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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Basilica di Sant’Eufemia

Piacenza / Italia
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La Basilica di Sant’Eufemia sorge nell’omonima via del centro storico cittadino e rappresenta l’ennesima testimonianza del gusto romanico presente a Piacenza. Una lapide sul muro della sagrestia, ricorda che il 13 aprile 1091 furono scoperte presso una chiesetta vicina le spoglie di Sant’Eufemia: ciò determinò la fondazione del nuovo tempio, consacrato nel 1108 dal vescovo Aldo Gabrieli da Gubbio che, pare, lo elesse luogo della propria sepoltura.
Al primitivo schema basilicale con portico antistante limitato alla parte inferiore della facciata, si aggiunse nel Duecento il pronao. Il complesso ospitò dapprima i Canonici Regolari, poi passò nel 1491 ai Padri Agostiniani e da questi ai Canonici Regolari di San Salvatore che lo mantennero sino alla soppressione napoleonica (1805).
Nel 1898, su disegno dell’architetto Guidotti, iniziò una serie di restauri, volti a eliminare tutte le parti aggiunte nel corso dei secoli alle originarie strutture romaniche. Furono demolite quasi tutte le cappelle laterali, erette nel Cinque-Seicento, e ridisegnata parzialmente la facciata, che era stata manomessa nel 1757.
Ne è uscita una facciata a capanna in laterizio, con grande rosone centrale, che abbina gli originari pilastri romanici, adorni di meravigliosi capitelli figurati, ad alcuni rifacimenti in stile goticheggiante dei pinnacoli e motivi ad archetti ciechi intrecciati. Anche la torre campanaria, abbattuta nel 1836 per dissesti statici, fu ricostruita in forme neogotiche.
L'interno, basilicale e a croce latina, è a tre navate, divise da pilastri cruciformi con tre absidi e altari lungo le navatelle. Notevole è la seconda cappella a destra, dedicata a Sant’Agostino, edificata intorno al 1595 e decorata con pregevoli stucchi di origine manierista. Nella quarta cappella vi è l'unico dipinto su tavola che si conosca del milanese Cesare Cesariano (1483-1543): la tavola raffigura la Vergine seduta su un alto podio attorniata dai santi Sostene, Vittore, Eufemia e Agnese.
In fondo alla navata destra, sulla parete rimangono lacerti di affreschi del XV secolo non privi d’interesse. Gli interventi seguiti al ripristino del Guidotti sono invece leggibili nelle pitture murali dell'abside mediana, eseguite dai piacentini Pacifico e Nazareno Sidoli, nelle vetrate realizzate dal romano Eugenio Cisterna e nei ferri battuti lavorati da Giovanni Raietta.
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