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Martedì 6 Dicembre 2016, San Nicola
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Chiesa degli Eremitani

Padova / Italia
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Sorge sulla piazza omonima ed è dedicata ai Santi Filippo e Giacomo. E’ chiamata “degli Eremitani” perché dalla foresteria dell’annesso convento transitavano molti pellegrini. L’edificio fu costruito fra il 1276 e il 1306, su preesistenti strutture molto antiche, e su progetto di Fra’ Giovanni degli Eremitani, che disegnò anche la copertura lignea.
L’impianto architettonico della chiesa è tipicamente francescano, per la semplicità imposta dal contenimento dei costi di costruzione, ma non mancano accenni gotici. L'edificio, pur sottoposto a modifiche e restauri nei secoli XIV e XVII - ed anche dopo la seconda guerra mondiale - conserva intatto il fascino delle chiese conventuali del Trecento.
La facciata risale al 1360, ed è divisa in due parti. Quella inferiore è in pietra, con quattro archi ciechi ai lati della porta centrale, mentre quella superiore è in cotto, con lesene, archi e un bel rosone. Dalla parte posteriore della chiesa, si osserva il bell’insieme pittorico della cappella Ovetari, dell’abside, della sacrestia e del campanile, tutte costruzioni romaniche.
L'interno della chiesa è suggestivo e veramente grandioso. L’unica navata è sovrastata dal soffitto ligneo a carena, mentre sulle pareti laterali si alternano fasce di mattoni rossi ed ocra. Vicino all’ingresso si trovano due sepolcri, scolpiti da Andriolo de Santi: quello di sinistra, tomba di Jacopo da Carrara, mostra un’iscrizione in distici latini del Petrarca; quello di destra è la tomba di Ubaldino da Carrara. Subito dopo s’incontra la Cappella del Sacro Cuore, ornata di preziosi affreschi di Giusto de’ Menabuoi, che rappresentano le Virtù e le Arti liberali, e quindi tre piccole cappelle, con frammenti di affreschi trecenteschi, in parte del Guariento. Oltre alla Cappella del Sacro Cuore, quattro sono le cappelle principali:

  • la Cappella Ovetari, eretta da Antonio Ovetari e fatta affrescare dalla moglie. Gli affreschi sono opera di Giovanni d'Alemagna, Antonio Vivarini, Niccolò Pizzolo, Ansuino da Forlì e di Andrea Mantegna, allora diciassettenne. Un bombardamento del marzo 1944 distrusse la Cappella e del Mantegna oggi rimangono solo i due riquadri inferiori della parete destra. L'Assunta che si trova nell'abside e il Martirio di San Cristoforo furono staccati verso la fine dell'Ottocento, perché già danneggiati, e fortunatamente si salvarono dalle bombe;
  • la Cappella Dotto, in cui rimane traccia di un affresco attribuito ad Altichiero;
  • la Cappella Maggiore, corrispondente al Presbiterio, conserva ciò che resta degli affreschi raffiguranti le Storie di Sant'Agostino, San Filippo e San Giacomo minore del Guariento, a cui collaborò anche Niccolò Semitecolo. Il Crocifisso del 1370, dipinto a tempera su tavola, è attribuito ad uno dei due artisti sopra citati. A destra, Cristo incorona la Vergine del Guariento. Il presbiterio contiene anche il mausoleo dell’umanista-giureconsulto Marco Mantova Benavides, opera dell’Ammannati (1546).
  • la Cappella Sanguinacci con il sarcofago di Ilario Sanguinacci, una tra le opere più riuscite dello scultore trecentesco Paolo Jacobello. Nella parete di destra in alto si nota una Madonna in trono col Bambino in piedi, tre santi ai lati e un offerente inginocchiato, attribuita a Giusto de' Menabuoi.


La sacrestia conserva importanti opere d'arte, tra cui un affresco di Altichiero da Zevio.
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