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Università di Pavia

Pavia / Italia
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L'Ateneo pavese affonda le sue origini remote nella scuola giuridica istituita sin dall'alto medioevo nel palazzo regio, da cui uscivano i giudici e i notai che esercitavano il loro ufficio nelle città del Regno. Questa scuola giuridica si dedicava in particolare allo studio del diritto longobardo, e sarà illustrata più tardi da Lanfranco, Guglielmo, Gualcoso e altri famosi giuristi. Col noto capitolare dell'825, l'imperatore Lotario istituì a Pavia una Scuola di studi superiori, a cui dovevano accedere gli studenti delle città finitime. Questa Scuola ebbe un periodo di floridezza, ma decadde verso il secolo XI.
L'attuale Università degli Studi fu fondata nel 1361 da Galeazzo Visconti, subito dopo la conquista della città. Essa conobbe periodi di grande splendore, e fu illustrata da studiosi di larga risonanza, tanto che il Foscolo l'ebbe a definire «la più civile di tutte». Fra i suoi docenti più illustri ci limiteremo a ricordare Baldo degli Ubaldi, Giasone del Maino, Lorenzo Valla, Andrea Alciato, Gerolamo Cardano, Jacopo Menocchio, Gaspare Aselli, Antonio Scarpa, Lazzaro Spallanzani, Alessandro Volta, Ugo Foscolo, Vincenzo Monti, Contardo Ferrini, Camillo Golgi, Carlo Forlanini e decine di altri maestri altrettanto insigni.
II primitivo edificio universitario fu eretto da Ludovico il Moro, che lo inaugurò nel 1485. Di questo edificio rimane qualche traccia nel cortile dei Caduti, ove sotto il loggiato superiore si conservano avanzi di ampi finestroni ogivali del sec. XV. Ai tempi dell'imperatrice d'Austria Maria Teresa, l'edificio occupava gli attuali cortili di Volta e dei Caduti, dotati di porticati terreni con colonne doriche e archi di forma poligonale, mentre i loggiati superiori, fra una colonna e l'altra, erano protetti da balaustre in legno.
Nel quadro del suo progetto di potenziamento dell'Ateneo pavese, Maria Teresa incaricò l'architetto Piermarini di riformare l'edificio. I lavori si conclusero nel 1772 e diedero alla sede universitaria l’assetto attuale, caratterizzato da solenni quadriportici con colonne abbinate al piano terreno e nel loggiato superiore. Allo stesso periodo risale il salone della Biblioteca, costituita con fondi librari provenienti da monasteri soppressi. Giuseppe II, proseguendo l'illuminato indirizzo di Maria Teresa, soppresse il vicino monastero del Leano, e sulla sua area fece costruire, su disegno del Pollak, il terzo cortile (1786), ora detto delle statue. Al piano superiore del nuovo corpo di fabbrica fu erette il Teatro Fisico (1787), di pianta semicircolare, ove il Volta fece i suoi primi esperimenti sull'elettricità. Il Teatro Anatomico, che prospetta verso corso Carlo Alberto, fu eretto anch'esso su disegno del Pollak. Affrescato da scolari dell'Appiani, fu inaugurato nel 1785 da Antonio Scarpa.
Con l'avvento della dominazione francese, i lavori furono sospesi, ma ripresero nel 1809 con la costruzione del Laboratorio di Chimica, eretto su disegno del Pollak. Nel 1821, soppressa la chiesa di San Martino in Pietra Lata, fu ultimata l'ala di levante, coi due portici meridionali, mentre nel 1823 si costruì lo scalone centrale, adorno di eleganti stucchi neoclassici. L'Aula Magna, a forma di tempio dorico preceduto da propileo, fu inaugurata nel 1850. E' opera del Marchesi, cui dobbiamo tutte le realizzazioni edilizie di questo periodo. Dopo la seconda guerra mondiale, per interessamento del Rettore Plinio Fraccaro, nell'edificio universitario fu incorporato il grandioso complesso dell'ex Ospedale San Matteo.
Non è qui possibile elencare le cose di interesse storico, artistico e scientifico ospitate nell'interno dell'Università. Ci limitiamo a ricordare le lapidi dagli antichi maestri universitari (cortile di Volta), il Museo Storico dell’Università (cortile dei Caduti), gli avanzi archeologici (cortile del miliare romano) e la Biblioteca Centrale (piano superiore). Una menzione particolare merita pure l'edificio dell'ex Ospedale San Matteo, ora incorporato nell'Università. Eretto per incitamento del beato Domenico da Catalogna, fu inaugurato nel 1456. Consta di un corpo centrale, che ospitava la cappella, da cui si dipartono i bracci delle corsie. Vengono in tal modo a formarsi quattro cortili simmetrici, uno dei quali conserva l'originario aspetto quattrocentesco, con terrecotte di Rinaldo de Stauris. Gli altri cortili sono stati parzialmente rifatti nel Settecento, ma conservano negli ambienti interni gli originali soffitti lignei quattrocenteschi, recanti centinaia di tavolette dipinte con figure di santi. La facciata meridionale, verso piazza Leonardo da Vinci, presenta un’elegante cornice in terracotta contenente una copia della Pietà (ora ai musei Civici), attribuita ad uno dei Mantegazza.
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