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Venerdì 18 Agosto 2017, Sant'Elena
Georges Jansoone - CC by-sa
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Visitare Pisa - guida breve

 

Abbazia di San Zeno

L’Abbazia si trova nei pressi di Piazza Santa Caterina, in un luogo anticamente chiamato “alle grotte”, per i molti ruderi dell’antica Pisa romana ivi presenti. Abbazia benedettina, fu annessa poi ad un monastero dell’Ordine dei Camaldolesi Agli inizi del Quattrocento subì profonde trasformazioni.
L’edificio - eretto probabilmente prima del Mille su un preesistente tempio pagano - è caratterizzato da un insieme stratificato di diversi stili e orientamenti architettonici, come si nota nella stessa facciata. La facciata presenta un porticato, sovrastato da un’aula a bifore ornato da motivi geometrici di stile romanico, che si affaccia anche verso l’interno.
L'interno - a pianta basilicale e a tre navate, divise da colonne con capitelli antichi - conserva ben visibile l'impronta della primitiva costruzione, completata tra il X e il XII secolo. Dietro la chiesa si trova l’antica Porta San Zeno, detta anche Porta Monetaria nel secolo XIII, perché situata vicina alla zecca dell’epoca medievale. La vera Porta Monetaria è quella murata, poco distante verso sud e visibile dall’esterno.
L’abbazia è stata riaperta nell’ottobre del 2000, dopo una lunga e pregevole opera di restauro. Oggi la chiesa è sconsacrata ed ospita mostre di arte contemporanea e concerti musicali.
 

Battistero

Charles de Brosses, dotto viaggiatore francese del Settecento, così scriveva a proposito della Piazza dei Miracoli e del Battistero: “Non esiste nulla di più perfetto del Battistero, che si trova lì accanto; ha forma circolare, e lo ricopre una graziosa cupola a Foggia di turbante; l'interno è come quello di un tempio pagano, completamente vuoto, e senza altro ornamento che due piani di colonne. Quando si parla all'interno, la voce riecheggia per alcuni secondi come il suono di una grossa campana, e il suono decresce poco per volta in modo assai piacevole. C'è lì un bel quadro dei Figli di Zebedeo, di Andrea del Sarto”. Il Battistero è uno dei quattro stupendi edifici che formano il complesso monumentale di Piazza dei Miracoli (o Campo dei Miracoli, o Piazza del Duomo), ed è noto anche perché, nel 1564, vi fu battezzato Galileo. L’opera - iniziata nel 1152 - fu completata solo alla fine del Trecento. Il progetto originale del Battistero si deve al Diotisalvi, tuttavia i lavori furono interrotti presto e ripresi - con nuove impostazioni - un secolo dopo, sotto la guida di Nicola e Giovanni Pisano. La lunga lavorazione ed il cambiamento dei costruttori hanno determinato la particolare mescolanza di stili architettonici che contraddistingue il Battistero e che è possibile ritrovare anche in altre opere della Piazza. L'ultimo intervento importante sul Battistero risale all’Ottocento: allora le originarie sculture ornamentali - statue e busti di santi e profeti - furono sostituite da copie e trasferite al Museo dell'Opera del Duomo, ove tuttora si trovano.
Il Battistero ha una circonferenza di 107 metri e un’altezza totale di 54; ha pianta circolare, ed è ricoperto di marmo bianco, prevalentemente in stile romanico-pisano, anche se decorazioni e bifore dimostrano una chiara influenza gotica. La cupola piramidale ha otto facce: una parte è di mattone rosso e un’altra di lamine di piombo bianco. Al culmine, sta un cupolino su cui poggia una statua bronzea di San Giovanni Battista. I nemici di Pisa solevano accusare i pisani di non aver completato la cupola per risparmiar quattrini: oggi si sa che la decisione di non ricoprire di rosso l'intera cupola va ascritta alla funzione secondaria di torre-faro notturno, assegnata appunto al Battistero. Nelle città di mare vi erano numerose strutture che sfruttavano il riflesso della luna sulle lastre bianche per segnalare la loro posizione alle navi lontane.
L'interno del Battistero fu progettato spoglio, per favorire un’eco straordinaria, in grado di creare un'atmosfera mistica e suggestiva. Al centro della struttura è posto il Fonte Battesimale, concepito per il rito "ad immersione", allora molto comune. Opera di Guido Bigarelli da Como, realizzato nel 1246, è costituito da una grande vasca ottagonale con altre quattro vasche più piccole all'interno. L'opera, pur mantenendo una linea semplice, secondo l’austerità che domina l'ambiente, risente dell'influenza bizantina del suo autore, che si rivela negli intarsi che la impreziosiscono.
Il pulpito dell'edificio fu realizzato tra il 1255 e il 1260 da Nicola Pisano e rappresenta una delle novità dell'epoca in tema di sculture, specialmente per la profondità e la precisione delle figure, che annunciano il progressivo allontanamento dall'arte romanica. A pianta esagonale, il Pulpito presenta, infatti, decorazioni e rilievi che annunciano il recupero e la rilettura dello stile classico che rinnoverà profondamente l'arte italiana nei secoli successivi. Nei sei riquadri principali sono raffigurate scene della vita di Gesù e del Giudizio Universale.
 

