Login / Registrazione
Giovedì 23 Novembre 2017, San Clemente I
Giovanni Dall'Orto - Copyright
follow us! @travelitalia

Visitare Piacenza - guida breve

 

Basilica di San Francesco

La Basilica di San francesco sorge nella piazzetta omonima, adiacente a Piazza de’ Cavalli, ed è uno dei migliori esempi di architettura gotico-francescana del Piacentino. Costruita tra il 1278 e il 1363 per volontà del ghibellino Ubertino Landi, la fabbrica fu portata a termine nel 1294 e – nei suoi volumi, e nella parte absidale – ricorda la chiesa bolognese di San Francesco. Il tempio e l'adiacente convento subirono nel tempo vari rimaneggiamenti, eliminati peraltro dai restauri ottocenteschi.
La facciata è percorsa da archetti pensili incrociati e sovrastata da snelli pinnacoli. La superficie presenta due contrafforti in corrispondenza delle navate interne, ed è interrotta da alcune aperture, tra cui spiccano quella del rosone e il portale mediano. Il portale, molto strombato, è ornato da colonnine tortili, putti e cherubini; è attribuito a Guininforte Solari, che lo avrebbe realizzato tra il 1454 e il 1482. Bella è qui la raffigurazione a rilievo di San Francesco che riceve le stimmate, opera di mastro Gregorio Primi. Il Campanile è di tipo lombardo, con trifore nella cella campanaria.
L’interno è costituito da un ampio spazio a tre navate, separate da massicci pilastri cilindri e ottagoni, che portano arcate ogivate. Fra le opere d’arte, si ammira in controfacciata una grande tela di Benedetto Marini (1625) con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci e – sulla parete della navata destra - vari lacerti di affreschi quattrocenteschi con le raffigurazioni di Maria e San Francesco. Sopra la porta della sagrestia si stende un prezioso affresco della metà del Trecento, con la Vergine che protegge sotto il manto i fedeli, diavoli volanti con libri e, forse, un monaco seduto su un seggio. La seconda cappella a destra, dedicata all’Immacolata, è decorata dal pittore cremonese Giovan Battista Trotti detto il Malosso (1556-1619) che vi affresca nella cupola l'Assunzione al cielo della Vergine e, nella pala d'altare, la Concezione di Maria. Nella seconda nicchia, è visibile una tela di Giuseppe Nuvolone (1681) raffigurante la Pentecoste. Notevoli sono inoltre la bussola della porta centrale realizzata nel 1843 da Giuseppe Baini, il pulpito ligneo, intagliato nell’Ottocento da Grisante Carini e il barocco Compianto del Cristo Morto di Domenico Reti. In questa chiesa, nel 1848, fu proclamata l'annessione di Piacenza al regno del Piemonte.
 

Basilica di San Sepolcro

La Basilica di San Sepolcro sorge in Via Campagna. Fu eretta nel 1055, come abbazia benedettina con annesso convento, per ospitare i numerosi pellegrini che percorrevano la Via Francigena, la grande arteria romanica che portava da Canterbury a Roma, passando anche per Piacenza. Abbandonata dai Benedettini, la Basilica fu acquisita dai monaci Olivetani nel 1484, e ricostruita tra il 1488 e il 1520, su disegno dell’architetto Alessio Tramello, seguace del Bramante. Il complesso venne chiuso dai decreti napoleonici del primo Ottocento e passò nel 1817 agli Ospedali Civili. Il tempio fu riaperto al culto del 1903.
La facciata, imponente e severa, è spartita da sobri contrafforti e mostra una forte verticalità, accentuata dal timpano centrale sopraelevato. Il portale seicentesco conserva - al centro del frontone spezzato - l'emblema degli Olivetani.
L’interno è a croce latina, con tre navi absidate ricoperte da volte a crociera e a botte. La navata centrale è separata dalle laterali da quattro coppie di pilastri che reggono imponenti arcate a tutto sesto. Lungo le navate minori si aprono sei cappelle, connotate esternamente da una sagoma poligonale e all'interno da una circolare. L'unico elemento decorativo dell'insieme è costituito da un fregio monocromo, che si snoda a nastro continuo all'altezza della trabeazione lungo tutto il perimetro della chiesa. Fra le opere d’arte spicca – in controfacciata – la Madonna che appare ai santi Bernardo e Benedetto, dipinta dal veronese Giambettino Cignaroli (1706-1770).
Attiguo alla chiesa è l'ex monastero degli Olivetani, ora inglobato nell’ospedale civile. Il fabbricato racchiude un piccolo chiostro, costruito alla fine del Quattrocento, con portico terreno e decorazioni in cotto, e un cortile più ampio caratterizzato da colonne in granito e aperture a bifora. Sembra che colonne e capitelli siano opera dello scalpellino milanese, Donato Mandelli (morto nel 1510), ricordato come collaboratore del Tramello.
 

