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Storia di Parma

Prima del dominio romano, la parte montuosa della regione fu occupata dai Liguri e dagli Etruschi: la pianura era una zona di vaste paludi. La città in sé non è molto antica: di essa non si parla nelle lotte che opposero i Galli ai Romani conquistatori. All’epoca Parma non esisteva, o era un presidio militare di poco conto, che per la fertilità del suolo fu poi prescelto a capoluogo della colonia che vi fu piantata. Ciò accadde verso il 183 a.C., circa quattro anni dopo la costruzione della Via Emilia: lo stesso console Marco Emilio Lepido fu designato a condurvi la colonia. Parma sorse allora dalle fondamenta e la nascente città fu in seguito ingrandita dai Romani, e divenne colonia illustre, ammessa cioè ai suffragi nei comizi, privilegiata del diritto di aspirare alle somme magistrature e ascritta ad una delle trentatre tribù cittadine. Parma fu ben presto munita di valide difese. Fiorirono l'agricoltura e i commerci, crebbe la popolazione. Il cristianesimo vi fu introdotto verso il 300.
Nelle guerre che seguirono, dall'invasione dei barbari sino al secolo XI, la città ebbe molto a soffrire. Odoacre, Attila, Teodorico, Atalarico, Teodato, Vitige, Teodeberto, Totila, Teja, e Goti, e Unni, e Franchi, e Greci, e Longobardi, invasero e devastarono l'Emilia. Fu al tempo della dominazione greca che Parma fu chiamata dai nuovi conquistatori Crisopoli (città d'oro), forse per la feracità dei suoi terreni, o forse perché la città ospitava il deposito dell'erario.
Una terribile pestilenza annunziò il nuovo flagello dell’invasione longobarda. Ai Longobardi seguirono i Franchi, i quali introdussero in Italia il “pestifero germe feudale”. I vescovi stessi, impinguati delle spoglie altrui per arbitrarie donazioni, cambiarono la verga pastorale con la spada e la loro missione evangelica nello spirito di fazione. Fin dai tempi di Carlo il Calvo, il pastore parmense Guibodo, primo ad esercitare autorità secolare, nega obbedienza a quel sovrano, parteggia per il nipote Carlomanno, si dichiara per Guido di Spoleto contro re Berengario e corre poi ad Ivrea a tributare sudditanza all’invasore Arnolfo. Poco dopo cadde sull'Italia il flagello degli Ungheri che devastarono anche Parma. Nella tumultuosa successione del re d'Italia, Berengario, Rodolfo, Ugo, Lotario e sotto l'Impero dei tre Ottoni, ossia durante il X secolo, si arricchirono molte famiglie, dalle quali derivarono più tardi potentissimi feudatari, quali gli Ugo, gli Obertì, gli Arduini, i Pelavicino, gli Este, i Malaspina.
Le classi più agiate di Parma, sull'esempio delle città lombarde, stanche delle prepotenze ed angherie dei feudatari e profittando delle discordie fra la Chiesa e l'impero, vollero emanciparsi e reggersi a repubblica, con leggi municipali fatte osservare dai consoli. In questo secolo gli abitanti di Parma guerreggiarono quasi sempre vittoriosi con i Piacentìnì, con i Cremonesi, con quelli dì Borgo San Donnino, finché, unitisi alla Lega Lombarda, ottennero con la pace di Costanza l'emancipazione dall’impero.
Nel Duecento Parma combatté vittoriosamente contro Piacenza e, soprattutto, contro l’Imperatore Federico II, che assediò la città ma fu clamorosamente sconfitto. Fu in quella guerra che i Parmigiani fecero strage degli imperiali e incendiarono Vittoria, cittadella costruita dall’Imperatore in vicinanza della loro città e così battezzata da lui per baldanza.
