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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro

Pavia / Italia
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Tradizione vuole che la basilica sia sorta sul luogo di martirio e di sepoltura di Severino Boezio, ucciso nel 524 per ordine di re Teodorico. Il nome della chiesa deriva forse dal fatto che l'originaria copertura era a capriate lignee dorate. La basilica raggiunse grande splendore sotto il regno di Liutprando (712-744), che vi trasferì dalla Sardegna il corpo di Sant’Agostino, qui sepolto. Accanto alla basilica, Liutprando fondò un monastero di benedettini, in cui Carlo Magno nel 744 istituì una celebre scuola di studi superiori. La basilica attuale è di stile romanico. La volta della navata centrale fu rifatta nel 1487 e in seguito subì vari rimaneggiamenti. Soppressa alla fine del Settecento, la basilica cadde in rovina, ma nel 1875-1899 fu integralmente restaurata dal Savoldi.
La facciata, alquanto asimmetrica, è in arenaria grigia e cotto. Su di essa si apre l'unico portale, in pietra arenaria, riccamente scolpito con motivi cari al repertorio dei maestri comacini.
L'interno presenta una struttura architettonica più semplice di quella di San Michele Maggiore; la navata centrale è più slanciata e luminosa. All'intersezione della navata centrale col presbiterio, si erge un tiburio ottagono raccordato alla cupola con trombe di tipo lombardo. Ben poco resta delle numerosissime opere d'arte che un tempo decoravano l'interno. La celebre Madonna in trono del Bergognone, ad esempio, si trova nella Pinacoteca di Brera fin dal 1777. In fondo alla navata destra, il pavimento dell'abside conserva gli avanzi di un mosaico del secolo XII, mentre nel grande pilone a destra della fronte della cripta si nota il sepolcro di re Liutprando, con epigrafe metrica latina. Nella prima campata a sinistra, le pareti sono rivestite da stupendi affreschi quattrocenteschi, di scuola lombarda. Nel presbiterio rifulge l'eburneo candore dell'Arca di Sant’Agostino, capolavoro della scultura lombarda del Trecento, eseguito nel 1362 da Maestri Campionesi influenzati dal pisano Giovanni di Balduccio. Ornata di 95 statue e 50 bassorilievi, l'opera fu commissionata dal pavese Bonifacio Bottigella, priore degli Eremitani. Sotto la mensa dell'altare, entro una cassetta argentea longobarda, sono conservate le ossa del grande Dottore della Chiesa, morto nel 430.
La cripta, sorretta da 24 colonne, è stata ricostruita alla fine dell’Ottocento sulle tracce esistenti. In un bel sarcofago marmoreo collocato sull'altare, riposa il corpo di Boezio. Notevole è pure la sacrestia nuova, ritornata ai religiosi nel 1920. Di struttura rinascimentale, ha volte a vela con affreschi a grottesca di ottima mano. Una delle nicchie della sacrestia ospita una tela del Tassinari che rappresenta Sant’Agostino e San Gerolamo.
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