Santo, quindi ottenne lo statuto di parrocchia. Nell’Ottocento fu sottoposta a lievi restauri; verso la fine del Novecento fu necessario un vasto restauro. L'architettura è eclettica: si riallaccia alla tradizione della prima generazione delle chiese gesuitiche e quindi al rigorismo della Controriforma, ma nello stesso tempo richiama esempi del primo manierismo toscano, di derivazione sangallesca.
La facciata è a filari irregolari di pietre, con un portale molto semplice e privo di decorazioni. Il campanile si eleva sulla destra ed è aperto all'altezza della cella campanaria da quattro grandi finestre a tutto sesto.
L'interno è ad aula con volta a botte e con quattro cappelle laterali. Nella parete compresa tra due lesene sono state ricavate nicchie e confessionali. Un ballatoio sostenuto da mensole corre lungo il perimetro della chiesa. Fra le opere artistiche di maggior pregio, notiamo lo stupendo altar maggiore, in marmi policromi, eseguito su disegno di Gian Lorenzo Bernini, con la pala di Pietro Berrettini da Cortona raffigurante l’Apparizione di Cristo a Sant’Ignazio di Loyola, del 1668; La Vergine e Cristo in gloria con San Liborio, San Domenico, Santa Lucia e altri Santi di Ludovico Gimignani; il gruppo scultoreo in legno policromo con la Vergine, Cristo, San Giovanni e la Maddalena; la tela San Francesco Saverio predica agli infedeli di Andrea Pozzo; Cristo deposto con Santi gesuiti di Ottaviano Dandini; l'Assunzione di Maria di Giuseppe Nasini; Santa Lucia di Gio. Battista Gigli; il ciborio, a forma di tempietto poligonale. Sulla parete di sinistra si staglia il meraviglioso organo seicentesco, costruito (1664) dal gesuita fiammingo Willem Hermans, con cassa decorata a intaglio e dorata.
 

Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas

La costruzione della Chiesa risale forse alla dominazione longobarda; di certo San Giovanni era già edificata ai primi del XII secolo ed era costituita da un'unica navata absidata di dimensioni minori rispetto all'attuale. Il primitivo impianto fu modificato nel Trecento, quando la navata venne ampliata in lunghezza e in larghezza.
La facciata, tutta ad arcate cieche grandi e piccole su lesene e su colonne, con rombi a piani digradanti nel centro, è bizzarramente costituita da un fianco ove una sola porta introduce all'interno. Sull'architrave bassorilievi dell'epoca di Gruamonte.
L’interno è a unica navata, con soffitto a capriate, belle finestre a vetri colorati e una bifora trecentesca nella parete del presbiterio. La Chiesa conserva varie opere d’arte, tra cui annotiamo: un polittico di Guido di Cino da Siena (1332) sull'altar maggiore; la Pila dell’acqua santa, attribuita a Giovanni Pisano; le Storie di San Giovanni Evangelista di Giovanni Cristiani; lo stupendo Crocifisso duecentesco. Prezioso è il pulpito di Fra Guglielmo, allievo di Nicola Pisano, eseguito nel 1270: è di Foggia rettangolare a cassettone, poggiato a tergo al muro mediante due mensole, e dinanzi su due colonne che hanno per basi due leoni. Ragguardevoli sono il gruppo statuario in terracotta invetriata che rappresenta la Visitazione, ritenuto uno dei capolavori di Andrea della Robbia, e il polittico con la Madonna in Trono tra i santi Jacopo, Giovanni Evangelista di Taddeo Gaddi.
Ai primi del Novecento la chiesa divenne oggetto di un'importante campagna di restauro ch, riportò alla luce le strutture del singolare chiostro romanico, unico esempio di tal genere sopravvissuto a Pistoia. Seriamente danneggiata dai bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale, la Chiesa fu oggetto di lavori con cui furono consolidati il tetto e le strutture del chiostro.
 