Camposanto Monumentale

Il Camposanto monumentale di Pisa è un antico cimitero, chiuso da quattro portici, che chiude il lato settentrionale della Piazza del Duomo. La sua costruzione fu iniziata da Giovanni di Simone nel 1277. Tradizione vuole che - verso la fine del Duecento - l’arcivescovo Ubaldo de’ Lanfranchi abbia fatto trasportare all'interno del quadriportico una certa quantità di terra proveniente dal Golgota, e portata a Pisa da alcuni crociati di ritorno dalla Terra Santa. Intorno a quel rettangolo di terra santa, l'edificio fu lentamente eretto nei secoli successivi: così lo stile gotico poté sovrapporsi a quello iniziale, romanico-pisano, rendendo l'opera molto interessante ed originale. Solo intorno alla metà del XV secolo il Camposanto poté dirsi terminato, mentre la cappella Dal Pozzo fu aggiunta alla fine del ‘500. Jacob Burckhardt visitò Pisa nel 1838 e così descrive il monumento:
“Si tratta di un grande, splendido chiostro gotico il cui lato più lungo misura 450 piedi, il più corto invece 150; l’interno è di marmo bianco: su ogni parete si trovano affreschi di gran pregio e, sparsi ovunque, sarcofaghi (in numero di oltre 70), urne ed altri monumenti marmorei antichi e moderni, per lo più di valore inestimabile. Al centro vi è un campo di fiori ai cui quattro angoli si ergono alti cipressi; dal lato guardano qui dentro la Torre Pendente, il Duomo ed il Battistero; il sole splende chiaro e smagliante nei portici e sul campo; non si ode altro rumore se non lo stormir dei cipressi. Ti muovi su suolo sacro, l’intero sito è ricoperto di terra proveniente dalla Palestina, che i pisani avrebbero trasportato sin qua per mare su 400 piccole imbarcazioni. A Pisa tutto riecheggia di un grande passato, dalla fondazione della città per mano di una colonia del Peloponneso, fino alle Crociate ed alle audaci guerre con Genova e Firenze.
Gli affreschi di Benozzo Gozzoli che si trovano lungo la parete nord e che riproducono storie bibliche, sono composizioni di valore assolutamente inestimabile, tutte magnifiche, ideate con semplicità eppur ricche ed estremamente gradevoli; i profili pare siano in gran parte ritratti di suoi contemporanei. Il trittico del Giudizio Universale, opera di Andrea Orcagna, che risulta nella sua interezza tremendamente poetico, davvero dantesco, è troppo conosciuto per aver bisogno di una descrizione. Della giottesca Storia di Giobbe non è purtroppo rimasto quasi niente, come del resto molto hanno sofferto tutti gli affreschi. Degli antichi sarcofaghi posso dirti solo questo: vidi a malincuore quanta più prova di tatto davano gli antichi nel costruire i loro monumenti rispetto agli artisti del nostro tempo. Essi rappresentavano se stessi sui sarcofaghi con donna e bambino, oppure riproducevano una qualsiasi scena con riferimento al Fato tratta dalla loro mitologia (ad esempio la caccia di Meleagro sull’antico sarcofago, probabilmente greco, ove riposa ora la margravia Beatrice). Noi vi poniamo fiaccole, farfalle, vasi e fregi, tutte cose che non hanno niente a che vedere con noi. I pisani nel Medioevo si dettero quindi poco da fare con creazioni autonome nel campo dei monumenti funebri, piuttosto essi raccolsero sarcofaghi dall’Italia e dalla Grecia e, allorché un nobile moriva, si limitavano a scolpire una candida iscrizione gotica sulla pietra antica e deponevano la salma in quel classico sepolcro. Oltre a ciò il Campo Santo contiene un intero museo di sculture del primo Medioevo, di antiche iscrizioni e busti a non finire: in poche parole di materiali per una storia completa dell’arte che qui, del resto, in questi begli atri freschi potrebbe venir esposta nel modo migliore. Sotto gli archi gotici guardano in silenzio giù dai loro piedistalli, i busti di Cesare, di Adriano, di Giunio Bruto; voi ombre ricadete sui venerabili affreschi del XIV secolo e sopra l’umbratile ingresso si marca il lindo cielo blu di Pisa.”
Numerosi affreschi furono gravemente danneggiati dai bombardamenti del 1944. Di essi rimangono le sinopie, cioè gli schizzi preparatori, oggi conservati nel Museo delle Sinopie. Si salvò Il trionfo della Morte, opera attribuita a Buonamico Buffalmacco che presenta una drammatica allegoria in cui alla vita allegra di alcuni giovani fanno da sfondo una serie sepolcri aperti. Due porte si aprono lungo il lato meridionale del Camposanto, sormontate da un tabernacolo gotico che ospita una Madonna e santi di Giovanni Pisano. Nel corridoio occidentale si possono ammirare i resti delle catene che chiudevano il porto di Pisa. Furono prese dai genovesi, dopo la battaglia della Meloria (1284), e restituite a Pisa solo nel 1860. Anche il Camposanto, come il Battistero e il Duomo, è a suo modo legato alla celebre figura di Galileo. Nella Cappella Aulla è conservata la lampada votiva che, secondo la leggenda, ispirò al celebre scienziato le sue osservazioni sull'oscillazione del pendolo.
 