Basilica di San Sisto

Sorge nell’omonima via, nelle vicinanze di Palazzo Farnese. L’insigne tempio rinascimentale ha origini antiche, risalenti all’imperatrice Angilberga, moglie dell’imperatore Ludovico II, che lo fondò negli anni 852-874, con un annesso convento di benedettine. Le monache furono successivamente sostituite da monaci benedettini provenienti da Polirone, presso Mantova (1129). Alla fine del Quattrocento, la chiesa fu abbattuta per realizzare un nuovo tempio, progettato verso il 1490 dall’architetto Alessio Tramello, che doveva ricalcare le dimensioni dell'edificio precedente. L’edificio mostra l’eclettica formazione e genialità dell’architetto.
Si accede al complesso da un portale del 1622, che immette direttamente nell'atrio triportico della seconda metà del Cinquecento, sopraelevato sul lato destro. Lo spazio è scandito dalle colonne di granito grigio, su cui s'impostano le arcate, con la mediazione di capitelli ionici.
La facciata, compiuta nel 1591, rimaneggiata nel 1755 e recentemente restaurata (1969), si articola su semicolonne ioniche, lesene sormontate da mascheroni, obelischi e nicchie in cui sono alloggiate le statue dei Santi Sisto, Benedetto e Germano e i busti di Santa Barbara e Santa Martina.
L’interno – arioso, a croce latina, con doppio transetto, è a tre navate voltate a botte e a crociera, che si collegano a una serie di cappelle laterali, tanto da far sembrare l’interno dell’edificio a cinque navate. Sul fondo dell’altare spicca la grande cornice barocca dorata che custodisce la copia della Madonna Sistina di Raffaello (l’originale si trova a Dresda). Presenti nell’altare un decorato coro ligneo a tarsie rinascimentale di Bartolomeo Spinelli e Gian Pietro Pambianchi da Colorno. Pregevoli dipinti nel retro dell’altare e nel resto della basilica di Camillo Procaccini, Giovanni Battista Pittoni, Jacopo Palma il Giovane e Vincenzo e Antonio Campi e Bernardino Zacchetti. L’interno custodisce anche la cappella con il monumento sepolcrale in marmo di Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V e moglie del duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese. Il monumento fu costruito dal 1587 al 1600 dagli scultori Moschino, Molinari, Bergamino e Torbati.
 

Duomo di Piacenza

Dedicato a Santa Maria Assunta e a Santa Giustina, il Duomo di Piacenza è uno tra i maggiori esempi della sensibilità artistica romanica, e sicuramente uno dei monumenti religiosi più insigni del Nord Italia. Il Duomo prospetta sulla piazza omonima e fu costruito sui resti di un tempio preesistente. Da un’iscrizione, si rileva che la costruzione iniziò nel 1122, con il concorso del Comune, del clero e delle varie corporazioni: essa fu ultimata più di un secolo dopo, nel 1233. Il complesso architettonico del Duomo si presenta con una grandiosità dai tratti semplici e maestosi, improntata a un’austera ed equilibrata eleganza artistica.
Di stile romanico-lombardo, la facciata a capanna, di arenaria e marmo rosa, presenta tre portali con bassorilievi, alcuni dei quali opera di allievi dei maestri comacini Wiligelmo e Nicolò. Al centro si apre un luminoso e ampio rosone, del diametro di 6,85 metri. A sinistra della facciata sorge il campanile lombardo, terminato nel 1333. Il campanile è alto 71 metri e culmina con l'angelo di rame dorato collocato da Pietro Vago nel 1341: l’Angelo, che i Piacentini chiamano affettuosamente “Angil dal Dom”, è considerato il simbolo della città. Sul lato anteriore del campanile, sotto la cella, si nota la gabbia in ferro posta qui da Ludovico il Moro nel 1495 come berlina per rinchiudervi i sacrileghi (i nemici), ma che sembra non sia mai stata usata.
L'interno si sviluppa su tre navate, rette e distinte da colonne gigantesche: la croce latina che gli dà forma, misura metri 72,21 in lunghezza e 61,40 in larghezza. Dal pavimento alla sommità della cupola corrono 38 metri. Fra le molte opere d’arte che il Duomo conserva, le maggiori sono: le formelle delle corporazioni medioevali; i magnifici affreschi di Camillo Procaccini e Ludovico Carracci (XVII secolo); la cupola con affreschi di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1626-1627); la cappella del Battistero, con vasca paleocristiana; un San Girolamo di Guido Reni, il trittico trecentesco di Serafino dei Serafini; una bellissima Ancona in legno (dietro l'altar maggiore), lavoro del 1741; dipinti pregiati del Fiamminghino e di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone. Notevole è anche la cripta, con 108 colonnine romaniche, in cui sono conservate le reliquie di Santa Giustina, compatrona della città.
 