Complesso di San Domenico

La Chiesa e l’annesso convento sorgono su Piazza Garibaldi e risalgono alla seconda metà del Duecento. Convento. Sul finire del secolo il convento ha già una sua fisionomia che incarna il carisma dell'Ordine (vita comunitaria, di preghiera, di studio e di predicazione) e sono ricordati vari Domenicani pistoiesi, apprezzati come emeriti predicatori generali, professori, esperti di Bibbia, di filosofia e di teologia. Tracce di quest'epoca si notano ancora in alcuni affreschi, in particolare la bella crocifissione con la sua sinopia conservata nel Capitolo, databile alla fine del '200 e attribuibile a un pittore della cerchia di Coppo di Marcovaldo. Dall’anno 1512 fu avviata un’ampia ristrutturazione architettonica che interessò il chiostro e la chiesa e impegnò i Padri nei due secoli seguenti. Nel periodo post-tridentino, il convento riduce le proporzioni del chiostro e affida al veronese Sebastiano Vini il compito di riprodurre sulle venti Lunette del quadrilatero gli episodi della vita di San Domenico (1596).
Chiesa. Il prospetto si caratterizza per un ricco portale centrale, ove è evidente la mano di Giovanni Pisano. L’interno, modificato nel Sei e nel Settecento, è a navata unica, con transetto e cappelle presbiterali. Fra le opere maggiori qui conservate, si notino: i quattro monumenti funebri della famiglia Rospigliosi ai due lati del transetto e il monumento funebre a Filippo Lazzari, di Bernardo e Antonio Rossellino, eseguito nel 1462-64. In sagrestia sono i resti di pregevoli affreschi, tra cui un San Girolamo penitente, attribuito al Verrocchio o al Pollaiolo, e la Cavalcata dei Magi di Bernardo di Stefano Rosselli (1477).
 

Complesso di San Francesco

La costruzione del complesso iniziò nel 1289, sul luogo dell’antica chiesa di Santa Maria al Prato. L’edificio fu poi rimaneggiato, soprattutto all’interno, tra il XVI e il XVII secolo. Nell’Ottocento, dopo la soppressione degli ordini religiosi, il complesso conventuale fu abbandonato e soltanto nel 1927 si pose mano ai lavori di restauro, orientati al recupero dell’impianto medievale.
La chiesa fu costruita secondo il modello francescano, con un'unica aula coperta a capriate e transetto articolato in cappelle. La semplicità decorativa e stilistica rende appena riconoscibile il linguaggio gotico. La facciata fu completata solo nel 1707, con il rivestimento marmoreo a bande bianche e verdi.
All'interno le pareti della navata presentano ancora tracce della decorazione con affreschi realizzati nel Trecento. Aldilà del grande arco trionfale si apre la cappella maggiore, decorata con gli affreschi delle Storie di San Francesco (1343); nella cappella Bracciolini, affreschi con le Storie di Maria eseguiti entro il secondo decennio del XV secolo; nella cappella Pazzaglia, affreschi con Storie dei Santi Antonio e Ludovico di Giovanni di Bartolomeo Cristiani; nella cappella Gatteschi, Storie di San Donnino di Bonaccorso di Cino. Fra il 1386 e la fine del secolo furono decorate la sala del capitolo (affreschi di Antonio Vite) e la sacrestia.
 

Fortezza Santa Barbara

E’ costruita sui resti di un precedente fortilizio medievale, dedicato a San Barnaba. Per volere di Cosimo I de Medici e su disegno di Nanni Unghero, la Fortezza fu eretta nel 1539, più per scoraggiare le sommosse dei Pistoiesi che per difendersi da nemici esterni. I lavori furono diretti dall’architetto militare Giovan Battista Bellucci. Nella seconda metà del Cinquecento, la struttura fu modificata dall’architetto Bernardo Buontalenti, che vi aggiunse i bastioni e la collegò alle mura cittadine.
Così Odoardo Warren, direttore generale delle fortificazioni toscane al tempo dei Lorena, descrive la Fortezza: "Consiste in un piccolo fortino quadrato con quattro bastioncini contenuti dal terrapieno di un gran bastione situato a uno degli angoli della città … Il grande bastione serve come di circondario a questo fortino che è rivestito di buone muraglie di mattoni a cortina con dei parapetti fatti della stessa qualità, senza avere alcun ramparo regolare … L’interiore di questo piccolo ridotto è occupato da magazzini, quartieri militari, chiesa e qualche giardino; ed è stato alzato nel piccolo bastione che guarda la città una grossa torre di muro quadrata, che la comanda …".
Nel 1774, il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana ne ordinò il disarmo e pose fine alla sua storia militare: ci si accorse che – in tutta la sua storia – la Fortezza aveva sostenuto un solo assedio. In seguito, la struttura fu utilizzata come caserma, carcere militare, distretto militare e subì un lungo periodo di degrado e rovina. Il recupero ebbe inizio nel 1970 e nel 1980 fu inaugurato il completamento di una prima importante fase di restauro e risanamento. L’azione di recupero procede.
 

