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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Basilica di Santa Maria di Campagna

Piacenza / Italia
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Tipico esempio d’arte rinascimentale, la Basilica di Santa Maria di Campagna sorge nel Piazzale delle Crociate, ed è l’unico santuario mariano della città. Tradizione vuole che l’area fosse occupata da una cappella dedicata al culto di Santa Maria di Campagna e che custodiva la statua lignea della Madonna della Campagnola, che ancor oggi si trova sull’altar maggiore. Qui papa Urbano II aveva convocato nel 1095 il Concilio decisivo per avviare la prima crociata. Il tempio fu riedificato tra il 1522 e il 1528, su progetto del piacentino Alessio Tramello (1470-1528); esso fondeva gli stilemi del Bramante a un ritmo decorativo ricco di valori cromatici. La Basilica originaria era a croce greca, con quattro cappelle angolari e una cupola retta da un tamburo ottagono. Nel 1547 il tempio fu affidato ai Francescani; nel 1791, fu ampliata la zona del presbiterio e trasformata l'originaria pianta a croce greca, in latina ribaltata. In epoca napoleonica, i Francescani vengono allontanati; nel 1866, il convento viene incamerato dallo Stato Italiano e trasformato in ospedale psichiatrico.
La facciata, dai tratti semplici, si divide come su due piani sovrapposti e prelude, nella sua essenziale volumetria, a un interno ricchissimo di ornamenti pittorici, di tele e di decorazioni.
L'interno della chiesa è dominato dalla cupola centrale retta da robusti pilastri, che definiscono lo spazio occupato dai quattro bracci laterali, coperti da una voltatura a botte affrescata a cassettoni da G.B. Ercole, nella seconda metà del Settecento. La cupola, nella parte più bassa del cilindro, fu completata da Gervasio Gatti, detto il Sojaro. Eccezionali sono gli affreschi di Giovanni Antonio Sacchi, detto il Pordenone, dislocati nella cupola e nelle cappelle e dedicati alle storie di Santa Caterina d’Alessandria, alla Natività della Vergine, all’Adorazione dei pastori e dei Magi. Presenti anche opere di Camillo Procaccini, Guercino, Malosso, De Longe e Bibiena. Tutto intorno al tempio corre un fregio formato da tele dipinte, eseguite da artisti diversi (D. Crespi, A. Tiarini, Boccaccino ecc.). Degni di nota, infine, sono: all’altare maggiore, un gruppo ligneo policromo, opera del 1757 di Jan H. Geernaert; la raffigurazione dell’Annunciazione (1724) di Ignaz Stern; la statua di Ranuccio Farnese, rivolta verso l'altare, attribuita tradizionalmente al Mochi, e alcuni dipinti di Antonio Campi e Gaspare Landi, custoditi in sagrestia.
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