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Giovedì 19 Ottobre 2017, San Paolo della Croce
Riccardo Cesarini - CC by-sa
Giovanni Dall'Orto - Copyright
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Visitare Perugia - guida breve

 

Arco Etrusco

Posto all'estremità del cardus (la più antica via cittadina), l’Arco Etrusco - chiamato anche Arco di Augusto - è forse il più importante monumento etrusco di Perugia. Imponente per dimensioni e per compattezza della struttura architettonica, l’Arco era l’ingresso settentrionale dell’antico centro etrusco, l’unica porta perugina rimasta pressoché intatta. Le sole modifiche apportate al monumento originale sono la loggia rinascimentale sul torrione sinistro e la fontana seicentesca collocata nella parte inferiore. Nel corso del tempo, l'arco ha avuto diversi nomi: Porta Tezia, Porta Borca, Arco Trionfale, Porta Vecchia e Porta Pulcra.
L'edificio, costruito con grandi blocchi di travertino disposti in filari a secco è rivolto verso settentrione, in direzione di Gubbio. La parte più antica risale al III o Il secolo a.C: notevole è qui la volta a botte, costituita da una serie di grandi conci di pietra disposti a Cuneo. Il secondo arco in alto e la zona più alta delle torri, sono di epoca romana, e rappresentano un esito alla ricostruzione augustea della città, a seguito del c.d. "bellum perusinum". Per tale ragione, l'arco porta l’iscrizione: "AUGUSTA PERUSIA".
La costruzione si compone di due torri trapezoidali, rastremate superiormente e da una facciata ornamentale con arco obliquo rispetto alle mura. L'arco, a semplice giro di conci, limitati da una modanatura esterna, è fiancheggiato da due teste, forse di divinità protettrici della città. Sopra l'arco corre un fregio, formato da metope con scudi rotondi e triglifi con pilastri, sormontati da capitelli del tipo ionico italico, delimitato da due cornici aggettanti; sull'inferiore è l'iscrizione COLONIA VIBIA, aggiunta nel III secolo per ricordare lo ius coloniae concesso dall’imperatore - di origine perugina - Caio Vibio Treboniano Gallo (251-253). Sopra il fregio si apre un secondo arco, delimitato da una cornice e fiancheggiato da lesene lisce e capitelli con grande fiore centrale.
 

Cattedrale di San Lorenzo

Una prima chiesa dedicata a Lorenzo, diacono e martire del III secolo, fu eretta prima del 900 sopra l’antico foro della città etrusco-romana, all’interno delle mura. L’edificio fu ricostruito tra l’XI e il XII secolo e, ancora una volta, riedificato nel 1300. Già allora San Lorenzo assumeva l’aspetto di chiesa a tre navate, ossia - secondo la tipologia della cosiddetta “Hallenkirche” - di chiesa a sala con volte di uguale altezza. Solo nel Quattrocento la chiesa assunse l’aspetto odierno.
L'imponente tempio gotico presenta una facciata semplice ed austera: la sua linearità è interrotta solamente dal massiccio portale barocco, opera settecentesca di Valentino Carattoli. La facciata principale si apre su Piazza Dante; sulla gradinata esterna si trova un'importante statua in bronzo, realizzata nel Cinquecento dal perugino Vincenzo Danti. Sul fianco sinistro, rivolto verso Piazza IV Novembre, c’è un notevole ingresso, opera di Galeazzo Alessi. Quest’ingresso è affiancato dal pulpito di San Bernardino, che risale al XV secolo, e dalla secentesca statua in bronzo di Giulio III.
L’interno è a tre navate tripartite. Le volte, sostenute da pilastri ottagonali, furono decorate nel Settecento da F. Appiani, V. Monotti e V. Carattoli. Le pareti sono decorate da moltissime opere d’arte: ci limitiamo a ricordare la Deposizione dalla croce, dipinta da Federico Barocci nel 1569 e conservata nella Cappella di San Bernardino; il gonfalone di Berto di Giovanni (1526), che raffigura il profilo della città prima della costruzione della Rocca Paolina; l’Annunciazione di Ippolito Borghesi (1620) e la Madonna tra i patroni della città e i santi Agostino, Domenico e Francesco di Giovanni Antonio Scaramuccia (1616). Sul terzo pilastro di destra è la venerata immagine della Vergine delle Grazie, attribuita a Giannicola di Paolo. Nell’abside è il coro ligneo, opera di Giuliano da Maiano e Domenico del Tasso, del 1491, che fu distrutto in parte da un incendio nel 1985. Pregevoli sono la Cappella del Battistero, la Cappella del Sacramento, ornata da affreschi tardo-settecenteschi di M. Leopardi, e - in fondo alla navata di sinistra - la Cappella del Santo Anello (o Cappella di San Giuseppe): quest’ultima contiene un prezioso reliquiario cinquecentesco, in cui si conserva un anello di calcedonio che - secondo la tradizione - sarebbe l’anello nuziale di Maria, sposa a Giuseppe.
Dietro la chiesa si trova il Chiostro, sede del Museo Capitolare e della Biblioteca Dominicini.
 

