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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Necropoli Picena di Novilara

Pesaro / Italia
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Si trova in una zona collinare fra Pesaro e Ancona ed è importante per i numerosi reperti archeologici forniti. Questi reperti, risalenti all’Età del Ferro, hanno consentito di gettare qualche luce sulla civiltà dei Piceni, che occupò per secoli l’area centro-orientale della Penisola. I primi scavi furono effettuati, quasi di nascosto, dal conte Dario Bonamini, che nel 1873 esplorò il cosiddetto fondo Servici. A cavallo fra Otto e Novecento, si ebbero scavi sistematici in tutta la zona. I corredi funerari recuperati andarono in parte perduti in un bombardamento del 1944, ma la maggior parte si è salvata ed è ora esposta nel Museo Oliveriano di via Mazza. Le tombe erano parte di una vasta necropoli, sorta tra la fine del IX e la metà del VI secolo a.C. Pur essendo assegnate alla Civiltà Picena, le tombe non consentono di precisare l’identità etnica della popolazione locale, che era abbastanza eterogenea. Quasi tutte le tombe contenevano oggetti di corredo: quelli appartenenti alla prima Età del Ferro italiana (VIII secolo a.C.) e quelli più tardi del Periodo Orientalizzante (VII secolo a.C.).
I più antichi contano pochi elementi. Nei corredi maschili prevalgono le armi: punte di lancia, spade, pugnali, rasoi di bronzo. I corredi femminili sono per lo più costituiti da oggetti di abbigliamento e ornamento personale. Pendenti e placchette in osso e ambra, perle di pasta vitrea, collane. I secondi, riferiti all’epoca della prima colonizzazione greca, sono più numerosi. Alcuni sono importati (es. gli amuleti in stile egiziano); altri si ispirano alle nuove mode orientalizzanti diffuse dai coloni greci (utensili e vasi per banchetti).
Tra i documenti più significativi della civiltà di Novilara vanno annoverate le stele: lastre in arenaria locale, generalmente rettangolari, decorate a incisione, con motivi geometrici o con scene figurate. Le stele più significative di Novilara sono due: una, conservata al Museo Pigorini di Roma, raffigura una scena di caccia e un combattimento; la seconda, conservata al Museo Oliveriano di Pesaro, mostra una grande nave a vela dispiegata con i rematori in azione e uno scontro navale tra due imbarcazioni minori.
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