Palazzo Comunale (Palazzo Gotico)

Simbolo di Piacenza, il Palazzo Comunale, o Palazzo Gotico, sorge nel 1281 per iniziativa di Alberto Scoto, capo dell’Università dei Mercanti e potente signore della città. Per far posto alla nuova costruzione, che oggi campeggia in Piazza Cavalli, vennero abbattuti un convento e la chiesa dedicata a Santa Maria de Bigulis. La costruzione viene affidata agli architetti piacentini Pietro da Cagnano, Negro de’ Negri, Gherardo Campanaro e Pietro da Borghetto, e l’edificio viene destinato a sede del Governo cittadino.
Di stile lombardo ogivale, con la cornice ornata di archetti, la merlatura ghibellina a coda di rondine, la torretta centrale che racchiude il campanone e le due torrette laterali, il Palazzo Gotico è un insigne esempio di architettura civile medioevale. Su un basamento marmoreo, aperto da una loggia gotica con archi a sesto acuto, si imposta il piano superiore, dalle forme romaniche, con archi a pieno centro traforati da snelle trifore.
Pur ritoccato e ammodernato nei secoli, il Palazzo subì il degrado del tempo. Intorno al 1860 l’immobile fu oggetto di un vivace dibattito riguardante il restauro architettonico. Nel 1871 iniziò il riassetto del Palazzo, che fu denominato Gotico. In particolare, fu riportata alla luce la torretta medievale dell'angolo nord-est, murata nel Cinquecento, e rifatta tutta la parte terminale del monumento, sino alle merlature di coronamento.
Oggi la facciata risulta divisa in due ordini. Quello inferiore è distinto da cinque possenti arcate a sesto acuto che determinano un portico a due navate coperto da volte a crociera; quello superiore, in laterizio, è ritmato invece da sei finestroni a tutto sesto, arricchiti da svariati ornati di cotto. Tra la quarta e la quinta finestra è ospitata entro un nicchia, una statua raffigurante Maria con il Bambino (opera del Duecento, oggi al Museo Civico) proveniente dalle vicina chiesa di San Francesco, mentre nella torretta centrale è lo storico campanone, utilizzato in passato per radunare il popolo. Varcato il porticato e giunti nel cortile si può, percorrendo lo scalone a destra, raggiungere il vasto salone rettangolare con tetto a capriate, frutto dei restauri del 1884. Questo salone, di metri 40 x 16, presenta un bel soffitto ligneo architravato e arricchito da decori pittorici. Fu sede delle assemblee e poi teatro; dopo alcuni lavori di restauro oggi è prestigiosa sede di iniziative culturali.
 

Palazzo Farnese

Antica residenza dei Farnese, signori del Ducato di Parma e Piacenza, il Palazzo domina Piazza della Cittadella. La sua storia inizia alla metà del Cinquecento, quando il figlio di Pierluigi Farnese, Ottavio, e la moglie Margherita diedero il via alla costruzione del palazzo-reggia, facendo abbattere quasi per intero la Cittadella Viscontea. I lavori iniziarono nel 1558 su progetto di Francesco Paciotti, e continuarono, dal 1564, sotto la direzione del celebre Jacopo Barozzi, detto il Vignola, architetto ufficiale dei Farnese.
Per varie ragioni – ma soprattutto perché, quando si estinse la dinastia dei Farnese, l’edificio entrò nei possedimenti di Carlo di Borbone, che nel 1734 divenne re di Napoli e qui trasferì quadri e arredi del palazzo piacentino – il vasto complesso non fu mai terminato. In seguito esso fu saccheggiato dalle truppe napoleoniche nel 1803 e nel Novecento, alla fine della seconda guerra mondiale, fu occupato dai senza tetto. La parte che oggi vediamo rappresenta solo la metà del progetto iniziale. Si tratta insomma di un gigantesco "incompiuto", costituito da tre piani e da un vasto seminterrato.
Al pianterreno e al primo piano, due eleganti logge si affacciano sul cortile interno, con nicchie angolari ed esedre. Preziosa è la cancellata in ferro battuto del '600 con i gigli farnesiani e corona ducale. Una cappella ducale ottagonale, ornata con stucchi dal piacentino Bernardino Panizzari, detto il Caramosino, presenta un'elegante calotta interna e un piccolo presbiterio su cui si affacciano due balconi. Notevole la scala a chiocciola che collega il seminterrato con la vedetta del tetto. Nel 1965, con la costituzione dell'Ente per il Restauro di Palazzo Farnese, il recupero del palazzo ricevette un forte impulso grazie anche al contributo di enti pubblici e privati. Nel 1978 l'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna curò il progetto per sua destinazione a Museo Civico. Oggi il Palazzo è sede del complesso dei Musei Civici, che comprende il Museo Archeologico, il Museo del Risorgimento, la Pinacoteca, la Sezione dei Fasti Farnesiani, le Sezioni medievale e rinascimentale, la Sala Armi, il Museo delle Carrozze e una Collezione di Vetri e Ceramiche.
 

