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Storia di Pescara

Aternum
La zona di Pescara è assai antica. Testimonianze archeologiche documentano l’insediamento di civiltà fin dalla preistoria. Ricordiamo, ad esempio, la scoperta del villaggio “Leopardi", uno dei primi ritrovamenti di età neolitica (circa 6.500 a.C.) venuto alla luce nelle vicinanze della città di Penne intorno al 1960. Tracce di una frequentazione risalente all’età del bronzo (1800-1000 a.C.) sono state rinvenute presso insediamenti vicini al corso del fiume Pescara, quali Tocco da Casauria e Torre De’ Passeri. E’ certo, peraltro, che furono popolazioni italiche, di origine sabellica, a dare un primo assetto politico al territorio abruzzese: Equi, Marsi, Vestini, Peligni, Marrucini, Pretuzi, Frentani erano, infatti, già distinti in cantoni e si opposero all’espansione romana. L’area occupata dai Vestini, i cui confini coincidevano, approssimativamente, con il corso del fiume Saline a nord e con quello dell’Aterno a sud, comprendeva la foce dell’Aterno, l’antica Ostia Aterni, l’attuale Pescara.
La prima menzione storica della cittadina risale alla seconda guerra punica. Alleata di Annibale, Ostia Aterni fu conquistata da Roma nel 214 a.C. In epoca romana Ostia Aterni, chiamata Aternum, fu importante per la sua posizione di porto sull’Adriatico e per gli scambi marittimi con l'Illirico, l'Epiro, l'Acaia.
Piscaria
Caduto l’impero romano, Aternum fu devastata dalle incursioni dei barbari, che ne fecero perdere le tracce. La cittadina ricompare nel 568 col nome di Insula Pischaria, come possesso dell'Abbazia di Montecassino. Con un editto dell'imperatore carolingio Ludovico II, nell'866 il vicus prende il nome di Piscaria, con probabile riferimento alla ricchezza di pesce nelle acque del fiume, nelle paludi circostanti e nel mare.
Nel 1140, la Provincia fu conquistata dai Normanni di Ruggero, primo re di Napoli, che fece restaurare il Porto. Il regno di Guglielmo Normanno, iniziato nel 1153, fu insidiato dalle trame del Conte di Loretello. Fu indetto a Pescara un congresso, cui parteciparono i Legati dell'imperatore d'Oriente (Manuele Comneno), e di quello d'Occidente (Federico Barbarossa). Quel Congresso inimicò gli animi, accese le fazioni, scatenò le guerre. Ebbe così inizio per Pescara un triste periodo di devastazioni e di lutti, una lunga e penosa decadenza. La città fu praticamente distrutta nel 1290, dall’esercito di Ottone IV; successivamente, fino a quasi tutto il Cinquecento, si ebbe una serie interminabile di lotte intestine.
Alla metà del Quattrocento, iniziarono le lotte contro Venezia, in guerra con re Alfonso. Nel 1482, Pescara fu conquistata dai Veneziani: sbarcarono allora i famigerati Stradiotti d'Illiria, che misero a sacco la città.
Divenuta feudo dei D'Avalos, Pescara fu trasformata in fortezza da Carlo V nel 1510, per ostacolare gli attacchi dei pirati saraceni. Nel 1527 i Francesi conquistarono la città; ma nel 1556 furono fermati presso Giulianova dal Duca d’Alba. Il Duca volle che le fortificazioni, iniziate da Carlo V, fossero proseguite e compiute. Memorabile il 1566, quando un'armata saracena, forte di 105 galee al comando di Pialy Pascià, assalì, ma non riuscì a conquistare Pescara, difesa dal Duca d'Acquaviva.
Si ha qui un periodo di stabilità che dura fino al Settecento; tuttavia la fortezza fu oggetto di vari tentativi di conquista. Essa fu essenziale, ad esempio, nel 1707, quando la città resistette per due mesi all’attacco delle truppe austriache; e nel 1734, quando difese gli Austriaci dalle truppe di Carlo di Borbone.
Nel 1798 Pescara è conquistata, senza spargimento di sangue, dalle truppe francesi del Generale Duhesme: inizia allora la breve stagione della Repubblica Napoletana (1798-1799). Ettore Carafa, conte di Ruvo, e il pescarese Gabriele Manthoné, organizzarono una valorosa resistenza alla reazione borbonica del 1799; tuttavia vinsero le truppe agli ordini del cardinale Ruffo, filo borbonico. All’inizio dell’Ottocento, la città fu nuovamente occupata dai Francesi, divenendo un bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte. Nel 1814 iniziarono a Pescara i moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli. Ne seguì una dura repressione borbonica, che a Pescara ebbe il suo simbolo nel terribile stabilimento penale, detto Fortezza Borbonica, tuttora esistente. Vi fu rinchiuso – tra altri – Clemente De Caesaris, personaggio centrale del Risorgimento meridionale, che fu liberato da Garibaldi e prese possesso di Pescara nel 1860.
Pescara
A cavallo fra Otto e Novecento, le due cittadine di Castellamare Adriatico e di Pescara Portanuova, situate sulle opposte rive del fiume Pescara, e appartenenti – rispettivamente – alla provincia di Teramo e a quella di Chieti, si svilupparono notevolmente, sotto il profilo demografico ed economico. Si cominciò a pensare alla loro unificazione, per costituire una nuova provincia. Superati i contrasti politici, legati soprattutto al vivace campanilismo e ai debiti dell’Università di Pescara Portanuova, il 2 gennaio 1927 fu firmato il decreto di unificazione delle due cittadine, con la conseguente costituzione della Pescara moderna, e la sua elevazione al rango di Provincia. E’ risaputo che sulla decisione ha molto influito la notevole spinta popolare, ma anche l'autorità politica del ministro abruzzese Giacomo Acerbo e il prestigio di Gabriele D'Annunzio.
Nel 1943, bombardata dagli Alleati, Pescara pagò un pesante tributo di vittime umane e vide distrutti centinaia di edifici. La città dovette poi subire le razzie e la distruzione delle strutture portuali, di fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte dell'esercito tedesco in ritirata. Per questi motivi l'8 febbraio 2001, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito alla città la medaglia d'oro al merito civile.
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