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Storia di Piacenza

 Il territorio piacentino porta tracce di antichi occupanti, soprattutto Etruschi e celti ma Piacenza è figlia di Roma. Chiamata “Placentia”, essa fu fondata nel 218 a.C. assieme a Cremona. Entrambe le città nacquero come avamposto per consolidare le conquiste romane in territorio gallico e per tenere a bada le genti celtiche. La scelta ebbe dovuto particolarmente all'incombente minaccia di una seconda guerra punica con Annibale, che aveva appena vinto la battaglia del Ticino e si preparava alla conquista di queste zone. Dopo aver espugnato Casteggio, Annibale vinse anche la battaglia della trebbia ma Placentia seppe resistere. Successivamente il territorio paludoso fu bonificato, la produzione di grano, orzo e miglio fu incrementata, ebbe inizio anche la tessitura della lana. Durante la Repubblica e l’Impero Placentia diventa un importante municipio romano con un attivo porto lungo il Po. Il fiume e la via Emilia, che la congiungeva con Ariminum (Rimini), già allora caratterizzavano la vocazione logistica della città. Procopio la definì "Urbs Aemiliae Princeps", e Tacito la descrisse come "colonia potente per forze e per ricchezze".
Nel 476 d.C. a Piacenza si conclude il ciclo storico dell'Impero Romano d'Occidente, con l'uccisione del generale Flavio Oreste e la successiva deposizione dell'ultimo imperatore, Romolo Augustolo, ad opera del re degli Eruli Odoacre. In seguito alle invasioni barbariche, la città fu saccheggiata e ricostruita. Dopo la guerra tra Goti e Bizantini, le sorti cittadine si risollevarono quando Piacenza divenne sede di un ducato longobardo, ma solo con la dominazione dei Franchi (dal IX secolo) si ha una consistente rinascita.
Verso l'anno Mille, Piacenza ha una notevole crescita demografica ed economica, essendo posta lungo la Via Francigena che portava in città pellegrini e mercanti. Con l'affermazione del Sacro Romano Impero, del feudalesimo e dei vescovi-conti, sorgono nuove classi sociali, tra le quali un intraprendente ceto mercantile e artigianale, ma anche feudatari rurali che si uniscono al governo della città. Nel 1095 papa Urbano II indice da Piacenza la Prima Crociata per la liberazione della Terra Santa.
Piacenza fu un importante Libero Comune (dal 1126) aderente alla Lega Lombarda e partecipò alla guerra contro il Barbarossa, scendendo in campo a Legnano, con gli altri comuni della Lega Lombarda, nel 1176. Nella chiesa di Sant'Antonino furono firmati i preliminari della Pace di Costanza nel 1183.
Le attività mercantili e agricole, assai fruttuose nei secoli XII e XIII, portarono a un notevole arricchimento urbanistico della città. Dalla seconda metà del XIII secolo furono frequenti le lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini: si susseguirono al potere i Pallavicino, Matteo I e Gian Galeazzo Visconti e Alberto Scoto, eletto nel 1290, signore perpetuo della città. Nel 1336, Pinalla Aliprandi, con una parte dell'esercito di Azzone Visconti, devastò il piacentino e partecipò all'assedio della città, che capitolò nelle mani dei Visconti, rimanendo in loro dominio fino al 1447. Gian Galeazzo riformò lo statuto cittadino e trasferì temporaneamente a Piacenza la sede dell'Università di Pavia. Dopo un terribile assedio, la città passerà poi agli Sforza, cui resterà fino al 1499.
Nel Cinquecento furono ricostruite le mura cittadine. La città fu governata dalla monarchia francese fino al 1521. Andrà allo Stato Pontificio sotto la reggenza di Leone X, rimanendoci per un breve periodo.
Nel 1545 la città diventa capitale del Ducato di Piacenza e Parma, sotto i Farnese. A fondare il ducato fu Paolo III e il primo duca fu suo figlio Pierluigi Farnese che volle fare di Piacenza la sua capitale e fece iniziare la costruzione di Palazzo Farnese. Il Palazzo resterà incompleto perché il Duca morirà due anni dopo, vittima di una congiura della nobiltà terriera. Si avvicendarono alla guida del Ducato altri sette duchi, tra i quali spiccano Ottavio (figlio di Pier Luigi e seppellito nella chiesa di San Sisto), Alessandro, Ranuccio. Ottavio spostò la capitale a Parma, introdusse l'industria della seta e del velluto e rinnovò il catasto. Alessandro partecipò alla battaglia di Lepanto e riconquistò le Fiandre. Sotto Ranuccio I furono promulgate le costituzioni e nominato il governatore. Tempi duri si ebbero con Odoardo: su trentamila piacentini, seimila morirono di fame e tredicimila di peste. L'importante cardinale piacentino Giulio Alberoni diventa primo ministro spagnolo dopo aver favorito le nozze tra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna: da questo momento la città e il resto del ducato andarono ai Borbone. Dal 1732 al 1859 vi fu il dominio borbonico, prima con Carlo (figlio di Elisabetta Farnese), poi con Filippo e Ferdinando.
Nel corso del XVIII secolo, mancando in città la corte ducale, vennero edificati numerosi palazzi che le altrettanto famiglie nobili (come gli Scotti, i Landi e i Fogliani) costruirono per ostentare potere e ricchezza. Nel 1746, durante la guerra di successione austriaca, Piacenza fu teatro di una violenta battaglia tra le truppe austro-sarde e quelle franco-spagnole. Nel 1802 la città fu annessa all'Impero di Napoleone che, con la coscrizione obbligatoria, inviò i giovani piacentini a combattere le battaglie di Russia, Spagna e Germania. Napoleone e le sue truppe saccheggiarono abbondantemente Piacenza, spogliandola di molte opere d’arte. Il governo di Maria Luigia d'Austria (1816-1847) fu una sorta di regno illuminato per i piacentini di città e del contado che la ricordarono a lungo. La duchessa bonificò ampi territori, fece costruire ponti lungo la Trebbia e il torrente Nure, avviò iniziative scolastiche e artistiche.
Allontanate le truppe austriache dalla città, Piacenza – con plebiscito del 10 maggio 1848 – chiese l'annessione al nascente Regno d'Italia, allora ancora Regno di Sardegna. Su 37.585 votanti, ben 37.089 vollero seguire le sorti del Piemonte e dei Savoia. Il 14 maggio una delegazione composta da illustri cittadini, portava al re Carlo Alberto, accampato nei pressi di Verona, i risultati del plebiscito. Il monarca proclamava così Piacenza Primogenita dell'Unità d'Italia, titolo - quello di "Primogenita d'Italia"- di cui la città ancora è fiera.
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