Ospedale del Ceppo

Fondato nel 1277, l’Ospedale degli Infermi, detto di Santa Maria del Ceppo, o più semplicemente Ospedale del Ceppo, è uno dei più antichi ospedali della Toscana: si trova in Piazza Giovanni XXIII. L'appellativo gli viene dalla tradizione per cui un ceppo di castagno si utilizzava per raccogliere contributi e oblazioni. In seguito, l'Ospedale crebbe notevolmente, e nel Medioevo fu sostegno ai poveri e agli infermi, specie nei periodi di carestia e contagio. Sul finire del Quattrocento, l’Ospedale fu oggetto di forti conflitti tra i partiti cittadini.
Nei primi anni del Cinquecento fu costruita la loggia, che ricorda quella brunelleschiana dell'Ospedale degli Innocenti. Sulla facciata, sopra il loggiato, fu realizzato, fra il 1526 e il 1528, il bellissimo fregio di terracotta invetriata ad opera di Giovanni della Robbia e di Santi Buglioni (il pannello "Dare da bere agli assetati", è opera del pistoiese Filippo di Lorenzo de' Paladini). I sette grandi pannelli che compongono il fregio rappresentano le Opere di Misericordia, intervallati dalle virtù Cardinali e Teologali.
L'Ospedale ebbe gran fama per la sua Scuola Medico-chirurgica, fondata intorno al 1680, anche se probabilmente già nel Cinquecento vi si impartivano lezioni di medicina. La scuola formò medici di valore, tra cui l'anatomista Filippo Pacini, finché nel 1839, con la riforma del sistema di studi superiori, ne fu decretata la chiusura. Della Scuola rimane testimonianza nella raccolta degli antichi ferri chirurgici conservati in un apposito museo. Allestito in un'antica saletta dell'Ospedale, il Museo dei Ferri Chirurgici raccoglie strumenti urologici, ostetrici e ortopedico-tramautologici databili principalmente tra il Settecento e il primo Ottocento. Il Museo conserva inoltre una raccolta di testi medici. Nel giardino dell'Ospedale si trova il restaurato anfiteatro anatomico del Seicento. Notevole anche il laboratorio di farmacia.
 

Palazzo del Comune

Secondo la tradizione, il Palazzo del Comune (chiamato anche Palazzo degli Anziani e del Gonfaloniere di Giustizia), sarebbe stato fatto costruire dal podestà Giano della Bella. In realtà, le vicende costruttive del Palazzo, sito in Piazza del Duomo, sono assai complesse e ancora oggi non del tutto chiarite. E’ abbastanza sicuro che, dopo la costruzione del primo nucleo, avvenuta alla fine del Duecento, l’edificio fu ampliato nella prima metà del Trecento, con l'aggiunta, tra l'altro, del portico di facciata.
Un ulteriore ampliamento avvenne quando furono costruiti gli ambienti confinanti con la Ripa della Comunità, oggi destinati a sede di mostre temporanee, e il palazzo fu innalzato fino al secondo piano. Si provvide anche alla costruzione della quinta arcata di facciata. Verso la metà del Trecento il Palazzo assunse l'aspetto attuale. Nel tempo le modificazioni furono modeste e riguardarono soprattutto l’interno: della prima metà del Seicento è la costruzione del ponte che unisce il Palazzo alla Cattedrale e che permetteva alle Magistrature cittadine di raggiungere direttamente il coro per assistere alle funzioni religiose.
Esterno. Durante la massima affermazione del regime mediceo, furono apposti in facciata lo stemma mediceo sormontato dalle insegne papali di Leone X, e la testa di marmo nero sormontata da una mazza in ferro che una leggenda popolare identifica con l'effige del traditore della città Filippo Tedici, anche se presumibilmente si tratta del ritratto di Re Musetto II di Maiorca, ucciso dal capitano pistoiese Grandonio dei Ghisilieri durante la conquista delle Baleari nel XII secolo. La testa del Tedici si trova invece sul portale di Sant'Andrea e la tradizione vuole che sia nera perché in segno di spregio vi venivano spente le torce prima di entrare in chiesa.
Interno. All’interno si notano, in particolare, la scala monumentale cinquecentesca e la scultura bronzea del Miracolo, opera di Marino Marini. Il Palazzo del Comune ospita il Museo Civico e il Centro di Documentazione dell’opera di Giovanni Michelucci.
 