Chiesa di Santa Maria della Spina

La Chiesa di Santa Maria della Spina del Pontenovo rappresenta uno dei maggiori capolavori dell'arte romanico-gotica. Fu eretta originariamente nel 1230 sulla riva dell’Arno, pare su progetto di Giovanni Pisano. Nel 1871, per timore che fosse danneggiata dalle ricorrenti alluvioni del fiume, fu smontata e ricostruita pezzo per pezzo nella sua posizione attuale, sul Lungarno Gambacorti. Il nome di Chiesa della Spina deriva dal fatto che essa conserva una spina - tradizionalmente attribuita alla corona di Cristo - portata a Pisa da un mercante nel Trecento.
L’edificio è rivestito di marmo a fasce bianche e nere, ed è splendidamente decorato da arcate, trifore e quadrifore. La cupola, un tempo ornata da numerose statue dei Pisano (attualmente al Museo Nazionale di San Matteo), è ricoperta da guglie e pinnacoli.
In facciata si aprono due portali simmetrici, sovrastati da archi a doppia ghiera. Sopra il pilastro che li separa, un’edicola contiene il gruppo marmoreo della Madonna con Bambino e due Angeli, attribuito a Giovanni Pisano.
In contrasto con la ricchezza e ricercatezza decorativa della sua parte esteriore, la chiesa si presenta piuttosto spoglia al suo interno. Gran parte del suo arredo mobile è andato perduto nel tempo e ciò che ne rimaneva è stato - per precauzione - spostato al Museo di San Matteo e nella chiesa di Santa Chiara. L'interno è a pianta rettangolare e conserva un'altra Madonna con Bambino, di Andrea e Nino Pisano, nota anche con il nome di Madonna della Rosa. Realizzata tra il 1345 e il 1348, la statua conserva - in parte - la colorazione e la doratura originarie ed è considerata uno dei massimi esempi di scultura gotica. Oggetto di venerazione popolare, la reliquia della spina è conservata in un tabernacolo murato sul lato sinistro.
 

Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri

La chiesa dei Cavalieri sorge sulla piazza omonima e fu costruita sui resti di una chiesa più antica, detta di San Sebastiano delle Fabbriche Maggiori. A partire dal 1565, l’edificio fu realizzato su disegno del Vasari, che progettò anche il campanile. La chiesa fu completata con la facciata marmorea solo nel 1606.
L’interno, a navata unica e con due ali laterali, mostra un bel soffitto ligneo dipinto, su cui sono incastonate tavole del Cigoli, dell’Allori e dell’Empoli. La grande navata centrale conserva alle pareti una serie di trofei strappati dai Pisani ai Saraceni negli innumerevoli scontri navali, tra cui la battaglia di Lepanto. Pregevoli sono anche le acquasantiere del Fancelli, su disegno del Vasari, il Martirio di Santo Stefano, ancora del Vasari, nonché la Natività di Cristo del Bronzino, la Moltiplicazione dei pani, di Ludovico Buti e la Madonna con Bambino e Santi Giuseppe e Stefano, di Aurelio Lomi.
 

Cittadella Nuova e Giardino Scotto

La Cittadella o Fortezza Nuova è situata sul Lungarno Fibonacci: fa parte del sistema difensivo della città che fu realizzato in diversi periodi. Con il primo dominio fiorentino, a partire dal 1406, la cinta muraria vide sorgere la Cittadella Vecchia, nelle vicinanze del Ponte a Mare, a sud della città. Verso il 1440 cominciarono i lavori per la costruzione della Cittadella Nuova, situata proprio dalla parte opposta della città rispetto alla Cittadella Vecchia.
Dopo la seconda conquista fiorentina, nel 1509, il progetto di fortificazione di Pisa fu affidato prima ad Antonio e poi a Giuliano da Sangallo. Così nel 1512 la Fortezza Nuova, il grande e nuovo bastione, era finalmente realizzato: suo scopo principale era di evitare nuove possibili rivolte pisane contro il governo fiorentino.
Dell’antica fortezza oggi restano solo alcuni tratti delle mura esterne e un bastione sul lato meridionale. All’interno della Cittadella Nuova si trova il Giardino Scotto, che prende il nome da Domenico Scotto, armatore livornese, che lo fece realizzare alla fine del Settecento, su progetto di Giovanni Caluri. Per molo tempo, il Giardino - che circonda il bastione Sangallo - ospitò le riunioni della cosiddetta “Colonia Alfea”, ossia l'Arcadia pisana. Negli anni trenta del Novecento, divenne giardino pubblico. D’estate, il Giardino ospita esposizioni e mostre.
 

