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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Teatro Regio

Parma / Italia
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Il “Regio” si trova lungo la centralissima Via Garibaldi e rappresenta una delle opere principali del Ducato E' uno dei teatri italiani architettonicamente più belli e più insigni per tradizioni musicali: basti dire che, in passato, ebbe come direttore d’orchestra Niccolò Paganini. L'area per il nuovo teatro fu individuata in quella dove - in precedenza - sorgeva il soppresso convento di Sant'Alessandro, uno dei conventi più importanti nella storia della città, chiuso nel 1811 dai provvedimenti napoleonici. L’edificio fu costruito in stile impero dall'architetto Nicola Bettoli per incarico della duchessa Maria Luigia. L'inaugurazione fu affidata, il 16 maggio 1829, a Vincenzo Bellini che, stretto da contingenze e da accordi frettolosi, finì per riciclare parte di materiale già scritto in un lavoro, la Zaira, che non avrà successo, in una serata che ha fatto e fa tuttora discutere gli storici sulle reali modalità dei fatti e dei motivi della contestazione. L'opera fu fischiata, tranne un terzetto del primo atto e nonostante la presenza del cast di un divo come Luigi Lablache. La stagione del 1829 continuò comunque con Mosè e Faraone, La morte di Semiramide e il Barbiere di Siviglia, tutte di Rossini, tutte di grande successo.
Il progetto Bettoli prevedeva un corpo di fabbrica principale di 84 metri per 37,50, annunciato da una facciata a capanna di impronta neoclassica, con un portico architravato sostenuto da dieci possenti colonne ioniche e coronato al piano superiore da cinque finestroni con timpani triangolari.
L'interno continua il tema ionico nelle colonne del foyer, che reggono un soffitto a lacunari. La sala - capace di 1400 posti - comprende platea, quattro ordini di palchi e un loggione. Il soffitto fu affrescato da Giambattista Borghesi che dipinse anche il famoso sipario raffigurante l'allegoria “Il Trionfo della Sapienzia”. Stucchi e dorature sono opera di Girolamo Magnani (1853), e sostituiscono le decorazioni originali disegnate da Paolo Toschi. Un orologio "a luce" si trova al centro dell'architrave del proscenio, arricchito da busti dorati di poeti e compositori.
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