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Domenica 4 Dicembre 2016, San Giovanni Damasceno
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La Cuba

Palermo / Italia
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La Cuba è l'ultimo monumento creato dai Normanni a Palermo. Essa è, con La Zisa, l'edificio che più rappresenta l'architettura fatimita, ossia araba, in Sicilia.
Sulle origini del nome regna molta incertezza: l'ipotesi più probabile è che Cuba significhi "casa quadrata". L’edificio fu costruito da Guglielmo II nel 1180: per la costruzione, il re si avvalse di architetti arabi. Prossimo al palazzo reale, il posto in cui sorse la Cuba era un grande parco chiamato Genoardo, ossia “paradiso in terra”, perché ricco di acque e di magnifici giardini. La costruzione era ad un solo piano, diviso in tre parti, priva di appartamenti privati. Era circondata da un laghetto quadrato, oggi scomparso. In definitiva, la Cuba era un grande padiglione dove il re soggiornava nelle ore diurne, assisteva a feste e cerimonie, riposava e si rinfrescava durante le giornate più afose.
Dall'esterno, l’edificio si presenta in forma rettangolare, lungo 31,15 metri e largo 16,80. Al centro di ogni lato sporgono quattro corpi a forma di torre. Il corpo più sporgente costituiva l'unico accesso al palazzo dalla terraferma. I muri esterni sono ornati con arcate ogivali. Nella parte inferiore si aprono alcune finestre separate da pilastrini in muratura. I muri spessi e le poche finestre si pensa siano dovuti ad esigenze climatiche, offrendo maggiore resistenza al calore del sole. Inoltre, si ritiene che la maggior superficie di finestre aperte fosse sul lato nord-orientale, perché meglio disposta a ricevere i venti freschi provenienti dal mare, temperati ed anche umidificati dalle acque del bacino circostante.
L'interno della Cuba era divisa in tre ambienti allineati e comunicanti tra loro. Al centro dell'ambiente interno si vede un impluvio a forma di stella a otto punte, che serviva come bacino di raccolta delle acque piovane. La sala centrale era abbellita da muqarnas (stalattiti delle quali ne rimane solo una); vi erano quattro colonne e le stanze laterali erano adibite a luoghi di servizio e come corpo di guardia. Nella sala, ubicata sul lato nord, si trova un'iscrizione araba, datata 1180, che viene così tradotta: " … nome di Dio clemente e misericordioso. Bada qui, fermati e mira! Vedrai l'egregia stanza dell'egregio tra i re di tutta la terra Guglielmo II. Non v'ha castello che sia degno di lui. ...Sia lode perenne a Dio! Lo mantenga ricolmo e gli dia benefici per tutta la vita" .
Dopo i Normanni, lo splendore della Cuba e del suo parco si spense. Il "paradiso della terra" fu devastato; gli Angioini infierirono sugli alberi e le vigne, che erano stati coltivati con tanta cura. La Cuba cadde nell'oblio. Solo il Boccaccio, nel suo Decamerone, vi ambientò una delle sue più belle novelle, la sesta novella della quinta giornata.
Durante la peste del 1575-1576, la Cuba fu trasformata in lazzaretto. Successivamente, il governo borbonico vi insediò la cavalleria. Nel 1860 tutta l'area militare e la Cuba divennero proprietà dello Stato Italiano. Di recente la Cuba è stata ceduta alla Regione Siciliana, che, dopo un valido restauro, ha restituito all’edificio il suo legittimo splendore.
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