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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
Pramzan - CC by-sa
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Palazzo Ducale

Parma / Italia
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Il Palazzo Ducale di Parma è una costruzione imponente, voluta da Ottavio Farnese nella seconda metà del Cinquecento. Esso fu realizzato su progetto dell’architetto Jacopo Barozzi, detto il Vignola, accanto ai nuovi giardini ducali. L’edificio attuale è il risultato di vari restauri e rifacimenti: le modifiche più importanti sono quelle realizzate dal Bibiena, alla fine del Seicento, e dal Petitot, nella seconda metà del Settecento. In particolare, con gli interventi settecenteschi, il Palazzo fu tinteggiato in colore “giallo Parma”, caro alla corte borbonica, furono aggiunti quattro padiglioni angolari e il mezzanino alle ali laterali, furono innalzati di un piano gli avancorpi e, soprattutto, fu tolto lo scalone a due rampe che ornava l’ingresso; in definitiva, il Palazzo assunse un aspetto decisamente più classico.
Dopo l’Unità d’Italia, il Palazzo ebbe varie destinazioni: fu collegio, sede del Governo degli Stati Parmensi, scuola di fanteria. Attualmente è sede del Comando Provinciale dei Carabinieri, ma è già destinato a diventare sede di rappresentanza della Authority Alimentare Europea.
Dei tesori d’arte che il Palazzo contiene, ci limitiamo a qualche cenno schematico.
Al pianterreno si trovano opere di Cesare Baglioni, dipinte all’inizio del ‘600. Un monumentale scalone settecentesco porta al salone centrale del piano nobile, detto Sala degli Uccelli per le decorazioni a stucco e a fresco di Benigno Bossi (1766-67) che rappresentano 224 specie di volatili. Qui si trovano alcune stanze che conservano quanto resta della decorazione pittorica del periodo dei Farnese. Sono:

  • La “Sala di Alcina”, decorata da Girolamo Mirola verso il 1568, con la collaborazione di Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja, con scene tratte dall’Orlando Furioso. E’ la sala più antica del palazzo.
  • La “Sala dell’Aetas Felicior” (o “Sala del Bacio”). Affrescata forse dal solo Bertoja fra il 1570 e il 1573, rappresenta il mito di Venere e Amore e l’età felice. E’ sulle pareti la scena della danza con il particolare del bacio fra trasparenti colonne di cristallo che intitola la stanza e che rappresenta una delle creazioni più nuove del tardo manierismo dove lo spazio viene inteso come strumento d’illusione naturalistica.
  • La “Sala d’Orfeo”. E’ affrescata dal Mirola e dal Bertoja fra il 1568 e il 1570, con scene della storia d’Amore di Orfeo intervallate da elementi architettonici.
  • La “Sala di Erminia”. Decorata nel 1628 con gli affreschi del bolognese Alessandro Tiarini, aventi per tema La Gerusalemme Liberata. Gli episodi scelti sono l’Incontro fra Erminia a cavallo, Tancredi morente e Erminia mentre coglie Vafrio intento a spiare. L’intreccio di rami che circonda la sala è dello stuccatore Carlo Bossi.
  • La “Sala dell’Amore”. La volta è dipinta da Agostino Carracci con tre rappresentazioni dell’amore, ma l’artista muore nel 1602, prima di terminare l’opera. L’amore materno con Venere che guarda il figlio Enea mentre si dirige verso l’Italia, l’amore celeste fra Venere e Marte e quello umano fra Peleo e Teti. La sala fu completata tra il 1679 ed il 1680 da Carlo Cignali con altre rappresentazioni dell’Amore.
  • La “Sala delle leggende”. Gian Battista Trotti detto il Molosso, tra il 1604 e il 1619 decora tre pareti della stanza con Giove che incorona Bacco accompagnato da Venere; il sacrificio di Alcesti; Circe che ridà forma umana ai compagni di Ulisse. Nella parete vicino alla finestra ci sono due affreschi del fiammingo Giovanni Sons.
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