Cittadella Vecchia e Torre Guelfa

La Torre Guelfa si erge in una delle zone più antiche della città, la Cittadella Vecchia, così denominata dai Fiorentini per distinguerla dalla Cittadella Nuova, oggi Giardino Scotto, edificato intorno alla metà del Quattrocento. Questa parte di Pisa, caratterizzata da una ricco bagaglio storico fin dagli inizi del Duecento, quando Pisa era una potente e vittoriosa Repubblica Marinara, vide convogliarvi le intense attività cantieristiche: in pratica, vi fu costruito l’Arsenale Repubblicano. La zona, detta Tersana o Tersanaia - forse da terzarolo, la più piccola delle tre vele latine delle galere - fu interessata da imponenti lavori, al fine di completare l’Arsenale stesso.
Durante la prima dominazione di Firenze (1406), i nuovi signori di Pisa trasformarono le strutture dell’Arsenale Repubblicano, creando la futura Cittadella Vecchia. E’ di questo periodo anche l’edificazione dell’alta Torre Guelfa, così nominata per distinguerla dalla Torre Ghibellina del 1290, allora presente nell’angolo Sud-Ovest della Tersana, ed oggi distrutta. La Torre è stata costruita per la difesa della Degazia a Mare e dell’Arsenale Repubblicano. Essa fu quasi totalmente distrutta dai bombardamenti del 1944, ma nel dopoguerra fu ricostruita con scrupolo, cercando di recuperare i caratteri dell’antico edificio: la ricostruzione fu completata nel 1956. Dopo i recenti restauri, la Torre è oggi aperta al pubblico: vi si può ammirare una bella collezione d’antichi stemmi di famiglie di Capitani e Commissari Fiorentini che hanno governato la città. Dalla sommità della Torre, si gode un panorama splendido.
 

Duomo di Pisa

La fondazione del Duomo è collegata ad una delle imprese più gloriose della repubblica pisana: la conquista di Palermo, nel 1053. Come indica un’iscrizione, parte del bottino servì appunto all'edificazione del Santuario. Il grandioso edificio fu costruito sui resti di una basilica del IV, dedicata a Santa Reparata in Palude, a sua volta eretta sopra le antiche terme di Adriano. Col passare del tempo, fu inevitabile qualche cedimento del terreno sotto il Duomo ed il Campanile.
I lavori di costruzione iniziarono ne1 1063 e proseguirono speditamente, sotto la guida del progettista Buscheto. Dopo la morte di quest’ultimo, i lavori furono condotti dal suo allievo Rainaldus e terminarono nel 1100, meno di quarant’anni dopo la posa della prima pietra. Il Duomo fu consacrato nel 1118, da papa Gelasio II, e dedicato a Santa Maria Assunta.
Il Duomo è uno dei massimi capolavori dell’architettura romanica. Ha forma di croce latina ed è diviso in cinque navate con una cupola, non illuminata, sul transetto. E’ lungo circa 95 metri e largo 32 metri e mezzo; l'altezza della navata centrale supera di poco i 33 metri. La facciata è divisa in cinque piani, sostenuti da sessantotto colonne; il primo piano disegna sette finte arcate, in tre delle quali sono aperte altrettante porte che formano come due frontoni sovrapposti: si compongono d'una serie d'archi a tutto sesto, sostenuti da colonnette, Lo stesso sistema di finte arcate costituisce la struttura dei fianchi dell'edificio e del transetto; solo i piani superiori sono forati da finestre.
All'interno il Duomo è ricco di pregevolissime opere d'arte. Si ritiene che i dodici altari siano stati disegnati da Michelangelo. L'altar maggiore e la balaustrata del coro in marmo tempestato di lapislazzuli risalgono al 1774. Le due statue ed il bel crocefisso bronzeo sono opera del Giambologna. L'intarsiatura dei sedili del coro è stupenda. Ai lati delle due cattedre lignee, son poste quattro bellissime tavole dipinte da Andrea del Sarto. Gli angioli in campo d'oro del grand'arco sono del Ghirlandaio e dei grandi e stupendi dipinti delle pareti, parecchi sono del Beccafumi e del Gamberucci. Giovanni Pisano ha scolpito il meraviglioso bassorilievo del Giudizio universale. Il pavimento del Duomo è ricoperto di lastre di marmo bianco con liste cerulee; mirabile è quello sotto la cupola, tutto a musaico spartito di porfido granito e serpentino. La cupola, la cui sommità supera in altezza i 51 metri, è dipinta ad olio da Orazio Riminaldi e da Michele Cinganelli.
Si possono inoltre ammirare: la Madonna delle Grazie di Andrea Del Sarto e Antonio Sogliano, il San Giovanni Battista del Cimabue, il Pulpito di Giovanni Pisano, il Mosaico rappresentante la Vergine e San Giovanni Evangelista di Francesco da Pisa, i Mosaici dell'Annunciazione e dell'Assunzione di Francesco Traini, il Monumento sepolcrale di Tino di Camaino, la Tomba-altare di San Ranieri di Tino di Camaino, i monumenti funebri dei Vescovi Scherlatti e Moricotti di Nino Pisano.
 

