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Castello Visconteo

Pavia / Italia
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Simbolo di potere e di paura, il Castello fu eretto nel 1360 da Galeazzo II Visconti il quale, impadronitosi della città avvertì subito il bisogno di dominarla dall'alto di torri possenti e inespugnabili. La costruzione fu cominciata il 27 marzo di quell'anno e compiuta nel 1365. L’opera, molto costosa, riuscì stupenda: lo stesso Petrarca scriveva essere il Castello di Pavia opera notabilissima fra quante sono l'opere moderne. Forse il progetto è opera dell’aretino Nicolò de' Lelli, ma non si escludono i nomi di Abramello Giacometti, Bertolino da Novara, Bonino da Campione, e Bernardo da Venezia; la critica più recente propende per quest’ultimo.
Le belle finestre sono ancora quelle dell'epoca, mentre la parte alta dei merli ghibellini è stata rifatta. Anche le torri e il corpo centrale sono stati coperti da un tetto per evitare le infiltrazioni d'acqua. La torre di sinistra è chiamata "della Biblioteca" perché in essa vi lavorò Francesco Petrarca, ordinando e commentando i preziosi libri scritti a mano. La torre di destra è detta "delle Reliquie" perché nella Cappella Ducale venivano conservate le reliquie dei Santi che molto spesso i Nobili in visita portavano ai Duchi. Nell'atrio, agli angoli, sono conservate delle grosse sfere di granito: sono le bombe che venivano lanciate dalle catapulte e dai mangani francesi contro il castello durante la battaglia di Pavia del 1525. Nel bombardamento andarono distrutte le due torri posteriori ed anche i due lati del castello che si vedono chiaramente rifatti in diverso stile nel 1600 e nel 1700. Una delle torri abbattute era chiamata "degli specchi" perché in essa le Dame in arrivo andavano a mettersi in ordine prima di essere ricevute dai Duchi; l'altra era "la lunga dimora", la prigione di Stato, ove ben 103 cittadini subirono la cosiddetta "quarantena", cioè quaranta giorni di tortura. Durante i 150 anni che il castello fu abitato dai Visconti e dagli Sforza, tutti i grandi Signori italiani e stranieri lo visitarono per andare a caccia nel bellissimo parco che si estendeva dal castello stesso fino alla Certosa. Nel 1495 Ludovico il Moro, appena divenuto Duca, chiamò a decorare le sale del Castello Leonardo da Vinci e il Bramante: Leonardo fece dipingere i saloni in color azzurro cielo e vi fece applicare delle stelle in oro zecchino; Bramante fece porre ai lati del ponte levatoio alcuni guerrieri con scimitarre e dei paggetti che avevano la funzione di ricevere gli ospiti. A dipingere gli splendidi saloni furono chiamati Bonifacio Bembo, Giacomino Vismara, Vincenzo Foppa e forse anche il veronese Vittorio Pisano.
Sopra un torrione Gian Galeazzo Visconti, nel 1381, fece collocare un meraviglioso orologio, il quale non solo col suono della campana notava le ore e i giorni festivi, ma indicava anche il moto dei pianeti nel firmamento, secondo l'astrologia dell'epoca. L'orologio, prodigio per quei tempi, tutto di rame ed ottone, era dovuto a Giovanni Dondi di Padova, filosofo ed astronomo, che a quanto si dice, dedicò sedici anni alla costruzione.
Con la morte dell'ultimo Sforza le splendide tradizioni civiche e militari del Castello scomparvero, e il superbo edificio iniziò un rapido declino. Affreschi, vasellame, mobilio, armi che i magnifici signori vi avevano adunato, andarono dispersi e il Castello divenne una vasta caserma per le soldatesche spagnole. Per ragioni di sicurezza personale più che altro, vi fecero breve soggiorno Carlo V e Filippo II, benché il Castello non serbasse più nulla di regale. Gli rimase l'importanza militare e nel 1656 resistette agli assalti del duca Tommaso di Savoia. Fu assediato nel 1706 dal principe Eugenio e novant'anni dopo fu preso d'assalto dai cittadini in rivolta contro i Francesi. Il saccheggio dei soldati di Napoleone finì col far sparire anche le tracce dell'antica bellezza. Nell’Ottocento il Castello fu sede di un reggimento di cavalleria. Dal 1950 ospita il complesso dei musei Civici.
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