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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Duomo di Parma

Parma / Italia
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Il Duomo di Parma è uno dei più importanti monumenti di architettura romanico-padana dell'Italia settentrionale. Per volontà del vescovo Cadalo - che fu antipapa col nome di Onorio II - la costruzione ebbe inizio intorno al 1059, ad opera dei maestri Comacini. La chiesa, dedicata a Maria Assunta e consacrata da papa Pasquale II nel 1106, fu sicuramente danneggiata dal terremoto del 1117, ma i lavori continuarono. La facciata a capanna, come gran parte dell'edificio, fu ridisegnata dopo la ricostruzione iniziata nel 1130 e proseguita con l'intervento di Benedetto Antelami; per questo si ritiene che la Cattedrale sia stata terminata intorno al 1178, quando il grande scultore concluse la lastra della Deposizione Tra il 1284 e il 1291 fu eretto il campanile in stile gotico. In cima al campanile era posto l'Angelo d'oro, una grande scultura gotica, oggi sostituita da una copia (l'originale trecentesco è posto all’interno del Duomo).
La facciata è percorsa da tre ordini di loggette, due in senso orizzontale ed una a filo del tetto, e presenta tre portali, le cui porte furono intagliate nel 1494 da Luchino Bianchino. Quello centrale è preceduto da un protiro del 1281, sostenuto da leoni stilofori, opera di Giambono da Bissone. Tra la porta centrale e quella di destra è la tomba del matematico Biagio Pelacani, morto nel 1416, con qualche sospetto di aver avuto legami con il mondo della magia.
L’interno della Cattedrale è a croce latina ed è diviso in tre navate da pilastri “a fascio” con cappelle laterali e matronei. Il presbiterio ed il transetto sono rialzati sopra la cripta. I grandiosi affreschi della navata centrale sono opera cinquecentesca di L. Gambara. Si avverte subito che il Duomo contiene uno straordinario campionario dì scultura romanica: negli archi ciechi esterni, delle absidi, animali e mostri sì rincorrono tra racemi fogliati; nell'arcata centrale dell'abside maggiore sono i simboli degli Evangelisti; nei capitelli sopra le lesene appaiono temi biblici e apocalittici. In realtà, il Duomo è un vero e proprio museo di pittura e di scultura. I maggiori artisti del tempo (l’Antelami, l’Anselmi, il Rondani, l’Araldi, i Mazzola, il Correggio, Pomponio Allegri, Cristoforo da Lendinara, G. Francesco da Agrate, e tanti altri) fecero a gara per abbellire il tempio e tutti hanno dato una nota di grandezza e di splendore al grande monumento parmense. Fra i tanti capolavori presenti, ricordiamo i più significativi e conosciuti: la Deposizione marmorea scolpita da Benedetto Antelami nel 1178, murata nella parete del transetto superiore destro e la grande cupola con la splendida Assunzione della Vergine, affresco che il Correggio realizzò tra il 1526 e il 1530.
Scriveva L. Testi all’inizio del Novecento: "La celebrità di questa cattedrale è dovuta per intero al Correggio che diffuse nella cupola i bagliori e gli spazi immensi del cielo, fra i quali s'innalzò gloriosa l'Assunta, beata tra i cori infiniti degli angeli, divini per leggiadria e gioventù immortale. La luce, la profondità, il sorriso della volta contrastano con le austere e colossali figure degli apostoli, veri giganti della fede che dallo zoccolò della cupola guardano atterriti il mistico volo della Vergine verso il Paradiso. Il Correggio contraeva l'obbligo, il 3 novembre 1522, di coprire per mille e cento ducati d'oro la cupola e la grande cappella; cento ducati per l’oro e mille di mercede. Distratto dalle cure familiari, dalla guerra e dalla peste, il Correggio. prima dì recarsi in patria dove morì il 5 marzo 1534, arrivò solo a compire i pennacchi, le sei figure a chiaroscuro nel nascimento degli archi, e quasi per intero la cupola. Nessun pittore conseguì mai in affresco altrettanta delicatezza di tinte, così armonici accordi di chiaroscuro, così varia e serena bellezza di tipi. La mirabile visione fa dimenticare ben presto le masse accartocciate delle pieghe e qualche volgarità fra gli apostoli, nei trascurabili che fanno ancora più bello l'insieme ornai ridotto allo stato di gloriosa rovina. I chiaroscuri alle radici degli archi sono intatti, e di tanta perfezione nell'ombrare meraviglioso ed incantevole da non potersi descrivere. Peccato che la cupola sia male illuminata e solo nelle ore meridiane dei giorni sereni possa gustarsi interamente! Per le giornate nuvolose provvide Corrado Ricci con l'impianto di numerose lampade elettriche collocate in modo da illuminare l'affresco. Nessun rimedio invece si potrà mai portare ai guasti prodotti dai restauri inconsulti, compiuti fra il 1901 e il 1904”.
Nella cripta sono conservati alcuni mosaici paleocristiani ritrovati in Piazza del Duomo, prova indubbia della preesistenza in loco di un edificio di culto già attivo nel IV e V secolo.
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