Chiesa di San Domenico

Situata nella graziosa piazzetta dedicata a Giordano Bruno, lungo Corso Cavour, la chiesa di San Domenico fu costruita nei primi anni del Trecento su progetto, secondo quanto afferma il Vasari, di Giovanni Pisano; i lavori terminarono nel 1458. In origine, l’edificio era una grande chiesa gotica a sala - con le navata della stessa altezza - caratterizzata da dieci pilastri ottagonali, imponenti archi ogivali e grandi finestre con vetrate dipinte.
L'interno della chiesa venne completamente ricostruito da Maderno nel 1632: bianco e molto semplice, quasi spoglio, a croce latina con tre navate molto lunghe; l'abside è illuminata da un'enorme finestra con vetrate decorate. In San Domenico sono conservate importanti opere d'arte. Tra queste ci limitiamo a ricordare: il monumento funebre di Papa Benedetto XI; l’Altare del Rosario, opera di Agostino di Duccio; due monumenti sepolcrali barocchi, opera di D. Guidi e di A. Algardi; la vetrata della grande finestra dell’abside, disegnata da M. di Nardo e dal perugino B. di Pietro; gli affreschi della Cappella di Santa Caterina, attribuiti a B. di Bindo. E poi dipinti di G. di Paolo, P. Nelli, B. Bandiera, G. Lanfranco, B. Borghesi, M. Batini ed altri. Il pregevole coro ligneo si deve a Crispolto da Bettona e ad Antonio Mercatello.
In due chiostri dell'annesso convento hanno sede l’Archivio di Stato ed il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria. Quest’ultimo vanta una bella collezione di reperti preistorici, etruschi e romani, provenienti dal territorio di Perugia e di tutta l’Umbria.
 

Chiesa di San Francesco al Prato

Eretta dai frati francescani verso la metà del Duecento, la chiesa di San Francesco al Prato fu rimaneggiata e restaurata più volte, per tentare di arginare i crolli che si verificavano periodicamente a causa del terreno franoso. Sotto la direzione di Pietro Angelini, la facciata originaria fu ripristinata nel 1926.
La chiesa è ad una sola navata, con transetto e abside poligonale. Nella cappella conosciuta come Oratorio della SS. Concezione o del Gonfalone, sta il sarcofago di Braccio Fortebracci da Montone (capitano di ventura del Quattrocento e signore di Perugia) e un bel gonfalone del 1464, realizzato da Benedetto Bonfigli. Un tempo la chiesa conteneva molte opere d'arte poi trasferite altrove: lo Sposalizio di Santa Caterina dell'Alfani si trova al Louvre; la Resurrezione del Perugino è alla Pinacoteca Vaticana, come pure l'Incoronazione della Vergine di Raffaello; la Deposizione di Raffaello è invece ospitata nella Galleria Borghese.
La chiesa è in degrado ed è stata sconsacrata.
 