Palazzo Fabroni

Palazzo Fabroni sorge in Via Sant’Andrea, di fronte alla Pieve romanica. La parte più antica risale alla metà del Trecento e apparteneva alla nobile famiglia pistoiese dei Dondori. Il Palazzo era allora costituito da una tipica casa-torre, il cui orto confinava con le mura cittadine della seconda cerchia. All’inizio del Seicento i Fabroni, già proprietari di altre casa nella zona, acquistarono la dimora dei Dondori e alla metà del secolo successivo (1748-1769), per volere di Atto Fabroni, tutti i nuclei abitativi ancora separati furono riuniti in una ristrutturazione complessiva che conferì al palazzo l’aspetto attuale, con la nuova facciata elegante e scenografica, caratteristica per il suo andamento curvilineo.
Divenuto proprietà della Comunità civica di Pistoia nel 1861, il palazzo, destinato nel corso degli anni a usi incongrui, fu variamente ristrutturato e trasformato nella distribuzione interna degli spazi. Sede prima della Sottoprefettura e dal 1928 al 1945 della Federazione del Partito fascista, venne poi usato come scuola media statale. Un lungo restauro ha liberato la struttura architettonica dalle modifiche e superfetazioni otto-novecentesche ed ha riportato in luce elementi preesistenti delle case-torri trecentesche, delle quali alcune parti sono visibili nel salone del piano nobile.
Oggi Palazzo Fabroni ospita il Centro Arti Visive Contemporanee, che organizza mostre ed esposizioni d’arte contemporanea. Notevole anche la collezione permanente d’arte contemporanea, che si è costituita con una serie di lasciti e donazioni.
 

Pieve di Sant’Andrea

La Pieve di Sant’Andrea ha origine antica: molti indizi ne riconducono la fondazione al VII secolo, ossia al periodo della dominazione longobarda. La Pieve fu rinnovata nelle forme odierne verso la metà del XII secolo. Il suo odierno aspetto deriva dai lavori di restauro che si sono succeduti nel tempo e in particolare dai più recenti che, demolendo la maggior parte degli interventi aggiuntisi nei secoli, hanno restituito un edificio certamente austero e suggestivo ma diverso dal primitivo, la cui ricchezza cromatica è però ancora testimoniata dai pochi affreschi rimasti.
Sulla facciata, in stile pisano e abbellita da leoni romanici, spicca il portale d’ingresso, con architrave istoriato (1166), in cui è raffigurato il Viaggio dei Re Magi, opera dei maestri Gruamonte, Enrico e Adeodato. Sulla colonna a destra del portale, la testa scolpita, molto rovinata, di Musetto II, sovrano delle isole Baleari, sconfitto dal capitano pistoiese Grandonio de’ Ghisilieri.
L'interno della chiesa, articolato in tre navate con colonne e abside semicircolare, si inserisce nel generale rinnovamento che coinvolse le maggiori chiese pistoiesi alla metà del XII secolo. Esso custodisce opere d'arte di gran pregio che ne fanno uno dei luoghi più interessanti della regione. Tra queste spiccano: il pulpito di Giovanni Pisano, datato 1301, abbellito da decorazioni che ritraggono la vita di Gesù e del Giudizio universale.; il Crocifisso ligneo, pure di Giovanni Pisano; la statua di Sant’Andrea, ancora di Giovanni Pisano, proveniente dalla facciata, dove è stata sostituita da una copia; le formelle marmoree intarsiate, di scuola comacina, provenienti dall’antico recinto presbiterale della cattedrale pistoiese.