Lungarno

Pisa è famosa per la Piazza dei Miracoli, ma anche per i suoi stupendi lungarno, ossia per le vie che fiancheggiano i muraglioni del fiume, l’Arno, che attraversa la città. Lungo queste vie già nel Medioevo sorgevano molti edifici, che furono via via trasformati. Quelli che si vedono ora sono, per la maggior parte, edifici rinascimentali, ma il visitatore attento non mancherà di notare l’ossatura medievale di qualche casa signorile, qualche palazzo isolato e qualche chiesa che risalgono ai secoli XI-XV.
Sui lungarno si rinnova ogni anno, la sera del 16 giugno, l'incantesimo della Luminara di San Ranieri. Per antica tradizione, i pisani celebrano con questa singolare illuminazione a cera la festività del santo patrono, che cade il 17 giugno. Circa settantamila lumini sono deposti in bicchieri di vetro liscio ed appesi in telai di legno imbiancati - le cosiddette "biancherie" - modellati in modo da esaltare le sagome dei palazzi, dei ponti, delle chiese e delle torri che si affacciano sui lungarno. Unica appendice rispetto a questo scenario è la Torre Pendente, illuminata con padelle ad olio, collocate anche sulle merlature delle mura urbane nel tratto che circonda la Piazza dei Miracoli. Dopo l'accensione dei lumini sui lungarno, molti altri sono affidati alla corrente del fiume, che li porta suggestivamente verso il mare. La manifestazione risale al 1688, quando nella cappella del Duomo di Pisa fu solennemente collocata l'urna che contiene il corpo di Ranieri degli Scaccieri, patrono della città, morto in santità nel 1161. La traslazione fu l'occasione per una memorabile festa cittadina, che si chiamò Illuminazione e poi, nell'Ottocento, Luminara.

LUNGARNO FIBONACCI
Si stende da Ponte della Fortezza a Ponte della Vittoria e comprende la frequentatissima Fortezza San Gallo, più conosciuta come il Giardino Scotto, ove d’estate si tengono concerti di artisti italiani ed esteri.

LUNGARNO GALILEI
Racchiude il quartiere di San Martino. Via San Martino (un tempo Kinzica, in onore dell’eroina pisana che sventò un attacco dei Saraceni), è una delle vie più importanti della Pisa medievale e ne conserva intatta la struttura. Da visitare la monumentale chiesa di San Martino. Sul lungarno spiccano, tra molti importanti palazzi nobiliari, il Palazzo Lanfranchi, oggi sede di mostre, e la Chiesa del Santo Sepolcro (XII secolo), simile nella struttura a quella circolare di Gerusalemme. Nella via retrostante, un bassorilievo - frammento di un sarcofago romano del II secolo - raffigurerebbe Kinzica de’ Sismondi.

LUNGARNO GAMBACORTI
Racchiude il quartiere di Sant’Antonio. Degni di nota Palazzo Gambacorti (XIV secolo) oggi sede del Comune. La chiesa di Santa Cristina che, nella parte esterna absidale, conserva tracce della sua origine (XI secolo). All’estremità opposta la Chiesa di Santa Maria della Spina, uno degli edifici più noti della città, per la decorazione che ne fa una delle testimonianze più fantasiose e suggestive del Trecento italiano. Tra pinnacoli, edicole e cuspidi spiccano i gruppi marmorei di Nino e Andrea Pisano. La chiesa si trovava in origine sul greto del fiume: nel 1872, con la costruzione dei nuovi lungarno, fu smontata e ricostruita nell’attuale sede.

LUNGARNO MEDICEO
Racchiude il quartiere di San Francesco. Degni di nota: Piazza Cairoli (già della Berlina) su cui prospetta la canonica della chiesa di San Pietro in Vinculis (XII secolo). Palazzo Toscanelli (XVI secolo) oggi sede dell’archivio storico, noto anche per aver ospitato Lord Byron. La chiesa di San Matteo e l’omonimo Museo Nazionale che con oltre duecento dipinti su tavola, tra cui croci di grandi dimensioni, una collezione di ceramiche medievali e una di armature è, in ognuno di questi specifici settori, il più ricco del mondo. Accoglie anche eccezionali sculture di Nicola e Giovanni Pisano e di Donatello, oltre a un polittico di Simone Martini. Nel quartiere la Chiesa di San Francesco (1264).

LUNGARNO PACINOTTI (O REGIO)
Racchiude il quartiere di Santa Maria. Degni di nota: Palazzo Reale, edificato su disegno del Buontalenti nel 1583, oggi sede della Soprintendenza e di un museo che ospita raccolte d’arte a partire dal XVI secolo. Palazzo Lanfreducci (alla Giornata) oggi sede del rettorato dell’Università. Palazzo Agostini casa torre con decorazioni in terracotta (XIV-XV secolo). Nel quartiere - oltre alla piazza del Duomo - la Via Santa Maria, tra le più antiche della città, e il palazzo della Sapienza, cuore della città universitaria. L’Università di Pisa, nata come Studium nel XIV secolo, è ancor oggi tra le più note e prestigiose del mondo.

