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Domenica 4 Dicembre 2016, San Giovanni Damasceno
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Basilica di Sant’Antonino

Piacenza / Italia
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La Basilica di Sant’Antonino prospetta sulla piazza omonima e rappresenta uno degli esemplari più interessanti della cultura architettonica piacentina dell'XI secolo, caratterizzata da una fase di intensa sperimentazione. Sorge sui resti di un’antica basilica paleocristiana, eretta fra il 350 e il 375 da San Vittore, primo Vescovo di Piacenza. La chiesa fu dedicata al patrono della città, le cui spoglie sono custodite in un’urna sotto l’altar maggiore. Sant’Antonio fu la prima cattedrale della città: quasi del tutto distrutta durante le invasioni barbariche, fu ricostruita nel 1014 dal vescovo Sigifredo e più volte rimaneggiata.
Caratterizzato da una planimetria rara in Italia, l'edificio è suddiviso in tre navate da poderosi pilastri, che si raccordano con le arcate tramite capitelli cubici. L’eccezionalità della costruzione è confermata dalla presenza, nei sottotetti della navata maggiore, di uno straordinario ciclo di affreschi della metà dell’XI secolo.
All'esterno è pienamente leggibile il cantiere dell'XI secolo con gli archetti e le monofore, parzialmente accecate quelle della navata centrale. Spicca per l'ardita apertura l'atrio addossato alla testata nord del transetto, opera di Pietro Vago nel 1350. Il portale è decorato da splendide sculture del XII secolo, i cui recenti restauri hanno messo in luce la preziosità e la finezza di esecuzione. Nel 1450 fu prolungato il transetto sinistro con un atrio, detto "Porta del Paradiso", formato da uno slanciato arco ogivale sormontato da un rosone e ornato di pinnacoli. All'interno del "Paradiso" una lapide rievoca l'incontro qui avvenuto nel 1183 per discutere i preliminari della pace di Costanza tra i legati della Lega Longobarda e l'imperatore Barbarossa. All'interno, si ammirano varie opere di notevole interesse, fra cui: i resti di un polittico con la vita di Sant’Antonino, opera di Bartolomeo di Groppallo del 1455-1456; la volta del coro e del presbiterio decorati da Camillo Gavasetti nel 1625; quattro grandi tele attribuite al pittore fiammingo De Longe (1693), l'Ultima Cena del pittore genovese Bernardo Castello; un Crocifisso ligneo con Maria e Giovanni del XV secolo.
In alcune salette annesse alla Basilica, è ordinato un piccolo museo – il cosiddetto Museo capitolare di Sant’Antonino – che ospita rarissimi codici miniati, pergamene, incunaboli dipinti oltre a pregevoli antiche suppellettili sacre. Fra i pezzi esposti, spicca un prezioso manoscritto dell'anno 840, di Lotario re di Lorena.
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