Chiesa di Sant'Angelo

Originaria del V-VI secolo, la chiesa di Sant'Angelo è una delle più antiche d'Italia. Con ogni probabilità, essa è stata edificata sui resti di un tempio romano, nel periodo in cui le religioni pagane erano in decadenza e il cristianesimo prendeva piede nei territori dell'ex impero. A sua volta, il tempio preesistente era stato edificato su terreno sacro agli Etruschi: chiesa e luogo sono quindi testimoni dei tanti avvicendamenti culturali e religiosi della regione.
Chiamata anche "Padiglione di Orlando", "Tempio di san Michele Arcangelo" o "Tempietto", questa chiesa paleocristiana - con caratteristiche tipicamente romane - sorge su uno dei punti più alti della città. Un cortiletto verde fa da anticamera all’edificio a pianta centrale, che si sviluppa su due aree concentriche, l'ambulacro e il presbiterio centrale - separate da un cerchio di sedici colonne corinzie-romane. Si ritiene che le colonne siano state prese da altre struttura e tradotte nella chiesa, come spesso accadeva in quei tempi. Le due cappelle adiacenti ai lati esterni dell'edificio gli conferiscono la forma della croce greca.
La chiesa è interessante anche per chi ama i misteri esoterici. Sugli stipiti d'ingresso e al collo della Vergine, in uno degli affreschi, si possono intravedere delle croci patenti, simboli legati all'universo mistico dei Templari, la cui storia leggendaria è ricca di segreti ed enigmi. A pochi metri dall'ingresso, inoltre, fa la sua comparsa un pentagramma, simbolo legato al culto di Venere che nel Medioevo veniva associato alla magia nera.
 

Chiesa di Santa Maria di Monteluce

La chiesa di Santa Maria di Monteluce è parte dell’attiguo ex complesso monastico benedettino, eretto nel XII secolo. L’edificio, rettangolare e a navata unica, conserva la struttura originaria, ma l’interno è stato ampiamente rimaneggiato. La chiesa attuale risale al Cinquecento. La facciata, a pietre bianche e rosa, fu probabilmente eretta a cavallo tra il Duecento ed il Trecento. Assai elegante è la piccola cappella rinascimentale, che si trova ai piedi del tozzo campanile.
L’interno conserva alle pareti un ciclo di affreschi espressione del manierismo perugino. Le opere sono del Bisconti, del Silvani, di Giulio Romano, del Penni e di Fiorenzo di Lorenzo. Molto bello il gotico altar maggiore in marmo rosa e il tabernacolo di fine Quattrocento, opera in marmo di Francesco di Simone Ferrucci. In sagrestia sono affreschi di scuola umbra del XIV secolo.
 

Collegio del Cambio

La Corporazione dei Cambiavalute era una delle più importanti della città. Nel 1452 le fu concesso il notevole privilegio di aprire la propria sede - il cosiddetto Nobile Collegio del Cambio - al pianterreno del Palazzo dei Priori. Al Collegio si accede da un bel portale in legno intagliato, costruito all’inizio del Cinquecento. Il primo vano, la Sala dei Legisti, comprende pareti e banconi lignei intarsiati, opera di Giampietro Zuccari del 1615-21. Si accede poi alla Sala dell’Udienza, che - fra gli ambienti profani del Quattrocento italiano - è sicuramente il più bello e meglio conservato. L’arredo ligneo di Domenico del Tasso e Antonio da Mercatello (1490-93) dà risalto agli affreschi del Perugino (1498-1500), che ricoprono le pareti e le volte ogivali. Al programma pittorico ha messo mano Francesco Maturanzio, professore dello Studium Perusinum. Sono qui rappresentate le quattro Virtù cardinali (Giustizia, Fortezza, Prudenza e Temperanza) e uomini illustri del passato; sul pilastro divisorio si trova un autoritratto dell’autore. Sulla parete di destra, una nicchia sopra il cosiddetto “Tribunale” accoglie una statua della Giustizia, attribuita a Benedetto da Maiano. Dalla Sala dell’Udienza, si prosegue per la Cappella del Collegio, dedicata a San Giovanni Battista e affrescata in due tempi da Giannicola di Paolo, allievo del Perugino.
 