LUNGARNO SIMONELLI
Sta fra Ponte della Cittadella e Ponte Solferino ed è importante perché su di esso si affacciano la Cittadella con la Torre Guelfa ed il Museo dell’Arsenale dove sono esposte le navi della Repubblica Marinara di Pisa.

LUNGARNO SONNINO
Parallelo a Lungarno Pacinotti, il Lungarno Sonnino si estende dal Ponte della Cittadella a Ponte Solferino. Notevoli in questo tratto sono: l’ex Convento delle Benedettine del 1393; la Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno edificata nell'805; la Porta a Mare che anticamente conduceva da Pisa a Livorno.

FOCE DELL’ARNO
Vi si giunge da Viale D’Annunzio, che fiancheggia l’Arno in parallelo con il Parco di San Rossore. La foce è caratterizzata dai tipici "retoni" (capanni su palafitte per la pesca). Marina di Pisa è il nucleo più antico del litorale pisano, edificato a partire dalla fine dell’Ottocento con interventi architettonici di grande portata. L’abitato che si sviluppa proprio di fronte al mare, è protetto da un sistema di dighe foranee. Verso sud, immerso in una fresca pineta, l’elegante centro balneare di Tirrenia e la lunga spiaggia del Calambrone.
 

Museo dell'Opera del Duomo

E’ ospitato in un vasto complesso all'estremità di Piazza Duomo, eretto nel Duecento, e utilizzato un tempo come convento di clausura. Divenne via via Casa di Canonici, sede del Seminario, sede dell’Accademia Pisana di Belle Arti, convento delle Suore Benedettine. Nel 1979 fu acquistato dall’Opera della Primaziale, per diventare sede del museo.
Il Museo conserva opere provenienti dai quattro monumenti della Piazza dei Miracoli. In particolare, nelle prime otto sale sono esposte le sculture, soprattutto in stile gotico, quasi tutte di Giovanni Pisano (la Madonna col Bambino e Santi e la Madonna del Colloquio) e di Tino di Camaino Nelle due sale successive si conservano arredi del Tesoro dell’Opera del Duomo, tra cui tre preziosi reliquiari e la croce cosiddetta “dei Pisani” (XII secolo). Nelle sale 11 e 12 si trovano vari dipinti, che provengono dal Duomo e dal Battistero. Fra i tanti spiccano La Caduta della Manna nel Deserto di Battista Franco, Il Convito di Aussero e le Nozze di Cana di Aurelio Lomi, Il trasporto delle ossa di San Guido di G. Domenico Ferretti, l’Assunzione della Vergine e la Morte di San Ranieri, di Giuseppe e Franco Melani. Segue la sala delle quattrocentesche Tarsie lignee, con opere - tra le altre - di Baccio e Piero Pontelli del Quattrocento. Nella sala 14, provenienti dal Duomo e dal Battistero, sono esposti preziosi Exultet e Corali (in rotoli di pergamena) che risalgono al XII-XIII secolo, e Paramenti Sacri. Più avanti si ammirano stupende incisioni ottocentesche di Carlo Lasinio che riproducono gli affreschi del Camposanto, e vari reperti archeologici di epoca etrusca e romana.
 

Museo delle Sinopie

Sinopia - dal nome della città turca di Sinope - è il segno preparatorio, la base del futuro affresco, disegnato sulla superficie con terra ocra o rossastra. A Pisa il Museo delle Sinopie è ospitato in un’ala dello Spedale di Santa Chiara che prospetta su Piazza dei Miracoli. Il bombardamento del 27 luglio 1944, che colpì il tetto del Camposanto Monumentale, provocò un notevole incendio. Il calore sviluppato e le successive piogge deteriorarono e resero pericolanti molti degli affreschi che ricoprivano le pareti dell’edificio: per conservarli, fu necessario staccarli, con la tecnica dello “strappo”: quest’operazione portò alla scoperta delle sottostanti sinopie.
Nel 1960 fu allestita una mostra degli affreschi e le sinopie, grazie ad alcuni grandi telai perpendicolari, collocati alle pareti del Camposanto: fu così possibile rivedere, tra l’altro: il "Giudizio Universale", l' "Inferno", la "Tebaide", il ciclo di San Ranieri di Andrea Bonaiuti e Antonio Veneziano, e alcune pregevoli sculture.
Già da qualche tempo si pensava di collocare le sinopie in un ambiente diverso dal Camposanto: questa era l’occasione propizia. Il luogo prescelto fu, appunto, il vicino padiglione dello Spedale di Santa Chiara. Nel 1969 la Primaziale ed il Consiglio Superiore dell'Antichità e Belle Arti n’acquistarono l'uso e nel 1979 il Museo fu inaugurato. Nelle sue sale sono esposte le sinopie di autori del XIV e XV secolo, tra cui primeggiano: le “Storie bibliche” di Benozzo Gozzoli, le “Storie di Giobbe”, di Taddeo Gaddi, il “Trionfo della Morte” e la “Crocifissione” di Francesco Traini (1320 c.). L’esposizione si completa con le belle incisioni di G. Paolo Lasinio, che documentano l’iconografia e l’iconologia del grandioso ciclo pittorico del Camposanto prima delle devastazioni provocate dall’incendio del 1944.
 

