Login / Registrazione
Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
follow us! @travelitalia

Storia di Pisa

Le origini di Pisa sono incerte, anche se gli storici dell’antichità concordano sull’esistenza di un primitivo insediamento greco. Nel V secolo a.C. la zona - e in particolare il centro abitato su cui sorgerà la città - erano sicuramente in mano etrusca, ma tre secoli dopo il territorio fu conquistato dalle legioni di Roma. I Romani fondarono il Portus Pisanus - base della flotta nell’alto Tirreno e premessa della futura Potenza marinara della città. Pisa divenne un’importante alleata - e “colonia” militare - di Roma, apprezzata per il valore in guerra dei Pisani, per la produzione agricola e per i ricchi boschi che fornivano il legname ai cantieri navali.
Con l'Impero Romano d’Occidente, cadde anche la Potenza pisana. Tuttavia, la città si oppose strenuamente alle invasioni barbariche e lottò a lungo contro Goti e Longobardi. Con l’arrivo dei Franchi, Pisa riacquista l’indipendenza. Fra il IX ed il X secolo, la flotta pisana combatte i pirati saraceni e la città getta le basi per i futuri traffici commerciali. Poco dopo il Mille, Pisa è annoverata fra le quattro Repubbliche Marinare d'Italia - con Amalfi, Genova e Venezia - acquisisce una propria indipendenza e si mantiene fedele all'Impero, senza mai porsi in posizione servile.
Comincia per la città Toscana un periodo d’espansione e d’importanti conquiste territoriali. Reggio Calabria è conquistata nel 1005 e la Sardegna nel 1017; nel 1030-1035 vengono conquistate Cartagine, l’africana Bona, le Lipari; nel 1051-1052 viene occupata la Corsica; nel 1063 Palermo. L’espansione continua, in Italia e nel Mediterraneo. La flotta di Pisa, numerosa, agguerrita ed efficiente, è protagonista fra il 1113 ed il 1114 di grandi successi nelle battaglie alle Baleari contro i Saraceni e nella guerra con Amalfi del 1135-1137. Questi successi garantiranno a Pisa, con il consenso dell'imperatore Federico Barbarossa, il controllo di tutta la costa tirrenica che va da Portovenere a Civitavecchia.
Verso la fine del XII secolo, la città denota i primi segni di stanchezza: si formano e si combattono aspramente i due “partiti” dei Guelfi e Ghibellini. Pisa si schiera decisamente dalla parte dell'Imperatore Federico II, ma deve fronteggiare la minacciosa coalizione guelfa delle città tradizionalmente nemiche: Lucca, Firenze e Genova. Dopo alterne vicende - tra cui la grande vittoria di Montaperti (1260) e la morte, nel 1266, di re Manfredi (figlio di Federico II), le sorti dei Ghibellini italiani, tra cui i pisani, volgono al peggio. Per Pisa matura la tragedia della Meloria, isolotto roccioso e disabitato, che sorge a poche miglia dalla costa Toscana e dalla foce dell'Arno. Il 6 agosto 1284 le due flotte di Genova e Pisa si scontrano su quelle acque: la lotta fu senza quartiere e i Pisani - che pur combatterono con estremo valore - subirono una tremenda sconfitta. Decisivo per il disastro fu il tradimento del conte Ugolino della Gherardesca, che - alla vista delle navi nemiche - si ritirò con i suoi dodici galeoni nell’attuale rada di Livorno e, da posizione protetta, assistette alla catastrofe. Ugolino pagava ben presto il fio della sua codardia; il popolo pisano, furibondo per la sconfitta, lo rinchiuse nella torre dei Gualandi, e qui lo fece morire di fame, insieme ai figli e ai nipoti. Nel Canto XXXIII dell’Inferno, Dante narrò la tragica fine del conte, scagliandosi contro Pisa e prorompendo nella celebre invettiva:

Ahi Pisa, vituperio delle genti
del bel paese là dove il sì suona.


