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Storia di Palermo

Nulla sappiamo degli antichi popoli che abitarono la zona (Lotofagi, Pelasgi, Sicani). La storia di Palermo comincia fra l’VIII ed il VII secolo a.C., quando la zona fu colonizzata dai Fenici. Greco è il nome Panormos, che significa “tutto porto” e che fa sicuro riferimento alla vicinanza e all’importanza del mare. Il primo nucleo della città - la cosiddetta Paleopoli - sorge su una piccola penisola formata dai due fiumi, che in seguito furono chiamati Papireto e Kemonia. La Paleopoli - fortificata nel IV secolo - diventa ben presto sede di attivi commerci: nel periodo delle guerre puniche, essa è uno dei maggiori obiettivi strategici.
Conquistata dai Romani nel 254 a.C., la città si mantiene florida, grazie ai suoi traffici e alla vitalità del porto. Roma l’aggrega come colonia augusta e le dà per stemma l’aquila romana, con la corona regale. Naturalmente, la caduta di Roma coinvolge anche le coloniae. Palermo è saccheggiata dai Vandali e occupata dagli Ostrogoti. Nel 535 essa è conquistata dai bizantini di Belisario. Per tre secoli, Palermo fa parte dell’Impero d’Oriente: è un periodo di relativa tranquillità, in cui il Cristianesimo si espande in misura notevole.
Nell’831 l’espansione araba investe la Sicilia e Palermo viene assediata e conquistata. Sotto gli Arabi, la città diventa un crocevia del mondo, crogiolo di razze e di lingue. Nel 948 tutta I’Isola è elevata a dignità di emirato e Palermo, che contava più di 300.000 abitanti, viene paragonata a Cordova ed al Cairo. E’ divisa in cinque aree popolose, con sobborghi, mercati, industrie, commerci, campagne floride. La cultura araba era predominante e quindi Palermo diventa un centro culturale di prima grandezza. In città si costruiscono moschee, palazzi e giardini; si rinnova l’assetto urbanistico, che rimane immutato per molti secoli. Palermo è all’apogeo: cantata dai poeti, è chiamata Tsits (o Ziz), “splendida” “fiore”, e attraversa un periodo di splendore e di ricchezza.
La Potenza politico-militare degli Arabi è distrutta dall’arrivo dei Normanni, giovane popolo della Francia settentrionale: nel 1072, il Gran Conte Ruggero d’Altavilla e Roberto il Guiscardo assediano e conquistano Palermo: in pochi anni, conquistano tutta la Sicilia, instaurandovi un regime feudale: nel 1130 Ruggero II è incoronato re di Sicilia. I Normanni coltivano le arti e i commerci e mantengono buoni rapporti con i vinti: ecco allora che si servono d’architetti e maestranze arabe e bizantine, per costruire palazzi e chiese, e per decorare gli edifici in modo stupendo: in questo periodo nascono grandi capolavori d’arte, tra cui la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale, il Castello della Zisa, La Cuba.
Rimasta senza eredi al trono, la dinastia normanna è spazzata via dal germanico Sacro Romano Impero. Il nuovo imperatore è Federico II di Svevia, che cresce alla colta e raffinata corte palermitana: artista nell’animo e mecenate, egli si circonda degli uomini più dotti e degli artisti più importanti della sua epoca, e fonda la Scuola poetica siciliana, da cui muove i primi passi la nascente lingua italiana. Le scienze, specialmente la matematica, la medicina, la storia naturale, ricevono impulso dal principe illuminato. L’agricoltura progredisce, particolarmente la coltura del cotone, dell’indaco ecc.; viene introdotta la palma da dattero. Federico II restaura l’impero, lotta contro il papato, contrasta i riottosi nobili siciliani; ma alla sua morte, avvenuta nel 1250, Palermo e tutta l’isola perdono il ruolo egemone che avevano nel Mediterraneo.
Chiamato in Sicilia dal papa, il francese Carlo d’Angiò instaura un regime caratterizzato da violenze e soprusi, e sposta la capitale a Napoli. Gli Angioini nulla fanno per Palermo e il loro malgoverno finisce quando - nel 1282 - il popolo insorge, dando inizio alla guerra dei Vespri Siciliani, che durerà vent’anni. I Vespri sono ricordati da Dante con i seguenti terribili versi:

Se la mala signoria, che sempre accora
li popoli suggetti, non avesse
mosso Palermo a gridar: mora, mora.


In questo periodo, le grandi famiglie feudali siciliane sollecitano l’appoggio dei potenti monarchi d’Aragona, ma nel frattempo combattono fra loro. Regna l’anarchia, si riducono drasticamente le correnti di traffico, specie verso i mercati del Mediterraneo. Palermo, in mano ai Chiaramonte, subisce una profonda involuzione sociale ed economica.
Nel 1415 arrivano in Sicilia gli Spagnoli, e per tre secoli, l’isola potrà avere un po’ di pace. Palermo, sede del viceré, cambia volto: vengono ampliate e rafforzate le mura, ampliato il porto, migliorate le condizioni igienico-sanitarie. Le famiglie nobili edificano magnifici palazzi; gli ordini religiosi si arricchiscono e costruiscono nuove chiese, nuovi oratori e conventi. Accorrono architetti ed artisti: la città si trasforma in un immenso cantiere barocco. Nonostante ciò, il popolo è in miseria, ridotto a vivere in catapecchie, decimato dalle pestilenze e dalla malnutrizione. Le rivolte popolari – fra cui quella celebre del 1647, capitanata da Giuseppe Alessi – vengono tutte soffocate nel sangue.
Segue, col trattato di Utrecht, il breve dominio di Vittorio Amedeo di Savoia (1713-1718), che viene a Palermo a prendere possesso dello Stato; poi l’Isola passa agli Asburgo (1718-1734) e infine è dominata dai Borbone, come Stato autonomo del Regno di Napoli. Quando Ferdinando IV fugge da Napoli davanti alle armi vittoriose della Repubblica Francese (1799), si rifugia in Palermo, che così divenne sede della corte. Sotto Ferdinando IV, il viceré Caracciolo riesce a sopprimere il Tribunale del Sant’Uffizio, e a riformare il fisco e l’istruzione. Nel 1812, viene accordata alla Sicilia una riforma costituzionale, ma due anni dopo la Corte napoletana costituisce la Sicilia provincia del regno e vi nomina un luogotenente. È lotta aperta, e questa volta Palermo compatta dà vita alle rivolte popolari. I moti rivoluzionari del 1820 e del 1848 trovano pronti i palermitani, ma la liberazione è di breve durata e deve attendere il 27 maggio 1860, quando Garibaldi entra in città alla testa dei Mille. La città qua e là incendiata e colpita dal cannone, lotta eroicamente e costringe i Borboni alla capitolazione il 6 giugno. Il 21 ottobre Palermo vota l’annessione al Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II.
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