Museo Nazionale di San Matteo

Dal 1949 il Museo ha sede sul Lungarno Mediceo, in un edificio del secolo XI eretto come monastero delle Suore benedettine, costituito dalla chiesa e dal convento. Il complesso fu varie volte modificato e ristrutturato nei secoli. In particolare, nel secolo XIII, all’iniziale corpo unico furono aggiunti i corpi laterali, così creando un cortile interno quadrangolare, circondato su tre lati da un porticato e sormontato da gallerie con apertura a bifora. L’edificio attuale conserva poche tracce della sua originaria struttura.
La chiesa è un bell’esempio d’architettura secentesca. Nella parte che dà sul Lungarno si notano facilmente le tracce di diverse fasi costruttive, che vanno dall’XI al XII secolo. La facciata fu disegnata dal Pugliani all’inizio del Seicento. L’interno, restaurato di recente, ha sulla volta un barocco San Matteo nella gloria celeste, dei fratelli Melani. La vita e le opere di San Matteo sono illustrate anche da altri affreschi e stucchi, qui realizzati da grandi maestri dell’epoca.
Il convento, passato al Demanio con le soppressioni ottocentesche, ebbe diverse destinazioni, fu carcere e caserma. Nell’ultimo dopoguerra fu ristrutturato e utilizzato come sede per il Museo Nazionale, creato allo scopo di raccogliere gran parte delle opere provenienti dalle Chiese e dagli edifici religiosi del territorio. Gli oggetti raccolti ed esposti nel Museo sono innumerevoli. Ricca e pregevole è la pinacoteca, una delle più importanti e famose al mondo, che conserva opere di artisti sommi, che qui ci limitiamo ad elencare: Berlinghiero Volterrano, Giunta Pisano, Simone Martini, Lippo Memmi, Francesco Traini, Masaccio, Beato Angelico, Benozzo di Lese, Ghirlandaio, Gentile da Fabriano, Enrico di Tedice. Rinomati sono anche la collezione di sculture, con opere di grandissima importanza del periodo romanico - come quelle di Tino di Camaino, di Donatello e di Nicola Pisano - i codici miniati dei secoli XII-XIV, le sculture lignee del Tre-Quattrocento, e le ceramiche medievali.
 

Palazzo Agostini

In posizione centrale, sull'elegante curva di Lungarno Pacinotti, sorge un edificio inconsueto, unico nel suo genere nella Toscana occidentale: è Palazzo Agostini, detto anche dell’Ussero, che conserva intatta la facciata quattrocentesca e resti dell’antica cinta muraria della Repubblica Marinara precedente il 1155. L'edificio rappresenta un notevole esempio di architettura tardo-gotica dell'antica Pisa, ed è il risultato dell'accorpamento di alcune case-torri medievali uniformate in facciata. Esso è contraddistinto da quelle singolari decorazioni in cotto, che tanto piacquero a John Ruskin, uno dei principali sostenitori, nel secondo Ottocento, della diffusione del gusto goticheggiante. La facciata costituisce il più bell'esempio di struttura di casa-torre in laterizio, con due ordini di bifore e raffinate decorazione in terracotta.
Al pianterreno di Palazzo Agostini ha sede il più noto caffè pisano, lo storico Caffè dell'Ussero, celebrato dal poeta Giuseppe Giusti e da altri letterati, come si può vedere dai ritratti e dagli scritti esposti al suo interno.
 

Piazza del Duomo (dei miracoli)

La Piazza del Duomo di Pisa, nota anche come Piazza dei Miracoli, fu area di culto sin dall’epoca degli Etruschi, costituendo il centro religioso cittadino, e comprendendo edifici sorti in un periodo compreso tra l’XI ed il XIV secolo.
La Piazza costituisce una delle più straordinarie concentrazioni di splendore romanico nel mondo. Parte pavimentata e parte in verde Prato, la Piazza ospita quattro monumenti principali: il Duomo di Pisa, conosciuto anche col nome di Cattedrale di Santa Maria Maggiore; la Torre di Pisa, conosciuta anche come la Tore Pendente; il Battistero ed il Camposanto Monumentale. L’architettura dei quattro edifici, la loro armonia, non furono il frutto di una sola mente: la Piazza è il risultato dell’opera di geniali architetti, che operarono in momenti diversi. La costruzione della piazza inizia (1064) con il Duomo, contenitore d’inestimabili tesori d'arte tra i quali opere di Cimabue, Bonanno e Giovanni Pisano. Il Battistero ( 1152) offre un interno dalla stupefacente acustica con uno splendido pulpito di Nicola Pisano. La Torre, iniziata nel 1173, fu ultimata solo a fine Trecento, a causa di una pendenza che ne fece uno dei monumenti più celebri del mondo. Il Camposanto (1277) conserva, tra l'altro, alcuni notevoli affreschi (i disegni sono visibili nel Museo delle Sinopie) tra cui "II trionfo della morte". Nel museo dell'Opera sono conservate le opere originali provenienti dai monumenti della piazza tra cui, di sommo rilievo, le sculture di Nicola e Giovanni Pisano.
 

