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Mercoledì 7 Dicembre 2016, Sant'Ambrogio
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Basilica di San Sisto

Piacenza / Italia
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Sorge nell’omonima via, nelle vicinanze di Palazzo Farnese. L’insigne tempio rinascimentale ha origini antiche, risalenti all’imperatrice Angilberga, moglie dell’imperatore Ludovico II, che lo fondò negli anni 852-874, con un annesso convento di benedettine. Le monache furono successivamente sostituite da monaci benedettini provenienti da Polirone, presso Mantova (1129). Alla fine del Quattrocento, la chiesa fu abbattuta per realizzare un nuovo tempio, progettato verso il 1490 dall’architetto Alessio Tramello, che doveva ricalcare le dimensioni dell'edificio precedente. L’edificio mostra l’eclettica formazione e genialità dell’architetto.
Si accede al complesso da un portale del 1622, che immette direttamente nell'atrio triportico della seconda metà del Cinquecento, sopraelevato sul lato destro. Lo spazio è scandito dalle colonne di granito grigio, su cui s'impostano le arcate, con la mediazione di capitelli ionici.
La facciata, compiuta nel 1591, rimaneggiata nel 1755 e recentemente restaurata (1969), si articola su semicolonne ioniche, lesene sormontate da mascheroni, obelischi e nicchie in cui sono alloggiate le statue dei Santi Sisto, Benedetto e Germano e i busti di Santa Barbara e Santa Martina.
L’interno – arioso, a croce latina, con doppio transetto, è a tre navate voltate a botte e a crociera, che si collegano a una serie di cappelle laterali, tanto da far sembrare l’interno dell’edificio a cinque navate. Sul fondo dell’altare spicca la grande cornice barocca dorata che custodisce la copia della Madonna Sistina di Raffaello (l’originale si trova a Dresda). Presenti nell’altare un decorato coro ligneo a tarsie rinascimentale di Bartolomeo Spinelli e Gian Pietro Pambianchi da Colorno. Pregevoli dipinti nel retro dell’altare e nel resto della basilica di Camillo Procaccini, Giovanni Battista Pittoni, Jacopo Palma il Giovane e Vincenzo e Antonio Campi e Bernardino Zacchetti. L’interno custodisce anche la cappella con il monumento sepolcrale in marmo di Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V e moglie del duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese. Il monumento fu costruito dal 1587 al 1600 dagli scultori Moschino, Molinari, Bergamino e Torbati.
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