Fontana Maggiore

Fontana Maggiore è il simbolo di Perugia, il punto d’incontro dei cittadini, l’elemento di maggiore spicco della centralissima Piazza IV Novembre. Il monumento è stupendo per l’eleganza delle linee, l’armonia delle forme e della composizione, le preziose decorazioni. Fontana Maggiore è considerata la fontana più bella e famosa di tutto il medioevo.
Per portare in città l’acqua dell’Acquedotto di Monte Pacciano, la fontana fu realizzata nel 1278, probabilmente su disegno di Fra’ Bevignate da Perugia. La fontana - opera degli scultori Nicola e Giovanni Pisano - è costituita da due vasche poligonali in pietra bianca e rosa, sormontate da una tazza in bronzo; al centro della tazza s’alza un gruppo bronzeo di tre ninfe portatrici d’acqua (forse le tre virtù teologali) che sorreggono un’anfora, dalla quale sgorga il fiotto. In origine, i loro capi erano sormontati da quattro grifoni, che simboleggiavano i punti cardinali (ora i grifoni sono conservati alla Galleria Nazionale).
Le formelle della vasca inferiore riproducono scene del Vecchio Testamento, della fondazione di Roma, un ciclo di calendario di lavori agricoli intercalati dalla rappresentazione dei relativi segni zodiacali. Segue il ciclo delle sette “arti liberali” e della Filosofia. Tra le “arti meccaniche” e quelle “liberali” si trovano i bassorilievi del grifone, simbolo araldico di Perugia, e del leone, simbolo dei Guelfi. Il ciclo delle arti liberali si conclude con una coppia di aquile, su una delle quali Giovanni Pisano ha lasciato la firma.
La vasca superiore poggia su 24 colonnine, sormontate da altrettante statue a tre quarti di tondo. Le statue rappresentano personaggi legati alla fondazione leggendaria della città e al suo ruolo politico e territoriale dell’epoca, Salomone e altri personaggi biblici da Mosé a Giovanni Battista, l’Arcangelo Michele e l’Arciprete Melchisedecco, la personificazione di Roma, della Chiesa, della Teologia ed i Santi Pietro e Paolo.
La Fontana ha recentemente subito un profondo restauro, durato cinque anni, che l'ha riportata all'antico splendore.
 

Galleria Nazionale dell'Umbria

Situata al terzo piano del grandioso Palazzo dei Priori di Perugia, nel centralissimo Corso Vannucci, la Galleria Nazionale dell'Umbria è considerata la più vasta e importante raccolta d'arte della regione. Il suo patrimonio di opere - in gran parte realizzate da maestri legati all'Umbria per nascita o per ragioni di lavoro - spazia dalla pittura all'oreficeria, dalla scultura ai tessuti, e copre un periodo che va dal XIII al XVIII secolo.
Ci limitiamo qui a ricordare: il Crocefisso ligneo del 1236, l'opera più antica presente in Galleria; le sculture di Arnolfo di Cambio (Lo scriba); i dipinti di Duccio di Buoninsegna (Madonna col Bambino), di Gentile da Fabriano (Madonna col Bambino e Angeli) del Beato Angelico (Polittico Guidalotti), del Perugino tra cui l’Adorazione dei Magi, il Cristo morto, la Madonna della Confraternita della Consolazione, il Polittico di Sant’Agostino e una Pietà. Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, è presente con molte opere tra cui la Pala di Santa Maria dei Fossi. Piero della Francesca con il Polittico di Sant’Antonio. Inoltre, Benedetto Bonfigli che decorò la cappella dei Priori con opere ispirate alle storie di Sant’Ercolano e San Ludovico di Tolosa; Bartolomeo Caporali (Madonna col Bambino e Angeli). Francesco di Giorgio Martini è presente con una Flagellazione. La Galleria conserva opere del Seicento e del Settecento, dovute ad Orazio Gentileschi, Pietro da Cortona, Sebastiano Conca, Corrado Giaquinto ed altri.
Nella Pinacoteca sono organizzate diverse sezioni a tema, raccolte di documentazioni su Perugia, carte topografiche e un Tesoro che custodisce gli oggetti preziosi provenienti dai musei perugini e dalle chiese.
 

