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Martedì 6 Dicembre 2016, San Nicola
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Certosa di Pavia

Pavia / Italia
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La Certosa di Pavia è fra le massime espressioni dell’arte lombarda. Fu voluta da Gian Galeazzo Visconti, che ne posò la prima pietra l’8 settembre 1396. Su disegno di Bernardo da Venezia e Giacomo da Campione, la costruzione procedette rapidamente: nel 1398 vi si erano stabiliti venticinque monaci. Il monastero e la chiesa furono completati tra il 1428 ed il 1462, a cura di Giovanni Solari; l’abbazia fu terminata solo verso il 1625. Poco dopo furono completati i due chiostri.
Nell'atrio sono le immagini dei santi Cristoforo e Sebastiano, dipinte da B. Luini. Dall'atrio si entra nella gran piazza o cortile, in cui spira la severa, imponente tranquillità del chiostro e la sublime poesia dell'arte.
La facciata della chiesa, a cui lavorarono i fratelli Mantegazza e l'Amadeo, fu conclusa solo verso la metà del Cinquecento. Presenta una fascia ricca di decorazioni, con più di 70 sculture. Il portale mostra bei rilievi, con episodi di storia della Certosa; è opera di Benedetto Briosco; ai lati sono due angeli della bottega dei Mantegazza.
L’interno, a croce latina e a tre navate, presenta una maestosa cupola e diciassette altari, tutti decorati di quadri d'autori più o meno famosi. L'architettura fondamentale è gotico-lombarda. Nella navata centrale, i dipinti a fresco dei patriarchi, dei profeti, e dei santi, alla base delle volte sono opera del Borgognone. Le otto statue colossali sopra piedestalli di puro marmo di Carrara rappresentano i quattro evangelisti e i quattro dottori della chiesa. Stupenda la Cappella di Sant’Ambrogio. Il quadro all'altare è opera del Borgognone; le colonne sono di fiamma di Francia; il pallio contiene pregevoli sculture del Rusnati, lavori in tarsia dei Sacchi e due affreschi di C. Cane. Nella Cappella del Santissimo si ammira la bellissima Vergine di San Domenico, di Pier Francesco Mazzuchelli e i Dieci misteri del Rosario, di G. Galani. Gli affreschi di questa cappella sono di C. Storer, tedesco, allievo del Procacclno. Stupendo e grandioso è l'altare delle sante Reliquie: il quadro Gesù Cristo in mezzo agli eletti è di D. Crespi. Le Sante Reliquie erano riposte in una nicchia, difesa da robusta grata di bronzo, realizzata da G. Castelli. Il pallio finemente intarsiato di pietre dure e preziose è opera di Valerio e Carlo Sacchi e i due vescovi nelle nicchie furono scolpiti da T. Orsolino. Nei pressi si ammirano due statue giacenti, di Cristoforo Solari. Una raffigura Ludovico Sforza detto il Moro, morto in Francia nel 1508, l'altra raffigura Beatrice d’Este, sua moglie, morta a Milano nel 1497. Le due statue stavano nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, e furono trasportate alla Certosa nel 1564.
Alla sacristia (1478) si accede da una porta d’incomparabile bellezza, tutta di marmo bianco, opera di Giovanni Antonio Amadeo. Fra i quadri e gli oggetti rari della sacristia, merita speciale attenzione il Dittico, lavoro eseguito con denti di ippopotamo, più rari e duri dell'avorio, che, in stile gotico, rappresenta i fatti principali dell’antico e del nuovo Testamento. Questo pregevolissimo lavoro fu eseguito e scolpito da Bernardo degli Ubriachi fiorentino.
Prima di entrare nel coro si ammira il maestoso mausoleo, fatto innalzare dai monaci al duca Galeazzo, molti anni dopo la sua morte. Il disegno è attribuito a Galeazzo Pellegrini, che lo avrebbe composto nel 1490, ma l'opera fu compiuta nel 1562, da C. Giovanni. Il mausoleo è tutto in fine marmo di Carrara. La statua del duca riposa orizzontalmente sul sarcofago ed è in grandezza naturale. Assai pregevoli sono i sei bassorilievi nella parte superiore del monumento, che rappresentano fasti della vita del duca. Ne furono autori l’Amadeo e Giovanni Jacopo della Porta. Le due statue, la Fama e la Vittoria, alla testa e ai piedi della statua giacente, sono di Bernardino da Novi, mentre la statua della Madonna nella nicchia è opera di B. Brioschi. La salma del duca non riposa nell’urna; quando il monumento fu ultimato, non si riuscì a rinvenire la sepoltura, che certamente deve esistere però nel tempio.
Il coro del tempio è la parte che conserva la maggior parte dei tesori di pittura, scultura ed intarsio. L'architettura ne è ammirabile, stupende e finissime le tarsie in legno ed in marmo e bellissimi i getti in bronzo che spiccano fra le pietre preziose e i rari e scelti marmi. Bartolomeo da Pola lavorò nel 1486, sui disegni del Fossano, gli scanni del coro con arabeschi e belle intarsiature dei santi. A. Fontana modellò i quattro candelabri e le due piramidi di un bel disegno. Alla cattedra del sacerdote fanno ornamento due statue, la Speranza e la Carità, e a quelle del diacono altre due, la Fede e la Religione. Sono lavori dei Rusnati, del Bassola, del Simonetta. Sopra di esse il Bergognone dipinse le figure di San Pietro e San Paolo.
Per una magnifica porta in marmo di Carrara, ornata di pregevoli sculture, si accede al lavacro dei monaci. Tutte le sculture della porta sono opere del celebre Amadeo. La volta dell'interno del lavacro è notevolissima. Alberto di Carrara scolpì il bassorilievo raffigurante Gesù Cristo che lava i piedi ai discepoli.
A San Brunone fondatore dell'ordine certosino, è consacrato nel tempio l'altare più ricco di marmi; ha quattro colonne, due di marmo nero ed antico e due di misto di Francia. Il quadro dipinto su tavola è opera di G. E. Crespi detto il Cerano, che vi figurò la Vergine col bambino, San Carlo Borromeo e San Brunone.
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