Ma Dante era un fiorentino e forse non sapeva, o dimenticava, che oltre ventimila pisani, pieni di vita e di giovinezza, erano caduti alla Meloria, o furon fatti prigionieri dai Genovesi, per l'infame tradimento del loro concittadino. L’inosservanza, da parte pisana, del trattato di pace di quattro anni dopo - che obbligava Pisa a cedere i possedimenti in Corsica e in Sardegna, ad abbandonare il controllo nelle colonie mediorientali e a pagare un pesante tributo - provocò la violenta repressione di Genova, che, con l'aiuto di Lucca, conquistò Pisa nel 1290.
Dopo la decadenza delle libere istituzioni comunali, che avevano reso la città grande e potente, è il momento delle Signorie. Il primo signore di Pisa è Uguccione della Faggiuola. Egli conquista Lucca e vince la lega dei Guelfi toscani nella battaglia di Montecatini (1315). Poi si fa tiranno e viene scacciato nel 1316. Gli succedono i Della Gherardesca e Castruccio Castracani - che governa Pisa quale vicario imperiale - tra il 1327 e il 1328. Alla sua morte, prendono il potere Giovanni Tarlati e Bonifazio Novello della Gherardesca (1329-1341). Quest'ultimo, in particolare, regge le sorti della città con molta efficienza e grande fermezza. Andrea Gambacorti succede al Gherardesca nel 1374, un anno dopo la fine di un'ennesima guerra contro Firenze, risoltasi disastrosamente per Pisa. Giovanni dell'Agnello diviene per breve tempo Signore di Pisa (1364-1368), lasciando pessima memoria di sé. Pietro Gambacorti, ottimo governante di Pisa, viene pugnalato a morte dal cugino, Jacopo d'Appiano, nel 1392. Il figlio del d'Appiano, Gherardo, arriva a vendere la Signoria ai Visconti di Milano, che si affrettano a cederla ai Fiorentini, in cambio di un notevole quantitativo d’oro, nel 1405. L'ira dei pisani esplode allora con estrema violenza, ma niente può ormai arrestare la ruota della storia. Pisa è accerchiata dai Fiorentini e deve cedere per fame. Nel 1406, il Commissario della Repubblica Fiorentina, Pier Capponi, prende possesso della città, umiliata e sconfitta, abrogando le sue libertà e la sua antica indipendenza. Il Rinascimento a questo punto è un fatto acquisito della cultura italiana. Pisa, città medievale, si spegne lentamente nel ricordo della passata grandezza. Con la calata in Italia del re francese Carlo VIII (1494), si riaccende per un momento, la fiaccola delle speranze di libertà; Pisa si ribella ai padroni fiorentini ma nel 1509, dopo un nuovo assedio, i Pisani devono cedere ancora una volta. La storia di Pisa si confonde ormai con quella di Firenze.
La possibilità di offrire a Firenze uno sbocco sul mare necessario per l'efficienza e la competitività dei commerci, permette a Pisa di ottenere dai Medici - in particolare da Lorenzo il Magnifico - alcune opere di manutenzione del territorio e la costruzione di vari edifici pubblici e civili. Quello che in realtà determina la decadenza di Pisa da potenza marittima, fu il semplice ma inarrestabile fenomeno del progressivo interramento del porto, causato dai detriti trasportati dall’Arno. Una volta resi impraticabili gli attracchi e con i terreni stagnanti in cui ben presto si diffonde la malaria, Pisa si riduce ad una popolazione di poco superiore alle 8000 unità.
Nel 1553 Alessandro de' Medici si proclama Duca e per questo viene acclamato liberatore dei Pisani. Sotto il ducato dei Medici, Pisa ebbe grandi vantaggi. La seconda Signoria medicea favorì - col buon governo e con illuminati provvedimenti - il ridestarsi del commercio, delle industrie e dell’Università degli studi; alcuni miglioramenti si ebbero anche con i Lorenesi, particolarmente sotto il granduca Leopoldo I. Poi tutto tacque, fino al primo risveglio risorgimentale del 1848. Nel 1860, col Granducato di Toscana, Pisa fu unita per plebiscito al Regno d’Italia.
Condividi "Storia di Pisa" su facebook o altri social media!