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Monumento al Gattamelata

Padova / Italia
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In Piazza del Santo, presso la Basilica, s’erge maestoso il monumento equestre di Erasmo da Narni - detto “Gattamelata” - condottiero al servizio della Chiesa, poi di Venezia, nato nel 1370 e morto nel 1443. Il monumento fu voluto dal figlio Giannantonio, e dalla moglie, Jacopa della Leonessa. Oltre che per il compenso (1650 ducati d’oro), Donatello accettò l’incarico perché la statua rappresentava una sfida: un monumento del genere gli avrebbe infatti consentito di confrontarsi direttamente con le analoghe opere dell’antichità. Dopo Roma, nessun artista aveva osato cimentarsi con sculture di tali dimensioni, anche per mancanza dei necessari mezzi tecnici. Le fusioni iniziarono nel 1447, ma l’opera richiese tempo e fatica - specie per la rinettatura e la cesellatura - e fu issata solo nel 1453. Dalle mani di Donatello è uscito uno fra i massimi capolavori del Rinascimento: con i cinque cavalli di San Marco a Venezia, il Monumento al Gattamelata è considerato la più bella statua equestre d’ogni tempo.
Il Monumento nacque come sepolcro di Erasmo. La base, molto semplice, e gli angeli che l’adornano sono certamente opera di un allievo. Ai lati del piedistallo di trachite a forma di sarcofago, stanno le porte della vita, chiusa, e della morte, dischiusa. Donatello effigiò il condottiero sul suo robusto cavallo di battaglia, che procede al trotto. Erasmo - a capo scoperto e vestito con una robusta armatura quattrocentesca - impugna il bastone del comando e sembra indicare alle truppe i movimenti che dovranno condurle alla vittoria. Il gesto imperioso - lento e misurato - e l’occhio del condottiero, freddo e profondo, esprimono, più che lo slancio dell’eroismo, la ferrea volontà di un carattere indomito ed astuto. Alla vigorosa ma calma movenza del guerriero corrisponde l’andare cadenzato e sicuro dell’animale; cavallo e cavaliere formano un tutt’uno, e il magnifico gruppo si staglia nell’azzurro del cielo, con le sue linee eleganti e insieme imponenti. La testa di Medusa sul pettorale della corazza, i putti musicanti attorno alla cintura, una frangia di piastre metalliche con teste virili presenti anche sui ginocchietti, mostrano che Donatello si è ispirato ai classici modelli dell’antichità. Per il ritratto del volto austero e volitivo del Gattamelata, è probabile che Donatello si sia servito di una medaglia che ritraeva il condottiero di profilo, come usava allora.
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