Ponte di Mezzo

Di fronte alle Logge di Banchi di Pisa, si trova il Ponte di Mezzo, che risale ad epoca romana ed è, forse, il più antico ponte della città. Ricostruito dopo la seconda guerra mondiale, esso varca l'Arno con un'unica arcata, e offre una bella vista sugli eleganti Lungarno, che descrivono un'ampia curva da monte a valle. E' teatro del Gioco del Ponte, vivace torneo popolare, d'origine quattrocentesca, che si disputa l’ultima domenica di giugno. Un carro posto in mezzo al ponte è spinto, in direzione opposta, da due squadre di “contradaioli” dei quartieri di Tramontana e di Mezzogiorno. Vince la squadra che costringe l’avversaria a retrocedere e quindi ad abbandonare l’impresa.
 

Torre Pendente

La Torre di Pisa non è solo il campanile del Duomo, ma anche e soprattutto la costruzione più caratteristica della città. E’ popolare per la sua singolare pendenza, che l'ha resa famosa in tutto il mondo. Anche l’ubicazione defilata rispetto al Duomo, è piuttosto insolita. Probabilmente, il suo ignoto architetto (Bonanno e Gherardo di Gherardo sono i più accreditati) l'aveva concepita, a discapito della sua funzione di campanile, come punto di riferimento del complesso di Piazza dei Miracoli, in grado di rendersi visibile grazie alla torre da ogni parte della città. Si spiegherebbero così la sua mole notevole e la sua distanza dal Duomo.
La costruzione della Torre ebbe inizio nel 1173 (1174 secondo il calendario pisano). Si interruppe più volte, probabilmente a causa del cedimento del terreno che le avrebbe impedito per sempre di rimanere perpendicolare al terreno. Si dà per certo che il concepimento originale della Torre non prevedeva assolutamente l'incredibile inclinazione che ne ha accresciuto la notorietà.
Una seconda fase dei lavori, cui prese parte anche Giovanni Pisano, si avviò nel 1275, con la costruzione di altri tre piani. La cella campanaria fu aggiunta verso la metà del XIV secolo. Nell'Ottocento furono effettuati dei lavori che riportarono alla luce parte del basamento interrato. Fu un grave errore, che alterò la stabilità della torre, accelerandone il processo di inclinazione. Dal 1990 al 2001 la Torre è quindi rimasta chiusa per un recupero complesso e articolato, che l'ha restituita ai visitatori. È oggi possibile accedervi, sebbene il numero degli ingressi sia molto limitato.
La Torre ha una pianta circolare e decorazioni che richiamano l'abside del Duomo. Sopra alla porta d'ingresso vi era un tempo una Madonna col Bambino la cui paternità è stata attribuita ad Andrea Guardi. Ai lati dell'entrata vi sono due fasce figurate e un bassorilievo raffigurante delle navi e un faro, copia di uno più antico che si trova presso la porta di San Ranieri. I vari piani sono una ripetizione di gallerie ed arcate, ad eccezione della cella campanaria, nella quale sono collocate sette campane. Per giungere fino alla terrazza della cella bisogna salire 294 gradini.
La Torre, come gli altri tre monumenti di Piazza dei Miracoli, è sempre stato meta di visitatori italiani e stranieri. Ecco come la descrive Jacob Burckhardt, studioso e viaggiatore svizzero che la visitò nel 1838:

“Salimmo la Torre pendente, un edificio davvero elegante alto 188 piedi, cinto di otto file di colonne con archi sovrapposti. Campane ve ne sono poche al suo interno e queste sono appese al piano superiore, completamente scoperto. Il cielo di Pisa, sempre sereno e mite, rende superflui premurosi tetti di copertura; una città dove non nevica mai può permettersi in molte cose di essere spensierata. Le scale sono sistemate assai comodamente nello spessore del muro e dimostrano con la loro posizione che in origine si era senz’altro voluto costruire la torre diritta ma, come sembra, l’edificio si inabissò per qualche motivo fortuito, allorché si era giunti al terzo piano. Da qui in poi gli scalini procedono a perpendicolo, mentre quelli inferiori seguono l’andamento inclinato della torre. L’intera costruzione è di marmo color bianco giallastro, solo la colmatura degli archi del piano inferiore è incastonata di bianco e nero a mosaico, (lo si stava giusto appunto restaurando di nuovo con somma meticolosità). E un gran peccato per la torre, poiché si tratta senza dubbio di uno degli edifici più belli d’Italia; certo, fosse rimasta diritta, allora adesso se ne sentirebbe parlare meno, mentre solo grazie all’incidente occorsole è divenuta famosa e conosciuta in tutto il mondo. Una torre che in alto si sporge di tredici piedi oltre il suo basamento, suscita la meraviglia di ogni curioso; una torre eretta invece, che, costruita nelle proporzioni più belle e nobili non eccella comunque né per l’altezza né per il gran numero di decorazioni, suscita l’ammirazione solo di poche persone dotate di sensibilità artistica; e così la maggior reputazione spetta alla prima.”