Palazzo Landi

Situato in Via del Consiglio, Palazzo Landi è il più affascinante esempio piacentino di residenza signorile del Rinascimento. Una lapide ricorda che l'edificio sorge sulle fondamenta di un più antico palazzo medievale, che pur apparteneva alla potente e ricca famiglia dei Landi.
L'attuale Palazzo fu fatto edificare alla fine del Quattrocento da Manfredo Landi, consigliere dei Duchi di Milano, morto nel 1488. Nel 1578 il complesso fu requisito dal duca Ottavio Farnese, per vendicare la congiura contro il padre Pier Luigi, cui aveva partecipato anche Agostino Landi, noto umanista piacentino. Il Palazzo divenne così sede del Supremo Consiglio di Giustizia e poi del Tribunale delle Finanze; oggi ospita il Tribunale, la Prefettura e la Corte d’Assise.
La costruzione della facciata fu affidata a Giovanni Battagio da Lodi e al genero di questi, Agostino de Fonduli.
Il ricco portale in marmo, realizzato nel 1482-1483, si deve invece allo scultore Giovan Pietro da Rho, con cui collaborò il fratello Gabriele. La sagoma riprende quella degli archi di trionfo romani ed è ornata sul fronte da due medaglioni classici. Gli stipiti sono impreziositi da figure allegoriche, mentre le colonne a “candelabra”, finemente modellate nelle superfici da racemi e cherubini, recano l'una il simbolo della concordia (tre uomini con le mani intrecciate) e l'altra il presunto emblema della Pittura, Musica e Poesia (tre giovani donne).
Superato il settecentesco atrio, si giunge al cortile di sinistra, caratterizzato da un quadriportico retto da colonne, che presenta sulle pareti una decorazione in cotto analoga a quella della facciata. Da qui ci si inoltra nel secondo cortile, il cui loggiato superiore ospita gli stemmi dei Gesuiti che abitarono il palazzo nel 1582, dopo la requisizione dei Farnese. Autore delle colonne e degli ornati capitelli dei cortili sembra essere il poco noto Bernardo Riccardi di Anghiera, che li avrebbe realizzati nel 1485.
 

Statue Equestri Farnesiane

Autentici capolavori della statuaria barocca, i due monumenti equestri farnesiani – che rappresentano Ranuccio e Alessandro Farnese – sono probabilmente le opere d’arte più famose e ammirate di Piacenza. Da essi Piazza Cavalli prende il nome. I due gruppi sono opera dello scultore Francesco Mochi da Montevarchi, di formazione giambolognesca, che li realizzò tra il 1612 e il 1628,
La statua di Ranuccio (a destra, guardando Palazzo Gotico) venne posta sulla piazza nel 1620, mentre quella del padre Alessandro fu sistemata nel 1625. Ranuccio è rappresentato in costume romano e con lo scettro, in una posa piuttosto composta, mentre il padre Alessandro pare mosso da un dinamismo che anticipa i modi barocchi, ben espresso dal guizzante mantello e dalla fremente criniera del cavallo.
Le basi dei monumenti sono in marmo bianco di Carrara, ornate con putti, volute e scritte dedicatorie ma soprattutto con una bellissima serie di bassorilievi bronzei in cui spicca la qualità dello stile utilizzato detto “stiacciato”. Quelli sottostanti la statua di Alessandro raffigurano alcuni momenti salienti della sua gloriosa carriera militare, svoltasi soprattutto nelle Fiandre, e politica (Il ponte sulla Schelda e L’incontro con gli ambasciatori inglesi), mentre quelli dedicati a Ranuccio simboleggiano le virtù del buon governo: verità, intelletto e altre prerogative di cui il buon sovrano deve essere dotato.