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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Camposanto Monumentale

Pisa / Italia
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Il Camposanto monumentale di Pisa è un antico cimitero, chiuso da quattro portici, che chiude il lato settentrionale della Piazza del Duomo. La sua costruzione fu iniziata da Giovanni di Simone nel 1277. Tradizione vuole che - verso la fine del Duecento - l’arcivescovo Ubaldo de’ Lanfranchi abbia fatto trasportare all'interno del quadriportico una certa quantità di terra proveniente dal Golgota, e portata a Pisa da alcuni crociati di ritorno dalla Terra Santa. Intorno a quel rettangolo di terra santa, l'edificio fu lentamente eretto nei secoli successivi: così lo stile gotico poté sovrapporsi a quello iniziale, romanico-pisano, rendendo l'opera molto interessante ed originale. Solo intorno alla metà del XV secolo il Camposanto poté dirsi terminato, mentre la cappella Dal Pozzo fu aggiunta alla fine del ‘500. Jacob Burckhardt visitò Pisa nel 1838 e così descrive il monumento:
“Si tratta di un grande, splendido chiostro gotico il cui lato più lungo misura 450 piedi, il più corto invece 150; l’interno è di marmo bianco: su ogni parete si trovano affreschi di gran pregio e, sparsi ovunque, sarcofaghi (in numero di oltre 70), urne ed altri monumenti marmorei antichi e moderni, per lo più di valore inestimabile. Al centro vi è un campo di fiori ai cui quattro angoli si ergono alti cipressi; dal lato guardano qui dentro la Torre Pendente, il Duomo ed il Battistero; il sole splende chiaro e smagliante nei portici e sul campo; non si ode altro rumore se non lo stormir dei cipressi. Ti muovi su suolo sacro, l’intero sito è ricoperto di terra proveniente dalla Palestina, che i pisani avrebbero trasportato sin qua per mare su 400 piccole imbarcazioni. A Pisa tutto riecheggia di un grande passato, dalla fondazione della città per mano di una colonia del Peloponneso, fino alle Crociate ed alle audaci guerre con Genova e Firenze.
Gli affreschi di Benozzo Gozzoli che si trovano lungo la parete nord e che riproducono storie bibliche, sono composizioni di valore assolutamente inestimabile, tutte magnifiche, ideate con semplicità eppur ricche ed estremamente gradevoli; i profili pare siano in gran parte ritratti di suoi contemporanei. Il trittico del Giudizio Universale, opera di Andrea Orcagna, che risulta nella sua interezza tremendamente poetico, davvero dantesco, è troppo conosciuto per aver bisogno di una descrizione. Della giottesca Storia di Giobbe non è purtroppo rimasto quasi niente, come del resto molto hanno sofferto tutti gli affreschi. Degli antichi sarcofaghi posso dirti solo questo: vidi a malincuore quanta più prova di tatto davano gli antichi nel costruire i loro monumenti rispetto agli artisti del nostro tempo. Essi rappresentavano se stessi sui sarcofaghi con donna e bambino, oppure riproducevano una qualsiasi scena con riferimento al Fato tratta dalla loro mitologia (ad esempio la caccia di Meleagro sull’antico sarcofago, probabilmente greco, ove riposa ora la margravia Beatrice). Noi vi poniamo fiaccole, farfalle, vasi e fregi, tutte cose che non hanno niente a che vedere con noi. I pisani nel Medioevo si dettero quindi poco da fare con creazioni autonome nel campo dei monumenti funebri, piuttosto essi raccolsero sarcofaghi dall’Italia e dalla Grecia e, allorché un nobile moriva, si limitavano a scolpire una candida iscrizione gotica sulla pietra antica e deponevano la salma in quel classico sepolcro. Oltre a ciò il Campo Santo contiene un intero museo di sculture del primo Medioevo, di antiche iscrizioni e busti a non finire: in poche parole di materiali per una storia completa dell’arte che qui, del resto, in questi begli atri freschi potrebbe venir esposta nel modo migliore. Sotto gli archi gotici guardano in silenzio giù dai loro piedistalli, i busti di Cesare, di Adriano, di Giunio Bruto; voi ombre ricadete sui venerabili affreschi del XIV secolo e sopra l’umbratile ingresso si marca il lindo cielo blu di Pisa.”
Numerosi affreschi furono gravemente danneggiati dai bombardamenti del 1944. Di essi rimangono le sinopie, cioè gli schizzi preparatori, oggi conservati nel Museo delle Sinopie. Si salvò Il trionfo della Morte, opera attribuita a Buonamico Buffalmacco che presenta una drammatica allegoria in cui alla vita allegra di alcuni giovani fanno da sfondo una serie sepolcri aperti. Due porte si aprono lungo il lato meridionale del Camposanto, sormontate da un tabernacolo gotico che ospita una Madonna e santi di Giovanni Pisano. Nel corridoio occidentale si possono ammirare i resti delle catene che chiudevano il porto di Pisa. Furono prese dai genovesi, dopo la battaglia della Meloria (1284), e restituite a Pisa solo nel 1860. Anche il Camposanto, come il Battistero e il Duomo, è a suo modo legato alla celebre figura di Galileo. Nella Cappella Aulla è conservata la lampada votiva che, secondo la leggenda, ispirò al celebre scienziato le sue osservazioni sull'oscillazione del pendolo.
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