Ipogeo dei Volumni

L'Ipogeo dei Volumni si trova a Ponte San Giovanni (pochi chilometri fuori Perugia), e fa parte della Necropoli del Palazzone, che comprende 38 tombe scavate nella roccia. Ricco di corredi tipici delle tombe etrusche, l’Ipogeo dei Volumni è un monumento fra i più importanti dell’Etruria. Fu scoperto per caso nel 1840, in occasione dei lavori di costruzione della strada statale. La datazione del tumulo non è certa, ma è stimata intorno al II secolo avanti Cristo.
Si accede all’Ipogeo attraverso una ripida scala a gradini (dromos), e subito si nota - sullo stipite della porta d’entrata - l’iscrizione dedicatoria che consente di attribuire la proprietà della tomba alla famiglia dei Volumni (in etrusco, Velimna). I vani che circondano l’atrio si dispongono secondo lo schema classico di una casa gentilizia tardo-etrusca o romana, scavata nella roccia, con la riproduzione di un tetto a due spioventi con travi di legno. Su ognuno dei due lati dell’atrio si aprono due stanze (corrispondenti ai cubicola), mentre di fronte si trova il vano principale (tablinum). Sul timpano dell’entrata si trova uno scudo con testa di Gorgone circondata da delfini; su quello di fronte, si notano uno scudo con testa di Gorgonie, accompagnata da spade e uccelli, e due busti, di cui uno con una chitarra.
Nel tablinum si trovano sette urne cinerarie, ancora nella loro disposizione originaria, con al centro - su di un basamento rialzato - quella del capostipite, Arnth Velimna. Il capo famiglia e magistrato etrusco è ritratto disteso sul letto funebre, nell'atto di presentare offerte agli dei. In basso sono scolpiti due demoni alati femminili, posti a guardia delle porte dell'aldilà, dipinta sul basamento. Le urne sono in travertino stuccato, tranne l’urna sul lato sinistro, che è in marmo, ed è la più recente (50-40 a.C.).
Non risulta che negli altri vani vi siano sepolture: si può quindi ritenere che la famiglia dei Volumni si sia estinta durante il bellum perusinum. Può anche darsi, però, che altri membri della famiglia siano stati sepolti altrove, all’interno della cerchia di tre miglia che Ottaviano Augusto assegnò a Perugia, dopo la sconfitta subita dalla città umbra.
 

Ipogeo di San Manno

L’Ipogeo etrusco di San Manno si trova poco lontano da Perugia, in località Ferro di Cavallo, entro la casa dei Cavalieri di Malta. La struttura risale al III secolo a.C. ed è formata da un vasto ambiente rettangolare con copertura a volta, rivestito da blocchi di travertino. Sui lati lunghi si aprono simmetricamente due piccole camere quadrate, anch’esse con copertura a volta. Sull’arco d’accesso della cella di sinistra è incisa una lunga iscrizione etrusca che corre su tre righe di diversa lunghezza. Il testo menziona la tomba costruita da Aule e Larth della famiglia Precu. Sono ricordati il padre Larth e la madre, della famiglia Cestna. Sopra l'Ipogeo sorge la piccola chiesa di San Manno, eretta nel Trecento e restaurata nel XVI secolo: l’interno conserva qualche resto d’affreschi del Quattrocento e un affresco del 1585, attribuito a Scilla Peccenini.
 

Loggia di Braccio Fortebracci

La Loggia di Braccio Fortebracci sorge in Piazza IV Novembre, in fondo al fianco sinistro della Cattedrale. Nel 1423 il Fortebracci, signore di Perugia, la fece costruire appunto per continuare il fianco della Cattedrale, verso la piazza, con il vicino palazzo dei Consoli. La loggia è costituita da quattro archi, - uno dei quali parzialmente chiuso - poggiati su dei pilastri ottagonali. Sotto la prima arcata sono visibili i resti del campanile dodecagono addossato alla primitiva Cattedrale (dedicata a Sant'Ercolano) ed abbattuto nel XIV secolo). Sotto la seconda arcata è posta la famosa Pietra della Giustizia, sulla quale vi è un’iscrizione che testimonia l'estinzione del debito pubblico risalente al 1233. Sul fondo è visibile un tratto di mura in blocchi squadrati di travertino, probabilmente connesso all'organizzazione del foro antico.
 

Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria

Il Museo ha sede, dal 1948, presso il chiostro del convento di San Domenico, nel quale sono esposte alcune urne cinerarie perugine. I primi nuclei provengono da importanti collezioni ottocentesche di alcuni studiosi locali di etruscologia. Sono di questo periodo gli importanti rinvenimenti del Cippo di Perugia, del sarcofago dello Sperandio, dei bronzi di Castel San Mariano. Altre acquisizioni private di reperti preistorici avvengono ai primi del novecento. Nel 1960 il Comune cede allo Stato la proprietà del museo, e dal 1964 la collezione viene arricchita con i reperti dagli scavi della Soprintendenza. Attualmente l’esposizione è suddivisa in due grandi sezioni: preistorica e etrusco-romana.
Il percorso inizia con un grande pannello didattico posto in un corridoio lungo 26 metri, sul quale, in ordine cronologico, è illustrato lo sviluppo culturale dell’uomo in età preistorica (fino all’età del bronzo) parallelamente ai cambiamenti climatici ed antropologici più significativi. Prima di accedere alla grande sala dedicata all’età pre-protostorica, vengono mostrati disegni che illustrano le tecniche di scheggiatura della selce e una raccolta di reperti litici, provenienti dall’Umbria e dalla Toscana, comprendenti il paleolitico fino al neo-eneolitico, riuniti con criteri tipologici, topografici e cronologici. Di particolare interesse i reperti provenienti da un fondo di capanna presso Norcia (strumenti fittili, litici e in osso). La grande sala è dedicata alle Età del Bronzo e del Ferro, e contiene reperti rinvenuti nella regione consistenti in utensili, armi e ornamenti. Da segnalare la spada ad antenne rinvenuta presso la stazione ferroviaria di Perugia, i dischi d’oro da un ripostiglio di Gualdo Tadino e il materiale dagli scavi di Cetona, frequentato con continuità dal paleolitico all’Età del Bronzo. Il percorso continua, con una serie di urne cinerarie cubiche in travertino e altro materiale lapideo, attraverso il loggiato superiore del chiostro, fino alla sala che ospita una collezione privata di reperti etruschi di grande interesse (oreficeria, glittica, buccheri, bronzi). Seguono, in altre undici sale, reperti provenienti dalle necropoli etrusche della zona. Ricchi i corredi funerari (bronzistica, oreficeria, vetri, ceramiche, armi, kottaboi), fra i quali spiccano gli eccezionali frammenti di ben tre carri (due maschili e uno femminile), riferibili al VI sec. e rinvenuti presso San Mariano quasi due secoli fa, all’interno di una tomba principesca dal corredo ricchissimo. In una sala del museo è stata allestita la ricostruzione del carro femminile con copie di tutti i frammenti esistenti. Fra i sarcofagi, di grande importanza è quello detto dello Sperandio (dal luogo del ritrovamento), di produzione chiusina del VI sec. a.C., che illustra scene di un corteo. Fra il materiale epigrafico, il famosissimo Cippo di Perugia, in travertino, con una lunga iscrizione risalente al III-II sec. a.C., riveste un’importanza fondamentale nello studio della lingua etrusca. Infine, in una sala seminterrata del museo, è esposta un’interessante ricostruzione, con materiale originale, della tomba Cai-Cutu, recentemente rinvenuta nei pressi della città di Perugia. Risalente tra il III e il I sec. a.C., la tomba, completamente intatta, è di pianta cruciforme con vestibolo e tre celle. In essa sono state rinvenute cinquanta urne (le più recenti iscritte in latino) e materiale bronzeo di corredo (un kottabos e varie armi).
 

Museo Capitolare

Il Museo, attiguo alla Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, è denominato Capitolare perché voluto dal Capitolo della Cattedrale, ossia da quel collegio di sacerdoti detti Canonici, adibito al culto in Duomo e in molte parti della città. Dai Canonici, la cui esistenza è documentata a Perugia fin dall'XI secolo, traggono appellativo le loro abitazioni, dette, appunto, Canoniche. Proprio in una parte di questi edifici sorse, nel 1923, l’originario Museo Capitolare, concentrato in poche stanze. A fine anni Ottanta, i locali espositivi sono stati chiusi al pubblico e, dai lavori di scavo nell'area sotto l'attuale biglietteria, sono riemersi notevoli ambienti sotterranei, con stratificazioni strutturali del sito dal periodo etrusco-romano a quello medievale. Da una parte, dunque, lo spazio espositivo ne è risultato notevolmente ampliato; dall’altra, al patrimonio museale si sono, nel frattempo, aggiunte nuove opere d’arte.
Dalla riapertura, avvenuta nel 2000, il percorso di visita si articola in venticinque sale disposte su due piani, di cui uno sotterraneo. Allestito con opere d’arte e arredi liturgici provenienti da chiese della diocesi, dal duomo e da donazioni, il museo conserva numerosi pezzi del Trecento e Quattrocento che testimoniano l’intensa attività artistica di cui la città fu protagonista. Si possono ammirare codici miniati tra cui Evangelari ed Antifonari; paramenti ed argenteria del XIII sec. La ricca pinacoteca è seconda a Perugia, per quantità di opere, solo alla Galleria Nazionale dell’Umbria; vi primeggia la Pala di Sant’Onofrio dipinta da Luca Signorelli nel 1484 per la Cattedrale, unica opera del maestro cortonese per la città di Perugia. Sono presenti artisti della bottega di Arnolfo di Cambio, di Giovanni Pisano, opere di Agnolo Daddi, Bernardino di Mariotto, Meo da Siena, Giannicola di Paolo, di Bartolomeo Caporali; in particolare, sono esposti pregevoli dipinti tra cui la Pietà di Bartolomeo Caporali, il trittico di Meo da Siena, la pala di Pompeo Cocchi. Per il primo manierismo e il Seicento sono presenti lavori del Danti, dello Scaramuccia, del Batini. Inoltre è rappresentato il Settecento fino alle tendenze della fine del diciannovesimo secolo.
 

