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Torre Pendente

Pisa / Italia
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La Torre di Pisa non è solo il campanile del Duomo, ma anche e soprattutto la costruzione più caratteristica della città. E’ popolare per la sua singolare pendenza, che l'ha resa famosa in tutto il mondo. Anche l’ubicazione defilata rispetto al Duomo, è piuttosto insolita. Probabilmente, il suo ignoto architetto (Bonanno e Gherardo di Gherardo sono i più accreditati) l'aveva concepita, a discapito della sua funzione di campanile, come punto di riferimento del complesso di Piazza dei Miracoli, in grado di rendersi visibile grazie alla torre da ogni parte della città. Si spiegherebbero così la sua mole notevole e la sua distanza dal Duomo.
La costruzione della Torre ebbe inizio nel 1173 (1174 secondo il calendario pisano). Si interruppe più volte, probabilmente a causa del cedimento del terreno che le avrebbe impedito per sempre di rimanere perpendicolare al terreno. Si dà per certo che il concepimento originale della Torre non prevedeva assolutamente l'incredibile inclinazione che ne ha accresciuto la notorietà.
Una seconda fase dei lavori, cui prese parte anche Giovanni Pisano, si avviò nel 1275, con la costruzione di altri tre piani. La cella campanaria fu aggiunta verso la metà del XIV secolo. Nell'Ottocento furono effettuati dei lavori che riportarono alla luce parte del basamento interrato. Fu un grave errore, che alterò la stabilità della torre, accelerandone il processo di inclinazione. Dal 1990 al 2001 la Torre è quindi rimasta chiusa per un recupero complesso e articolato, che l'ha restituita ai visitatori. È oggi possibile accedervi, sebbene il numero degli ingressi sia molto limitato.
La Torre ha una pianta circolare e decorazioni che richiamano l'abside del Duomo. Sopra alla porta d'ingresso vi era un tempo una Madonna col Bambino la cui paternità è stata attribuita ad Andrea Guardi. Ai lati dell'entrata vi sono due fasce figurate e un bassorilievo raffigurante delle navi e un faro, copia di uno più antico che si trova presso la porta di San Ranieri. I vari piani sono una ripetizione di gallerie ed arcate, ad eccezione della cella campanaria, nella quale sono collocate sette campane. Per giungere fino alla terrazza della cella bisogna salire 294 gradini.
La Torre, come gli altri tre monumenti di Piazza dei Miracoli, è sempre stato meta di visitatori italiani e stranieri. Ecco come la descrive Jacob Burckhardt, studioso e viaggiatore svizzero che la visitò nel 1838:

“Salimmo la Torre pendente, un edificio davvero elegante alto 188 piedi, cinto di otto file di colonne con archi sovrapposti. Campane ve ne sono poche al suo interno e queste sono appese al piano superiore, completamente scoperto. Il cielo di Pisa, sempre sereno e mite, rende superflui premurosi tetti di copertura; una città dove non nevica mai può permettersi in molte cose di essere spensierata. Le scale sono sistemate assai comodamente nello spessore del muro e dimostrano con la loro posizione che in origine si era senz’altro voluto costruire la torre diritta ma, come sembra, l’edificio si inabissò per qualche motivo fortuito, allorché si era giunti al terzo piano. Da qui in poi gli scalini procedono a perpendicolo, mentre quelli inferiori seguono l’andamento inclinato della torre. L’intera costruzione è di marmo color bianco giallastro, solo la colmatura degli archi del piano inferiore è incastonata di bianco e nero a mosaico, (lo si stava giusto appunto restaurando di nuovo con somma meticolosità). E un gran peccato per la torre, poiché si tratta senza dubbio di uno degli edifici più belli d’Italia; certo, fosse rimasta diritta, allora adesso se ne sentirebbe parlare meno, mentre solo grazie all’incidente occorsole è divenuta famosa e conosciuta in tutto il mondo. Una torre che in alto si sporge di tredici piedi oltre il suo basamento, suscita la meraviglia di ogni curioso; una torre eretta invece, che, costruita nelle proporzioni più belle e nobili non eccella comunque né per l’altezza né per il gran numero di decorazioni, suscita l’ammirazione solo di poche persone dotate di sensibilità artistica; e così la maggior reputazione spetta alla prima.”
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