Nei secolo XIV i cittadini di Parma subirono la sorte infelice delle altre repubbliche italiane; proclamarono a loro signore un cittadino ricco, potente, ambizioso, astuto, Giberto da Correggio. Così perdettero miseramente la libertà che con tanti sacrifici avevano conquistato. I correggeschi vendettero la città ad Obizzo d'Este che la cedette ai Visconti, previo rimborso della somma pagata. E dai Visconti passò agli Sforza, indi a papa Clemente VII. A questo succedeva nel 1534 Alessandro Farnese, già vescovo di Parma, che assumeva il nome di Paolo III. La dominazione dei Farnese durò quasi due secoli - dal 1545 al 1731 - e, a dir poco, non lasciò un buon ricordo. Primo duca di Parma fu Pier Luigi, figlio illegittimo di Paolo III. Pier Luigi era smodatamente rotto alle più laide scostumatezze. Due anni dopo la sua entrata in Parma, il 10 settembre 1547, veniva pugnalato dal conti Anguissola e Landi e gettato da una finestra della vecchia fortezza nel fossato di circonvallazione. I suoi successori furono: Ottavio, Alessandro, Ranuccio I, Edoardo, Ranuccio Il, Francesco e Antonio. Il migliore di questi duchi fu Alessandro, valoroso e d'alti sentimenti, uno dei più grandi capitani del suo secolo; ma non poté mai rimetter piede nel suo stato, non permettendoglielo il re di Spagna, al cui servizio si trovava. Con Antonio la linea maschile dei Farnese si estinse.
Nel 1711 gli succedeva don Carlo, figlio di Elisabetta Farnese, regina di Spagna. Don Carlo nel 1749 passava al trono delle Due Sicilie, e gli succedeva, nei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, l'infante don Filippo. Sotto questo duca, grazie alla saggezza del suo ministro Du Tillot, cominciò una nuova era per i parmigiani. Nel 1765 a Filippo successe Ferdinando, che continuò con il Du Tillot, l'opera di restaurazione delle arti, del commercio, dell'industria. Ma quando Ferdinando sposò l'arciduchessa Maria Amalia, sorella dell'imperatore Giuseppe I, il ministro dovette andarsene.
Nel 1799 si addensava su Parma il ciclone napoleonico. Ferdinando morì nel 1802, forse avvelenato, e Napoleone - nel 1808 - dichiarò formalmente uniti alla Francia i ducati di Parma e Piacenza, sotto il titolo di Dipartimento del Taro. Nel 1814, dopo Waterloo, Napoleone rinunciava per sé e suoi successori all’impero francese ed al regno d'Italia, ma otteneva che i ducati di Parma, Piacenza e Guastalla fossero assegnati all'ex imperatrice Maria Luigia: questa prese possesso degli Stati nel 1816. Scoppiata l'insurrezione nel 1831, Maria Luigia si rifugiò a Cremona, e Parma fu occupata da un corpo di truppe austriache. Alla morte di Maria Luigia, sopraggiunta il 17 dicembre 1847, il ducato di Parma - secondo il trattato di Parigi del 1817 - toccò all'ex duca di Lucca, Carlo II di Borbone; ma il 20 marzo 1848 scoppiò la rivoluzione. Il duca si allontanò dal paese e la reggenza proclamò l'annessione al Piemonte il 10 maggio.
Finita quella disgraziata campagna, il 12 agosto il generale austriaco d'Aspre prese possesso di Parma. Al ricominciare delle ostilità fra gli Austriaci e i Piemontesi, le truppe austriache sgombrarono Parma e il 16 marzo 1849 il Consiglio municipale proclamò per la seconda volta l'annessione del ducato al Piemonte. Parma fu nuovamente occupata dalle truppe piemontesi, che dovettero però sgombrarla dopo la disfatta di Novara. Nel frattempo il duca Carlo II aveva abdicato a favore del figlio Carlo III, il quale prese le redini del governo il 29 agosto 1849; ma le sue immani follie gli attirarono ben presto l'odio di tutti: la sera del 26 marzo 1854, Carlo III fu pugnalato per la strada. La duchessa Luigia assunse la reggenza in nome del minorenne suo figlio Roberto nato nel 1848, ma i moti popolari contro l’Austria continuarono. Gli Austriaci occuparono il ducato fino ai grandi avvenimenti del 1859, quando Parma fu annessa, con plebiscito, al nuovo regno d'Italia.
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