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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Pistoia

Il primo nucleo di Pistoia sorse su una specie di terrazzo alluvionale formato dai depositi creati dal torrente Ombrone. Sembra che l’iniziale insediamento romano sia sorto per appoggiare le truppe impegnate nelle guerre liguri (II sec. a.C.). Probabilmente la zona era prima abitata da popolazioni etrusche. Anche il nome (Pistorium o Pistoria) accredita questa ipotesi, perché vien fatto risalire a coloro (pistores) che impastavano il pane per le truppe. La zona acquistò importanza a causa della Via Cassia che la attraversava. Iniziò anche qui la centuriazione romana e si diffusero i numerosi toponimi che ancor oggi si rilevano.
Colpita dalle invasioni barbariche, pare che la città sia stata distrutta dagli Ostrogoti di Radagaiso (406), o da un incendio. Certamente Pistoia fu sommersa e perse l’impronta di cittadella romana. Forse fu in parte ricostruita, in concomitanza con la diffusione del cristianesimo: fine del V secolo Pistoia aveva un suo vescovo.
Con i Bizantini, Pistoia fu circoscrizione territoriale affidata allo iudex, capo politico, amministrativo e giudiziario. Anche il vescovo, secondo le disposizioni di Giustiniano, aveva incarichi pubblici nella diocesi. Verso la fine del VI secolo la città fu conquistata dai Longobardi e divenne importante centro strategico nelle lotte contro i Bizantini: fra il VII e l’VIII secolo, fu cinta di mura. Segnali certi dell'importanza di Pistoia nel tardo periodo longobardo sono l'esistenza del gastaldo, del vescovo e di una moneta aurea coniata in città: il tremisse pistoiese. Il periodo longobardo lasciò vistose tracce nei modi di messa a coltura della terra, nelle misure, in certi vocaboli rurali e negli istituti giuridici che sopravvissero per lungo tempo.
Nel IX secolo, alla dominazione longobarda subentrò quella franca e, con l’affievolirsi del potere imperiale, si affermò quello dei signori locali (i conti). Si passò da una struttura politica centrale a un mosaico di potentati locali; si affermò così l'economia curtense, di carattere chiuso e autarchico. I principali conti che si spartirono il territorio di Pistoia furono i Guidi e i Cadolingi.
Il secondo millennio si aprì a Pistoia con la morte del marchese di Tuscia, rappresentante dell'imperatore: ed anche quest'ultimo (Ottone III) scomparve subito dopo. Così, prima ancora della lotta delle investiture, si ruppe quella sorta di equilibrio che si era imposto fra i due potentati del mondo altomedioevale (l'impero e il papato, rappresentati dal marchese e dal vescovo). Questo favorì lo spirito autonomistico e le forme di autogoverno comunale. E’ del 1105 il documento che menziona la prima vera e propria magistratura cittadina, quella dei consoli: è del 1117, col suo primo statuto, che Pistoia inizia esperienza di libero comune.
Con il XII secolo la città fu cinta da nuove mura, Ma già si delineavano le discordie interne e i contrasti con i potenti vicini, che avrebbero portato alla decadenza della ricca e forte città, fino a ridurla in balìa di Firenze. Fin dall'inizio ci fu contrasto fra nobili e popolo per la scelta della magistratura cui affidare il comando: i primi preferivano il podestà, i secondi puntavano sui consoli. Inoltre la floridezza di Pistoia, città in cui eran cresciuti mercanti e banchieri, dava noia a Firenze, in espansione. Infine la grande politica, quella che contrapponeva papato e impero – localmente Guelfi e Ghibellini – teneva stretta anche Pistoia in un gioco complesso, in cui s’innestavano continue contese fra le grandi famiglie cittadine.
Nella seconda parte del XIII secolo, Pistoia tentò di scrollarsi di dosso l'influenza della potente vicina, Firenze, alla cui egemonia dovette infine soccombere. Con gli inizi del Trecento e la vittoria dei Neri in Firenze e in Toscana, la sorte di Pistoia era segnata. Le fu posto un assedio che durò, fra il 1305 e il 1306, ben undici mesi; e poiché la città era ben difesa dalle mura, fu presa per fame dopo lunghe sofferenze e ripetute atrocità. Poi Pistoia cercò riscatto: e passò dai tentativi di signoria da parte di famiglie magnatizie, al potere di Castruccio Castracani, signore di Lucca. Sempre ritornando, però, nell'ambito fiorentino che si concretò nella "balìa" (una forma particolare di controllo politico). Intorno alla metà del secolo, e per pochi anni, sembrò perfino aver riconquistato la propria autonomia, in concomitanza a un momento di debolezza di Firenze; ma ancora una volta le discordie fra le famiglie magnatizie ne minarono dall'interno la forza. Nel 1348 Piacenza fu colpita duramente dalla "peste nera". L'ultimo atto della contesa fra Pistoia e Firenze si consumò il 10 settembre 1401, quando con una vera e propria manovra militare il palazzo comunale pistoiese fu occupato dalle truppe di Firenze. Ebbe fine così l'autonomia di Pistoia, già da qualche tempo più fittizia che reale. Anche la diocesi di Pistoia fu sottomessa a quella fiorentina; e da allora la gran parte dei vescovi pistoiesi vennero da Firenze.
Nel Seicento la Toscana perse ogni importanza sullo scacchiere europeo. Per Pistoia, tre soli fatti sono considerati rilevanti: nel 1630-31 passò la pestilenza descritta dal Manzoni; nel 1643 le truppe papaline di Urbano VIII assalirono il Granducato di Toscana, ma furono respinte dai pistoiesi; infine, nel 1667, Pistoia vide eletto al soglio pontificio un cardinale di origine cittadina, Giulio Rospigliosi, con il nome di Clemente IX.
Con l'avvento dei Lorena, soprattutto durante il regno illuminato di Pietro Leopoldo, Pistoia dette segni di risveglio per i frutti del buon governo. Nel 1808, con i Francesi, la Toscana fu riorganizzata in tre dipartimenti (dell'Arno, del Mediterraneo e dell'Ombrone), ognuno dei quali governati da un Prefetto. Pistoia - aggregata al primo - fu sede di Sottoprefettura. Nel 1814 ci fu la restaurazione lorenese ed anche l'assetto amministrativo cambiò; ma una vera e propria modifica si ebbe con Leopoldo II nel 1848. Nel quadro di una vasta riforma, Pistoia fu promossa a capoluogo di Compartimento e dotata di una Prefettura: quel tipo di dignità amministrativa che oggi riconosciamo alla Provincia.
Appena tre anni dopo, però, la città fu degradata a Sottoprefettura; e gli storici locali hanno sempre sostenuto che ciò fu fatto per punirla dei suoi sentimenti unitari. Ci furono, infatti, in Pistoia, nel periodo risorgimentale, moti contro gli Austriaci (che erano entrati in città alla metà del 1849, in aiuto dei Lorena).
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