Rocca Paolina

Nel 1540 Perugia fu sconfitta nella “Guerra del Sale” e perdette l’indipendenza, divenendo parte dei domini pontifici. Per rendere tangibile il cambiamento di signoria, Papa Paolo III Farnese incaricò Antonio da Sangallo il Giovane, di costruire un imponente fortilizio sul Colle Landone, che fosse anche una grande opera d’arte. I lavori procedettero con grande rapidità, anche per i continui sopralluoghi fatti personalmente dal pontefice: l’opera fu terminata in soli tre anni. Per la costruzione della fortezza fu distrutto l’intero quartiere dei Baglioni (i precedenti signori di Perugia), e il Borgo di San Giuliano: più di cento fra case, chiese, torri e monasteri, furono rasi al suolo, per ricavare il materiale necessario.
La Rocca, circondata da ampi fossati, era una struttura complessa. La cosiddetta “Fortezza”- che ospitava i soldati, gli animali, le armerie e i magazzini - era sovrastata dal Palazzo del Papa o del Castellano, ricco di pregevoli architetture, di sale affrescate e decorate. C’era poi il “Corridore”, struttura alta e stretta, con un percorso scoperto e due coperti, che collegava la Rocca con la “Tenaglia”, struttura esclusivamente militare che si protendeva verso la campagna, in direzione di Santa Giuliana.
Con la costruzione della Rocca, ebbe inizio anche un processo di riorganizzazione del centro cittadino: si provvide all’eliminazione di molte stradine e vicoli, luoghi sospetti ove poteva allignare la rivolta del popolo. In ogni modo, dalla metà del Cinquecento, la mole possente della Rocca Paolina continuò ad incombere su Perugia, proiettando sulla città la sua ombra minacciosa. Perugia ne risentì terribilmente e cominciò un lungo periodo di degrado.
L’odiato simbolo del potere temporale dei Papi sarà distrutto in parte nel 1848-1849, e definitivamente solo nel 1860. Alcuni spazi sono stati peraltro recuperati e restaurati: oggi la Rocca è diventata un importante centro di vita sociale e culturale, e si può raggiungere attraverso un moderno sistema di scale mobili, oppure da Porta Marzia.
 

Sala dei Notari

Il portale di Palazzo dei Priori immette nella Sala dei Notari, originariamente Sala del Popolo. Questa sala fu ceduta all’Arte dei Notari solo nel 1582, dopo che il Palazzetto dei Notari di Corso Vannucci dovette essere parzialmente distrutto per l’allargamento di Via Calderini.
La sala è rettangolare e si articola su otto arconi trasversali. Le volte sono decorate con affreschi della fine del Duecento, che riproducono leggende, storie bibliche e gli stemmi dei Capitani del popolo e dei Podestà di Perugia fino al 1499 (sulla parete di fondo si nota lo stemma di Braccio Fortebracci da Montone). Alcune delle pitture alle pareti furono probabilmente eseguite dal Maestro del Farneto e dal Maestro Espressionista di Santa Chiara. Molte zone dei dipinti, comunque, sono state integrate nella seconda metà dell’Ottocento, perché ridotte in cattive condizioni. Lungo le pareti si allineano stalli e sedili cinquecenteschi.